5 Giugno 2024

Ricevere e fare critiche: una prospettiva per essere costruttivi

Capita molto spesso, le persone ci muovono una critica o un’obiezione e noi ci sentiamo subito a disagio. Ci mettiamo sulla difensiva, ci rimuginiamo sopra o critichiamo aspramente a nostra volta perché ci sentiamo feriti. Come possiamo abbracciare una prospettiva differente che ci permetta di andare oltre a quel momento negativo? Vediamolo insieme.

Sentirci giudicati rischia di frequente di farci vivere periodi e momenti di forte disagio. Una critica di qualunque genere può infatti portarci a mettere in discussione le nostre certezze, far affiorare ferite ed emozioni controverse. Può in pratica farci sentire vulnerabili.

Non è mai bello quando abbiamo a che fare con una critica. Imparare a gestire questi eventi può però rivelarsi essenziale e strategico per migliorare sensibilmente il nostro benessere mentale ed emotivo.

Ecco perché è utile che ci impegniamo nel tempo a riconoscerle e soprattutto a gestirle. Che si tratti di un’obiezione fondata o meno, di un giudizio o di una critica costruttiva ci sono dunque alcuni passaggi che possiamo mettere in atto fin da subito.

Foto di Vitolda Klein su Unsplash

Strategie per vivere bene il confronto con le critiche.

Partiamo innanzitutto da un passaggio che può sembrare banale, ma che a ben vedere può davvero cambiare le regole del gioco. Il primo punto a cui possiamo fare riferimento è allora allenarci alla consapevolezza e all’analisi della situazione.

Per cambiare la nostra prospettiva difatti dobbiamo partire proprio dal guardare senza giudizio e con neutralità la situazione che stiamo vivendo. Poniamoci alcune domande:

  • Chi sta muovendo la critica?
  • Con gentilezza e obiettività, è qualcosa di vero oppure no?
  • Come ci fa sentire questa situazione?
  • Cosa smuove dentro di noi? Ci sono eventi del passato che risuonano?
  • Cosa possiamo imparare da questo evento?

A seguire cerchiamo di prendere atto di quanto ci viene detto o riportato con apertura mentale. Mettiamoci in ascolto attivo e stiamo davanti alla realtà delle cose senza caricarci di ulteriore letture e riletture alla ricerca di significati nascosti.

Apertura e tempo: siamo gentili con noi stessi e con gli altri.

Proseguendo andiamo oltre alle emozioni e alle reazioni immediate che si potrebbero scatenare in noi. Non prendiamo le critiche come un attacco personale e ricordiamoci il più possibile che non siamo in una competizione.

Le critiche appaiono facilmente come un attacco personale ma questo rischia solo di esacerbare la nostra rabbia e di offuscare la nostra obiettività. Separiamo noi stessi, la nostra identità dal feedback o dal giudizio che abbiamo ricevuto.

Noi valiamo a prescindere e non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno. Possiamo aver commesso un errore, possiamo dover rivedere o migliorare un comportamento.

Ciò però non mina il nostro valore, abbiamo semplicemente qualcosa su cui pensare ed eventualmente su cui lavorare se riteniamo che la critica abbia un senso.

Motivo per cui se lo riteniamo necessario può rivelarsi utile porre domande. Cercare di approfondire sia la critica sia le condizioni che hanno portato alla nascita della stessa.

Proseguiamo dandoci tempo per riflettere. Ringraziamo chi ci ha dato il feedback per averci dato modo di lavorare su di noi e crescere.

Critiche: non solo riceverle nel modo giusto, ma anche farle.

Allo stesso modo se siamo noi a muovere una critica manteniamo un atteggiamento positivo. Concentriamoci sul comportamento e sulle azioni che non hanno funzionato per noi e non attacchiamo mai la persona sulla sua identità.

Pratichiamo l’empatia e la compassione. L’insegnamento a cui possiamo guardare in questo caso è trattare gli altri come vorremmo essere trattati. Offriamo feedback assicurandoci di farlo sempre in modo costruttivo e in special modo rispettoso.

Una possibilità è ad esempio quella di fornire esempi pratici, spunti e consigli su come la persona potrebbe migliorare quella situazione specifica. Dopotutto ricordiamoci che lo scopo ultimo delle critiche dovrebbe essere in ogni caso quello di aiutare, mai di ferire.

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