self-compassion

03/01/20 Blog # , , , , , ,

Gratitudine e compassion: la rivoluzione felice.

La fine dell’anno e l’inizio di uno nuovo sono, da sempre, momenti catartici. Periodi in cui, volenti o nolenti, il pensiero si ritrae dal presente e passa in rassegna il passato più recente. È facile in queste occasioni lasciarsi prendere dallo sconforto e focalizzarsi sulle avversità incontrate, sugli errori commessi piuttosto che sugli eventi luminosi. Attraverso la pratica della gratitudine e della compassion ribaltiamo il nostro centro d’attenzione. Scopriamo come fare e perché farlo.


Tra le corse per terminare la lista dei regali da comprare e le maratone di relax e pranzi o cene in famiglia, in questa fase gioiosa dell’anno possono far capolino pensieri grigi e antiche o nuove frustrazioni. Le giornate che scorrono lente a cavallo tra la fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo rappresentano, infatti, il periodo d’elezione per analizzare, valutare e fare un riepilogo di quanto si è vissuto.

Che lo si voglia oppure no, che lo si faccia con intenzione o quasi inconsciamente, è fin troppo semplice inserire in questa lista ogni piccola o grande cosa che pensiamo non sia andata come avrebbe dovuto. Errori, dimenticanze, litigi e incomprensioni, torti subiti o arrecati. Tutto viene a galla nel calderone sovraesposto che è la nostra mente alle prese con l’ondata dei ricordi di un intero anno.

In molti casi l’unico effetto che otteniamo è, quindi, trovarci con l’umore nero e un mare di ansia con la quale fare i conti. Poca o nulla voglia di socializzare o di festeggiare e molto risentimento. Un rimuginio costante con un ritornello di sottofondo che suona pressappoco così: “Se avessi fatto… Se avessi detto… Se fossi stata diversa… Se solo avessi risposto o reagito… Se non fosse mai successo…” e via all’infinito.

È lampante che vivendo questa situazione sulla nostra pelle, immersi in ogni istante nella tristezza e nell’angoscia, non faremo altro che arrecarci ulteriore dolore. Per porre un punto fermo a queste considerazioni e iniziare a far entrare vitali spicchi di luce esistono, però, delle strategie che si rivelano davvero efficaci.

Photo by Nick Fewings on Unsplash

Tempo di bilanci sì, ma anche di ringraziamenti.

È vero che avere maggiore tempo libero ci può indurre a trascorrere parte delle giornate rivivendo ciò che è stato. Al contempo abbiamo di fronte l’opportunità di sfruttare a nostro vantaggio queste fasi ricordando e celebrando noi stessi, i nostri momenti positivi  e le persone che hanno vissuto fianco a fianco con noi gli eventi supportandoci e aiutandoci.

La scelta, come sempre, è nostra. È nostra responsabilità decidere di accettare ciò che è stato, con la consapevolezza che ormai è stato e non può essere cambiato. Una prospettiva questa che non è una condanna, ma al contrario si rivela un trampolino di lancio. Noi siamo chi siamo anche per mezzo delle nostre esperienze, positive o negative che siano.

È il momento di accettare, apprezzare e amare le nostre fragilità. Per farlo occorre compiere una scelta in più. È nostra responsabilità, infatti, anche il passaggio successivo: ringraziare per quanto abbiamo appreso, ringraziare chi ci è stato vicino o ha speso le sue energie per sostenerci. Ringraziare chi ha avuto un pensiero d’amore o di gentilezza nei nostri confronti. Ringraziare noi stessi, la nostra forza, il nostro cuore, il nostro talento perché nonostante tutto siamo andati avanti, abbiamo superato quell’ostacolo e continuiamo a impegnarci a vivere bene il nostro tempo.

Essere grati e compassionevoli: una danza antica.

La gratitudine verso di noi, verso ciò che è stato, verso le persone a noi care porta con sé benefici enormi. Nella cultura attuale si è perso il valore della parola grazie, dell’essere grati. In molti casi viene visto come qualcosa di scontato, se non come una vecchia moda tipica delle persone remissive e troppo educate.

Se analizziamo il termine, invece, possiamo recuperarne tutta la sua valenza e cioè quella di una promessa. La possibilità di un impegno affettuoso, di un’apertura verso gli altri, di un sentimento di riconoscenza che ci fa sorridere alla vita e che rafforza i nostri legami con le persone.

Praticare la gratitudine, in abbinamento alla compassion e alla self-compassion, ci avvicina a una prospettiva differente. Un approccio speciale alla nostra quotidianità che ci regala calma, serenità, connessione profonda con la realtà e gioia diffusa. Che poi non sono questi i doni di cui andiamo in cerca durante tutto l’anno?


 Il 9 gennaio alle 18:30 avrà inizio il nuovo corso di Mindful self-compassion per imparare ad accogliere noi stessi con tutte le nostre difficoltà e i nostri difetti.

Il programma prevede un incontro a settimana della durata di circa 2 ore e mezzo, per 8 settimane.

Gli incontri si terranno presso la sede ITCI di via Ravenna, 24 – Roma.

Per ulteriori informazioni scrivi a [email protected]

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19/12/19 Blog # , , , , , ,

Come coltivare la compassion: un approccio alternativo alla vita.

Se desideriamo ottenere i potenti benefici legati alla compassion dobbiamo impegnarci, giorno dopo giorno, per espandere il più possibile le nostre abilità. Scopriamo come perseguire facilmente questo obiettivo all’interno della vita di tutti i giorni.

Praticare la compassion e la self-compassion migliora sensibilmente tutte le aree della nostra esistenza. Questo perché, attraverso le due pratiche appena citate, possiamo affidarci a una visione del mondo differente sperimentando empatia e una connessione profonda gli uni con gli altri.

Photo by Giulia Bertelli on Unsplash

La volontà di impiegare un approccio ai problemi originale e un mindset positivo cambia del tutto la nostra prospettiva. Ciò permette di illuminare con una luce nuova, più gioiosa ed energica, ciò che in precedenza abbiamo sempre vissuto come un conflitto o una costrizione. In breve tempo si arriva, dunque, a provare sulla propria pelle il cambio di rotta che ci farà essere meno tristi, più aperti e connessi, più abili nello stabilire e coltivare relazioni serene e sincere.

Il primo incontro con la Compassion.

Quando ci confrontiamo per la prima volta con la compassion possiamo essere frenati dall’abbandonarci completamente a essa da limiti, paure o pregiudizi. In numerosi casi l’ostacolo più grande è dato dalla sensazione di avere a che fare con qualcosa di estremamente complicato, difficile da mettere in pratica nel quotidiano o che richiede competenze e conoscenze tecniche fin troppo avanzate.

In realtà esistono diversi modi molto semplici e dal successo assicurato che ci permettono di espandere e fare nostre queste pratiche. Proprio per sciogliere le eventuali resistenze che tutti noi possiamo sperimentare all’atto pratico, abbiamo pensato di riassumere brevemente alcune soluzioni replicabili con facilità.

Breve guida per far crescere la self-compassion.

Photo by J W on Unsplash

La compassion è un’abilità con cui non si nasce, ma che possiamo coltivare giorno dopo giorno fino a diventare dei veri e propri esperti sul tema. Applicando con costanza questi semplici suggerimenti e ricercando in ogni situazione il lato “compassionevole” vedremo ben presto la nostra vita come trasformata. Merito, in buona parte, connesso alla nuova visione a cui avremo imparato a guardare.

Per iniziare a prendere confidenza con questa nuova lente di ingrandimento della realtà possiamo perciò pensare a coloro che ci supportano o ci confortano quando siamo in crisi e stressati. Analizzando come ci sentiamo, e come cambiano le nostre emozioni quando veniamo sostenuti, impariamo a ricercare esattamente le stesse sensazioni anche in altri contesti o momenti. Identificare momenti o percezioni e sapere in che direzione guardare è, infatti, il primo e più importante passo per poterli successivamente ricreare in autonomia.

Un altro esercizio utile per sviluppare la compassion è collegato all’empatia e alla capacità di metterci nei panni degli altri, di sperimentare gioia e dolore per vicende che non sono direttamente riconducibili a noi. Per farlo possiamo focalizzare la nostra attenzione e il nostro cuore sulla persona specifica che ci sta parlando, di cui abbiamo letto o di cui abbiamo saputo qualcosa al riguardo.

Più nello specifico possiamo immedesimarci immaginando come dev’essere la sua vita, come dev’essere vivere quella determinata esperienza, che emozioni deve aver provato essendo costretta a confrontarsi con quella situazione. A questo si aggiunge, poi, un ulteriore passaggio ovvero il ribaltamento dei ruoli con la fatidica domanda: se fosse capitato a me come avrei reagito? Come avrei affrontato un evento del genere? Giudicherei con così grande durezza l’altro se fossi io quella persona?

Cambiamo modo di vedere le cose.

A tal proposito è bene ricordare che il giudizio in molte occasioni può trasformarsi in una barriera che ci separa dagli altri e da noi stessi impedendoci di accogliere la realtà con amore e apertura mentale. Ecco perché può rivelarsi un atto coraggioso e fondamentale decidere di sospenderlo, e magari annullarlo, così da poter entrare in maggior connessione con l’esterno e con le infinite sorprese o possibilità collegate.

Sostituire lo sguardo giudicante con lo sguardo amorevole della compassion – insieme al ricordo dei legami che ci uniscono alle persone a noi vicine – ci permetterà di sperimentare tutta l’energia trasformativa che caratterizza e rende unica questa pratica.

 


Se vuoi saperne di più sul prossimo corso in partenza clicca qui  


Leggi anche La Compassion: Il soffio gentile dell’amore che conduce al benessere

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12/12/19 Blog # , , , , , ,

La compassione: il soffio gentile dell’amore che conduce al benessere

Compassione, una parola che ha origini antiche e che in alcuni casi rimanda a una retorica di stampo religioso. In realtà a ben vedere il concetto originario è quanto mai attuale. Soprattutto quando abbiamo a che fare con una società improntata al perfezionismo, all’esasperazione della performance, alla critica continua di ogni aspetto. Scopriamo perché dovremmo iniziare fin da subito ad affidarci a questo approccio integrandolo nella nostra quotidianità.

Quando parliamo di compassione siamo spesso limitati da alcuni preconcetti difficili da sradicare. Il primo pensiero corre, infatti, a scene e qualità che associamo essenzialmente al consiglio di qualche religioso o guru. Approfondendo, però, il tema appare subito evidente il grande fascino che questo termine può esercitare su tutti noi.

Un’attrattiva a cui è impossibile resistere perché ci mostra che un’altra via, un’altra modalità è possibile. Un approccio alla vita che sia più in linea con il nostro reale sentire e che sia in grado di tenere in considerazione anche le nostre emozioni più profonde. Prima di immergerci in questo nuovo punto di vista, facciamo un passo indietro e torniamo all’etimologia della parola compassione.

Compassione come condivisione e accettazione autentica.

Se guardiamo al significato iniziale di compassione possiamo scoprire che si tratta della possibilità di partecipare sensibilmente al dolore, alle prove che altre persone stanno vivendo. Sebbene in molti casi nella società occidentale questo termine abbia assunto un’accezione  quasi negativa, vi sono altre prospettive che ne hanno ribaltato del tutto la visione.

Esempi di ciò sono sicuramente le filosofie orientali che hanno scelto di fare della compassione – nella sua veste più pura e luminosa – il fondamento alla base dei loro insegnamenti. A questo proposito la particolarità è che non si tratta di un sentimento giudicante da parte di qualcuno in posizione avvantaggiata verso qualcuno in difficoltà.

No, al contrario, la compassione sotto questa luce apre le porte a una connessione intima. Un’interazione complessa, ma autentica con il dolore e l’esperienza vissuta. Il fulcro di tutto il processo si fonda sullo sguardo amorevole, sull’affetto con cui si entra in relazione profonda con la persona. Si tratta perciò non più di un atto giudicante, ma di un’apertura all’altro all’insegna dell’amore e dell’accettazione incondizionata.

Compassione e self compassion.

Percorrere la strada della compassione, abbinandola alla mindfulness, permette di illuminare la propria quotidianità con significativi benefici. È stato, infatti, rilevato che le persone che apprendono queste tecniche e le praticano con costanza:

  • gestiscono meglio le emozioni difficili
  • sperimentano meno ansia
  • alleviano la depressione o il senso di colpa
  • incrementano le loro capacità di resilienza e di gestione degli eventi stressanti;
  • si sentono più fiduciose
  • apprendono come trasformare le critiche verso se stesse in motivazione e opportunità di crescita personale;
  • accettano con maggiore responsabilità, ma senza costante senso di colpa, gli eventuali errori commessi nell’arco della loro vita
  • dimostrano una più elevata consapevolezza delle relazioni riuscendo a trasformare positivamente quelle difficili.

Vantaggi interessanti soprattutto se li inseriamo nel quadro delle nostre routine iper-stressanti. Da una rapida analisi delle nostre abitudini ci possiamo, infatti, rendere conto di essere sempre sottopressione e di vivere quella che ci appare come una vita “piena di catastrofi” prendendo a prestito una citazione di Kabat-Zinn.

È quindi essenziale sapere che in realtà un’altra modalità non solo è possibile, ma è alla nostra portata. Accedervi è molto più semplice di quel che potremmo pensare. Basterà affidarci a uno strumento che nel tempo ha acquisito a buon diritto una grande fama: la mindfulness, un nuovo modo di essere che ci permette di acquisire  consapevolezza capovolgendo la nostra prospettiva fino a farci sperimentare una vita piena e ricca di esperienze felici.

Se  in questa equazione aggiungiamo poi la Self-Compassion accogliendo noi stessi, difficoltà e difetti compresi, allora ci avvicineremo ogni giorno di più al nostro vero benessere.


Il 9 gennaio 2020 alle ore 18:30 presso la sede ITCI di via Ravenna, avrà inizio il prossimo corso di Mindful self-compassion. Per saperne di più clicca qui. 

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