22/06/22 Blog

Come andare oltre all’overthinking? Sperimentiamo con 4 esercizi

L’overthinking è letteralmente il pensare troppo. Un circolo vizioso che ci può togliere energie e fare stare male. Conoscere alcune semplici pratiche quotidiane può aiutarci a superare questi momenti di difficoltà. Scopriamo come fare.

Quando iniziamo a rincorrere in modo ossessivo i nostri pensieri rischiamo di danneggiarci. Pensare è un atto umano positivo, ma quando rimuginiamo costantemente sempre sugli stessi pensieri possiamo solo farci del male. È il meccanismo dell’overthinking di cui abbiamo parlato anche in questo articolo.

Dopo aver visto che cos’è e quali possono essere le sue cause è il momento di vedere come possiamo contrastarlo. Conoscere alcuni accorgimenti semplici e pratici da inserire nella nostra routine quotidiana è difatti una mossa strategica che può fare la differenza. Dopotutto anche per contrastare l’overthinking abbiamo bisogno di costanza e sperimentazione. Ecco perché potremmo vedere queste pratiche quasi come una sorta di allenamento per uscire pian piano dal nostro loop di pensieri.

Agire e fare per non stare troppo nella sola mente

Il punto di partenza fondamentale a cui dobbiamo guardare è innanzitutto uno. Siamo infatti troppo abituati a vivere nella nostra mente, separati dal corpo e dall’esperienza sensoriale. Al giorno d’oggi la dimensione mentale è diventata centrale nelle nostre giornate. Pur portando effetti positivi, questo passaggio ci spinge sempre di più a vivere connettendoci e maneggiando i pensieri.

Per andare oltre all’overthinking quindi abbiamo bisogno di dedicarci al fare, all’agire così da ritrovare una connessione con la realtà concreta. Una possibilità questa che ci aiuta inoltre a cambiare prospettiva e a rimettere nella giusta proporzione ogni nostro pensiero. Nella vita quotidiana difatti essendo così immersi nei nostri problemi e nella nostra dimensione mentale finiamo per vedere i pensieri come assoluti. In parte è come se tutto il nostro mondo e le nostre priorità si riducessero a ciò che stiamo pensando.

Rimuginare costantemente e in modo ossessivo o ricorrente sugli stessi pensieri ci porta erroneamente a non vedere nient’altro. Siamo talmente presi da questo circolo vizioso da legare a esso le nostre emozioni spesso arrivando a vivere stadi ansiosi o depressivi. La visione sottostante ci spinge a pensare che non potrà mai essere diverso e ci toglie anche la speranza, motore principale per il nostro benessere psicologico.

Esempi di esercizi pratici per superare l’overthinking

Partendo da queste considerazioni è chiaro quanto sia importante per noi recuperare la dimensione del fare e dell’essere. In questo senso allora una delle opzioni migliori è metterci in gioco dedicandoci ad alcuni esercizi pratici.

Uno dei primi da provare è legato al discorso del tempo. Di frequente l’overthinking ci assorbe completamente. Motivo per cui un esercizio valido può essere quello di usare un timer dandoci un tempo prestabilito e abbastanza breve per dedicarci ai nostri pensieri. Scaduta quella sessione “intensiva” dobbiamo dedicarci ad altro immaginando di aver archiviato in una scatola i pensieri che ci fanno male per quella giornata.

A seguire un’altra pratica utile è staccare fisicamente dal momento in cui siamo in overthinking. Se ci accorgiamo di stare male per i troppi pensieri che ci tolgono il respiro usciamo per una camminata consapevole o una corsa anche breve. Il nostro compito in questo caso è solo concentrarci sull’esperienza che stiamo vivendo in quel momento gustando ogni secondo in profondità.

Correlato a questo può essere utile anche scegliere di dedicarci a un’attività manuale. Ad esempio possiamo dedicarci a un hobby lontano dallo schermo, possiamo cucinare o persino fare le pulizie. Insomma qualsiasi cosa, l’essenziale è che ci concentriamo unicamente su quelle azioni concrete. Concludendo una pratica utile è anche un esercizio di cui abbiamo parlato qui che ci aiuta a radicarci ulteriormente nella nostra realtà presente.

Stai attraversando un momento di difficoltà? Ti confronti spesso con l’overthinking e ti sembra di non riuscire mai a staccare davvero dai tuoi pensieri? Contattami e raccontami la tua esperienza. Possiamo capire insieme le strategie più funzionali che ti aiutino a riportare la serenità nella tua vita.

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08/06/22 Blog

Overthinking: quando pensare troppo ci fa stare male

Pensare è un atto umano che tutti noi compiamo. Ci sono però delle situazioni in cui ci ritroviamo a percorrere in modo ossessivo e circolare alcuni pensieri. Quando passiamo moltissimo tempo e dedichiamo buona parte della nostra concentrazione ai pensieri negativi allora abbiamo a che fare con l’overthinking.

In ogni momento la nostra mente è attiva e alle prese con i ragionamenti più diversi. Ricordi, pensieri, riflessioni o intuizioni sono parte integrante del nostro funzionamento come esseri umani. Esistono però delle situazioni in cui il pensare da normale attività si trasforma in un circolo vizioso, in una gabbia che ci fa stare male.

Il riferimento in questo caso va a un fenomeno conosciuto come overthiking. Conoscere come si manifesta questa problematica e il suo impatto sulla nostra vita diventa quindi fondamentale.

Cosa vuol dire essere in overthinking?

Partiamo dunque dalla definizione. A livello letterale l’overthinking può essere tradotto dall’inglese come “pensare troppo”. È proprio questa la caratteristica peculiare con cui ci possiamo trovare a fare i conti. Quando siamo presi dall’overthinking è come se la nostra mente non potesse più conoscere il riposo.

Nella pratica torniamo in maniera ciclica, ripetitiva, quasi ossessiva sempre sulle stesse riflessioni. Riflessioni che di norma si concentrano sugli aspetti negativi della nostra quotidianità. Questa situazione può allora portarci a immergerci in quella che viene riconosciuta come una vera e propria ruminazione mentale. Una possibilità negativa che può poi condurci in extremis a sperimentare ansia e stadi depressivi.

I pensieri negativi si caratterizzano poi per essere di frequente connessi a determinati stati d’animo che esasperano ulteriormente la nostra condizione di malessere. Nell’immobilismo e nel loop ossessivo in cui ci troviamo a ripercorrere sempre gli stessi pensieri finiamo per avvertire unicamente:

  • paura;
  • risentimento;
  • frustrazione e un senso di ingiustizia;
  • rabbia;
  • angoscia.

Questo cerchio che trasforma la mente nella nostra gabbia rischia di toglierci anche la possibilità di intravedere una via d’uscita dalle diverse situazioni. Tornando costantemente agli stessi eventi rimaniamo bloccati nel nostro pensiero. Smettiamo di agire e scegliere, siamo del tutto ancorati al passato con il rischio di perdere il legame con il presente. Iniziamo quindi a credere a tutte quelle critiche e convinzioni limitanti che ci siamo o che ci vengono mosse. Diamo per scontato che andrà tutto male e perdiamo la speranza.

Crediamo poi che l’unico modo per risolvere sia continuare a rivedere in loop le stesse scene e pensieri. Anziché agire passiamo il nostro tempo nella mente dando il massimo potere all’overthinking.

Alcune possibili cause di questo loop che ci intrappola

L’overthinking si nutre delle nostre insicurezze e paure, della nostra percezione di inadeguatezza e/o scarso valore. Potremmo aver vissuto un evento che ci ha smosso in profondità, un fallimento, una critica o un evento che è andato diversamente da quello che speravamo. Oppure potremmo essere proiettati completamente sugli scenari futuri che devono ancora accade e che forse mai accadranno.

In tutti questi casi e in molti altri potremmo perciò trovarci a scomporre ogni singolo momento di quella situazione. Potremmo analizzare quegli istanti fino allo sfinimento pensando a cosa avremmo dovuto fare di diverso, come avremmo dovuto rispondere o dire, a cosa potremmo ancora fare.

Un’altra componente essenziale nell’overthinking e nella ruminazione mentale è collegata al desiderio di controllo. Questo spesso si abbina all’idea che ogni evento sia una nostra responsabilità e che dovremmo poter gestire ogni istante. Il rivedere in continuazione la scena ci fornisce quindi l’illusione di poter avere tutto sotto controllo.

Condizione questa che a volte sembra utile per placare le nostre sensazioni collegate alle preoccupazioni, alla frustrazione per scelte che pensiamo di subire, all’ansia anticipatoria. Da ultimo è bene sottolineare come a scatenare l’overthinking possano essere gli scenari più diversi: dal lavoro al privato, passando per le relazioni amicali, amorose e/o familiari.

Provi ansia, stress, demotivazione? Ti capita di rimuginare e di pensare di non sapere quale direzione prendere? Contattami e raccontami la tua esperienza. Lavoriamo insieme per ritrovare la serenità e rafforzare il tuo benessere.

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14/05/22 Blog

L’esercizio 5-4-3-2-1 per radicarci e combattere il panico

Se sperimentiamo ansia e/o panico sappiamo bene quanto possa essere difficile affrontare quegli istanti. Un aiuto su cui possiamo fare affidamento è la possibilità di trovare delle ancore che ci permettano di interrompere il loop dei pensieri e ritrovare un momento di quiete. È questo il senso dell’esercizio 5-4-3-2-1.

Quando abbiamo a che fare con l’ansia e gli attacchi di panico potremmo sentirci come scollati dalla realtà. Potremmo essere così presi dal rimuginio, dal loop di pensieri negativi e ansiogeni, da certe sensazioni opprimenti da non prestare attenzione a quanto stiamo davvero vivendo in quel momento. Ecco perché in quegli istanti abbiamo più che mai bisogno di riconnetterci al presente, di ancorarci alla materia, di portare l’attenzione al qui e ora.

Farlo vuol dire prendere consapevolezza in modo oggettivo e non giudicante di ciò che ci circonda. In questo senso ci può aiutare l’esercizio 5-4-3-2-1. Questa pratica mindfulness ci consente di interrompere il loop negativo e ossessivo, di andare oltre tornando alla realtà concreta.

Il corpo, i 5 sensi e l’attenzione al qui e ora contro l’ansia

Se ci ritroviamo sempre in balia degli stessi pensieri che ci fanno stare male e da cui non riusciamo a uscire, abbiamo bisogno di prendere le distanze da questa prospettiva. A volte il loop interviene perché come esseri umani siamo ormai abituati a vivere più nella mente che nel corpo. Di frequente difatti tendiamo a mettere all’ultimo posto i nostri bisogni, le sensazioni e i desideri per dare spazio al ragionamento, alle idee, al lavoro continuativo.

Eppure così facendo apriamo sempre più le porte al malessere, allo stress e al disequilibrio. Dimentichiamo di ascoltarci in profondità e di connetterci con il mondo fisico e sensoriale. Una realtà fatta di suoni, odori, sensazioni tattili e così via. In breve ci allontaniamo senza neanche accorgercene dall’esperienza corporea. Una possibilità che ci impedisce quindi di assaporare davvero il momento presente e di favorire il nostro benessere psicofisico.

Da questo punto di vista sperimentare una pratica come l’esercizio 5-4-3-2-1 ci fornisce allora l’occasione perfetta per rimetterci in contatto con i nostri cinque sensi. Questi dopotutto sono parte fondante della nostra vita fin dai primissimi istanti. Riscoprirli e metterli in azione con continuità è perciò vitale.

Come sperimentare l’esercizio 5-4-3-2-1

Per ancorarci al presente e uscire dalla trappola dei pensieri ricorrenti possiamo fare affidamento sui nostri cinque sensi. È partendo da questa considerazione che è stato sviluppato l’esercizio di mindfulness di cui parliamo oggi. Come funziona la pratica 5-4-3-2-1?

Innanzitutto ritagliamoci un momento solo per noi. Possono essere pochi minuti purché scegliamo di viverli in modo consapevole. Al bando il multitasking questi sono istanti per il nostro benessere. Stacchiamo da qualsiasi attività abbiamo in corso. Silenziamo il cellulare e le notifiche.

Una volta fatto chiudiamo gli occhi ed eseguiamo qualche secondo di respirazione profonda in tranquillità. Possiamo anche prendere spunto da questa pratica. Apriamo gli occhi e osserviamo cosa ci circonda. A questo punto elenchiamo ad alta voce o mentalmente:

  • 5 cose che vediamo dal punto in cui siamo
  • 4 cose che possiamo toccare con mano
  • 3 suoni che sentiamo in quell’istante
  • 2 odori che ci accorgiamo di percepire
  • 1 sensazione fisica che ci attraversa in quei momenti

Prendiamoci il nostro tempo. Non dev’essere una rincorsa pensando già alla fase successiva. Assaporiamo gli elementi che notiamo, stiamo lì con loro e con le emozioni o le sensazioni che percepiamo. Stiamo a contatto con i nostri sensi.

Diamoci la possibilità di riscoprire quanto composito e pieno di vita sia in realtà il nostro presente, il nostro qui e ora. Quando ci sentiamo pronti per concludere chiudiamo ancora un secondo gli occhi. Dedichiamoci alla respirazione e infine riprendiamo con calma rinnovata le attività che ci aspettano.  
________________________________________________________________________________________________________________Ti capita spesso di avvertire ansia o di vivere un attacco di panico? Ti senti bloccato o in preda alla demotivazione? Contattami: insieme possiamo lavorare per riportare equilibrio e serenità nella tua quotidianità.

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09/05/22 Blog

Respirazione 4-7-8: una tecnica anti-stress per rilassarci

Se siamo spesso soggetti all’ansia e/o allo stress può essere il momento di allenarci per riportare la giusta serenità alla fine della nostra giornata. Gli eventi stressanti e la routine frenetica possono compromettere il nostro benessere, ma ci sono alcune pratiche che possono aiutarci. Ne è un esempio la respirazione 4-7-8. Scopriamo di che si tratta e come metterla in atto.

Lo stress e l’ansia sono due grandi nemici del nostro benessere psicofisico. A volte non occorrono eventi eclatanti, ma è la nostra stessa routine combinata alle nostre preoccupazioni a danneggiarci. Ecco perché può essere utile sperimentare alcune pratiche di rilassamento, training autogeno e/o meditazione.

Un esempio che risulta davvero consigliato è rappresentato dalla respirazione 4-7-8. Quest’ultima rientra fra le tecniche di rilassamento che possono favorire sia il recupero dello stato di calma sia il riposo in special modo notturno. Sono infatti molte le persone che hanno iniziato a sperimentarne i benefici allo scopo di velocizzare l’arrivo del sonno.

Perché provare le tecniche di rilassamento e respirazione?

Prima di vedere come esercitarci con la respirazione 4-7-8, vediamo insieme alcuni dei vantaggi che rendono consigliabile provare le tecniche di rilassamento. A tal proposito sono numerosi i benefici collegati all’utilizzo della respirazione, della meditazione o in generale delle pratiche di rilassamento. Nello specifico dunque è bene sapere che grazie a queste attività possiamo:

  • ridurre sensibilmente il livello di tensione che sperimentiamo;
  • rigenerarci e sostenere le nostre energie psico-fisiche:
  • allentare la pressione derivante da ansia e preoccupazioni;
  • ritrovare un buon livello di serenità e di calma;
  • favorire il riposo e il recupero psicofisico;
  • incrementare l’ossigenazione del sangue;
  • ridurre la percezione del dolore sia cronico sia temporaneo;
  • ridurre e limitare le risonanze emotive;
  • rafforzare la nostra capacità di risposta e di gestione degli eventi stressanti;
  • ritrovare il nostro equilibrio;
  • migliorare la nostra autoconsapevolezza e la conoscenza del momento che viviamo;
  • rafforzare la nostra salute e il benessere emotivo.

Praticare il rilassamento e le tecniche di respirazione ci permette quindi di prenderci cura di noi stessi in maniera completa. Grazie a queste possibilità abbiamo l’occasione di supportare le altre azioni che mettiamo in atto per stare bene. Possiamo infatti abbinare queste pratiche ai trattamenti medici come i percorsi di psicoterapia cognitivo-comportamentale e le cure tradizionali per favorire ulteriormente i risultati delle terapie.

Come eseguire la respirazione 4-7-8

Dopo esserci soffermati sui benefici del rilassamento profondo è il momento di vedere come possiamo praticare la respirazione 4-7-8. Questa è una tecnica ideata da Andrew Weil, medico statunitense. Il fulcro della pratica si lega al pranayama, un metodo orientale con cui ci si allena nel regolare il respiro.

In maniera similare la respirazione 4-7-8 ci aiuta a concentrare la nostra attenzione non più sul loop di pensieri negativi, ma sulla nostra respirazione. Agendo in questo modo allentiamo la tensione, favoriamo il rilassamento profondo e il riposo. Perché ciò sia possibile, dobbiamo passare attraverso quattro fasi. Per compiere la respirazione 4-7-8 dobbiamo dunque:

Photo by Motoki Tonn on Unsplash
  • eseguire un primo respiro profondo;
  • inspirare dal naso a bocca chiusa per 4 secondi;
  • trattenere il respiro rimanendo in apnea per 7 secondi;
  • espirare dalla bocca per 8 secondi.

Durante l’esercizio dobbiamo inoltre mantenere la lingua sulla parte alta del palato subito dietro ai denti incisivi. Implicando l’apnea è poi consigliabile ripetere la sequenza per un massimo di 4 cicli consecutivi, in special modo le prime volte che ci avviciniamo alla pratica. Se lo desideriamo possiamo infine sperimentare scegliendo una posizione distesa e supina qualora volessimo predisporci al sonno.

Un’ultima accortezza che dobbiamo considerare è collegata all’ambiente dove scegliamo di praticare la respirazione 4-7-8. Sotto questo profilo dobbiamo preferire stanze e momenti in cui possiamo rilassarsi senza timori e in libertà. Condizioni ideali queste per sperimentare appieno il rilassamento profondo di cui abbiamo bisogno.

Stai attraversando un periodo complicato? Provi ansia, demotivazione o stai vivendo quello che avverti come un blocco? Contattami e raccontami la tua esperienza. Lavoriamo insieme per ritrovare la serenità e rafforzare il tuo benessere.

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02/05/22 Blog

Chi ha paura della creatività? Superiamo i falsi miti che ci limitano

Quando parliamo di creatività sono molte le obiezioni con cui possiamo scontrarci. Riflessioni e pregiudizi che hanno portato all’affermarsi dei falsi miti su questo talento. Riconoscerne alcune delle convinzioni che ci limitano allora può aiutarci a riappropriarci del nostro spirito creativo.

Iniziamo a interagire con la creatività e a ricercarla fin dalla più tenera età. Crescendo però potremmo sentirci distanti da questa possibilità. Influenze esterne, critiche o convinzioni personali possono infatti allontanarci dal sentirci creativi. Al contrario potremmo iniziare a credere a determinati pregiudizi che hanno portato nel tempo alla definizione di una serie di falsi miti.

Questi pensieri in realtà non hanno concretezza. Al contrario possono solo ulteriormente danneggiarci e impedirci di esprimere i nostri talenti innati. Alla lunga possiamo quindi smettere di darci la possibilità di ascoltare e di esplorare la nostra creatività. Per recuperare questa abilità così essenziale nella nostra quotidianità può essere utile rivedere alcuni dei falsi miti che rischiano di ingabbiarci.

I falsi miti sulla creatività che ci ingabbiano.

La creatività fa parte di tutti noi, eppure negli anni abbiamo interiorizzato alcuni preconcetti. Tra questi troviamo:

  • l’idea che la creatività sia un’abilità degli artisti e delle persone realmente “creative”;
  • il pensiero che la creatività sia legata a un colpo di genio o di fortuna;
  • la convinzione che lo stress o la paura stimolino la creatività;
  • l’idea che in un ambiente competitivo la creatività prosperi insieme alle sfide;
  • il pregiudizio che non possiamo allenarci o sviluppare il nostro lato creativo;
  • il pensiero che la creatività sia una qualità fissa, immutabile e legata a standard.

Sono queste convinzioni a essere diventate nel corso del tempo degli assiomi che rischiano di fatto di tarparci le ali. Nella realtà nulla di quanto appena affermato è vero. Ogni giorno, nelle situazioni più disparate, abbiamo la prova di quanto le cose siano diverse.

Il nostro stesso rapporto con la creatività è un qualcosa che cresce con noi e che è in costante divenire. Questo però solo se smettiamo di alimentare i falsi miti che circolano su questa nostra capacità.

Tutte le volte che ci parliamo in una certa maniera, che rimaniamo invischiati in certi pensieri o che diamo retta alle voci critiche ci allontaniamo dal poter esplorare altre vie. Limitiamo il nostro potenziale e il nostro stesso pensiero creativo che perde energia.

Sfatiamo le paure, recuperiamo il nostro talento creativo

Photo by Dragos Gontariu on Unsplash

I falsi miti sulla creatività a cui diamo credito ci dicono molto su quelle che possono essere state le nostre paure e sulle convinzioni che abbiamo sviluppato nel tempo. Possono essere state le critiche da bambini o da ragazzini o ancora sul luogo di lavoro ad averci spinto a credere a determinate affermazioni.

Possono essere stati gli imprevisti e le criticità con le quali ci siamo confrontati e che magari ci hanno portato a dubitare della nostra creatività. Questa però è un’abilità essenziale e benefica da utilizzare il più possibile nella nostra quotidianità. Motivo per cui se ci accorgiamo di non volervi fare più affidamento, se ci sentiamo bloccati in quel frangente è importante invertire la rotta.

Osserva ciò che ti preoccupa e poi sperimenta

Come fare in questi casi? Il punto di partenza è ammettere che c’è qualcosa che ci sta frenando e analizzare di che cosa si tratta. Di cosa abbiamo paura? Di essere giudicati strani e di non far parte di quel gruppo? Di non essere abbastanza e di essere inadeguati? Proviamo a scrivere su carta tutte le riflessioni e le intuizioni che emergono.

A seguire scriviamo anche che cosa faremmo se fossimo liberi dalla paura o dalla pressione. Quali azioni, quali sperimentazioni metteremmo in campo se seguissimo solo ciò che amiamo fare? Prendiamo tutte queste considerazioni e ricordiamoci che la creatività è da sempre parte di noi.

I falsi miti possono averci frenato, ma sono solo pregiudizi verso qualcosa di innato in tutti noi in quanto persone. Non ci resta che trovare il nostro modo di essere creativi e di vivere questa abilità. Per alcuni saranno le liste e la matematica, per altri dare vita a una soluzione inaspettata o a un metodo diverso. Per altri ancora saranno gli hobby o le discipline artistiche. Non ha importanza: l’essenziale è che ci diamo il permesso di fare.

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25/04/22 Blog

Allenare la creatività con la mindfulness

La creatività è un’alleata preziosa all’interno delle nostre giornate. Chi più chi meno, abbiamo tutti bisogno di avvalerci di questo talento per far fronte alle situazioni più diverse. Sono la creatività e il pensiero creativo in generale a permetterci di trovare soluzioni inusuali e insperate. Qual è il suo legame con la mindfulness e come possiamo allenarci per espandere le nostre abilità? Scopriamolo insieme.

Tutti noi siamo esseri creativi. È un dato di fatto, la creatività ci aiuta in molti modi durante la quotidianità. Trovare una soluzione a un problema, creare un oggetto oppure dare vita a un progetto sono tutte azioni creative. Ogni volta abbiamo la possibilità di entrare in contatto con il nostro genio creativo.

La creatività è ormai riconosciuta come un talento strategico in qualsiasi ambito. Dal lavoro al privato difatti sono molteplici i momenti in cui noi beneficiamo di questa propensione. Lo stesso impiego del problem solving, altra abilità ricercata in epoca odierna, si collega al pensiero creativo.

Sotto questo profilo è allora interessante notare come siano emersi intrecci stretti tra la creatività e la mindfulness. Attraverso questo approccio abbiamo dunque l’occasione di riscoprire e allenare le nostre competenze.

Perché abbiamo bisogno della creatività?

Guardando più da vicino, è innegabile quanto sia importante la creatività nella vita di tutti i giorni. Questa considerazione viene avvalorata soprattutto se si osservano gli usi e le implicazioni di questa dote nella nostra esistenza. Grazie alla creatività possiamo:

  • Trovare soluzioni alternative e più funzionali a problemi irrisolti
  • Creare metodi diversi per rispondere ai bisogni con più efficacia
  • Allenare la nostra flessibilità e accogliere meglio i cambiamenti improvvisi
  • Sperimentare lo stato di flow focalizzandoci sul processo e sull’esperienza
  • Ridurre la pressione e praticare la connessione con noi stessi
  • Coltivare emozioni positive e sensazioni felici che ci nutrono
  • Ricaricarci in profondità dal punto di vista emotivo e mentale
  • Abbassare il volume del rumore esterno e rilassarci

Ciò è dovuto in special modo alle caratteristiche stesse dell’esperienza creativa che è nella maggior parte dei casi un’esperienza concreta. Quando creiamo, progettiamo, sperimentiamo il nostro corpo entra in azione.

Siamo del tutto assorbiti da quello che stiamo facendo e provando. Tutti i nostri sensi sono nell’azione stessa. Se vogliamo siamo alle prese con una pratica meditativa nella sua forma più potente e intuitiva. Sono questi aspetti a poter essere letti come un ponte naturale con la mindfulness. Adottare l’approccio meditativo può aiutarci allora nell’allenare la creatività stessa oltre che la consapevolezza del qui e ora.

Rafforza il tuo essere creativo. Prendi spunto dalla mindfulness.

Partendo dalla connessione implicita con la mindfulness abbiamo perciò la possibilità di ricavare spunti utili per allenare la creatività. A tal proposito la centralità del corpo e dell’esperienzialità è un fattore che dobbiamo tenere a mente. Il pensiero creativo si connette con facilità con la manualità, con il fare concreto.

Ecco perché è importante che ci ritagliamo alcuni momenti esclusivi da trascorrere in compagnia della nostra creatività. Le attività possono essere le più diverse, quel che conta è che le troviamo stimolanti e possibilmente appassionanti. Scrittura a mano, pittura, cucina, bricolage, ma anche giardinaggio sono ad esempio alcune delle possibilità che possono supportarci in questo senso.

Di certo quello da cui dobbiamo prendere le distanze è che la creatività sia per pochi eletti o per le persone artistiche. Tutti siamo creativi a modo nostro, dobbiamo solo darci tempo e spazio per sperimentarlo. Proseguendo quindi un consiglio che ci torna utile è quello di far uscire allo scoperto il nostro bambino interiore. Adottiamo poi lo sguardo entusiasta, innocente e curioso di chi è agli inizi.

Non poniamoci limiti o etichette, lasciamo andare il giudizio e le critiche mosse in passato. Siamo noi stessi, guardiamo con occhi nuovi la realtà e sperimentiamo. Non dobbiamo per forza eccellere o farne una professione: dobbiamo solo goderci il nostro momento creativo, assaporarlo in ogni cellula. Lasciamo che la creatività si espanda e si mostri per regalarci i suoi doni anche in ambiti molto distanti da quell’istante specifico.

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17/03/22 Blog

Spunti per superare la paura del giudizio e vivere in libertà

La paura del giudizio può bloccarci. In alcuni casi può spingerci persino a rinunciare a ciò che amiamo o a modificare il nostro comportamento. Se ci accorgiamo di star dando troppo potere al pensiero altrui è il momento di intervenire sperimentando alcune strategie.

Vivere temendo il giudizio altrui può trasformarsi in una gabbia che ci toglie fiato e speranza. Come abbiamo visto in questo articolo sono diverse le motivazioni che possono portarci a dare peso all’opinione delle altre persone. Quando però ci concentriamo troppo su ciò che gli altri pensano o dicono di noi finiamo per perderci e per allontanarci dal nostro vero sé.

Una possibilità questa che alla lunga può danneggiarci a ogni livello: dal lavorativo al privato per non parlare di quello emotivo. Ecco perché una volta compreso quanto potere assegniamo alla paura del giudizio dobbiamo intervenire il prima possibile. A piccoli passi, ma con energia e costanza possiamo impegnarci a rimettere i giusti confini tra la nostra identità e quello che le persone possono pensare.

Lascia andare il giudizio. Accogli il lato umano della vita

Per andare oltre alla paura del giudizio possiamo allora mettere in atto alcune strategie che possono rivelarsi benefiche per riportare la giusta prospettiva. Innanzitutto cerchiamo di diventare sempre più consapevoli dei momenti in cui le paure prendono il sopravvento sulla nostra parte razionale.

Da questo punto di vista dunque se ci accorgiamo di star assegnando molta importanza all’opinione altrui fermiamoci. Ritagliamoci alcuni istanti in tranquillità per riflettere sulle nostre emozioni. Ragioniamo sul perché stiamo attribuendo così tanto significato a quello che potrebbero pensare le persone. Chiediamoci inoltre se è un fatto oggettivo che ci è stato detto o se è piuttosto un timore, un’obiezione che noi stessi ci stiamo facendo. Nel secondo caso cerchiamo di andare in profondità:

  • Qual è la paura che sta dietro questa convinzione che ci sta spaventando?
  • Quali aspettative abbiamo?
  • Cosa temiamo succeda o non succeda se dovesse avverarsi uno scenario del genere?

Ancoriamoci il più possibile alla realtà dei fatti e se lo riteniamo utile usiamo anche la scrittura per mettere nero su bianco le nostre impressioni. Scriviamo ciò che ci preoccupa e che ci sta bloccando. Una volta fatto questo rivediamo alcune delle nostre riflessioni e soffermiamoci su quanto è emerso.

Se ci sono delle obiezioni concrete o dei limiti oggettivi che ci stanno frenando pensiamo a come poterli superare. Concentriamoci quindi nell’elaborare un piano d’azione dettagliato. Potrebbe trattarsi di dedicare maggiore preparazione all’attività che vogliamo fare oppure potrebbe essere chiedere aiuto a una persona a noi vicina.

Concentriamoci sulla realizzazione del nostro percorso

Qualora le considerazioni fossero solo nostri timori infondati allora agiamo lungo due vie. Ricordiamoci che le persone hanno le loro vite da vivere e che non è detto che diano così tanta importanza a quello che facciamo o non facciamo. In special modo se è una cosa a cui teniamo e che non produce danni agli altri proseguiamo: ognuno ha la propria strada da percorrere.

Nel caso in cui la paura del giudizio continui a frenarci dedichiamoci a un piccolo, ma potente esercizio. Ripercorriamo le tappe salienti della nostra vita, gli eventi passati che ci hanno messi in crisi e soprattutto come li abbiamo vissuti/superati. Soffermiamoci poi sui nostri successi e sulle risorse che ci hanno permesso di ottenere quei risultati così soddisfacenti.

Il focus è su di noi, sulle nostre risorse, sui nostri obiettivi.

Scriviamo una lista delle nostre qualità e di quanto abbiamo imparato in questi anni. Saranno tutti elementi preziosi del nostro bagaglio che ci permetteranno di ricordare il nostro valore e come possiamo far fronte con positività agli eventi. Da ultimo quando vogliamo infonderci coraggio e motivazione contro la paura del giudizio focalizziamoci sui prossimi obiettivi che vogliamo raggiungere nel breve periodo.

Agiamo e restiamo concentrati sul fare, sull’andare verso ciò che desideriamo così via via daremo sempre meno peso a quello che gli altri diranno. Saremo troppo presi dal realizzare una vita che ci regali soddisfazione per stare ad ascoltare critiche, dubbi o prese in giro: nostre o altrui.

Hai letto l’articolo sulle strategie contro la paura del giudizio? Ti potrebbe interessare anche questo.

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10/03/22 Blog

La paura del giudizio: cosa sapere e quando intervenire

Confrontarci con la realtà e con le persone è una possibilità che ci arricchisce in profondità. Cosa fare però se insieme a questi eventi appare anche la paura del giudizio? Ecco alcune considerazioni da tenere a mente per affrontare quei momenti con più serenità e meno ansia.

Capita a tutti, almeno una volta nella vita, di aver paura del giudizio delle altre persone. Può comparire per via di una scelta, di certe azioni o anche solo al pensiero di prendere parte a certe situazioni. Per poter ritrovare parte della propria serenità e proseguire con energia allora dobbiamo conoscere più in profondità perché questo avviene e quando intervenire.

Partiamo dall’inizio, ovvero dal soffermarci su alcuni aspetti che di solito tendiamo a trascurare quando parliamo di paura del giudizio e ansia sociale. Dopotutto questi meccanismi intervengono in un certo qual modo a difesa della nostra persona. Almeno all’inizio – e se non innescano un disagio forte o protratto nel tempo – essi compaiono con una funziona adattiva per l’essere umano.

Il filo rosso che ci lega tutti: l’appartenenza al gruppo

La paura del giudizio nella sua forma più pura è un meccanismo interno che ci spinge a ricercare l’uniformità con il gruppo cui sentiamo di appartenere. Attraverso questa dinamica difatti noi siamo spinti a “compiacere”, ad adeguarci agli standard della comunità. L’obiettivo in questo caso è assecondare quei modelli così da non rischiare l’isolamento che in passato poteva significare anche la morte dell’escluso.

Da questa prospettiva quindi il limite imposto dalla paura del giudizio altrui permetteva di aderire con più facilità alla massa e proteggeva la vita stessa della persona. Motivo per cui la dinamica può essere letta come una forma di strategia adattiva di sopravvivenza. Quando ci adeguiamo al gruppo difatti siamo implicitamente protetti dall’essere insieme ad altri e mai isolati. Se poi a questo ci aggiungiamo il fatto che l’essere umano ha un bisogno intrinseco di relazioni sociali comprendiamo quanto sia forte questa spinta all’uniformità.

È in questo scenario che possiamo però sperimentare gli effetti della paura del giudizio. Questa limita le nostre azioni, le nostre scelte orientando in parte i nostri comportamenti. Lo fa attraverso anche la comparsa della vergogna. Ecco perché quando noi percorriamo una strada diversa dalla massa o qualcosa non funziona come avremmo pensato in noi si attiva un certo dialogo mentale negativo. Abbiamo paura di essere giudicati sbagliati, incompetenti, inadeguati e di conseguenza di venire isolati dagli altri.

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Quando la paura del giudizio può trasformarsi in un limite

Al giorno d’oggi e nella maggior parte dei contesti non siamo più nelle condizioni di rischiare conseguenze mortali se ci discostiamo dal volere altri. Tuttavia la pressione sociale e la paura del giudizio possiedono ancora un forte potere su di noi. Soprattutto in certi frangenti possiamo comunque venire frenati al solo pensiero di doverci confrontare con l’opinione altrui e con il senso di vergogna.

Una quantità contenuta di queste sensazioni può essere utile. Vi sono però dei segnali che possono indicare la necessità di un’inversione di rotta che riporti un maggiore equilibrio nella vita di tutti i giorni. Ad esempio:

  • Se ci accorgiamo di voler compiacere a ogni costo gli altri, anche quando questo ci può danneggiare o quando non è in linea con i nostri valori.
  • Quando proviamo una vergogna immotivata o talmente pervasiva da impedirci di vivere con serenità i nostri momenti di quotidianità.
  • Se iniziamo a evitare determinati eventi per paura di quello che potrebbe succedere e di cosa potrebbero pensare le persone.
  • Se ci interroghiamo in continuazione su come potremmo apparire o su quello che gli altri diranno di noi.
  • Quando scegliamo non in base a cosa vogliamo, ma sempre in base a un dovere o alla paura di come verremmo giudicati.
  • Se agiamo controvoglia e/o procrastiniamo solo per non irritare gli altri provando comunque tristezza, rabbia o risentimento.

In questi e in molti altri casi potremmo avere dato troppo peso e troppo potere alla paura del giudizio. Potremmo quindi aprire la via all’ansia sociale, alla frustrazione, all’insoddisfazione, al burn out o anche alla depressione.

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03/03/22 Blog

Mindfulness e benessere psicofisico: un mix potente per tutti noi

Ne sentiamo parlare molto spesso, ma che cos’è la mindfulness e perché è così importante per il nostro benessere psicofisico? Rispondere a queste domande ci aiuta a riattivare quella connessione così preziosa con la realtà che viviamo. Una nuova consapevolezza che ci accompagna cambiando il nostro approccio agli eventi.

La mindfulness è una parola che possiamo incrociare in moltissimi ambiti e contesti. Quello che all’apparenza sembra un termine così lontano dalla nostra vita di tutti i giorni in realtà è un tesoro ricco di opportunità. Grazie a questa pratica difatti abbiamo l’occasione di cambiare come viviamo e come percepiamo le cose che ci accadono.

Perché ciò sia possibile e ci aiuti a perseguire il nostro benessere psicofisico è essenziale che facciamo nostra questa visione. Non basta infatti semplicemente conoscerla a livello teorico, ma è essenziale metterla in pratica rimanendo aperti agli eventi e alle emozioni.

Photo by Nick Page on Unsplash

Rientrare nel presente. Quella connessione che ci fa bene

Partiamo dall’inizio e soffermiamoci su che cos’è la mindfulness. Quando facciamo riferimento a questa espressione ci ricolleghiamo al concetto di consapevolezza. Nel concreto quando pratichiamo la mindfulness alleniamo la nostra capacità di diventare consapevoli di noi stessi e della realtà che ci circonda. Fenomeno questo che è sempre ancorato a un momento ben preciso: il qui e ora, il presente.

Praticando la mindfulness perciò noi ci impegniamo a portare la nostra attenzione agli istanti in cui siamo. In quelle frazioni di tempo il nostro scopo è quello di percepire intensamente e in profondità ciò che stiamo vivendo per come lo stiamo vivendo. Ci sono quindi diverse dimensioni che risultano preziose affinché possiamo parlare di mindfulness:

  • Il tempo, ovvero il qui e ora
  • L’emozione e la corporeità
  • La libertà dal giudizio
  • Il focus

Tutti questi elementi sono fondamentali quando decidiamo di allenarci con la mindfulness. Senza di essi difatti non stiamo mettendo in atto questa pratica. Avvicinarci alla mindfulness allora è proprio collegato al porci una serie di domande.

Per sperimentare dobbiamo chiederci: dov’è il mio focus in questo momento? Sono in connessione con la realtà circostante, con me stesso, nel presente? Cosa sento e cosa provo nel qui e ora?

Proseguendo una chiave essenziale della mindfulness è l’assenza di giudizio. Ecco perché in ogni momento dobbiamo ricordarci che tutte le emozioni così come le percezioni sono valide.

Meditare o sperimentare altre tecniche di mindfulness infatti non vuol dire arrivare a non essere più nel flusso dei pensieri né smettere di provare emozioni, preoccupazioni, ansia. Al contrario vuol dire accogliere in profondità e senza giudizi o accuse tutto il nostro essere, anche e soprattutto ciò che magari ci infastidisce o reputiamo sbagliato.

La mindfulness e i suoi benefici sono per tutti

Attraverso la mindfulness quindi abbiamo l’opportunità di imparare a lasciare andare il giudizio e a stare nel flusso così come siamo. Ci accogliamo con compassione, apertura e amore. Sviluppiamo la nostra connessione con quanto ci circonda e ritroviamo un modo più lento, più consapevole di stare nel tempo. Così facendo possiamo iniziare a sperimentare alcuni dei benefici della mindfulness. Tra questi possiamo di certo ricordare:

  • La riduzione dello stress
  • Una migliore gestione dell’ansia
  • Un incremento della qualità del sonno
  • Lo sviluppo dell’intelligenza emotiva
  • Una migliore regolazione emotiva
  • La prevenzione degli attacchi di panico e di episodi depressivi

Guardando a questi benefici è innegabile quanto possa essere utile introdurre nella nostra routine questa pratica. Una possibilità a cui possiamo avvicinarci tutti con tranquillità e in sicurezza fin dalla più tenera età. Motivo per cui sono stati proposti progetti con protocolli mirati per le scuole dell’infanzia.

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23/02/22 Blog

La consapevolezza nel piatto: spunti di mindful eating

La routine sempre più frenetica può farci mettere il nostro benessere all’ultimo posto. Di frequente rimandiamo anche quei gesti semplicissimi che possono aiutarci nel quotidiano. A questo proposito un aspetto a cui dobbiamo prestare attenzione è collegato ai nostri pasti. In questo ci supporta la mindful eating.

Al giorno d’oggi siamo sempre più chiamati a incastrare numerosi impegni. Senza accorgerci tendiamo a correre e a ridurre anche quei momenti di pausa, essenziali al nostro benessere. Persino i pasti possono quindi trasformarsi in una corsa senza fine.

Per abitudine e per necessità potremmo allora trovarci a mangiare prestando attenzione alla televisione o al cellulare anziché al piatto. Oppure potremmo cercare di comprimere così tanto il tempo dedicato al pranzo o alla cena da non accorgerci di quello che stiamo mangiando.

Da questo punto di vista se ci accorgiamo di aver perso il gusto della lentezza possiamo scegliere di invertire la rotta. Una possibilità questa che possiamo perseguire attraverso i principi della mindful eating.

Fermati e centrati sul qui e ora

Portare consapevolezza nella nostra giornata è difatti un qualcosa che possiamo introdurre con semplicità in ogni fase della quotidianità, pasti compresi. Agire in questo modo attraverso la mindful eating ci consente così di riappropriarci del nostro tempo con tranquillità.

Farlo vuol dire innanzitutto focalizzarci sui momenti che viviamo. Troppo spesso difatti attraversiamo la vita quotidiana puntando sempre sull’attimo successivo. Il primo passo per recuperare la connessione con il qui e ora è quello di ricordarci di fare un’azione alla volta. Ciò equivale a dedicare minuti preziosi concentrandoci su quello che stiamo facendo in quel preciso istante.

Quando ci avviciniamo al pranzo o alla cena o anche uno spuntino dunque fermiamoci per un attimo. Guardiamoci intorno e osserviamo dove siamo. Osserviamo l’alimento che stiamo per gustare. Dedichiamo alcuni secondi alla respirazione. A occhi chiusi facciamo dei respiri profondi e facciamo spazio alla quiete.

Mettiamo da parte le notifiche dell’email e il cellulare. Spegniamo la musica o la televisione se la stiamo guardando in concomitanza. Eventualmente sediamoci al tavolo se siamo in piedi o in una posizione che ci fa sentire comunque in ansia.

Photo by Pablo Merchán Montes on Unsplash

Piccoli passi per momenti e pasti mindful

Proseguendo prima e durante il pasto ascoltiamo il nostro corpo, i suoi segnali. Percepiamo gli odori, i sapori, la consistenza degli alimenti. Lasciamo scorrere i pensieri, non soffermiamoci sulle solite preoccupazioni e non cerchiamo di anticipare ciò che verrà dopo. Prendiamoci tutto il tempo necessario. È il nostro momento per vivere il qui e ora. Torneremo dopo a preoccuparci delle richieste esterne.

Chiediamoci: cosa sento in questo momento? Mi piace quello che sto mangiando? Che emozioni mi attraversano in questo istante? Lasciamo andare il giudizio e accogliamo ogni indicazione, ogni percezione che arriva dal nostro corpo e dai nostri sensi. Anche questo è un modo per prenderci cura del nostro benessere.

La mindful eating inizia ancora prima del pasto. Possiamo infatti dedicarci a questa pratica a partire dal momento in cui pensiamo a quella necessità. Organizzare la cena o il pranzo, fare la spesa con consapevolezza scegliendo attentamente cosa mangiare sono già di per sé atti mindful. Dopotutto in quei momenti stiamo scegliendo come nutrire il nostro corpo e come dargli l’energia che poi ci consentirà di vivere tutto il resto della giornata.

Mettiamo amore e attenzione nella preparazione del nostro pasto ritrovando anche il gusto di cucinare alimenti che ci piacciono. Agiamo con lentezza voluta e focalizzandoci sui diversi passaggi. Non è tempo sprecato. Al contrario stiamo dedicando cure e nutrimento a noi stessi rendendo concreta la pratica della mindfulness.

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