Quante volte abbiamo sentito la metafora della vita come viaggio? Sembra scontata eppure questa prospettiva ci può aiutare a vivere meglio il presente e il futuro. Anche nei momenti difficili, sperimentare uno sguardo più gentile e consapevole sull’esperienza può fare una grande differenza sul nostro vissuto. Vediamo come e perché.
La vita è un viaggio. Sembra una frase fatta ma a ben vedere questa riflessione ci aiuta a coltivare il nostro benessere e una prospettiva più salutare nella quotidianità. Temi come la crescita personale sono strettamente legati alla metafora del viaggio. Fare nostra la metafora del viaggio interiore significa difatti riconoscere che la vita non è una linea retta. Un aspetto fondamentale della crescita personale è proprio accogliere questa consapevolezza.
Al contrario il nostro viaggio esistenziale si configura come un percorso fatto di svolte, rallentamenti e soste inattese. Un percorso fatto di salite, discese e risalite. Allo stesso modo questo vale per la nostra evoluzione, per la nostra crescita personale, per la nostra salute mentale e i nostri progressi in qualunque campo. Anche i piccoli cambiamenti fanno parte della crescita personale.
Nello specifico, questa metafora ci aiuta a comprendere che non tutto ciò che incontriamo va corretto o eliminato. Alcune esperienze chiedono solo di essere attraversate con presenza. Di frequente arriviamo alla terapia nella convinzione di esserci persi oppure di essere bloccati, in ritardo rispetto agli altri.
La verità? In moltissimi casi ci troviamo in una fase del viaggio che non avevamo previsto o che non pensavamo di dover attraversare. Riscoprire questa prospettiva può aiutare a ridurre il senso di fallimento e aprire uno spazio di curiosità verso ciò che sta accadendo.
La meraviglia può essere una risorsa psicologica.
La meraviglia è molto di più di un attimo o di un’emozione piacevole. Da questo punto di vista infatti possiamo associarla a uno stato mentale che ci permette di interrompere il pilota automatico. Quando ci meravigliamo, anche per qualcosa di piccolo, la mente interrompe il processo abituale. Smette per un attimo di giudicare, confrontare, prevedere. In effetti, la pratica della crescita personale sostiene questo tipo di apertura mentale.

Nella pratica mindfulness, coltivare la meraviglia significa dunque allenare uno sguardo nuovo sull’esperienza. Non si tratta solo di pensare positivo, aspetto questo che purtroppo ultimamente è fin troppo abusato.
Si tratta semmai di osservare ciò che c’è come se fosse visto per la prima volta. A tal proposito allora possiamo anche ricollegarci a quella che viene definita la mente del principiante. Colui o colei che stanno iniziando a sperimentare un’attività dopotutto sono aperti e curiosi, non hanno troppe aspettative perché sanno di essere all’inizio del loro viaggio. Non si giudicano con durezza e spesso si divertono nel fare e scoprire.
Questo atteggiamento si rivela davvero utile nei momenti di sofferenza emotiva, quando la mente tende a irrigidirsi su narrazioni ripetitive.
Frasi come non cambierà mai, non ce la farò a quel punto vengono piano piano silenziate. Vengono soppiantate e superate dalla curiosità, dal non prendersi troppo sul serio, dal voler vedere dove si arriverà e come sarà il viaggio rispetto alla performance o al risultato. Insomma, la crescita personale passa di frequente anche dall’accoglienza e dalla curiosità verso sé stessi.
Mindfulness = incontriamo l’esperienza così com’è.
Unendo questa prospettiva all’approccio portato avanti dalla mindfulness riusciamo quindi a introdurre nella nostra quotidianità alcuni insegnamenti preziosi. La mindfulness unitamente alla compassion insegna dopotutto a stare nel presente con apertura e gentilezza.
Nel viaggio interiore, questa capacità diventa una bussola. Ciò non vuol dire che le difficoltà o le salite scompariranno magicamente. Vuol dire però che impareremo e ci alleneremo ad approcciarle con compassione, intenzione e presenza senza permettere loro di travolgerci.
La sofferenza rischia di aumentare quando combattiamo contro pensieri ed emozioni. La pratica mindfulness ci aiuta a far saltare questa dinamica. Ci aiuta a interrompere questa lotta favorendo una relazione diversa con l’esperienza interna.
Nella pratica cosa cambia quando siamo presenti? Ecco alcuni aspetti che ci è di aiuto conoscere e ricordare:
- diminuisce la propensione a evitare le emozioni e a stare troppo nella mente;
- aumenta la flessibilità psicologica;
- creiamo spazio emotivo e sicuro per muoverci accogliendo ciò che accade, le nostre reazioni, le aspettative e le frustrazioni che possiamo vivere.
Un esercizio di meraviglia quotidiana.
Se vogliamo vedere in azione questo cambio di prospettiva fin da subito, proviamo un esercizio semplice ed efficace. Del resto, la crescita personale si costruisce anche attraverso piccoli esercizi nella quotidianità.
Una volta al giorno fermiamoci per trenta o sessanta secondi. Portiamo l’attenzione a qualcosa di ordinario. Può essere un rumore, una luce, una sensazione corporea.
Osserviamolo come se fosse la prima volta che ce ne accorgiamo (e sotto sotto è davvero così!). Notiamo ciò che emerge, ciò che proviamo senza giudizio.


