Nel pensiero comune la primavera è associata a energia e rinascita. La verità però è che quando arrivano questi mesi non sempre ci sentiamo pronti a ripartire. Scopriamo allora insieme come la mindfulness e la flessibilità psicologica possano aiutarci a ritrovare energia senza pressione o aspettative irrealistiche.
Arriva la bella stagione dopo l’inverno e leggiamo i segnali del risveglio praticamente ovunque. Boccioli che appaiono dal nulla, fiori che si aprono, le giornate che si fanno più miti e luminose. Tuttavia, può capitare di percepire la stanchezza primaverile proprio in questo periodo. Ecco allora che diventa quasi scontato associare la primavera a una fase di rinascita, risveglio ed energia.
In effetti la natura ci invita proprio a percorrere questo cammino. Eppure, può capitare che sia a livello fisico sia a livello psico-emotivo e mentale il passaggio non sia così automatico né privo di attriti. Una parte di questa difficoltà può essere collegata a sintomi di stanchezza primaverile, come spesso accade durante il cambio stagione.

Fiori e sole, dentro e fuori. O forse no.
Con l’arrivo della primavera dicevamo la natura cambia ritmo: le giornate si allungano, la luce aumenta, l’ambiente sembra risvegliarsi. Anche a livello psicologico questo periodo può attivare una sensazione di movimento, rinnovamento e possibilità.
Non sempre, però, il nostro stato interno segue lo stesso ritmo. Al contrario, alcuni di noi potrebbero sentirsi stanchi, disorientati, affaticati o addirittura un po’ apatici. L’immagine esattamente contraria dell’energia frizzante che vorremmo e abbiamo aspettato lungo tutto l’inverno. Può essere utile ricordare che la stanchezza primaverile si presenta proprio quando il corpo e la mente faticano a riadattarsi ai nuovi stimoli.
Dal punto di vista della psicologia, questo è del tutto normale. I cambiamenti stagionali infatti sappiamo ormai da tempo che possono influenzare l’umore e l’energia. Per fortuna però il nostro funzionamento emotivo non è sincronizzato in automatico e del tutto con ciò che accade fuori. La difficoltà nasce di solito quando trasformiamo l’idea di ripartenza e rinascita in un obbligo. Un dogma a cui aderire un po’ come i famosi buoni propositi e cambiamenti da inizio anno. In ogni caso, anche la stanchezza primaverile può essere interpretata come un segnale naturale del nostro organismo.
Il rischio delle aspettative di rinascita
Immaginare la primavera come tempo di rinascita a volte ci aiuta a essere più attivi e motivati, ma può anche portarci a sentirci sotto pressione. È così che iniziamo a confrontarci con pensieri giudicanti come “dovrei avere più energia”, “dovrei essere felice ed entusiasta e invece non mi sento così.” O ancora “dovrei fare di più, sono stanco ma non posso fermarmi ora.” Spesso questo accade proprio quando si manifesta la tipica stanchezza primaverile, che porta a una sensazione di affaticamento difficile da superare.
Questi pensieri anziché nutrirci rischiano di buttarci ancora più giù. Nella pratica difatti aumentano la distanza tra ciò che sentiamo e ciò che pensiamo di dover provare. Questo meccanismo è legato alle rigide regole interiori che abbiamo acquisito nel tempo. Quando la mente formula aspettative assolute, il rischio è trasformare una stagione di possibilità in un’altra fonte di giudizio. Se ci lasciamo guidare dalla stanchezza primaverile, possono emergere nuove prospettive di ascolto personale.
Ritroviamo energia attraverso la presenza e la compassione.
Per contrastare questo schema possiamo allora sperimentare con la mindfulness. Essa propone un approccio diverso: invece di inseguire l’energia, ci invita a creare le condizioni perché emerga gradualmente. Considerando la stanchezza primaverile, la mindfulness ci aiuta a restare presenti senza pressioni sul nostro stato di energia.
Secondo il nostro ritmo e le nostre modalità. Questo significa innanzitutto che dobbiamo partire da ciò che c’è. A volte, l’energia non ritorna attraverso grandi cambiamenti ma tramite piccoli momenti di presenza:
- uscire all’aria aperta
- percepire il calore del sole
- notare i cambiamenti dell’ambiente
Queste esperienze attivano un senso di connessione che può sostenere il nostro benessere psicologico. Quando avvertiamo la stanchezza primaverile, questi piccoli gesti possono aiutare a recuperare energia e serenità.
La nostra energia sostenibile. Ritmo ma a modo nostro.
Sotto questo profilo dobbiamo perciò ricordare che l’energia non è una risorsa infinita da attivare con la forza di volontà. Non è nemmeno del tutto un processo matematico per cui se ci obblighiamo a fare A allora per forza di cose otterremo B. Un esempio concreto: chi sperimenta la stanchezza primaverile, sa che forzarsi spesso non porta ai risultati desiderati.
È semmai un processo dinamico che dipende da fattori emotivi, cognitivi e corporei. Coltivare la flessibilità psicologica e la meraviglia ci permette dunque di accettare che il ritmo interno possa essere diverso da quello che immaginiamo. A volte, accettare la stanchezza primaverile è il primo passo per ritrovare equilibrio e benessere.
Invece di chiederci fino allo stremo come posso essere più energico, facciamo nostra una prospettiva differente. Chiediamoci:
- Qual è un passo che posso fare oggi?
- Qual è un’azione anche piccola che mi farebbe stare bene, che vorrei fare e che mi farebbe sentire più produttivo nel mio piccolo?
Questo tipo di domande riduce la pressione, le aspettative e ci aiuta ad assecondare il nostro personalissimo ritmo di vita e benessere. In conclusione, la stanchezza primaverile può essere accolta come parte integrante dei nostri processi naturali.


