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28/09/22 Blog

Stressor: alla radice dello stress per ritrovare il nostro benessere

Sappiamo bene quanto possa fare male uno stress elevato e costante. Quali sono i fattori che peggiorano questa situazione? Cosa sono gli stressor, alla base di questo meccanismo? Conoscere questi aspetti ci può aiutare a ritrovare e favorire il nostro benessere psico-fisico.

Vivere in uno stato di stress perenne ci fa male. Ormai riconosciamo da tempo quanto possa essere deleteria questa condizione e quanto sia importante correre ai ripari il prima possibile. Ecco perché può esserci di grande aiuto imparare a conoscere e i riconoscere le fonti che possono esacerbare oltre che innescare questo malessere.

Quando parliamo di questi tematiche è quindi fondamentale soffermarci su un concetto in particolare, ovvero quello degli stressor. Poter stabilire con certezza e consapevolezza cosa sono questi ultimi ci permette di porre un ulteriore tassello nella gestione dello stress. Attraverso questo riconoscimento difatti abbiamo l’occasione poi di definire una nostra difficoltà e di sapere come andare oltre.

Che cos’è uno stressor?

Photo by Luis Villasmil on Unsplash

Partiamo da un presupposto. Se attraversiamo uno stato di stress vi è un fattore o più probabilmente un insieme di elementi che concorrono alla creazione di questa fase. In breve quindi quando parliamo di stressor possiamo riferirci a qualsiasi fattore capace di innescare o favorire il nostro malessere.

Nella pratica dunque possiamo catalogare gli stressor come le cause che stimolano, danno vita o rafforzano la comparsa dello stress. Motivo per cui diventa per noi importantissimo sia conoscere questi aspetti sia poterli individuare nella nostra vita quotidiana.

Solo identificando le cause vere che mantengono e generano questa condizione di malessere abbiamo infine la possibilità se non di eliminarle quanto meno di limitarle. Un passaggio questo essenziale per poter ritrovare la nostra serenità e favorire la nostra qualità della vita.

Quali sono perciò gli stressor principali di cui dobbiamo tenere conto? Guardando da questa prospettiva esistono almeno due categorie di cui dobbiamo diventare consapevoli. Di norma difatti possiamo parlare di attivatori:

  • esterni quando questi si collegano a condizioni, elementi, eventi al di fuori di noi;
  • interni se fanno riferimento alle nostre emozioni, percezioni, pensieri, convinzioni.

Per gestire lo stress abbiamo bisogno di limitare gli inneschi

Nel primo gruppo possiamo allora far rientrare l’ambiente in cui lavoriamo o viviamo, le condizioni connesse alla fisiologia umana combinata ad altri agenti stressanti. Ad esempio uno stressor esterno può essere la privazione del sonno dettata dalle cause più diverse oppure un affaticamento fisico intenso.

Anche le pressioni esterne come aspettative o richieste eccessive, un sovraccarico di lavoro e una riduzione del tempo a disposizione possono innescare lo stress. Stato che se diventa continuativo o comunque troppo protratto all’interno di un periodo può portare all’esaurimento e al burnout. Ciò spiega anche perché uno dei primi ambiti a essere considerato un osservato speciale sia proprio l’universo lavorativo e soprattutto il bilanciamento vita privata – lavoro.

Come percepiamo e approcciamo la quotidianità fa la differenza

Se ci soffermiamo invece sugli stressor interni ci spostiamo invece nel campo della soggettività e della predisposizione o percezione personale. Nello specifico possiamo infatti fare riferimento al nostro approccio agli eventi, innato o acquisito, e alla nostra gestione delle emozioni e delle percezioni. In questo senso ad esempio possiamo rintracciare gli agenti stressanti nella:

  • paura del giudizio degli altri,
  • propensione al perfezionismo,
  • difficoltà a stabilire e proteggere dei confini sani con gli altri,
  • volontà di piacere e accontentare tutti.

Questi elementi si richiamano in via principale anche ad altri aspetti che ci possono essere di aiuto nel chiarire su quali aree personali abbiamo bisogno di lavorare. Di frequente dopotutto quando si innescano questi meccanismi è perché abbiamo necessità di rafforzare la nostra autoefficacia, accrescere la nostra autostima e/o l’indipendenza emotiva.

Senza poi dimenticare l’esigenza di tornare a centrarci sui nostri bisogni e sulle nostre aspirazioni tornando a essere protagonisti della nostra quotidianità. Sommando solo questi primi elementi è chiaro quanto gestire lo stress, favorire il nostro benessere o la qualità della vita richieda sempre una sinergia di azioni.

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22/09/22 Blog

Bisogno di approvazione: conoscere per riconoscere e andare oltre

Essere riconosciuti come persone di valore è un’aspirazione che ci accomuna tutti. Ci sono situazioni però in cui il bisogno di approvazione sovrasta tutto il resto indebolendoci e danneggiandoci. Quali sono i segnali a cui fare attenzione.

Quante volte abbiamo desiderato che capi, colleghi, amici, partner o familiari ci apprezzassero di più? Quante volte ci siamo impegnati a oltranza per ottenere un complimento? Il bisogno di approvazione è un aspetto che fa parte di tutti noi fin dalla notte dei tempi.

Essere apprezzati, riconosciuti, ammirati si lega a livello implicito a un altro grande bisogno quello di appartenenza. È il principio per cui inconsciamente ci impegniamo e agiamo in determinati modi per fare parte della comunità.

Nel passato questo meccanismo era lo stesso che ci assicurava maggiori possibilità di sopravvivenza. Dopotutto essere esclusi era uno dei peggiori scenari possibili perché da soli si rischiava di diventare prede facili o di essere in balia della pura sorte.

Quando l’approvazione tiene in scacco il nostro benessere

Oggi per fortuna non viviamo più in condizioni di quel genere, ma il bisogno di approvazione fa ancora parte di noi. È una necessità che possiamo catalogare quindi come naturale e fisiologica. Ci sono però situazioni in cui questo desiderio prende il sopravvento mettendo a rischio il nostro benessere mentale.

In quanto esseri umani siamo implicitamente portati a tessere relazioni e a vivere di socialità. Le amicizie e gli amori ma anche i rapporti con famiglia, colleghi o conoscenti diventano quindi un focus importante nella vita di tutti i giorni. È così fin da bambini e ragazzini quando desideriamo giocare e vivere esperienze con gli altri. Ecco perché da questo punto di vista non c’è nulla di male nel voler essere accettati nel gruppo e nel bisogno di approvazione.

Le difficoltà nascono quando iniziamo a vivere avendo come unico scopo l’essere accettati, l’essere riconosciuti e apprezzati dagli altri. Qui subentra allora la paura del giudizio e di riflesso il timore di non andare bene secondo i canoni che rileviamo all’esterno. Nella nostra mente è come se avvenisse un’equivalenza inconscia e primordiale: non vado bene = il gruppo mi esclude = sono solo = sono in pericolo.

Photo by Luis Villasmil on Unsplash

Autostima e bisogno di approvazione: i campanelli di allarme

Quando questo blocco si fa troppo pressante rischiamo di annullare la nostra identità per poterci adattare a standard altrui, per poter essere apprezzati. Viviamo così un circolo vizioso senza fine. Ci sentiremo sempre vulnerabili, incompleti. Penseremo di non essere abbastanza in nessun campo, di non essere meritevoli di amore e rispetto. Non ci sentiremo mai davvero parte del gruppo, non riconosceremo i nostri talenti e il nostro valore.

Ci criticheremo alimentando una percezione negativa di noi stessi. Avremo una bassa autostima che ci spingerà ulteriormente a richiedere costantemente conferme all’esterno. Conferme che non basteranno mai e che ci porteranno a subissare gli altri di richieste, di dimostrazioni di affetto e validazione.

Motivo per cui diventa essenziale prendere le distanze da questo processo. Un primo passo è dunque legato all’osservare se sussistono alcuni segnali che possono indicare che il nostro bisogno di approvazione sta crescendo in modo esagerato. Uno di questi è l’incapacità di rifiutare le richieste altrui e di stabilire confini sani.

Ad esempio potremmo sentirci quasi obbligati a dire di sì anche ad azioni, eventi, richieste che ci fanno stare male. Anche l’essere troppo remissivi nei confronti degli altri o adattarci perennemente ai voleri delle persone può essere un segnale. A questi si aggiungono poi il:

  • cercare di piacere a tutti a tutti i costi,
  • voler provare il proprio valore impegnandosi fino a esaurire le energie e andando in burnout cercando di “convincere” chi ci circonda di essere validi;
  • desiderio costante di rassicurazioni e/o di complimenti;
  • rimuginare su ogni frase detta o su ogni atteggiamento;
  • mettersi in dubbio in ogni momento;
  • mettere in discussione i sentimenti e l’amore dell’altra persona quando una richiesta viene rifiutata o non ci sentiamo appoggiati.

Riconoscere questi campanelli ci può infine aiutare a prendere consapevolezza della problematica. Così facendo abbiamo anche l’occasione di iniziare a mettere uno stop a questa china scivolosa iniziando a coltivare invece una sana autostima e l’amor proprio.


Ricerchi sempre l’approvazione? Hai difficoltà a coltivare dei confini sani con gli altri? La paura del giudizio ti blocca dall’agire? Contattami e lavoriamo insieme per la tua serenità.

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12/09/22 Blog

Gestire lo stress: alcune strategie che possono aiutarci

Lo stress quando diventa eccessivo può farci molto male. Può infatti aprire la strada a un malessere generale e ad altri disturbi. Ecco perché ci può essere utile conoscere alcune accortezze che ci aiutano a gestire lo stress. Vediamone alcune insieme.

Avere a che fare con lo stress sembra essere una circostanza fin troppo comune nella società in cui viviamo. Giornate frenetiche, mille impegni e incombenze o ancora le preoccupazioni e quella sfida costante a essere performanti possono buttarci giù. Lo stress produce infatti conseguenze negative che possono limitare la nostra stessa qualità di vita.

Conoscere questo fenomeno è il primo passo su cui ci siamo concentrati anche in questo articolo. Non è però l’unico passaggio che possiamo mettere in atto. Al contrario esistono diverse strategie che ci possono aiutare a gestire lo stress e le sue implicazioni. Pur non azzerando del tutto la problematica è pur vero che queste accortezze possono alleggerire di molto il carico con cui pensiamo di avere a che fare.

Foto di Leonie Fahjen: https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-sdraiata-su-amaca-nera-e-rossa-accanto-alla-montagna-sotto-il-cielo-nuvoloso-bianco-durante-il-giorno-92870/

Semplici suggerimenti per gestire lo stress

Nella vita quotidiana sono molteplici le fonti che possono generare stress. Da questo punto di vista allo stesso modo dobbiamo ricordare che non basta mai una singola azione per contrastare questo fenomeno. È invece essenziale intervenire con sinergia prendendo in considerazione le diverse aree della nostra esistenza.

Ciò vuol dire rivedere innanzitutto le nostre abitudini e cercare dove possibile di alleggerire la pressione che stiamo provando in quel dato periodo. Possiamo quindi farlo seguendo diverse modalità. Un primo consiglio è allora quello di prendere in esame la nostra routine e sfoltirla o modificarla a seconda di come ci sentiamo al riguardo.

Se ci accorgiamo di stare dedicando troppo tempo al lavoro e di essere in perenne ansia o di provare frustrazione può essere il momento di iniziare a mettere dei confini. Potremmo perciò iniziare a delegare alcune attività oppure a chiedere di lavorare per priorità mettendo in stand by o rifiutando l’ennesima richiesta dell’ultimo minuto.

Se usciamo sempre tardi oltre l’orario prefissato possiamo iniziare a impegnarci a staccare secondo una nuova tabella di marcia. Possibilità questa che ci fornisce anche il modo di prenderci del tempo la sera per attività piacevoli: per praticare hobby o per incontrare persone care. Pensiamo sempre al lavoro e rispondiamo a email o telefonate a tutte le ore compreso nel weekend o nel tempo libero? Fissiamo dei nuovi paletti e in quel lasso di tempo dedichiamoci al resto della nostra vita. Smettiamo di essere reperibili 24 ore su 24 se non è indispensabile per la nostra attività. Diamoci tempo per svagare la mente, riposare e ricaricare le batterie.

Allenarci alla serenità: una coccola per corpo e mente

Altra importante accortezza è quella di iniziare a prenderci cura del nostro benessere psicofisico. Nello specifico possiamo:

  • dedicare attenzione all’alimentazione e alla nostra salute;
  • praticare un’attività sportiva moderata e che ci piaccia;
  • ritagliarci il tempo necessario per il giusto riposo e per il sonno;
  • sperimentare la mindfulness e la meditazione;
  • se necessario chiedere il supporto di uno psicoterapeuta che ci aiuti ad affrontare questo momento della vita.

Passiamo più tempo offline che online dedicandoci anche al social detox se necessario e mettendo in pausa l’aggiornamento costante su notizie, eventi, persone. È poi bene che applichiamo queste attenzioni per gestire lo stress in ogni ambito della nostra vita. Anche il tempo libero e quello in cui ci dedichiamo alle relazioni o alla socialità può essere fonte di stress. Motivo per cui è importante che ci ricordiamo di proteggere e stabilire dei confini sani.

Siamo persone che tendiamo a dire sempre di sì anche quando non vorremmo? Tendiamo a compiacere gli altri mettendo da parte i nostri bisogni o sottoponendoci a un’ulteriore pressione? Impegniamoci a invertire la rotta imparando a dire no a ciò che non ci piace o che non vogliamo fare.

Liberiamo del tempo e dedichiamolo a qualcosa che nutra e che ci faccia sentire bene. Siamo sempre noi a occuparci di ogni incombenza, richiesta o imprevisto? Chiediamo più collaborazione e pretendiamo che i compiti così come il carico mentale sia suddiviso in modo più equo.

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02/09/22 Blog

Stress ed eustress: cosa dobbiamo sapere per vivere meglio

La parola stress ci porta spesso a immaginare scenari frenetici in cui siamo in preda agli eventi vivendo sotto pressione ogni cosa. Di frequente è così. Ecco perché è importante che impariamo a conoscere lo stress e la sua controparte l’eustress. Agendo in questo modo disporremo di chiavi di lettura aggiuntive che ci permetteranno di far fronte con più leggerezza alla vita di tutti i giorni.

Stress: una parola e sei lettere che ci mettono alla prova ogni giorno. Nella vita quotidiana per come è impostata la nostra società e la nostra routine possiamo infatti averci a che fare nei momenti più diversi. Al lavoro, a scuola, nel tempo libero. O ancora in famiglia, con il/la partner o con gli amici: sono molteplici i contesti come le relazioni in cui possiamo confrontarci con lo stress.

Motivo per cui è essenziale che noi impariamo a conoscere questo nemico da vicino. È la conoscenza combinata alla consapevolezza e all’accettazione dei nostri meccanismi che ci può aiutare ad andare oltre. Andare oltre inteso in questo caso come un essere di nuovo capaci di abbracciare la realtà prendendoci cura di noi stessi e abbassando i livelli di stress negativo.

Che cos’è lo stress e perché ci fa male?

Partiamo allora dal definire di che cosa parliamo quando diciamo che siamo stressati. Lo stress nello specifico è come rispondiamo agli stimoli che provengono dal confronto con la realtà esterna e/o interna. In ogni situazione possono esserci degli eventi e delle cause che vengono indicate come stressor e che enfatizzano la nostra risposta a quei fattori.

In qualche modo è come se il nostro corpo e la nostra mente rilevassero un carico eccessivo e fossero messe sotto pressione. Gli stimoli che possono provocarci una reazione del genere possono essere di vario tipo. Nella pratica potremmo confrontarci con un carico emotivo o cognitivo che risulta troppo pesante da gestire. Allo stesso tempo fattori sociali, ambientali e relazionali possono rafforzare questa dinamica portandoci a sentire di non farcela.

Il pensiero alla base della situazione di stress è “non ce la faccio, non sono in grado di gestire e di confrontarmi con questo evento”. Motivo per cui si genera in noi poi la condizione di stress. Questa dinamica può scatenare sintomi sia fisici emotivi.

Foto di cottonbro: https://www.pexels.com/it-it/foto/scrivania-scuola-senza-volto-alunno-4769486/

Nel primo caso possiamo provare:

  • irrigidimento e tensione muscolare;
  • mal di stomaco, crampi, diarrea;
  • nausea con anche episodi di vomito nei casi più gravi;
  • mal di testa e cefalea muscolo-tensiva;
  • tachicardia;
  • stanchezza estrema;
  • insonnia.

Sul fronte della sfera emotiva invece potremmo avere:

  • nervosismo;
  • ansia generalizzata;
  • irritabilità anche per piccole cose;
  • preoccupazione e perdita di entusiasmo;
  • frustrazione ed esasperazione.

L’eustress, ovvero non tutto viene per nuocere.

Da queste prime considerazioni capiamo subito quanto possa essere negativo lo stress emotivo sulla nostra vita di tutti i giorni. Una condizione spiacevole che se, protratta nel tempo, può condurci a un malessere generalizzato e a problemi di salute sia fisica sia emotiva anche seri. Esempi di ciò a cui può portare lo stress cronico sono il burn-out e/o la depressione.

Un punto importante che dobbiamo imparare a conoscere è che non tutto lo stress è negativo. Questo ci aiuta poi a distinguere tra una condizione passeggera e naturale di stress e il momento in cui è necessario che interveniamo ricercando un nuovo equilibrio. Sotto questo profilo quindi arriva in nostro aiuto l’eustress, considerato anche come “stress buono”.

Ogni qual volta ci confrontiamo con un nuovo obiettivo, un nuovo progetto che consideriamo sfidante e stimolante siamo nel campo di influenza dell’eustress. Nella pratica in queste occasioni proviamo sì stress, ma questo anziché danneggiarci ci fornisce stimoli positivi. Ciò è dovuto al fatto che proviamo adrenalina ed entusiasmo al pensiero della sfida. Ci sentiamo incoraggiati e motivati a fare del nostro meglio.

Le nostre emozioni, la nostra bussola

Ci mettiamo in gioco con energia e motivazione. Sperimentiamo felicità e soddisfazione al pensiero dell’impegno con cui ci dobbiamo confrontare. In breve la linea sottile tra stress emotivo fine a se stesso ed eustress passa:

  • dalle nostre emozioni;
  • da ciò che proviamo;
  • da come ci approcciamo alla situazione.

Guardando da questa prospettiva perciò capiamo quanto sia importante riconoscere cosa proviamo e avere consapevolezza del nostro stato mentale, fisico, emotivo. Saranno questi gli indicatori più idonei a dirci se e quando stia attraversando il confine che ci porta allo stress psicologico con le sue possibili conseguenze negative. Grazie a questo nuovo sguardo più completo sapremo infine quando intervenire per riportare serenità, benessere ed equilibrio nelle nostre giornate.

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20/07/22 Blog

Benessere psicofisico: 5 pratiche per fiorire e rifiorire

Nella vita di tutti i giorni le corse, gli imprevisti, le preoccupazioni possono drenare le nostre energie. Ecco perché può esserci utile dedicare del tempo alla cura del nostro benessere e della nostra crescita personale. Come fare all’atto pratico? Vediamo insieme 5 spunti che ci possono aiutare a fiorire e rifiorire avvicinandoci a una quotidianità più serena.

Photo by Cosmic Timetraveler on Unsplash

Il benessere psicofisico e la ricerca di una vita serena, della nostra immagine di felicità, sono tematiche importanti. Esigenze queste che sono alla base della nostra soddisfazione e che costituiscono un ruolo centrale nella vita quotidiana. In qualsiasi periodo ci troviamo la spinta verso questi obiettivi rimane forte dentro di noi. Ignorarla rischia di allontanarci da noi stessi e da una reale serenità.

La bella stagione in questo senso può fungere da metafora. Un’ancora che ci può ricordare la fioritura, elemento essenziale anche quando facciamo riferimento alla nostra vita e alle nostre giornate. Troppo spesso difatti rischiamo di accontentarci, di vivere immersi in routine piatte e frenetiche che ci tolgono tutto il piacere delle esperienze con cui ci confrontiamo.

Siamo piantine in crescita: ci stiamo dando nutrimento? 

Quello che dovremmo ricordare il più possibile è che in quanto persone abbiamo un bisogno continuo di nutrimento. Sotto una certa luce potremmo vederci come delle piantine. Piantine che devono poter ricevere le giuste attenzioni e devono poter disporre di tempo, spazio, respiro per poter crescere sviluppando il loro massimo potenziale.

Fare nostra questa associazione ci aiuta allora a soffermarci su una domanda che si rivela centrale. Ci stiamo dando il giusto nutrimento? Stiamo coltivando la nostra identità, i nostri talenti, la nostra possibilità di abbracciare e gustare la vita? Siamo in un ambiente che ci favorisce o al contrario ci stiamo soffocando alimentando dinamiche negative?

Guardando attraverso queste nuove lenti abbiamo dunque l’opportunità di analizzare innanzitutto la nostra situazione di partenza. Una volta consapevoli del quadro in cui ci troviamo possiamo poi agire per cambiare le condizioni che ci stanno allontanando dalla nostra serenità. Potremmo così scoprire di star dedicando troppa attenzione al lavoro a discapito di altri elementi che ci possono dare gioia. Potremmo accorgerci di mettere gli altri sempre davanti ai nostri bisogni o di sentirci poco creativi, senza forze e desiderosi di riposo. O ancora potremmo avere la necessità di ritagliarci tempo solo per noi stessi e molto altro.

A questo punto quello di cui possiamo avere bisogno è proprio un cambio di prospettiva. Una trasformazione che ci permetta di ritrovare il gusto di assaporare il nostro presente avvicinandoci a quello che è il nostro ideale. Nella pratica possono bastare anche azioni minuscole, ma intenzionali che possono ricondurci a un maggiore equilibrio.

Il tempo per noi e il benessere non è mai tempo perso

Fiorire dopotutto è un verbo, un’azione, un qualcosa di dinamico. Non è mai una condizione statica e passiva. Motivo per cui quando vogliamo ritrovare la nostra energia e luce abbiamo bisogno di impegnarci attivamente verso questo obiettivo. Come possiamo farlo? In questo percorso ci possono aiutare alcune pratiche. Spunti che inseriti nel quotidiano hanno molto da insegnarci:

  • Self compassion
  • Self care
  • Mindfulness
  • Routine nutrienti
  • Riposo e tempo in solitudine

Una delle prime possibilità è iniziare a praticare la self compassion. La compassione verso noi stessi e verso gli altri è difatti una chiave potente per andare oltre al giudizio, alla critica sfrenata, alla vergogna. Abbracciandoci in profondità ci apriamo quindi a nuove opportunità creative e di vita.

Per nutrirci abbiamo poi bisogno di dedicarci alla self care. Cura di noi stessi che si traduce non solo in azioni fisiche, ma anche in un diverso approccio emotivo. Potremmo perciò parlare anche di una sorta di self care del linguaggio che rivolgiamo a noi stessi e agli altri. Abbandoniamo il giudizio e alleniamoci a parlarci in modo positivo e gentile.

Cure, tempo, consapevolezza e amore per stare bene

Proseguendo possiamo inoltre fare affidamento sulla mindfulness e sulle pratiche di benessere. Esercizi ed esperienze che ci aiutano a toccare con mano come sia possibile vivere il momento presente secondo altri schemi e modalità.

Può poi essere utile creare una routine nutriente che abbia al suo interno attività che ci piacciono, ci stimolano e che riconosciamo come arricchenti. All’interno di queste dobbiamo ricordarci di inserire anche l’esercizio fisico che è riconosciuto da tempo come un alleato per l’umore e il benessere.

Concludendo infine è importante che ci dedichiamo al giusto riposo. Darci tempo, rallentare e riposare sono fattori essenziali per aiutarci a rigenerare le nostre forze sia dal punto di vista fisico che emotivo e mentale. In questo senso allora anche ritagliarci dei momenti in solitudine lontano da aspettative, richieste o interazioni continue per quanto piacevoli è un tassello prezioso. Una possibilità che ci aiuta a rientrare nella quotidianità e nella socialità con più entusiasmo e apertura.

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06/07/22 Blog

Accogliere l’estate: qualche spunto dalla mindfulness

Con l’arrivo dell’estate e il caldo aggressivo con cui abbiamo a che fare potremmo sentirci più demotivati del solito. Potremmo avere poca energia, sentirci rallentati e persino avere poca voglia di svolgere le attività consuete. Se non è ancora tempo di vacanza può allora essere utile guardare ad alcuni semplici spunti che ci possono essere di aiuto. Ispirarci alle pratiche della mindfulness in questo caso può fornirci una prospettiva nuova.

Ogni anno con l’arrivo del caldo e dell’estate possiamo provare sensazioni contrastanti. Da un lato questa stagione significa giornate più lunghe, l’avvicinarsi dei meritati giorni di vacanza e ricordi magici. Dall’altro però potremmo vivere un maggiore stress per le corse e il lavoro che continua, per l’attesa del riposo, per gli impegni da incastrare e molto altro.

Insomma non sempre e non per tutti estate vuol dire spensieratezza e felicità. Cosa possiamo fare allora se sperimentiamo queste emozioni? Una strategia che ci può aiutare è prendere spunto una volta di più dalla pratica della mindfulness.

Ciò che ci frena e che ci allontana dal provare è molto spesso un’aspettativa esagerata o un pregiudizio nei confronti delle azioni da attuare. Ad esempio esistono alcuni grandi falsi miti che rischiano di precluderci la possibilità di vivere un’esperienza mindful positiva. Ne abbiamo parlato anche qui.

Photo by Alejandro Piñero Amerio on Unsplash

Osserviamo e ascoltiamo quello che il qui e ora ha da dirci

La mindfulness è innanzitutto un’esperienza pratica che ci permette di riconnettersi ai nostri sensi, al corpo e di riflesso alle nostre emozioni. Nello specifico è un portare in modo consapevole la nostra attenzione su ciò che percepiamo in quel preciso momento, ovvero nel qui e ora. Motivo per cui questa pratica ci può essere di grande aiuto per vivere la vita di tutti i giorni con una prospettiva e un sapore differente.

Il primo consiglio che possiamo derivare è quindi quello di prestare attenzione alle nostre giornate. Osserviamo senza giudizio e con apertura come si sta svolgendo la nostra quotidianità in questo periodo estivo. Poniamoci inoltre alcune domande:

  • Sono felice e soddisfatto di quanto sto vivendo?
  • Riesco a ritagliarmi momenti di cura e nutrimento per me stesso, per la mia famiglia?
  • Ci sono cambiamenti che vorrei apportare alle mie giornate estive?
  • Come posso fare spazio al divertimento, al piacere, alla leggerezza in questo periodo?

Una volta osservato e risposto in tranquillità e trasparenza a questi quesiti possono nascere intuizioni nuovi. Per esempio potremmo trovare necessario modificare la nostra routine facendo in modo di includere ciò che sentiamo come mancante. Un modo questo per avvicinarci alla nostra immagine di giornata ideale.

Rendiamo il piacere e la gioia parte della vita quotidiana

A seguire un aspetto importante che ci può essere di aiuto è quello di rallentare. Ritagliamoci momenti di qualità da trascorrere con noi stessi in solitudine oppure con coloro che amiamo. Coltiviamo i rapporti e le abitudini che amiamo. Se non abbiamo ancora una nostra routine piacevole iniziamo a fare caso a cosa ci piace fare e cerchiamo di inserirlo con costanza.

Bastano pochi attimi positivi tutti i giorni per allenarci a coltivare la spensieratezza, la gioia nella quotidianità. Non devono essere per forza attività o consuetudini impegnative. A volte basta davvero poco per portare un pizzico di entusiasmo nella giornata e ritrovare il nostro animo bambino. In questo senso potremmo anche pensare di realizzare una nostra lista di azioni nutrienti. Possibilità questa a cui possiamo poi attingere ogni qual volta ci sentiamo drenati, esausti e/o tristi o lontani da una scintilla di gioia.

Tra le attività mindfulness che possiamo infine praticare in special modo in estate ne esistono almeno due che sono davvero speciali. La prima è la camminata consapevole che ci riconnette con la realtà circostante mettendo in pausa tutto il resto. La seconda è di certo la respirazione diaframmatica. O anche gli esercizi di respirazione in generale come il respiro quadrato che da sempre ci aiutano a rallentare, a entrare di nuovo nel presente.

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25/06/22 Blog

Bonus psicologico 2022: di cosa si tratta e chi può richiederlo?

Arriva una bellissima notizia per chi desidera prendersi cura di sé e del proprio benessere mentale. È stato infatti approvato il bonus psicologico 2022. Che cosa vuol dire? Chi ne ha diritto? Come funziona? Scopriamolo insieme

La salute e il benessere mentale sono sempre più una priorità per tutti noi. In special modo dopo aver avuto a che fare con l’emergenza sanitaria del Coronavirus con tutte le limitazioni del caso è necessario rinnovare questa attenzione. La pandemia ci ha messo a dura prova a causa anche dell’impossibilità di mantenere le abitudini consuete e le relazioni più strette.

Molto spesso siamo infatti stati costretti a reinventare le nostre interazioni e la nostra socialità tramite l’uso dei canali web. Potremmo aver perso opportunità, aver dovuto affrontare problematiche diverse o ancora imprevisti. Tutto ciò ha influito enormemente sulla nostra quotidianità privandoci di molto e a volte aprendo la via anche a malesseri psicologici.

È quindi una news davvero interessante la novità che è stata annunciata di recente. A breve difatti sarà possibile usufruire del famoso bonus psicologico 2022. Un’iniziativa pensata proprio per dare ulteriori occasioni alle persone che desiderano e sentono la necessità di prendersi cura della loro salute mentale.

Che cos’è il bonus psicologico 2022

Era nell’aria da tempo e si aspettava soltanto il via libera, arrivato proprio in queste ultime settimane. In tempi brevi potremo allora beneficiare del bonus psicologico 2022. Che cosa prevede questo sostegno? Come funziona e soprattutto chi ne ha diritto?

La notizia recente attesta quanto stia crescendo l’attenzione verso le tematiche connesse al benessere psicofisico ed emotivo. Ecco perché possiamo leggere il bonus psicologico come un ulteriore incentivo e stimolo per promuovere la salute mentale e psicofisica delle persone. Un aspetto questo che non deve di certo essere sottovalutato dal momento che le implicazioni e le conseguenze si possono riflettere su tutti i campi della vita di ciascuno.

I dettagli della procedura devono ancora essere delineati in via definitiva, ma le prime notizie mostrano già alcuni aspetti che dobbiamo assolutamente conoscere. Il bonus psicologico allo stato attuale prevede infatti un sostegno economico alla persona che può arrivare fino a una soglia massima annuale di 600 euro.

Nello specifico la somma erogata varierà a seconda dei singoli casi. È inoltre pensata per sostenere coloro che stanno affrontando o intendono iniziare una terapia volta al supporto psicologico. Motivo per cui il contributo permette di sovvenzionare il proprio percorso psicoterapico, già intrapreso o da iniziare.

Il bonus psicologico è destinato a coloro che presentano un reddito ISEE inferiore o pari a 50.000 euro annuali. Per determinare al meglio il contributo finale a cui la persona ha diritto sono inoltre state create 3 categorie di reddito a cui far riferimento.

Chi ne ha diritto e in che modalità?

Partendo dalle categorie di reddito potremmo quindi avere diritto a un massimo di:

  • 600 euro se il nostro ISEE oscilla tra 0 e 15.000 euro
  • 400 euro se il reddito è compreso tra i 15.000 e i 30.000
  • 200 euro se siamo nella fascia tra 30.000 e 50.000

L’accesso effettivo al bonus psicologico diventerà possibile solo dopo la pubblicazione del provvedimento all’interno della Gazzetta Ufficiale. Quando saranno ufficialmente aperte le richieste, queste dovranno pervenire sul sito dell’INPS o attraverso il contact center sempre dell’INPS.

Le modalità di acquisizione delle domande terranno conto dell’ordine di arrivo e del reddito ISEE. In particolare per quanto riguarda questo secondo parametro verrà data priorità alle persone che rientrano nelle fasce di reddito più basse. Sulla base di questi dati l’INPS pubblicherà perciò la graduatoria contenente i nominativi di coloro che avranno la possibilità di beneficiare del bonus psicologico 2022.

Avere a disposizione questo supporto economico può allora essere un incentivo ulteriore per scegliere di intraprendere un percorso insieme a uno psicoterapeuta qualificato. Possibilità questa che ci mette nelle condizioni migliori per affrontare le piccole o grandi difficoltà di questo periodo storico e sociale.

Ritrovare e coltivare il nostro benessere mentale è dopotutto un obiettivo raggiungibile da ricercare il più possibile con continuità. Un traguardo in divenire costruito giorno dopo giorno che ci aiuta a vivere meglio, con più soddisfazione e serenità.


Avverti un blocco o una difficoltà? Vivi un momento complesso, di passaggio e trasformazione? Ti stai confrontando con una delusione, un fallimento, un dolore del passato o del presente? Contattami e parliamone. Insieme possiamo capire come andare oltre e ripartire con più serenità.

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22/06/22 Blog

Come andare oltre all’overthinking? Sperimentiamo con 4 esercizi

L’overthinking è letteralmente il pensare troppo. Un circolo vizioso che ci può togliere energie e fare stare male. Conoscere alcune semplici pratiche quotidiane può aiutarci a superare questi momenti di difficoltà. Scopriamo come fare.

Quando iniziamo a rincorrere in modo ossessivo i nostri pensieri rischiamo di danneggiarci. Pensare è un atto umano positivo, ma quando rimuginiamo costantemente sempre sugli stessi pensieri possiamo solo farci del male. È il meccanismo dell’overthinking di cui abbiamo parlato anche in questo articolo.

Dopo aver visto che cos’è e quali possono essere le sue cause è il momento di vedere come possiamo contrastarlo. Conoscere alcuni accorgimenti semplici e pratici da inserire nella nostra routine quotidiana è difatti una mossa strategica che può fare la differenza. Dopotutto anche per contrastare l’overthinking abbiamo bisogno di costanza e sperimentazione. Ecco perché potremmo vedere queste pratiche quasi come una sorta di allenamento per uscire pian piano dal nostro loop di pensieri.

Agire e fare per non stare troppo nella sola mente

Il punto di partenza fondamentale a cui dobbiamo guardare è innanzitutto uno. Siamo infatti troppo abituati a vivere nella nostra mente, separati dal corpo e dall’esperienza sensoriale. Al giorno d’oggi la dimensione mentale è diventata centrale nelle nostre giornate. Pur portando effetti positivi, questo passaggio ci spinge sempre di più a vivere connettendoci e maneggiando i pensieri.

Per andare oltre all’overthinking quindi abbiamo bisogno di dedicarci al fare, all’agire così da ritrovare una connessione con la realtà concreta. Una possibilità questa che ci aiuta inoltre a cambiare prospettiva e a rimettere nella giusta proporzione ogni nostro pensiero. Nella vita quotidiana difatti essendo così immersi nei nostri problemi e nella nostra dimensione mentale finiamo per vedere i pensieri come assoluti. In parte è come se tutto il nostro mondo e le nostre priorità si riducessero a ciò che stiamo pensando.

Rimuginare costantemente e in modo ossessivo o ricorrente sugli stessi pensieri ci porta erroneamente a non vedere nient’altro. Siamo talmente presi da questo circolo vizioso da legare a esso le nostre emozioni spesso arrivando a vivere stadi ansiosi o depressivi. La visione sottostante ci spinge a pensare che non potrà mai essere diverso e ci toglie anche la speranza, motore principale per il nostro benessere psicologico.

Esempi di esercizi pratici per superare l’overthinking

Partendo da queste considerazioni è chiaro quanto sia importante per noi recuperare la dimensione del fare e dell’essere. In questo senso allora una delle opzioni migliori è metterci in gioco dedicandoci ad alcuni esercizi pratici.

Uno dei primi da provare è legato al discorso del tempo. Di frequente l’overthinking ci assorbe completamente. Motivo per cui un esercizio valido può essere quello di usare un timer dandoci un tempo prestabilito e abbastanza breve per dedicarci ai nostri pensieri. Scaduta quella sessione “intensiva” dobbiamo dedicarci ad altro immaginando di aver archiviato in una scatola i pensieri che ci fanno male per quella giornata.

A seguire un’altra pratica utile è staccare fisicamente dal momento in cui siamo in overthinking. Se ci accorgiamo di stare male per i troppi pensieri che ci tolgono il respiro usciamo per una camminata consapevole o una corsa anche breve. Il nostro compito in questo caso è solo concentrarci sull’esperienza che stiamo vivendo in quel momento gustando ogni secondo in profondità.

Correlato a questo può essere utile anche scegliere di dedicarci a un’attività manuale. Ad esempio possiamo dedicarci a un hobby lontano dallo schermo, possiamo cucinare o persino fare le pulizie. Insomma qualsiasi cosa, l’essenziale è che ci concentriamo unicamente su quelle azioni concrete. Concludendo una pratica utile è anche un esercizio di cui abbiamo parlato qui che ci aiuta a radicarci ulteriormente nella nostra realtà presente.

Stai attraversando un momento di difficoltà? Ti confronti spesso con l’overthinking e ti sembra di non riuscire mai a staccare davvero dai tuoi pensieri? Contattami e raccontami la tua esperienza. Possiamo capire insieme le strategie più funzionali che ti aiutino a riportare la serenità nella tua vita.

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08/06/22 Blog

Overthinking: quando pensare troppo ci fa stare male

Pensare è un atto umano che tutti noi compiamo. Ci sono però delle situazioni in cui ci ritroviamo a percorrere in modo ossessivo e circolare alcuni pensieri. Quando passiamo moltissimo tempo e dedichiamo buona parte della nostra concentrazione ai pensieri negativi allora abbiamo a che fare con l’overthinking.

In ogni momento la nostra mente è attiva e alle prese con i ragionamenti più diversi. Ricordi, pensieri, riflessioni o intuizioni sono parte integrante del nostro funzionamento come esseri umani. Esistono però delle situazioni in cui il pensare da normale attività si trasforma in un circolo vizioso, in una gabbia che ci fa stare male.

Il riferimento in questo caso va a un fenomeno conosciuto come overthiking. Conoscere come si manifesta questa problematica e il suo impatto sulla nostra vita diventa quindi fondamentale.

Cosa vuol dire essere in overthinking?

Partiamo dunque dalla definizione. A livello letterale l’overthinking può essere tradotto dall’inglese come “pensare troppo”. È proprio questa la caratteristica peculiare con cui ci possiamo trovare a fare i conti. Quando siamo presi dall’overthinking è come se la nostra mente non potesse più conoscere il riposo.

Nella pratica torniamo in maniera ciclica, ripetitiva, quasi ossessiva sempre sulle stesse riflessioni. Riflessioni che di norma si concentrano sugli aspetti negativi della nostra quotidianità. Questa situazione può allora portarci a immergerci in quella che viene riconosciuta come una vera e propria ruminazione mentale. Una possibilità negativa che può poi condurci in extremis a sperimentare ansia e stadi depressivi.

I pensieri negativi si caratterizzano poi per essere di frequente connessi a determinati stati d’animo che esasperano ulteriormente la nostra condizione di malessere. Nell’immobilismo e nel loop ossessivo in cui ci troviamo a ripercorrere sempre gli stessi pensieri finiamo per avvertire unicamente:

  • paura;
  • risentimento;
  • frustrazione e un senso di ingiustizia;
  • rabbia;
  • angoscia.

Questo cerchio che trasforma la mente nella nostra gabbia rischia di toglierci anche la possibilità di intravedere una via d’uscita dalle diverse situazioni. Tornando costantemente agli stessi eventi rimaniamo bloccati nel nostro pensiero. Smettiamo di agire e scegliere, siamo del tutto ancorati al passato con il rischio di perdere il legame con il presente. Iniziamo quindi a credere a tutte quelle critiche e convinzioni limitanti che ci siamo o che ci vengono mosse. Diamo per scontato che andrà tutto male e perdiamo la speranza.

Crediamo poi che l’unico modo per risolvere sia continuare a rivedere in loop le stesse scene e pensieri. Anziché agire passiamo il nostro tempo nella mente dando il massimo potere all’overthinking.

Alcune possibili cause di questo loop che ci intrappola

L’overthinking si nutre delle nostre insicurezze e paure, della nostra percezione di inadeguatezza e/o scarso valore. Potremmo aver vissuto un evento che ci ha smosso in profondità, un fallimento, una critica o un evento che è andato diversamente da quello che speravamo. Oppure potremmo essere proiettati completamente sugli scenari futuri che devono ancora accade e che forse mai accadranno.

In tutti questi casi e in molti altri potremmo perciò trovarci a scomporre ogni singolo momento di quella situazione. Potremmo analizzare quegli istanti fino allo sfinimento pensando a cosa avremmo dovuto fare di diverso, come avremmo dovuto rispondere o dire, a cosa potremmo ancora fare.

Un’altra componente essenziale nell’overthinking e nella ruminazione mentale è collegata al desiderio di controllo. Questo spesso si abbina all’idea che ogni evento sia una nostra responsabilità e che dovremmo poter gestire ogni istante. Il rivedere in continuazione la scena ci fornisce quindi l’illusione di poter avere tutto sotto controllo.

Condizione questa che a volte sembra utile per placare le nostre sensazioni collegate alle preoccupazioni, alla frustrazione per scelte che pensiamo di subire, all’ansia anticipatoria. Da ultimo è bene sottolineare come a scatenare l’overthinking possano essere gli scenari più diversi: dal lavoro al privato, passando per le relazioni amicali, amorose e/o familiari.

Provi ansia, stress, demotivazione? Ti capita di rimuginare e di pensare di non sapere quale direzione prendere? Contattami e raccontami la tua esperienza. Lavoriamo insieme per ritrovare la serenità e rafforzare il tuo benessere.

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14/05/22 Blog

L’esercizio 5-4-3-2-1 per radicarci e combattere il panico

Se sperimentiamo ansia e/o panico sappiamo bene quanto possa essere difficile affrontare quegli istanti. Un aiuto su cui possiamo fare affidamento è la possibilità di trovare delle ancore che ci permettano di interrompere il loop dei pensieri e ritrovare un momento di quiete. È questo il senso dell’esercizio 5-4-3-2-1.

Quando abbiamo a che fare con l’ansia e gli attacchi di panico potremmo sentirci come scollati dalla realtà. Potremmo essere così presi dal rimuginio, dal loop di pensieri negativi e ansiogeni, da certe sensazioni opprimenti da non prestare attenzione a quanto stiamo davvero vivendo in quel momento. Ecco perché in quegli istanti abbiamo più che mai bisogno di riconnetterci al presente, di ancorarci alla materia, di portare l’attenzione al qui e ora.

Farlo vuol dire prendere consapevolezza in modo oggettivo e non giudicante di ciò che ci circonda. In questo senso ci può aiutare l’esercizio 5-4-3-2-1. Questa pratica mindfulness ci consente di interrompere il loop negativo e ossessivo, di andare oltre tornando alla realtà concreta.

Il corpo, i 5 sensi e l’attenzione al qui e ora contro l’ansia

Se ci ritroviamo sempre in balia degli stessi pensieri che ci fanno stare male e da cui non riusciamo a uscire, abbiamo bisogno di prendere le distanze da questa prospettiva. A volte il loop interviene perché come esseri umani siamo ormai abituati a vivere più nella mente che nel corpo. Di frequente difatti tendiamo a mettere all’ultimo posto i nostri bisogni, le sensazioni e i desideri per dare spazio al ragionamento, alle idee, al lavoro continuativo.

Eppure così facendo apriamo sempre più le porte al malessere, allo stress e al disequilibrio. Dimentichiamo di ascoltarci in profondità e di connetterci con il mondo fisico e sensoriale. Una realtà fatta di suoni, odori, sensazioni tattili e così via. In breve ci allontaniamo senza neanche accorgercene dall’esperienza corporea. Una possibilità che ci impedisce quindi di assaporare davvero il momento presente e di favorire il nostro benessere psicofisico.

Da questo punto di vista sperimentare una pratica come l’esercizio 5-4-3-2-1 ci fornisce allora l’occasione perfetta per rimetterci in contatto con i nostri cinque sensi. Questi dopotutto sono parte fondante della nostra vita fin dai primissimi istanti. Riscoprirli e metterli in azione con continuità è perciò vitale.

Come sperimentare l’esercizio 5-4-3-2-1

Per ancorarci al presente e uscire dalla trappola dei pensieri ricorrenti possiamo fare affidamento sui nostri cinque sensi. È partendo da questa considerazione che è stato sviluppato l’esercizio di mindfulness di cui parliamo oggi. Come funziona la pratica 5-4-3-2-1?

Innanzitutto ritagliamoci un momento solo per noi. Possono essere pochi minuti purché scegliamo di viverli in modo consapevole. Al bando il multitasking questi sono istanti per il nostro benessere. Stacchiamo da qualsiasi attività abbiamo in corso. Silenziamo il cellulare e le notifiche.

Una volta fatto chiudiamo gli occhi ed eseguiamo qualche secondo di respirazione profonda in tranquillità. Possiamo anche prendere spunto da questa pratica. Apriamo gli occhi e osserviamo cosa ci circonda. A questo punto elenchiamo ad alta voce o mentalmente:

  • 5 cose che vediamo dal punto in cui siamo
  • 4 cose che possiamo toccare con mano
  • 3 suoni che sentiamo in quell’istante
  • 2 odori che ci accorgiamo di percepire
  • 1 sensazione fisica che ci attraversa in quei momenti

Prendiamoci il nostro tempo. Non dev’essere una rincorsa pensando già alla fase successiva. Assaporiamo gli elementi che notiamo, stiamo lì con loro e con le emozioni o le sensazioni che percepiamo. Stiamo a contatto con i nostri sensi.

Diamoci la possibilità di riscoprire quanto composito e pieno di vita sia in realtà il nostro presente, il nostro qui e ora. Quando ci sentiamo pronti per concludere chiudiamo ancora un secondo gli occhi. Dedichiamoci alla respirazione e infine riprendiamo con calma rinnovata le attività che ci aspettano.  
________________________________________________________________________________________________________________Ti capita spesso di avvertire ansia o di vivere un attacco di panico? Ti senti bloccato o in preda alla demotivazione? Contattami: insieme possiamo lavorare per riportare equilibrio e serenità nella tua quotidianità.

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