Mindfulness

22/04/20 Blog # , , , , ,

Mindfulness e benessere emotivo: la calma arriva rallentando

Il ritmo frenetico, imposto da sempre, ha mostrato le sue limitazioni. In breve sono emerse le difficoltà e l’ansia generate da una routine che prima era fitta di impegni e ora è del tutto sconvolta. Per compensare, abbiamo cercato di tenerci impegnati a ogni ora del giorno rafforzando così la stanchezza mentale. Per invertire il senso di marcia scegliamo di fare meno riscoprendo l’intenzionalità alla base delle nostre azioni.


Una celebre frase inglese sostiene “Don’t be busy, be productive” che tradotta significa non essere impegnato, sii produttivo. In poche parole viene dunque riassunta un’intera prospettiva in netta controtendenza rispetto alle nostre abitudini. Di frequente, infatti, la tentazione che tutti noi sperimentiamo è quella di riempire la nostra agenda e le nostre giornate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti noi: corriamo senza rendercene conto, ci affanniamo e continuiamo ad aggiungere impegni da incastrare in un tempo sempre più limitato.

Corriamo talmente tanto da essere costantemente stanchi, affaticati fisicamente e mentalmente. E lo facciamo da così tanto tempo e con così tanta energia da sentirci persi se e quando un imprevisto ci costringe a rivedere i nostri piani, svuota la nostra scaletta e ci obbliga a fermarci. Il coronavirus ha mostrato proprio questa dinamica sotterranea che spinge le persone a tenersi perennemente occupate, a non fermarsi mai nella riproduzione malfatta di una gara senza scopo.

La calma ha bisogno di più di uno stop forzato.

Nonostante ciò non basta che gli eventi cancellino i nostri impegni affinché la nostra mente si rigeneri, si calmi e viva senza essere immersa nell’ansia. Al contrario proprio perché siamo così assuefatti a questa giostra veloce potremmo sperimentare un conflitto tra tendenze contrapposte. Una tensione cognitiva che potrebbe caricarci di ulteriore angoscia, frustrazione e rabbia. Sì perché sebbene l’evidenza ci consigli di rallentare noi potremmo voler continuare imperterriti con la nostra routine. Un tour de force fatto di incastri che ci fa sentire però in ogni caso improduttivi, stanchi, demotivati.

Che fare allora? La risposta è tanto semplice da sembrare controintuitiva. Facciamo meno, ma con più intenzionalità e motivazione. Riduciamo e concentriamoci su ciò che è presente nella nostra giornata. Assaporiamo il momento, immergiamoci completamente nell’istante. Non corriamo subito con la mente altrove, pensando a quale attività aggiungere alla nostra lista infinita. Non fingiamo che sia tutto uguale a prima: non lo è e non lo potrà essere nell’immediato. Questo non vuol dire che sia di per sé negativo. Possiamo scegliere di vedere questo periodo come una possibilità, un’apertura a un contesto più calmo.

Cambiare prospettiva e ridurre: le due fasi per la calma.

Photo by Hello I’m Nik 🎞 on Unsplash

Il ritmo scorre più lento e noi non dobbiamo per forza adeguarci a standard sempre più alti. La nostra vita non è una gara di velocità, semmai può trasformarsi in una camminata lenta e consapevole di cui gustare e fare nostro ogni passo. Un percorso prezioso che ci permette di conoscerci e di andare a fondo dei nostri desideri, dei nostri pensieri, della nostra identità. Apprezziamo i nostri pregi e difetti, le persone che sono a noi care e i piccoli grandi doni che abbiamo a disposizione. È una sfida quella a cui siamo chiamati a rispondere, ma vi possiamo stare di fronte con le nostre risorse emotive più profonde nella veste di aiutanti. Rafforzare l’empatia, la compassione, ricercare l’equilibrio e la calma, impegnarsi nell’essere presenti e consapevoli, migliorare o sviluppare la nostra resilienza e l’intelligenza emotiva sono infatti tutte opportunità che arricchiscono la nostra persona.

Per farlo, iniziamo dalle piccole cose. Rallentiamo e dedichiamoci a poche, semplice attività: facciamo una telefonata o una conversazione reale; scriviamo pensieri e riflessioni su un diario; leggiamo qualche pagina di un libro. Oppure pratichiamo qualche esercizio di mindfulness o di yoga, riordiniamo e facciamo pulizia nelle nostre vite affollate di oggetti, documenti, vestiti.  Manteniamo uno sguardo curioso, lasciamo andare il giudizio ed entriamo in confidenza con quegli aspetti che finora avevamo tenuto nascosti. Saranno amuleti che ci accompagneranno a lungo e che ci forniranno gli strumenti migliori per affrontare non solo questo periodo di emergenza, ma anche la futura e rinnovata quotidianità.


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03/01/20 Blog # , , , , , ,

Gratitudine e compassion: la rivoluzione felice.

La fine dell’anno e l’inizio di uno nuovo sono, da sempre, momenti catartici. Periodi in cui, volenti o nolenti, il pensiero si ritrae dal presente e passa in rassegna il passato più recente. È facile in queste occasioni lasciarsi prendere dallo sconforto e focalizzarsi sulle avversità incontrate, sugli errori commessi piuttosto che sugli eventi luminosi. Attraverso la pratica della gratitudine e della compassion ribaltiamo il nostro centro d’attenzione. Scopriamo come fare e perché farlo.


Tra le corse per terminare la lista dei regali da comprare e le maratone di relax e pranzi o cene in famiglia, in questa fase gioiosa dell’anno possono far capolino pensieri grigi e antiche o nuove frustrazioni. Le giornate che scorrono lente a cavallo tra la fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo rappresentano, infatti, il periodo d’elezione per analizzare, valutare e fare un riepilogo di quanto si è vissuto.

Che lo si voglia oppure no, che lo si faccia con intenzione o quasi inconsciamente, è fin troppo semplice inserire in questa lista ogni piccola o grande cosa che pensiamo non sia andata come avrebbe dovuto. Errori, dimenticanze, litigi e incomprensioni, torti subiti o arrecati. Tutto viene a galla nel calderone sovraesposto che è la nostra mente alle prese con l’ondata dei ricordi di un intero anno.

In molti casi l’unico effetto che otteniamo è, quindi, trovarci con l’umore nero e un mare di ansia con la quale fare i conti. Poca o nulla voglia di socializzare o di festeggiare e molto risentimento. Un rimuginio costante con un ritornello di sottofondo che suona pressappoco così: “Se avessi fatto… Se avessi detto… Se fossi stata diversa… Se solo avessi risposto o reagito… Se non fosse mai successo…” e via all’infinito.

È lampante che vivendo questa situazione sulla nostra pelle, immersi in ogni istante nella tristezza e nell’angoscia, non faremo altro che arrecarci ulteriore dolore. Per porre un punto fermo a queste considerazioni e iniziare a far entrare vitali spicchi di luce esistono, però, delle strategie che si rivelano davvero efficaci.

Photo by Nick Fewings on Unsplash

Tempo di bilanci sì, ma anche di ringraziamenti.

È vero che avere maggiore tempo libero ci può indurre a trascorrere parte delle giornate rivivendo ciò che è stato. Al contempo abbiamo di fronte l’opportunità di sfruttare a nostro vantaggio queste fasi ricordando e celebrando noi stessi, i nostri momenti positivi  e le persone che hanno vissuto fianco a fianco con noi gli eventi supportandoci e aiutandoci.

La scelta, come sempre, è nostra. È nostra responsabilità decidere di accettare ciò che è stato, con la consapevolezza che ormai è stato e non può essere cambiato. Una prospettiva questa che non è una condanna, ma al contrario si rivela un trampolino di lancio. Noi siamo chi siamo anche per mezzo delle nostre esperienze, positive o negative che siano.

È il momento di accettare, apprezzare e amare le nostre fragilità. Per farlo occorre compiere una scelta in più. È nostra responsabilità, infatti, anche il passaggio successivo: ringraziare per quanto abbiamo appreso, ringraziare chi ci è stato vicino o ha speso le sue energie per sostenerci. Ringraziare chi ha avuto un pensiero d’amore o di gentilezza nei nostri confronti. Ringraziare noi stessi, la nostra forza, il nostro cuore, il nostro talento perché nonostante tutto siamo andati avanti, abbiamo superato quell’ostacolo e continuiamo a impegnarci a vivere bene il nostro tempo.

Essere grati e compassionevoli: una danza antica.

La gratitudine verso di noi, verso ciò che è stato, verso le persone a noi care porta con sé benefici enormi. Nella cultura attuale si è perso il valore della parola grazie, dell’essere grati. In molti casi viene visto come qualcosa di scontato, se non come una vecchia moda tipica delle persone remissive e troppo educate.

Se analizziamo il termine, invece, possiamo recuperarne tutta la sua valenza e cioè quella di una promessa. La possibilità di un impegno affettuoso, di un’apertura verso gli altri, di un sentimento di riconoscenza che ci fa sorridere alla vita e che rafforza i nostri legami con le persone.

Praticare la gratitudine, in abbinamento alla compassion e alla self-compassion, ci avvicina a una prospettiva differente. Un approccio speciale alla nostra quotidianità che ci regala calma, serenità, connessione profonda con la realtà e gioia diffusa. Che poi non sono questi i doni di cui andiamo in cerca durante tutto l’anno?


 Il 9 gennaio alle 18:30 avrà inizio il nuovo corso di Mindful self-compassion per imparare ad accogliere noi stessi con tutte le nostre difficoltà e i nostri difetti.

Il programma prevede un incontro a settimana della durata di circa 2 ore e mezzo, per 8 settimane.

Gli incontri si terranno presso la sede ITCI di via Ravenna, 24 – Roma.

Per ulteriori informazioni scrivi a [email protected]

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19/12/19 Blog # , , , , , ,

Come coltivare la compassion: un approccio alternativo alla vita.

Se desideriamo ottenere i potenti benefici legati alla compassion dobbiamo impegnarci, giorno dopo giorno, per espandere il più possibile le nostre abilità. Scopriamo come perseguire facilmente questo obiettivo all’interno della vita di tutti i giorni.

Praticare la compassion e la self-compassion migliora sensibilmente tutte le aree della nostra esistenza. Questo perché, attraverso le due pratiche appena citate, possiamo affidarci a una visione del mondo differente sperimentando empatia e una connessione profonda gli uni con gli altri.

Photo by Giulia Bertelli on Unsplash

La volontà di impiegare un approccio ai problemi originale e un mindset positivo cambia del tutto la nostra prospettiva. Ciò permette di illuminare con una luce nuova, più gioiosa ed energica, ciò che in precedenza abbiamo sempre vissuto come un conflitto o una costrizione. In breve tempo si arriva, dunque, a provare sulla propria pelle il cambio di rotta che ci farà essere meno tristi, più aperti e connessi, più abili nello stabilire e coltivare relazioni serene e sincere.

Il primo incontro con la Compassion.

Quando ci confrontiamo per la prima volta con la compassion possiamo essere frenati dall’abbandonarci completamente a essa da limiti, paure o pregiudizi. In numerosi casi l’ostacolo più grande è dato dalla sensazione di avere a che fare con qualcosa di estremamente complicato, difficile da mettere in pratica nel quotidiano o che richiede competenze e conoscenze tecniche fin troppo avanzate.

In realtà esistono diversi modi molto semplici e dal successo assicurato che ci permettono di espandere e fare nostre queste pratiche. Proprio per sciogliere le eventuali resistenze che tutti noi possiamo sperimentare all’atto pratico, abbiamo pensato di riassumere brevemente alcune soluzioni replicabili con facilità.

Breve guida per far crescere la self-compassion.

Photo by J W on Unsplash

La compassion è un’abilità con cui non si nasce, ma che possiamo coltivare giorno dopo giorno fino a diventare dei veri e propri esperti sul tema. Applicando con costanza questi semplici suggerimenti e ricercando in ogni situazione il lato “compassionevole” vedremo ben presto la nostra vita come trasformata. Merito, in buona parte, connesso alla nuova visione a cui avremo imparato a guardare.

Per iniziare a prendere confidenza con questa nuova lente di ingrandimento della realtà possiamo perciò pensare a coloro che ci supportano o ci confortano quando siamo in crisi e stressati. Analizzando come ci sentiamo, e come cambiano le nostre emozioni quando veniamo sostenuti, impariamo a ricercare esattamente le stesse sensazioni anche in altri contesti o momenti. Identificare momenti o percezioni e sapere in che direzione guardare è, infatti, il primo e più importante passo per poterli successivamente ricreare in autonomia.

Un altro esercizio utile per sviluppare la compassion è collegato all’empatia e alla capacità di metterci nei panni degli altri, di sperimentare gioia e dolore per vicende che non sono direttamente riconducibili a noi. Per farlo possiamo focalizzare la nostra attenzione e il nostro cuore sulla persona specifica che ci sta parlando, di cui abbiamo letto o di cui abbiamo saputo qualcosa al riguardo.

Più nello specifico possiamo immedesimarci immaginando come dev’essere la sua vita, come dev’essere vivere quella determinata esperienza, che emozioni deve aver provato essendo costretta a confrontarsi con quella situazione. A questo si aggiunge, poi, un ulteriore passaggio ovvero il ribaltamento dei ruoli con la fatidica domanda: se fosse capitato a me come avrei reagito? Come avrei affrontato un evento del genere? Giudicherei con così grande durezza l’altro se fossi io quella persona?

Cambiamo modo di vedere le cose.

A tal proposito è bene ricordare che il giudizio in molte occasioni può trasformarsi in una barriera che ci separa dagli altri e da noi stessi impedendoci di accogliere la realtà con amore e apertura mentale. Ecco perché può rivelarsi un atto coraggioso e fondamentale decidere di sospenderlo, e magari annullarlo, così da poter entrare in maggior connessione con l’esterno e con le infinite sorprese o possibilità collegate.

Sostituire lo sguardo giudicante con lo sguardo amorevole della compassion – insieme al ricordo dei legami che ci uniscono alle persone a noi vicine – ci permetterà di sperimentare tutta l’energia trasformativa che caratterizza e rende unica questa pratica.

 


Se vuoi saperne di più sul prossimo corso in partenza clicca qui  


Leggi anche La Compassion: Il soffio gentile dell’amore che conduce al benessere

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12/12/19 Blog # , , , , , ,

La compassione: il soffio gentile dell’amore che conduce al benessere

Compassione, una parola che ha origini antiche e che in alcuni casi rimanda a una retorica di stampo religioso. In realtà a ben vedere il concetto originario è quanto mai attuale. Soprattutto quando abbiamo a che fare con una società improntata al perfezionismo, all’esasperazione della performance, alla critica continua di ogni aspetto. Scopriamo perché dovremmo iniziare fin da subito ad affidarci a questo approccio integrandolo nella nostra quotidianità.

Quando parliamo di compassione siamo spesso limitati da alcuni preconcetti difficili da sradicare. Il primo pensiero corre, infatti, a scene e qualità che associamo essenzialmente al consiglio di qualche religioso o guru. Approfondendo, però, il tema appare subito evidente il grande fascino che questo termine può esercitare su tutti noi.

Un’attrattiva a cui è impossibile resistere perché ci mostra che un’altra via, un’altra modalità è possibile. Un approccio alla vita che sia più in linea con il nostro reale sentire e che sia in grado di tenere in considerazione anche le nostre emozioni più profonde. Prima di immergerci in questo nuovo punto di vista, facciamo un passo indietro e torniamo all’etimologia della parola compassione.

Compassione come condivisione e accettazione autentica.

Se guardiamo al significato iniziale di compassione possiamo scoprire che si tratta della possibilità di partecipare sensibilmente al dolore, alle prove che altre persone stanno vivendo. Sebbene in molti casi nella società occidentale questo termine abbia assunto un’accezione  quasi negativa, vi sono altre prospettive che ne hanno ribaltato del tutto la visione.

Esempi di ciò sono sicuramente le filosofie orientali che hanno scelto di fare della compassione – nella sua veste più pura e luminosa – il fondamento alla base dei loro insegnamenti. A questo proposito la particolarità è che non si tratta di un sentimento giudicante da parte di qualcuno in posizione avvantaggiata verso qualcuno in difficoltà.

No, al contrario, la compassione sotto questa luce apre le porte a una connessione intima. Un’interazione complessa, ma autentica con il dolore e l’esperienza vissuta. Il fulcro di tutto il processo si fonda sullo sguardo amorevole, sull’affetto con cui si entra in relazione profonda con la persona. Si tratta perciò non più di un atto giudicante, ma di un’apertura all’altro all’insegna dell’amore e dell’accettazione incondizionata.

Compassione e self compassion.

Percorrere la strada della compassione, abbinandola alla mindfulness, permette di illuminare la propria quotidianità con significativi benefici. È stato, infatti, rilevato che le persone che apprendono queste tecniche e le praticano con costanza:

  • gestiscono meglio le emozioni difficili
  • sperimentano meno ansia
  • alleviano la depressione o il senso di colpa
  • incrementano le loro capacità di resilienza e di gestione degli eventi stressanti;
  • si sentono più fiduciose
  • apprendono come trasformare le critiche verso se stesse in motivazione e opportunità di crescita personale;
  • accettano con maggiore responsabilità, ma senza costante senso di colpa, gli eventuali errori commessi nell’arco della loro vita
  • dimostrano una più elevata consapevolezza delle relazioni riuscendo a trasformare positivamente quelle difficili.

Vantaggi interessanti soprattutto se li inseriamo nel quadro delle nostre routine iper-stressanti. Da una rapida analisi delle nostre abitudini ci possiamo, infatti, rendere conto di essere sempre sottopressione e di vivere quella che ci appare come una vita “piena di catastrofi” prendendo a prestito una citazione di Kabat-Zinn.

È quindi essenziale sapere che in realtà un’altra modalità non solo è possibile, ma è alla nostra portata. Accedervi è molto più semplice di quel che potremmo pensare. Basterà affidarci a uno strumento che nel tempo ha acquisito a buon diritto una grande fama: la mindfulness, un nuovo modo di essere che ci permette di acquisire  consapevolezza capovolgendo la nostra prospettiva fino a farci sperimentare una vita piena e ricca di esperienze felici.

Se  in questa equazione aggiungiamo poi la Self-Compassion accogliendo noi stessi, difficoltà e difetti compresi, allora ci avvicineremo ogni giorno di più al nostro vero benessere.


Il 9 gennaio 2020 alle ore 18:30 presso la sede ITCI di via Ravenna, avrà inizio il prossimo corso di Mindful self-compassion. Per saperne di più clicca qui. 

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15/11/19 Blog # , , , ,

Fase di cambiamento? Ti aiuta la mindfulness.

Stai attraversando un periodo di forte stress, una fase di trasformazione? Vivi un momento di crisi personale? La mindfulness può essere un alleato prezioso per superare gli ostacoli e riprendere in mano le redini della tua vita. Vediamo in che modo e perché.


L’alternarsi degli eventi nella nostra vita può farci sentire come se fossimo in balia delle circostanze. Momenti felici, attimi di tensione, imprevisti che ci danno da pensare o che ci fanno mettere tutto in discussione. Che siano occasioni positive o negative non importa, ciò che spesso può fare realmente la differenza è il nostro approccio mentale e il modo in cui tendiamo a vivere il presente.
Ecco perché la mindfulness, unita in alcuni casi anche alla psicoterapia, può rivelarsi un metodo interessante per affrontare al meglio il cambiamento e uscire da questa fase riscoprendo la nostra essenza.

Ritmi lenti e autenticità per cambiare visione.

Non dobbiamo per forza sperimentare ansia e panico per comprendere che il momento vissuto richiede un cambio di prospettiva. I segnali possono essere sottili, difficili da individuare: un periodo in cui ci sentiamo mentalmente esausti, in cui arriviamo a fine giornata con la testa pesante e vuota o, ancora, in cui viviamo un affaticamento generale. Una sorta di apatia anche verso le attività che abbiamo sempre amato.

Sono proprio questi gli indizi piccoli, ma potenti che vogliono avvisarci che c’è un qualcosa che dobbiamo modificare, che il nostro presente è affollato di troppe incombenze, di attività che non ci piacciono. Occorre una trasformazione radicale, ma da dove possiamo iniziare?

Per recuperare la gioia insita nella quotidianità il primo passo è rallentare il ritmo, fermarci a osservare la situazione che stiamo vivendo. È in questo istante che ci apriamo ad altre possibilità. Possiamo intraprendere un percorso differente che, se ben combinato con le tecniche di meditazione e di mindfulness, ci aiuterà a vivere il cambiamento in positivo e a trasformare una fase di stallo in un’occasione di vera rinascita.

Imparare a praticare la mindfulness giorno dopo giorno ci permetterà non solo di modificare le nostre abitudini, ma anche il nostro pensiero con effetti potenzialmente benefici su ampie aree della nostra vita.

La mindfulness come pratica quotidiana.

A ben vedere è simile a quando impariamo a suonare un nuovo strumento o ci dedichiamo a uno sport sconosciuto fino a quel momento. All’inizio tutto sembra complicato, difficile. Certe azioni, determinati movimenti ci paiono ostici: pensiamo che non riusciremo mai a padroneggiarli con maestria.

Eppure a poco a poco quello che era iniziato come un percorso in salita entra a far parte di noi: ci ridefinisce, modifica i nostri orari, la nostra routine, la nostra mente. E quelli che sembravano processi impossibili diventano degli automatismi. Elementi di cui non possiamo più fare a meno, perché il nostro corpo e il nostro cervello ricordano le sensazioni di benessere che abbiamo sperimentato attraverso quelle pratiche. Quando scegliamo di intraprendere la via della mindfulness avviene esattamente lo stesso. Possiamo incontrare ostacoli e imprevisti, possiamo doverci confrontare con alcune nostre resistenze consce o inconsce, ma ben presto sperimenteremo i reali benefici di questa possibilità.

In ogni caso, il segreto per poter utilizzare queste tecniche e trarne giovamento rimane sempre solo uno: focalizzarsi su noi stessi e, a mano a mano, far diventare questi esercizi un’abitudine. Perché possiamo ottenere un cambiamento positivo solamente se ci impegniamo in prima persona con costanza integrando le nuove attività benefiche all’interno della nostra vita. Non una volta ogni tanto, quando ci ricordiamo o quando abbiamo tempo, ma ogni singolo giorno.

E in breve la mindfulness si trasformerà in un’alleata potente. Una compagna fidata che ci accompagnerà nelle varie fasi della nostra esistenza sostenendoci e dandoci modo di rigenerare le nostre energie e la nostra essenza profonda.


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01/11/19 Blog # , , , , ,

La mindfulness per superare i periodi di crisi

I momenti di crisi possono mettere a dura prova corpo e mente. Imparare a gestirli al meglio è un passaggio fondamentale per superare le difficoltà e ritrovare il benessere psicofisico. Abbracciare il presente, praticando la mindfulness, si rivela così una delle strategie più efficaci. Scopriamo come fare.

Photo by Jared Rice on Unsplash


Essere in crisi, vivere una crisi, sono frasi che sono ormai entrate nel linguaggio comune. Se guardiamo al significato profondo scopriamo, dunque, che nello specifico si fa riferimento a uno o più momenti di grande turbamento nella vita e/o nella mente di una persona. In diverse occasioni attraversando una fase di difficoltà emotiva, mentale o fisica ci sentiamo come se fossimo in gabbia, intrappolati nella nostra quotidianità, soli e senza via d’uscita.

Questi pensieri lavoreranno così in profondità che, in poco tempo, rischieremo di andare incontro a problematiche quali depressione, ansia, attacchi di panico, esaurimento e molti altri. I periodi di crisi sembrano, infatti, esercitare un’influenza enorme sulla nostra psiche, togliendoci energie fondamentali per il nostro benessere generale e dandoci l’impressione che questa nostra condizione di malessere durerà in eterno.

Niente di più sbagliato, ovviamente. Ma come si possono superare queste convinzioni che possono limitare la nostra rinascita e ripartenza? Il percorso che ci permette di alleviare la fatica che ci appesantisce è articolato, ma con l’aiuto della mindfulness e della psicoterapia possiamo trovare nuove modalità di approccio e gestione della crisi. Vediamo insieme come possiamo rendere possibile tutto questo.

Periodi di crisi: un percorso lungo quattro passi.

Abbiamo detto che a prescindere dalle condizioni le difficoltà colpiscono duramente la nostra mente. È in questo luogo che hanno origine e si scatenano sia gli ostacoli sia alcune possibili soluzioni.

Ecco perché se desideriamo migliorare il nostro modo di attraversare i periodi di crisi è necessario che ci impegniamo attivamente lungo quattro assi distanti fra loro, ma sempre complementari. Per poter andare oltre alle emozioni negative che stiamo vivendo è, dunque, importante:

  1. RICONOSCERE

    Il primo fondamentale passo che dobbiamo compiere è ammettere che stiamo vivendo una fase di crisi. Fermarsi un momento, prendere fiato e concentrarci sulle nostre emozioni più intime. Cosa stiamo provando? Qual è il nome, la causa del nostro disagio? È rabbia per un commento che abbiamo letto come un’offesa forse, oppure è tristezza perché abbiamo dovuto dire addio a qualcuno, a qualcosa, a una parte di noi stessi. O ancora, è delusione oppure solitudine? Non c’è una risposta giusta e una sbagliata: non importa cosa riconosciamo, e se ci piace e o meno quel che vediamo, ma la possibilità di comprendere e superare che ci diamo nel momento in cui finalmente lo facciamo .

  2. TOGLIERE NUTRIMENTO AL RIMUGINIO

    Una volta riconosciuta la difficoltà, dobbiamo lavorare per eliminare tutto ciò che favorisce la ruminazione mentale, quel pensare in maniera ricorsiva e ossessiva fissandoci sempre sugli stessi temi. Per farlo possiamo praticare la meditazione e sperimentare le diverse tecniche di mindfulness che ci aiutano a focalizzarci sul presente. Mano a mano che acquisiremo dimestichezza con i procedimenti impareremo a bloccare il rimuginio e a svuotare la mente. In alcuni casi, potrebbe comunque essere utile iniziare un percorso di psicoterapia così da indagare meglio il disagio e sperimentare strategie pensate proprio per interrompere questo flusso circolare negativo.

  3. ABBRACCIARCI

    Il terzo passo sarà, invece, legato al perdono e alla possibilità di accogliere la nostra intera identità. Perdonarci per i nostri errori e fallimenti, veri o presunti che siano, è infatti un punto focale di svolta nel nostro percorso di crescita individuale. Solamente imparando che sbagli, occasioni perdute, gioie e dolori fanno parte di quella che è la nostra storia possiamo integrare tutte le varie parti all’interno di noi. I nostri pregi e difetti, così come tutto ciò che abbiamo vissuto, ci rendono la persona che siamo oggi. Una persona unica, speciale e degna d’amore e rispetto. Innanzitutto da parte di noi stessi.

  4. VIVERE CON CONSAPEVOLEZZA

    Ultimo, ma non meno importante passaggio è il mantenere viva questa nuova prospettiva che permette di riequilibrare i nostri stati d’animo. La mindfulness, abbinata ad altre strategie come la meditazione e la psicoterapia, ci insegna così una nuova modalità di approccio e di gestione delle crisi. Una vera e propria pratica di benessere che, con l’abitudine e la costanza, diverrà un’alleata preziosa per la nostra mente e non solo. In breve, un piccolo grande regalo che facciamo a noi stessi e alla nostra vita.


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24/10/19 Blog # , , , , ,

Il fallimento? Con la mindfulness può rivelarsi un’occasione di rinascita

Approcciare gli insuccessi o le battute d’arresto che la vita ci mette davanti è fondamentale per recuperare il benessere psicofisico e non sentirsi travolti dagli eventi. Vediamo insieme come la mindfulness, unita alla psicoterapia, può essere d’aiuto in questi casi.

In una società che esalta unicamente il successo a ogni costo non è semplice avere a che fare con gli imprevisti della nostra vita. Può capitare in amore quando una relazione attraversa una crisi e finisce; oppure al lavoro quando, nonostante gli sforzi e i sacrifici, non si raggiungono gli obiettivi sperati. O ancora nella vita quotidiana quando ci scontriamo con un momento difficile, con un cambiamento improvviso che sconvolge la nostra routine e che viviamo come un nostro fallimento pubblico o privato.

Le situazioni possono essere le più disparate, ma ciò che le accomuna è il senso di frustrazione, di vergogna, di impotenza che avvertiamo. Eventi piccoli o grandi che paiono bloccarci del tutto la strada verso un futuro luminoso. Se a queste sensazioni aggiungiamo il confronto con le vite patinate degli altri, e con i giudizi più o meno evidenti che ci vengono restituiti in cambio, la sconfitta è dietro l’angolo.

Per evitare di soccombere e iniziare a vedere tutto nero, anche quando il bicchiere non è mezzo vuoto, possiamo affidarci alla psicoterapia e alla mindfulness. L’unione e la pratica simultanea di questi due percorsi è una delle soluzioni che si sono maggiormente distinte per la loro efficacia. Prima di vedere come la mindfulness ci aiuta a superare il fallimento occorre però fare una breve premessa.

 

Non esiste solo la perfezione dei social… ed è giusto così

Abbiamo detto che la nostra società è focalizzata sul successo a ogni costo. Se questa esaltazione della vittoria è sempre stata molto evidente, con l’avvento e la diffusione dei social network è stata portata all’estremo. Ogni giorno siamo subissati da milioni di immagini in cui ogni minuscolo dettaglio appare perfetto, in cui tutti sono sorridenti, felici, sempre al massimo. Le persone pubblicano scatti che li ritraggono come nuovi modelli dei giorni nostri in luoghi da sogno, circondati da ogni meraviglia. Non stupisce, perciò, leggere che secondo alcuni studi l’esposizione elevata a un canale come Instagram ci faccia sentire più infelici e inadeguati. Chi potrebbe mai reggere il confronto con queste immagini sempre così perfette, con queste vite vincenti che dai racconti appaiono eccezionali? Come possiamo sentirci all’altezza confrontando quelle magnifiche scene con la nostra vita quotidiana fatta di lavoro, imprevisti, insuccessi, litigi, routine e tanto altro ancora?

Quello che spesso ci dimentichiamo è che ciò che filtra da queste foto sono sì momenti perfetti, ma anche edulcorati e studiati a tavolino. Sono solo una parte, la migliore, di quella che è la vita e l’esperienza completa di ciascuno di noi. Ciò che vedremo sono solo alcuni specifici istanti scelti appositamente per essere mostrati e possibilmente ammirati.

Queste considerazioni sono il punto di partenza essenziale per riuscire a toglierci di dosso quella sensazione di inadeguatezza che rischia di darci il tormento. Per un’analisi obiettiva e sincera della nostra situazione che ci permetta di ridimensionare i problemi e limitare le percezioni più negative. In questo complesso processo, possiamo trovare un valido alleato nella mindfulness.

Andare oltre il fallimento grazie alla mindfulness

Il fallimento e le battute d’arresto, che tutti sperimentiamo o abbiamo sperimentato in passato, sono tappe preziose all’interno del percorso di crescita di ciascuno di noi. Per approcciare questi eventi in maniera positiva – imparando ad accettarli e traendo insegnamento da essi – è importante focalizzarsi sul presente, sulla nostra interiorità, su ciò che sentiamo nel profondo.

La mindfulness, praticata con costanza e in alcuni casi abbinata alla psicoterapia, permette di rallentare i nostri ritmi, calmare la mente e concentrarci sulle nostre emozioni più intime. Di frequente, sono proprio queste ultime la causa vera del malessere e della sensazione di frustrazione e inadeguatezza che ci porta a rimuginare sugli insuccessi, sulle opportunità non colte o sbagliate, sui rimpianti.

Se vogliamo utilizzare la mindfulness per migliorare il nostro approccio alle sensazioni negative o positive e al fallimento abbiamo a disposizione diverse possibilità. Possiamo, infatti, praticare la respirazione diaframmatica, la meditazione, l’esplorazione del corpo, lo yoga consapevole e le visualizzazioni guidate o meno. Da sole o insieme, tutte queste tecniche sono potenti alleati che via via trasformano il nostro approccio agli eventi. In breve tempo saremo, infine, in grado di creare un circolo virtuoso che rifletterà i suoi effetti benefici su tutti gli aspetti della nostra vita. Un significativo cambio di prospettiva a cui non vorremo più rinunciare.


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04/10/19 Blog # , , , , , ,

Contrastare il bullismo con la Mindfulness

Sempre più spesso ragazzi e bambini di ogni età si trovano a fare i conti con un fenomeno complesso e destabilizzante: il bullismo. Sia che si subiscano sia che si esercitino, questi episodi negativi possono essere contrastati affiancando alla psicoterapia anche alcune tecniche di mindfulness. Scopriamo come e in che modo questa pratica può essere d’aiuto.


La cronaca, e non solo, porta all’attenzione del pubblico episodi gravi di bullismo: accuse, litigi, vessazioni, prese in giro che possono sfociare in vere e proprie aggressioni dai toni anche tristemente violenti. Situazioni e attacchi che mostrano il profondo disagio provato dai nostri ragazzi a un’età sempre più bassa.

Oltre alla psicoterapia qualora fosse necessario, esistono altre strategie che possono essere d’aiuto nel definire i contorni della problematica e nel tratteggiare soluzione sul lungo termine. Una di queste è sicuramente la mindfulness, una pratica antica che si sta diffondendo soprattutto negli ultimi anni. In che modo questa tecnica può donare sollievo a ragazzi e bambini?

Mindfulness a scuola: i benefici a livello educativo

Siamo abituati a pensare che ansia, attacchi di panico, rabbia o depressione siano problematiche tipiche dell’età adulta. Quello che spesso dimentichiamo è che la fase pre adolescenziale e adolescenziale in molti casi sono momenti di passaggio, confusione e costruzione dell’identità. Periodi in cui il bambino, il ragazzo e il futuro adulto subisce o avverte forti pressioni esterne sia per adeguarsi al contesto sia per trovare quella che sarà la sua strada.

In quelle fasi è possibile che sperimenti istanti caratterizzati da emozioni forti e contrastanti che, a volte, vengono dirette verso l’esterno contro gli altri oppure all’estremo opposto proiettate su di sé fino a condurre, in casi estremi, all’autolesionismo. Proprio per spezzare questi circoli negativi diviene importante individuare le giuste strategie che portino a una risoluzione il più possibile definitiva e capace di accompagnare la persona lungo tutta la sua vita.

La mindfulness e la meditazione, unite se necessario a un percorso psicoterapico, in particolare aiutano:

  • a concentrarsi sul proprio sentire più profondo
  • a entrare in contatto con il proprio io
  • a focalizzarsi sul presente
  • ad aprirsi alle emozioni abbracciandole e integrandole all’interno
  • ad alleviare le sensazioni negative vissute
  • a relazionarsi con gli altri in maniera consapevole
  • ad accettare e superare i momenti di frustrazione, i piccoli o grandi fallimenti che tutti prima o poi viviamo

Da questo breve elenco si capisce subito l’importanza che, via via, la mindfulness sta acquisendo anche per quanto concerne l’ambito educativo. Ecco perché non stupisce la notizia che in Olanda, così come in altri Paesi, questa pratica e le tecniche meditative abbiano assunto un ruolo attivo nell’insegnamento diventando esse stesse regolari materie di studio per gli studenti fin dalla più tenera età.

Attraverso la pratica costante della mindfulness e della meditazione, sempre a misura di bambino o adolescente, i partecipanti sono in grado di incrementare le loro abilità relazionali e l’intelligenza emotiva. Al contempo, i ragazzi sviluppano la propensione al rispetto e all’empatia. È stato, infine, rilevato che gli studenti che impiegano queste strategie sono più predisposti alla concentrazione, all’ascolto e all’inclusione degli altri nella loro sfera d’azione. Tutti preziosi aspetti questi, che rivelano la loro potenza e utilità in ogni fase di crescita. A maggior ragione quando si è in presenza di stati di rabbia, aggressività o ansia legati alla vita scolastica e a episodi di bullismo.


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27/09/19 Blog # , , , , , , , , ,

Accettare le emozioni negative per essere felici

Ansia, panico, pensieri ossessivi sono problematiche che possono affliggere tutti noi. Una strategia per superare i momenti no deriva dall’accettare proprio le emozioni negative che spesso tendiamo a rifiutare. Scopriamo come metterla in atto e perché potrebbe fare al caso nostro.

La nostra è una società focalizzata sul successo a ogni costo, sull’apparire sempre al meglio: sorridenti e al top in ogni occasione. Non stupisce, perciò, che le emozioni negative siano via via state relegate ai margini del discorso pubblico e che ben presto si siano trasformate in veri e propri tabù.

Rifiutare quei momenti no, cercare di camuffarli o addirittura eliminarli non solo non porta a nulla, ma in alcuni casi può peggiorare la nostra situazione. Negare le emozioni negative può, infatti, dare l’impressione di essere intrappolati in una fase di stallo, sottrarre ulteriori energie e impedirci di superare quegli istanti di dolore. Quello che si viene a creare è una realtà percepita come immutabile, grigia e piena di ostacoli dalla quale si inizia a credere sia difficile uscire.

Non si tratta di mettere in dubbio l’utilità e il sollievo che alcune persone sperimentano grazie all’impiego del pensiero positivo o della focalizzazione mentale verso i singoli obiettivi. Semmai è essenziale comprendere l’importanza di tutti i lati caratteriali, le predisposizioni e le emozioni che un individuo vive quotidianamente. Positivo o negativo, ogni elemento riveste un ruolo unico all’interno della nostra psiche: negarne o cercare di eliminare uno di questi non farà che enfatizzare il nostro malessere. Al contrario, una strada che si è rivelata efficace e potente nel superare le difficoltà passa proprio dall’accogliere, dall’accettare, dal constatare senza giudizio la presenza delle emozioni negative.

Come abbracciare le emozioni negative?

Accogliere la rabbia, la tristezza, l’ansia, la vergogna ci fornisce l’opportunità di accettare quegli stati d’animo ridimensionandoli e vedendoli per quello che sono realmente: momenti passeggeri e del tutto naturali, che possono capitare a chiunque. Non più macigni insormontabili, dai quali fuggire e di cui incolparsi, ma sensazioni, percezioni temporanee sopraggiunte per i più svariati motivi.

La mindfulness, unita alla psicoterapia, può aiutarci proprio nell’acquisire la giusta consapevolezza e nell’integrare le sensazioni negative all’interno della nostra mente. Abbiamo già visto ad esempio la tecnica RAIN con i sui quattro step, ma esistono anche altre strategie che possono essere utili nell’indirizzarci verso

l’accettazione di tutte le nostre emozioni. Alla base di queste possibilità pratiche vi sono sempre 3 linee guida chiave:

  1. Entrare in contatto con noi stessi, conoscere e definire il più possibile i contorni dell’emozione che stiamo vivendo;
  2. Accettare lo stato d’animo che abbiamo riconosciuto sospendendo il giudizio su di esso;
  3. Vivere quella determinata sensazione senza cercare di ignorarla o di forzarne il decorso.

Accogliere e vivere le emozioni negative

Accogliere l’emozione negativa, viverla rispettando le nostre percezioni non si traduce in una mesta rassegnazione. Tutt’altro! Accettare il nostro lato ombra e i nostri momenti bui vuol dire piuttosto darsi il tempo e la possibilità di sentire in profondità, di connettersi con la nostra parte più intima e preziosa. In questo modo le emozioni potranno fluire liberamente lasciando poi spazio a un reale benessere psicofisico. Al contempo, entrando in contatto con i nostri sentimenti avremo anche l’occasione di individuare con maggiore chiarezza da dove scaturisce il malessere ed, eventualmente, intervenire attivamente per migliorare o far evolvere la situazione che crea preoccupazione.

Come abbiamo visto, sia che si intervenga con la mindfulness sia che ci si rivolga alla psicoterapia o che si utilizzino entrambe, i primi passi sono sempre strettamente legati al riconoscimento e all’accettazione del nostro stato d’animo. Con l’intima consapevolezza che ogni singola emozione fa parte di noi, ma non ci definisce e non mette la parola fine a quella che è la nostra storia. Perché come ha detto qualcuno può essere “un brutto momento, ma non è una brutta vita”.


L’essere umano è come una locanda.
Ogni mattina un nuovo arrivo.

Momenti di gioia, di depressione, di meschinità,
a volte un lampo di consapevolezza giunge
come un visitatore inatteso.
Dai loro il benvenuto e intrattienili tutti!

Anche se c’è una moltitudine di dolori,
che violentemente svuota la tua casa
portando via tutti i mobili,
tratta ugualmente ogni ospite con rispetto.
Potrebbe aprirti a qualche nuova gioia.

I pensieri cupi, la vergogna, la malizia, accoglili sulla porta con un sorriso,
ed invitali ad entrare.
Sii grato chiunque arrivi,
perché ognuno è stato mandato
dall’aldilà per farti da guida.

Poesia La Locanda di Rumi

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20/09/19 Blog # , , , , , ,

Respirazione diaframmatica: i benefici di una pratica da rivalutare

Lo diciamo spesso, senza poi dare davvero peso alle parole: respira, rallenta e l’ansia non sarà la tua sola padrona. Ma sarà proprio vero? Quali sono i benefici della respirazione diaframmatica? Se combinata con la psicoterapia può essere vista come una delle strategie da utilizzare contro l’ansia? Proviamo a rispondere a queste e altre domande

È l’atto naturale più semplice, il più automatico del mondo eppure la sua importanza è enorme. Respirare è un’azione talmente radicata in noi, da vederla quasi come se fosse un elemento scontato e banale. Un qualcosa che facciamo in ogni istante e su cui non è neppure necessario soffermarsi troppo a riflettere.

Nonostante queste convinzioni, nel corso del tempo è stato dimostrato quanto la respirazione profonda possa rivelarsi utile nel contrastare l’ansia, gli attacchi di panico e la depressione. In combinazione con altre tecniche e terapie può trasformarsi, infatti, in uno dei nostri assi nella manica.

E tutto questo riscoprendo il valore di una respirazione corretta? Sì, perché sebbene ormai si parli di frequente del potere delle tecniche di meditazione e dell’autoconoscenza uno dei primi tasselli da apprendere e praticare rimane proprio quello: respirare… nella maniera giusta ovviamente. Vediamo, dunque, insieme i benefici collegati a questa pratica che trova fondamento in numerose culture fin dall’antichità.

I preziosi doni della respirazione diaframmatica

Se anche tu hai sperimentato o provi difficoltà a respirare e ansia, sai di certo quanto sia complesso riuscire a calmare l’affanno e ritrovare la serenità perduta. L’impegno e gli sforzi richiesti, però, vengono del tutto ripagati dai benefici che la respirazione profonda è in grado di apportare sul nostro corpo e in particolare sul cervello.

Questa tecnica, unita alla psicoterapia e a determinati farmaci qualora dovesse essere necessario, rimane infatti una delle strategie che più si è rivelata efficace nel combattere l’ansia e gli attacchi di panico. Nello specifico sono stati evidenziati alcuni vantaggi legati alla respirazione diaframmatica.

  1. Il primo è l’effetto rilassante che questa pratica ha sulla nostra mente. Alcuni semplici esercizi di respirazione possono perciò favorire uno stato di serenità e riposo.
  2. In aggiunta, respirare in maniera profonda ci permette di contenere e regolare la pressione sanguigna. Se praticata con regolarità la respirazione controllata aiuta a ridurre il rischio di ictus e aneurisma cerebrale e lo stress che incide sui vasi sanguigni.
  3. Contare i respiri che compiamo influisce sull’area cerebrale deputata al controllo delle emozioni. Nella pratica è come se, attraverso le tecniche di respirazione, potessimo entrare in connessione e stimolare la nostra coscienza profonda.
  4. Da ultimo, ma non meno importante, la pratica di controllare il respiro migliora i ricordi connessi a eventi negativi o paurosi e le capacità mnemoniche in generale.

Ecco spiegato perché questa tecnica viene consigliata unitamente alla psicoterapia e, in alcuni casi, a rimedi farmaceutici specifici sempre e solo su indicazione di un esperto professionista.

L’effetto calmante del respirare

Come abbiamo avuto modo di vedere, i vantaggi che possiamo trarre dalla respirazione sono notevoli.

Com’è possibile tutto questo? La spiegazione è rintracciabile nel legame speciale che unisce un contenuto numero di neuroni, presenti nel tronco cerebrale, e le funzioni corticali superiori responsabili del nostro stato di calma o di agitazione. Alcuni ricercatori dell’Università di Stanford hanno, infatti, portato alla luce come le attività di questo gruppo di neuroni inizino e vengano potenziate dal respiro. Questa scoperta, che ha trovato spazio anche in un articolo di Science, non fa che fornire ulteriore valore ai dati ottenuti in passato e che hanno sempre evidenziato come la respirazione sia in grado di influenzare  il comportamento e il pensiero di ordine superiore.

Conosci e pratichi la respirazione profonda? Hai già riscontrato i suoi benefici? Faccelo sapere nei commenti.

Ti è piaciuto l’articolo? Leggi anche Mindfulness e ansia: come combatterla con la tecnica Rain

 

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