23 Marzo 2023

Distorsioni cognitive: come leggiamo la realtà fa la differenza

Siamo abituati a pensare di avere uno sguardo oggettivo sulle cose e sulla nostra quotidianità. A ben vedere però ogni nostra esperienza ed emozione è influenzata da quel che pensiamo, dagli schemi che abbiamo interiorizzato. In questo senso ci può essere di aiuto conoscere le distorsioni cognitive che possiamo stare applicando anche inconsciamente.

La nostra esperienza e come noi percepiamo il nostro vissuto è di frequente frutto di un insieme di fattori. Una combinazione questa che raramente ci fa essere del tutto oggettivi nei confronti di quanto viviamo in prima persona. Ciò è dovuto anche ad alcuni particolari fenomeni con cui ci troviamo spesso a fare i conti e che prendono il nome di distorsioni cognitive.

Siamo talmente immersi nei nostri pensieri e nel nostro dialogo interno da avere difficoltà a volte a riconoscere questi meccanismi. È proprio però dall’iniziare a prestare attenzione a queste dinamiche che possiamo ricercare un maggiore equilibrio psicofisico e sviluppare il nostro benessere psicologico.

Come guardiamo la realtà può aiutarci o limitarci

Quando ci approcciamo alla realtà – senza che ne siamo nemmeno del tutto consapevoli – formuliamo molteplici pensieri. Pensieri che si compongono di frequente anche di:

  • Percezioni;
  • Giudizi;
  • Aspettative;
  • Emozioni;
  • Ricordi o esempi del passato.

Già da questa semplice considerazione possiamo comprendere come la nostra esperienza non sia mai del tutto libera e oggettiva. L’unione di questi fattori ci può infatti portare a leggere ciò che viviamo usando le distorsioni cognitive.

Queste sono degli automatismi e delle semplificazioni del pensiero che applichiamo quando dobbiamo confrontarci con le informazioni. Conosciute anche come bias cognitivi, le distorsioni prendono la forma di schemi mentali che dovrebbero aiutarci nell’interfacciarci con la realtà.

Possiamo difatti vederle come delle etichette speciali che potrebbero velocizzare il processo di analisi, comprensione e risposta agli stimoli quotidiani. Nella pratica però spesso queste stesse etichette si trasformano in modelli di pensiero che alterano in negativo la percezione dell’esperienza che stiamo vivendo.

Un’alterazione che ci porta di conseguenza a leggere in modo distorto e nefasto ciò che stiamo vivendo. La distorsione cognitiva piò assumere molte facce a seconda di ciò che poi produciamo come pensiero finale.

L’elemento che le accomuna in ogni caso è il fatto che ci impediscono di essere oggettivi spingendoci a una lettura falsata della realtà. Lettura falsata che depotenzia la nostra possibilità di espressione autentica e che nutre il nostro dialogo interno negativo.

È questa dinamica che rischia di generare un circolo vizioso che alimenta ulteriormente il nostro malessere trattenendoci inoltre in questa fase di stasi negativa.

Alcuni esempi di distorsioni cognitive

Arrivati a questo punto potremmo chiederci se abbiamo già avuto a che fare con i bias cognitivi. Nella vita di tutti i giorni, dunque, che forma assumono le distorsioni cognitive? Nella quotidianità potremmo ad esempio dover fronteggiare:

  • L’astrazione selettiva;
  • Il ragionamento emotivo;
  • La lettura del pensiero;
  • La personalizzazione;
  • Il pensiero polarizzato;
  • La minimizzazione;
  • La massimizzazione

Vediamo insieme in breve che cosa vogliono dire alcune di queste distorsioni cognitive. Quando ci confrontiamo con l’astrazione selettiva ci concentriamo solamente su alcune informazioni e percezioni ignorando tutto il resto. Ciò vale per il contesto così come per altri dati che potrebbero anche confutare determinate convinzioni.

Se attuiamo la lettura del pensiero invece siamo convinti di sapere esattamente quello che le altre persone stanno pensando o dicendo su di noi o su un certo evento.

Proseguendo se ci imbattiamo nella minimizzazione tenderemo a minimizzare ogni discorso positivo che ci riguardi. È questo il caso che avviene quando tendiamo a sminuire i complimenti ricevuti di frequente secondo due modalità. Nella pratica, sostenendo che:

  • non abbiamo meriti nell’aver raggiunto un certo risultato;
  • è tutto frutto della fortuna.

Sul fronte opposto potremmo anche attuare la massimizzazione dove ingigantiamo i meriti, i successi delle persone a cui guardiamo. Il punto di arrivo è allora l’affermazione per cui noi non saremo mai in grado di essere così né all’altezza di quelle persone.

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