02/07/20 Blog

Onorare i momenti felici: piccole gemme per la serenità presente.

Nel quotidiano rischiamo di frequente di soffermarci più sulle negatività e su ciò che non abbiamo che sulle esperienze gioiose e sulle fortune che ci circondano. La visione che abbiamo della realtà può essere allenata e possiamo imparare a cambiare prospettiva. Un esercizio che in questo senso ci può aiutare a fare tesoro della bellezza vissuta è conosciuto come il vaso della felicità. Vediamo come funziona.


Quando siamo immersi nella nostra realtà quotidiana possiamo essere così concentrati su alcuni aspetti del momento da dimenticare di leggere il quadro generale con positività. Le incombenze o gli imprevisti, i ricordi negativi e le delusioni possono reclamare tutta la nostra attenzione facendoci ignorare o dimenticare l’altra parte della storia. Eventi, incontri, fortune inaspettate e gioiose che hanno arricchito il nostro passato recente o più antico.

Per ritrovare leggerezza e serenità allora possiamo scegliere di ribaltare il racconto grigio su cui la nostra mente tende a fossilizzarsi. Come? Allenandoci a guardare e a valorizzare tutti quei momenti, piccoli o grandi, che hanno reso il nostro cuore felice. Ecco perché da questo punto di vista possiamo trarre beneficio da un esercizio semplice ed efficace conosciuto come il “vaso della felicità”.

Ricordare e valorizzare la felicità: un arcobaleno presente.

Il vaso della felicità è un esercizio pratico che sta riscontrando un buon successo grazie alla sua semplicità e al tempo stesso potenza. Il principio alla base si richiama infatti a un assunto che a livello teorico tutti riconosciamo, ma che di frequente sottovalutiamo. I momenti felici sono ovunque e sono una fonte innata di benessere per la nostra mente. Eppure troppo spesso tendiamo a dimenticarci in fretta di aver assaporato quell’evento così gioioso, di aver riso a crepapelle con un amico, di essere stati ricolmi di soddisfazione per un feedback ricevuto al lavoro o in famiglia.

Istanti preziosi che vengono però offuscati dopo poco dall’ansia per quella scadenza, dalla paura per un qualche evento prossimo, dalla rabbia o dalla tristezza per questa o quella incomprensione. Ecco allora che comprendiamo l’importanza di allenare la nostra memoria affinché non consideri solo i momenti bui, ma faccia rivivere per noi anche la gioia, la luce e la serenità che abbiamo già sperimentato.

Il vaso della felicità: una personale raccolta di gioia e luce.

Creare il nostro repertorio di memorie felici è molto semplice. Occorrono infatti davvero pochi oggetti per dare forma a questo esercizio di positività. Innanzitutto prendiamo e svuotiamo un barattolo di vetro. Questo diventerà il nostro contenitore di riferimento per tutto il periodo in cui svolgeremo la pratica. A seguire armiamoci di foglietti e penne colorate. A questo punto iniziamo scrivendo sulla carta alcuni dei momenti più felici che abbiamo vissuto nella nostra esistenza. Una gita fatta quando eravamo ragazzi, un incontro speciale, una soddisfazione legata al nostro percorso di studi, lavorativo o di vita.  Da ultimo inseriamo i biglietti compilati nel barattolo e chiudiamolo riponendolo poi in un posto che sia facilmente accessibile. Ogni giorno o comunque il più spesso possibile continuiamo a inserire biglietti con i nostri ricordi felici.

E quando ci sentiremo tristi, arrabbiati, senza speranza o presi dalla nostra negatività allora avremo una prova concreta della felicità passata. Apriremo il barattolo e pescheremo a caso uno dei biglietti che ci ricorderà di quando la felicità ha trasformato la nostra giornata. In breve avremo la possibilità di onorare il passato e di spostare la nostra attenzione per accogliere una nuova serenità. Un modo per limitare il potere che la negatività ha su di noi e per ricercare quindi una prospettiva più luminosa di confronto con il quotidiano.


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25/06/20 Blog

Detached mindfulness: osservare i pensieri intrusivi senza giudizio.

Quando ci confrontiamo con i pensieri intrusivi dobbiamo poter fare affidamento su precise strategie che ci aiutino a spezzare il circolo vizioso. La detached mindfulness, in abbinamento alla psicoterapia, può rivelarsi un alleato prezioso in questa fase dandoci modo di acquisire nuova serenità nel quotidiano. Scopriamo come.


Negli articoli precedenti abbiamo visto come in talune situazione possiamo essere chiamati a confrontarci con la ruminazione e il rimuginio. Se rivolgersi a uno psicoterapeuta diventa essenziale, è anche vero che possiamo sostenere positivamente il percorso di guarigione avvalendoci di una serie di altri strumenti aggiuntivi. Uno di questi nel tempo si è affermato con forza grazie ai benefici riscontrati dalle persone alle prese con le problematiche collegate ai pensieri intrusivi. Stiamo parlando di quella che è ormai comunemente nota come detached mindfulness, ovvero il distacco consapevole.

Attraverso questa particolare pratica possiamo infatti iniziare a prendere le distanze dal circolo vizioso in cui di frequente ci rinchiudono fenomeni quali la ruminazione e il rimuginio. Il punto di svolta risiede nell’imparare a interrompere il flusso continuo di pensieri ossessivi e negativi che rimbalzano costantemente nella mente. Attraverso un allenamento costante impariamo così a riappropriarci della nostra attenzione, a riconoscere l’attivazione del meccanismo nocivo, ma anche a interromperlo per periodi sempre più lunghi. Perché la detached mindfulness ci può essere di aiuto in questo processo delicato?

Il distacco senza giudizio nella detached minfulness.

Una parte integrante che ci permette di comprendere come questa pratica ci supporta è connessa alla visione che abbiamo dei nostri pensieri. Di frequente – quando abbiamo a che fare con  i disturbi mentali e con pensieri intrusivi e ripetitivi – ci concentriamo in maniera critica sull’analisi. Vogliamo sapere perché si originano e continuiamo a ripeterci cosa dovremmo fare di diverso per fare in modo che essi non ritornino. A volte arriviamo anche a biasimarci e colpevolizzarci ulteriormente per la presenza del disagio dando nuovo potere al critico interiore che rafforza la sua presa su di noi.

Tutto ciò porta all’emergere di emozioni negative correlate direttamente o indirettamente al malessere. Il problema a quel punto non è solo la comparsa della ruminazione ad esempio, quanto piuttosto come noi ci approcciamo a essa. Questa dinamica non solo non ci aiuta in alcun modo, ma rischia di danneggiarci ancora di più. Al contrario quello che dobbiamo fare in prima battuta è cambiare la nostra visione dei pensieri e della dinamica lasciando andare ogni forma di giudizio.

Detached mindfulness e quel lasciar scorrere che fa bene.

La detached mindfulness mira proprio a sovvertire questo meccanismo negativo attraverso l’osservazione distaccata. In questo senso, quando si attiva la ruminazione o il rimuginio, l’obiettivo è semplicemente notare il fatto che ancora una volta le nostre ossessioni sono tornate a trovarci. Non importa il perché né cosa avremmo dovuto fare di diverso per risolvere la situazione, non abbiamo colpe di cui biasimarci o di cui vergognarci. I pensieri sono lì, di fronte a noi, e noi li guardiamo senza giudicare come se ci trovassimo al cinema e all’improvviso ci accorgessimo di star vedendo il solito vecchio film.

Osserviamo e ci ricordiamo di un unico punto saliente: l’ondata di pensieri ripetitivi com’è arrivata così andrà via. È solo un momento. Per rafforzare questo promemoria potente esistono numerose strategie che possiamo adottare. La maggior parte di queste è collegata all’impiego delle immagini che noi abbiamo interiorizzato. In questo caso praticare esercizi che prevedono le associazioni libere e le metafore può fornirci la chiave per riappropriarci della nostra attenzione. Un esempio concreto di come può agire la detached mindfulness è così rintracciabile nel vedere i pensieri come nuvole che ogni tanto oscurano il cielo, ma sono passeggere e volatili. O al contrario immaginare una tigre che è balzata nella nostra mente all’improvviso catturandoci e altrettanto velocemente se ne va dirigendosi nella sua giungla.

Photo by Paul M on Unsplash

In breve secondo questa nuova prospettiva le ossessioni non sono più un qualcosa di eterno che ci soffoca senza lasciare scampo, ma solo momenti negativi transitori. Ribaltando la nostra visione siamo infine in grado di innescare e via via rendere sempre più stabile l’apertura del circolo vizioso.


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18/06/20 Blog

Il rimuginio e la gestione dell’ansia per il futuro o l’ignoto.

Essere preoccupati per il futuro è un qualcosa che può capitare a tutti prima o poi nel corso della vita. Se questi pensieri ansiosi diventano una costante e la nostra mente inizia a essere in perpetua allerta allora potremmo dover gestire il rimuginio e non una semplice preoccupazione generica. Di che cosa si tratta? Perché è diverso dalla ruminazione e soprattutto come possiamo contrastarlo? Scopriamo di più.


 

Nel quotidiano sono numerose le situazioni in cui siamo chiamati a confrontarci con le preoccupazioni. Piccoli o grandi eventi che possono scuotere e far riflettere sulle possibilità, sulle azioni da intraprendere, sui timori che abbiamo riguardo al nostro futuro. Se questi pensieri però si ripresentano con estrema frequenza e diventano costanti a tal punto da impedirci di pensare o di goderci qualsiasi altra attività allora siamo di fronte a un disagio più profondo.

Paure immotivate o esasperate rispetto alla situazione reale, ansia costante che ci ingigantisce all’estremo ogni possibile imprevisto e che ci paralizza impedendoci di agire sono alcuni dei sintomi più comuni. Essi potrebbero indicare che stiamo vivendo una dinamica negativa nota come rimuginio.

Come abbiamo visto in questo articolo sulla ruminazione mentale, i due meccanismi a prima vista potrebbero apparire molto simili. Questo in primo luogo perché entrambi presentano caratteristiche in comune. Ciò che cambia però è il focus sul quale la mente si concentra e le derive a cui può portare.

Rimuginio: definizione e caratteristiche.

Photo by Ben White on Unsplash

Quando parliamo di rimuginio ci riferiamo a una serie di pensieri intrusivi, negativi e costanti che tendono ad assorbire tutta la nostra concentrazione. La particolarità è dettata dal fatto che la mente continua a ripetersi le stesse identiche frasi. Considerazioni inconcludenti e ripetitive che sono intimamente collegate a un futuro che, in questa prospettiva distorta, sarà di certo infausto e pericoloso.

È la situazione in cui – al lavoro, con gli amici, nel nostro tempo libero – siamo comunque ossessionati da ciò che deve ancora avvenire domani o in un imprecisato futuro. In ogni istante siamo impauriti per ogni cosa che può potenzialmente andare male, ma non riusciamo a reagire e a trovare soluzioni. Non ci godiamo più lo svago o i momenti felici con coloro che amiamo, ma continuiamo a proiettare sempre lo stesso film. Un copione di frasi negative e preoccupazioni che non sappiamo nemmeno definire a livello concreto.

Viviamo in un costante stato di ansia per timori che non riusciamo a spiegare: siamo come bloccati, senza respiro, impauriti da tutto e tutti. Proprio per questo possiamo vedere il rimuginio come una preoccupazione patologica per il futuro, direttamente collegato al disturbo da ansia generalizzata. Alla lunga questa situazione ci porta a percepire una stanchezza cronica dovuta al costante stato di allerta mentale che ci impedisce di riposare e di vivere con tranquillità la quotidianità.

Rimuginio: come contrastarlo?

Da questa breve descrizione comprendiamo perché, nel contrasto del rimuginio, è importante che scegliamo di farci aiutare da uno psicoterapeuta. Attraverso un percorso mirato l’esperto lavorerà insieme a noi per scardinare questo meccanismo insidioso e farci ritrovare la quiete. Seduta dopo seduta, indagheremo le cause profonde e studieremo strategie che permettano di superare questa gabbia che rischia di rinchiuderci in uno stato d’ansia perenne.

In aggiunta alcuni esercizi pratici – uniti a una maggiore concentrazione sul corpo e sulla realtà – sono in questo caso di grande supporto. Il rimuginio infatti vive nella nostra mente e si nutre di un certo tipo di dialogo interiore. A tal proposito i primi passi che ci possono aiutare sono:

  • imparare a riconoscere questi schemi sotterranei nel momento in cui si attivano
  • spostare l’attenzione in maniera intenzionale verso aspetti concreti

Un esempio pratico? Quando ci accorgiamo di essere ricaduti nel turbinio dei soliti pensieri intrusivi respiriamo e osserviamo la stanza in cui siamo, tocchiamo gli oggetti. Che colore ci circonda? Che forme e che materiali sono presenti? L’obiettivo è riuscire a descrivere nei minimi dettagli tutti gli elementi che compongono l’ambiente. In questo modo riattiviamo la nostra mente che è chiamata a focalizzarsi sull’esterno e sulla materia.


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11/06/20 Blog

Ruminazione e negatività: pratiche per interrompere il cerchio.

La ruminazione si compone di pensieri ripetitivi, costanti, negativi che ci isolano e ci prostrano mentalmente. Il costante ruminare impedisce di trovare soluzioni alternative e rischia di rinchiuderci in uno stato d’angoscia profonda che può aprire le porte anche alla depressione. In abbinamento alla psicoterapia può quindi rivelarsi utile cercare di interrompere questo circolo vizioso attuando alcuni accorgimenti. Vediamo come fare.


Quando abbiamo a che fare con pensieri negativi su episodi del passato, che si ripresentano con  costanza e assorbono tutta la nostra attenzione,  potremmo essere incappati nella ruminazione mentale. Questa problematica se non curata rischia di esacerbare ulteriormente gli stati di angoscia che viviamo e, alla lunga, potrebbe aprire la via anche all’emergere della depressione.

Un circolo vizioso di questo genere tende a togliere energia e possibilità di azione bloccandoci in una spirale negativa e frustrante. Quando viviamo una dinamica in cui è presente la ruminazione potremmo così non vedere alternative e soluzioni utili alla situazione in essere. Prima di analizzare alcune possibili contromisure, fermiamoci un momento per definire con chiarezza di che cosa si tratta e perché può essere considerata una problematica diversa rispetto al rimuginio.

Che cos’è la ruminazione?

Photo by James Rathmell on Unsplash

Iniziamo innanzitutto dando una definizione di ruminazione. Con questo termine vogliamo indicare la comparsa reiterata nel tempo di pensieri ripetitivi e negativi che si concentrano su stati d’angoscia che hanno le loro radici nel passato. È rappresentabile come un sistema circolare in cui la mente risulta ingabbiata e continua a concentrarsi sempre su determinati pensieri.

È bene sottolineare che le riflessioni che nascono sono di frequente inconcludenti e astratte. Proprio queste loro caratteristiche – unite alla costanza con cui compaio e alla capacità di dirottare tutta l’attenzione dell’individuo verso le stesse ripetizioni – portano a un blocco. La persona che rumina non riesce a dedicarsi ad altre attività e rischia di far perdurare questa condizione a causa dell’impossibilità di agire e di attuare quindi un cambiamento duraturo. Il focus è sempre sul passato e, in particolare, su esperienze dolorose e negative o vissute in questa maniera dal protagonista. Sono perciò pensieri che riaccendono ferite che in precedenza hanno minato l’autostima e/o l’immagine positiva che la persona ha di sé.

Da questa breve descrizione possiamo comprendere come la ruminazione possa apparire simile al rimuginio. Quest’ultimo però differisce perché i pensieri sono maggiormente legati all’ansia e alle preoccupazioni – reali o presunte tali – per il futuro e per la nascita di pericoli o di minacce.

Ruminazione e pensieri negativi: sii gentile e sposta il focus.

Ora che conosciamo più da vicino di cosa si compone la ruminazione, vediamo quali strategie mettere in atto per contrastarla. In primis è bene sapere che, data la delicatezza della problematica e il suo possibile collegamento  con l’insorgere di malattie quali la depressione, è sempre consigliabile rivolgersi a un professionista che possa accompagnarci lungo un percorso di psicoterapia. Un supporto esperto è infatti l’unico in grado di scardinare nel tempo e in maniera duratura meccanismi di questa natura.

In aggiunta però possiamo trarre beneficio da alcune pratiche che possono da ultimo rafforzare il lavoro che svolgiamo insieme allo psicoterapeuta. La prima azione è dunque riconoscere di stare vivendo un processo di ruminazione mentale notando il comparire di pensieri già conosciuti. A seguire perdoniamoci per questa situazione, trattiamoci con gentilezza e non aggraviamo il contesto dandoci ulteriormente la colpa per il periodo di difficoltà che stiamo vivendo.

Parliamo e condividiamo le nostre riflessioni con chi ci è intorno. Questo è un atto potente: condividere riattiva la nostra attenzione e ci mette davanti all’evidenza, al fatto che stiamo di nuovo percorrendo un circolo già battuto più volte e che ci affligge solo con nuova sofferenza. Infine concentriamoci intenzionalmente sul mondo esterno e non più solo sul nostro dialogo interiore. Dedichiamoci a un’attività concreta come un hobby, uno sport che ci tenga fisicamente impegnati così da dare respiro alla mente. Spostiamo il focus sul corpo, sulla materia, sulla realtà che ci circonda. Questo ci aiuterà a mettere uno stop a quel cerchio insidioso e ci darà modo di impegnarci nel lungo termine per disinnescare questa dinamica negativa.


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04/06/20 Blog

Nutrire la gioia nel quotidiano: anche questo è Mindfulness

Ogni giorno siamo chiamati a confrontarci con preoccupazioni e ansie di vario tipo. Riscoprire la leggerezza e il gioco nella quotidianità ci aiuta a nutrire la nostra mente. Una strategia per mettere un freno ai pensieri che drenano via energia e per riscoprire la bellezza e i doni preziosi che ci circondano: perché in fin dei conti la mindfulness serve proprio a cambiare la nostra prospettiva abituale.


Nei periodi di difficoltà possiamo esserne più consapevoli, ma è un sentire che di frequente ci appesantisce ogni giorno. Stiamo parlando dell’ansia, della frustrazione e della negatività che sperimentiamo con fin troppa frequenza nella nostra quotidianità. Lavoro, impegni, ritmi frenetici e preoccupazioni tolgono infatti energia e motivazione oscurando lentamente le nostre vite.

Lenti scure che ci fanno sentire ingabbiati e senza speranza. È così che giorno dopo giorno ci addentriamo in un tunnel che ci priva della serenità. Abbracciare il presente attraverso la mindfulness è uno dei primi passi per mettere un freno e fare spazio invitando la leggerezza d’animo a farci compagnia.

Come disse Italo Calvino “Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.” questa è infatti una fase fondamentale per ritrovare energia e gioia.  Essa è la strada che ci aiuta a vedere sempre una nuova speranza di cambiamento oltre alle difficoltà momentanee. Senza la leggerezza diviene difficile anche rapportarsi alle cose più semplici. Ecco perché è una chiave preziosa per vivere bene e per favorire il nostro benessere psicofisico.

Image by Monsterkoi from Pixabay

Tre passi verso la leggerezza.

Riscoprire questo aspetto della realtà a volte deve essere un atto intenzionale. Troppo spesso, infatti, siamo così presi dagli eventi che può essere complesso separarsene e imboccare una via alternativa. Soprattutto all’inizio può, quindi, essere utile scegliere consapevolmente di dedicarsi a tre strategie.

Innanzitutto ogni giorno impegniamoci a trovare almeno tre fatti di cui essere grati. In questo modo il nostro focus si orienta su quanto di buono e di bello abbiamo già nella nostra esistenza e non sempre su ciò che è mancante o imperfetto. Praticare la gratitudine permette di trasformare da subito la situazione in cui siamo, ponendo attenzione ai doni che abbiamo la fortuna di avere con noi.

In secondo luogo scegliamo di compiere un atto che già di per sé è rivoluzionario: perdoniamo. Perdoniamo gli altri per i piccoli o grandi torti che ci hanno causato dolore. Mettiamo un punto fermo alla catena ciclica di rancore, odio e rabbia che toglie energia e ci debilità nella costante ricerca di una rivalsa che comunque non ci sazierà mai del tutto.

E poi perdoniamo noi stessi per le volte in cui abbiamo sbagliato, per i momenti in cui non siamo stati bravi o forti come pensavamo di dover essere, per le scelte e azioni che abbiamo fatto o non fatto. In pratica cerchiamo di rimediare agli errori se ancora possibile, teniamo a mente ciò che abbiamo imparato da quelle situazione, ma poi perdoniamo. Lasciamo andare il passato che come una zavorra ci appesantisce e toglie respiro.

Da ultimo nutriamo e curiamo il nostro bambino interiore. Ritagliamoci periodicamente un momento per riscoprire la bellezza del gioco, il valore di un sorriso, il dono prezioso che è il trascorrere del tempo di qualità con coloro che amiamo. E nel farlo dimentichiamoci del lavoro, delle preoccupazioni, non passiamo quegli istanti litigando o rinfacciando torti subiti o arrecati.

Dedichiamoci a un’attività che ci doni piacere, a un hobby, a entrare più a contatto con la natura. Guardiamo un film divertente o che desideravamo da tanto, spegniamo il cellulare e il computer e viviamo intensamente quel momento tutto per noi. In breve le nostre giornate assumeranno un significato diverso. Le preoccupazioni e l’ansia potranno sì essere ancora presenti, ma non avranno più tutto quel potere su di noi.


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21/05/20 Blog

Meditazione: una pratica semplice per iniziare.

Meditare è una pratica che richiede costanza e impegno. All’inizio se ci approcciamo per la prima volte a questi argomenti può essere difficoltoso fare proprio il meccanismo. Ecco perché può rivelarsi fondamentale iniziare il nostro percorso sperimentando alcuni semplici esercizi come la meditazione del polso. Conosciamo da vicino questa pratica.


La meditazione è parte integrante della mindfulness. Una di quelle azioni che più di frequente siamo chiamati a mettere in atto per trovare il nostro equilibrio e la giusta centratura. Se siamo all’inizio del nostro percorso di consapevolezza potremmo però trovarci bloccati di fronte all’idea di una lunga sessione di meditazione. L’immagine di noi stessi immersi nel presente con aria tranquilla e serena potrebbe lasciare spazio a ben altri tipi di associazione. Scenari in cui la noia, la distrazione e il nervosismo hanno la meglio sulla nostra motivazione.

Per ovviare a queste problematiche – comuni a tutti i neofiti – ecco allora che può essere utile iniziare a prendere confidenza con la meditazione attraverso una serie di pratiche più semplici. Pratiche consigliate ai principianti, ma talmente efficaci da essere valide nel tempo anche per coloro che si relazionano con quelle avanzate già da anni. Una delle più interessanti è conosciuta come la “meditazione del polso” e il perché di questa definizione sarà presto svelato.

La meditazione del polso: come metterla in pratica.

Quando meditiamo stiamo cercando di centrare le nostre energie, di lasciar andare l’ansia e fare spazio alla quiete. Perché sia possibile dobbiamo ricordare la connessione che lega la mente al corpo. La pratica a cui facciamo riferimento in questo senso è un emblema potente che favorisce la calma focalizzando la nostra attenzione sulle nostre sensazioni corporee. Iniziamo.

Photo by Le Minh Phuong on Unsplash

Sediamoci in una posizione comoda, a gambe incrociate se possibile direttamente a terra o su un tappeto leggero. Manteniamo la schiena dritta, il corpo rilassato e chiudiamo gli occhi concentrandoci su un punto invisibile che potremmo posizionare in fronte nello spazio tra le sopracciglia. A questo punto distendiamo il braccio sinistro sulle gambe con la parte interna rivolta vero l’alto. Posizioniamo quattro dita della mano destra sul polso disteso ed esercitiamo una leggera pressione. Rimanendo in questa posizione lasciamo che la mente vaghi e ascoltiamo semplicemente il nostro battito cardiaco respirando con calma. Se lo desideriamo, per favorire la concentrazione, a ogni pulsazione possiamo pronunciare nella nostra mente la parola “Calma” o oppure “Qui e ora”.

E quando la mente si allontana dietro un pensiero, una sensazione fisica o altro, proviamo semplicemente a vedere cosa l’ha distratta e poi con pazienza e senza giudizio riportiamo la nostra attenzione al battito.

Per iniziare possiamo praticare questa meditazione per pochi minuti con l’obiettivo di aumentare a mano a mano il tempo che dedicheremo all’attività. Questa tecnica si rivela particolarmente utile oltre che per iniziare anche quando ci troviamo in difficoltà. Quando siamo in preda all’ansia o alla rabbia, ma non abbiamo la possibilità di assentarci a lungo dal luogo in cui ci troviamo. Basterà ritagliarsi pochi minuti in uno spazio tranquillo lontani da sguardi indiscreti per sperimentare da subito i benefici di questo esercizio.

Semplici consigli per iniziare con la meditazione.

Ora che abbiamo visto una prima pratica semplificata soffermiamoci un momento su alcune strategie aggiuntive. Quando ci approcciamo alla meditazione possono infatti tornare utili alcuni suggerimenti che ci aiutano nella quotidianità. Il primo accorgimento è inserire nella nostra routine un momento fisso in cui dedicarci alla pratica. Può essere la mattina appena svegli o la sera come ultima attività. L’importante è definire a priori un blocco di tempo così da non rischiare di dimenticarsene.

In secondo luogo impegniamoci a meditare ogni giorno per un periodo che sia abbastanza lungo: l’ideale sarebbe almeno per venti giorni consecutivi. In questo modo la nuova pratica si consoliderà e diventerà presto una nuova abitudine. Da ultimo iniziamo a tenere un diario della meditazione in cui appuntare come ci sentiamo prima e dopo la pratica, quali sensazioni ed emozioni abbiamo vissuto. In breve tempo potremo notare il cambiamento che questa buona abitudine apporterà al nostro sentire.


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14/05/20 Blog

Tapping: un aiuto per liberare le emozioni e ritrovare il benessere.

In alcuni momenti, quando sperimentiamo una forte ansia o un particolare malessere psicofisico, possiamo scegliere di fare affidamento su una pratica quanto semplice e utile. Il tapping è una tecnica che affonda le radici nell’antico legame che unisce corpo e mente. In pochi passaggi può aiutarci ad affrontare l’istante per poi avere il tempo di approfondire attraverso la psicoterapia. Scopriamo di che cosa si tratta e i suoi benefici.


Il legame che unisce mente e corpo è profondo ed è un elemento di vitale importanza per poter stare bene. Partendo dal riconoscimento di questo pensiero possiamo comprendere i benefici derivanti da strategie alternative e naturali che possono essere impiegate nella ricerca del benessere psicofisico. Pratiche che non sostituiscono in alcun modo altri potenti strumenti quali la psicoterapia, la terapia farmacologica qualora necessario e le prassi mediche a cui normalmente ricorriamo.

Fatta questa doverosa premessa è però utile conoscere altre strade che – se ben combinate con i fattori citati in precedenza – possono rivelarsi di grande aiuto nel confronto quotidiano con piccole e grandi problematiche di varia natura. Difficoltà dovute ad ansia, panico o stress costante possono infatti beneficiare di alcuni semplici accorgimenti. Stimoli pensati per gestire nell’immediato il problema, permettere di calmare la mente e affrontare la quotidianità. Una di queste pratiche è conosciuta con il nome di Tapping o Emotional Freedom Technique.

Tapping o Emotional Freedom Technique: le origini.

Partiamo dunque dall’inizio. Con il termine tapping facciamo riferimento a una tecnica naturale che non prevede l’utilizzo di particolari strumenti a esclusione delle proprie mani. Queste ultime sono chiamate a picchiettare o tamburellare esercitando lievissime pressioni su alcuni ben specifici punti della testa o del corpo.

L’idea di fondo è che ogni essere vivente possa sperimentare uno o più blocchi a livello energetico-emozionale e che questi influiscano sul suo stato di benessere mentale. Malesseri connessi alle nostre energie ed emozioni, ma che trovano sede anche nel corpo e che possono essere alleviati proprio agendo a livello fisico. Grazie al legame intrinseco che unisce la sfera fisica e mentale, esercitando un automassaggio, è quindi possibile trovare sollievo da alcune delle sensazioni che ci affliggono. In breve attraverso questa forma di digitopressione possiamo aiutare la mente a uscire dal rimuginio, dal pensiero costante che ci sta assillando. Un modo per contrastare almeno in parte l’attacco di ansia, panico o rabbia che ci ha investito in quel preciso istante.

https://www.emofree.com

 

Il primo a teorizzare la tapping therapy è stato Roger Callahan, uno psichiatra americano che nel 1980 diede vita alla tecnica Thought Field Therapy o TFT. È però solo a partire dagli anni ’90 – con l’intervento dell’esperto di programmazione neurolinguistica Gary Craig – che la pratica assume la forma semplificata che conosciamo ed è praticata oggi giorno.

Come e quando utilizzare il tapping?

Per comprendere meglio come si struttura la pratica è importante conoscere i punti che dobbiamo imparare a stimolare. Un’azione che ripeteremo per pochi minuti tamburellando con due dita la zona che ci interessa e concentrandoci al tempo stesso su cosa ci sta provocando disagio e sulle sensazioni che vogliamo invece sperimentare. Riassumendo, in maniera sintetica, ecco alcune delle aree su cui possiamo effettuare la tecnica. Ci possiamo dunque focalizzare:

  • sulla testa se ci sentiamo esausti, stressati e in ansia
  • sui lati degli occhi se proviamo una forte rabbia
  • poco sotto agli occhi se stiamo sperimentando un momento di frustrazione

    https://feelinghealthy.com.au/thought-field-therapy/

  • sotto il naso se sentiamo che stiamo reprimendo le nostre emozioni e questo ci provoca angoscia
  • sul taglio della mano per favorire l’accettazione e l’amore verso noi stessi
  • sull’area compresa tra mento e labbra se desideriamo ritrovare maggiore serenità
  • sotto la clavicola se siamo provati e stanchi

Attraverso la pratica costante possiamo diventare più consapevoli delle nostre emozioni, della connessione che lega corpo e mente e delle implicazioni che favoriscono il nostro benessere mentale.


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07/05/20 Blog

Ansia: connettersi con il corpo per favorire il benessere emotivo.

Quando proviamo ansia, rabbia o frustrazione tendiamo a ricercare una spiegazione a livello razionale del disturbo provato. Per riuscire a calmare la mente è però essenziale agire riportando al centro anche il nostro corpo, depositario delle nostre sensazioni e parte attiva nell’individuazione di un nuovo equilibrio. Cambiare prospettiva, rallentando e abbracciandoci, accogliendo in profondità le nostre emozioni può quindi essere la chiave di volta per stare di nuovo bene.


“Mens sana in corpore sano” ovvero “una mente sana in un corpo sano”. Chi di noi non ha mai sentito questa frase? Il rapporto che lega corpo e mente è ben più profondo di quel che può trasparire a uno sguardo approssimativo. Gli antichi ne erano consapevoli e favorivano questa connessione nella convinzione che ogni elemento, fisico e mentale, concorresse attivamente al benessere generale dell’individuo. Era un approccio di stampo olistico quello veicolato. Un modo per favorire l’equilibrio e l’interazione tra i diversi livelli cosicché la persona potesse sentirsi completa in se stessa e – attraverso questa ritrovata unione – potesse stare meglio.

Al giorno d’oggi questa prospettiva è stata almeno in parte accantonata. La diffusione della tecnologia, l’uso di internet e l’avvento dell’universo digitale ha enfatizzato questo processo disconnettendoci dalla corporeità. Le attività manuali che svolgiamo nel quotidiano sono sempre più limitate, di frequente le eseguiamo senza nemmeno pensarci e la nostra attenzione è calamitata verso l’online. Di conseguenza quando vogliamo ritrovare il benessere mentale e limitare gli effetti di ansia, panico o rabbia ci dimentichiamo del legame che unisce da sempre corpo e mente.

Abitare il nostro corpo per ritrovare il centro.

A tal proposito alcuni disturbi psicosomatici sono dei veri e propri segnali che il nostro corpo ci invia per ottenere la nostra attenzione. Di frequente sono indizi che svelano il rapporto unico che connette la mente al corpo. Elementi questi che tendiamo a sottovalutare, a mettere in secondo piano e a trattare separatamente mentre siamo impegnati a cercare la causa e la soluzione della nostra ansia.

Negare l’importanza del corpo produce come unica conseguenza l’esacerbarsi di alcune problematiche e l’emergere di sensazioni di disconnessione con noi stessi. Ci sentiamo divisi, sopraffatti, in preda alle emozioni: l’ansia toglie il respiro e noi ci sentiamo impotenti, impauriti, in balia degli eventi. Se vogliamo però intervenire sulle sensazioni negative che stiamo vivendo in quel momento non basta semplicemente cercare di razionalizzare il problema riconoscendo che stiamo vivendo un attacco di panico o di ansia. Attenzione: avere consapevolezza delle nostre sensazioni è il primo passo fondamentale da compiere, ma da solo non è sufficiente.

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Il potere del contatto fisico.

Per riuscire ad andare oltre il nostro stato d’animo dobbiamo ritrovare la nostra connessione con il corpo, con la materialità della realtà. Accogliere i suoi segnali e lasciargli spazio di espressione. Interrompere il circolo vizioso in cui ci sentiamo persi richiede dunque la nostra volontà di ascoltare, assecondare e interagire la totalità della nostra persona: mente e corpo insieme. Ecco perché una possibilità potente a cui dobbiamo guardare è il contatto fisico con noi stessi e con gli altri.

Un abbraccio, un massaggio, un semplice tocco o una breve pacca sulla spalla possono fare moltissimo per il nostro benessere emotivo. La ragione alla base di questi effetti così positivi è rintracciabile nella chimica del nostro organismo. Quando viene coinvolto in un abbraccio, il nostro corpo è stimolato e produce in risposta le endorfine, elementi che presentano un incredibile effetto analgesico e stimolante.

In breve abbracciandoci possiamo connetterci in profondità con il nostro corpo e con il nostro vissuto emotivo. Non più concentrati sulla dimensione virtuale e impalpabile dell’esperienza, ci focalizziamo infine sulla corporeità e sulla materia. In un attimo, ritroviamo il nostro centro calmando la mente e spezzando il cerchio dannoso in cui eravamo scivolati. Il cambio di focus è pressoché immediato e ci ancora fermamente al presente: un’azione efficace perché capace di togliere carburante ed energia all’ansia.


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01/05/20 Blog

Praticare la calma per vivere meglio.

Una mente stressata sottrae energie preziose. Piccole o grandi ansie rischiano così di limitare la nostra efficacia personale, la produttività. In breve si incrina l’equilibrio necessario per stare bene con noi stessi e con gli altri. Ritrovare la serenità diventa allora prioritario per poter vivere il presente e agire. Vediamo come avviare questo percorso di cambiamento in cui la Mindfulness è un’alleata preziosa.


Quando l’ansia, la paura e la rabbia prevalgono sul resto rischiamo di essere in balia delle nostre emozioni. Una situazione che, oltre a non essere di aiuto nell’affrontare la quotidianità, può provarci in profondità compromettendo il nostro benessere psico-fisico globale. Per ovviare a questa condizione di costante affanno possiamo impegnarci nella ricerca attiva della calma mentale. A tal proposito è stato infatti rilevato che una mente calma può portare in dono grandi benefici sotto i più diversi punti di vista. Ecco quindi che tra i vantaggi riscontrati possiamo citare:

  • una significativa riduzione dello stress
  • una più efficace gestione delle crisi
  • un migliore stato generale di salute
  • un notevole incremento della produttività

Tutti elementi che, anche solo a livello intuitivo, ci fanno comprendere l’importanza del praticare e ricercare la calma. Motivi questi che hanno portato alcune scuole primarie e secondarie a voler introdurre la mindfulness a supporto di altri insegnamenti più classici.

Come sintetizzato in precedenza i vantaggi di questa pratica possono essere sostanziali. Ecco perché diviene fondamentale rispondere alla domanda che nasce naturalmente quando ci si confronta con queste tematiche. Come possiamo ritrovare e favorire la calma mentale?

Noi siamo di più dei nostri pensieri.

Innanzitutto stabiliamo qual è il traguardo che vogliamo raggiungere. Se l’immagine a cui aspiriamo è una mente vuota e priva di preoccupazioni, potrebbe essere quantomeno arduo arrivarci. L’obiettivo di una mente calma non è infatti l’assenza di pensieri, ma perseguire il giusto grado di rilassamento e di consapevolezza. Elementi che ci permettono di riconoscere le emozioni, le preoccupazioni e di indirizzare il focus. Per farlo la prima azione è riconoscere cosa stiamo provando al fine di interrompere la ruminazione e di smettere di identificarci completamente con quei pensieri limitanti.

Noi non siamo i nostri pensieri.

Photo by Masaaki Komori on Unsplash

Osserviamo quel che sta accadendo nella nostra testa, il circolo vizioso in cui siamo entrati. Facciamolo sempre, però, con distacco come se fossimo dei semplici antropologi chiamati ad attestare un determinato fenomeno. Sì stiamo provando ansia – o anche frustrazione, vergogna, rabbia – ma noi siamo di più. Siamo persone che hanno desideri, obiettivi, emozioni negative e positive. Quello che stiamo vivendo è un momento buio che non dobbiamo negare, ma accogliere senza giudizio e con compassione. Criticarci continuamente non farà scomparire il problema e anzi ci farà sperimentare ancora più stress.

Spostare il focus grazie alla mindfulness.

Una volta riconosciuta la situazione, è il momento di invertire la marcia. Togliamo carburante agli aspetti negativi su cui ci siamo fissati e orientiamo la nostra attenzione verso il presente. Attraverso la meditazione, le visualizzazioni, la respirazione diaframmatica o una delle numerose pratiche – come ad esempio la tecnica R.A.I.N. – possiamo scoprire come focalizzare le nostre energie sul momento.

In breve impariamo a lasciar andare le preoccupazioni per il futuro o per il passato. Diventiamo consapevoli che ciò che è stato non può essere cambiato, che non ci può fare più male e che possiamo agire con positività. Ci concentriamo sull’istante che viviamo e sulle nostre intenzioni. Liberiamo la mente dalle aspettative e dall’ansia per eventi che non si sono ancora verificati e che potrebbero non farlo mai. Ridimensioniamo i problemi nella ferma convinzione che – se e quando si presenteranno – riusciremo ad affrontarli al meglio grazie alle nostre risorse interiori e alla calma mentale.

È così che, con il supporto attivo della mindfulness e qualora servisse della psicoterapia, possiamo acquisire nuovamente potere sulla nostra mente. Non più in balia e immersi del tutto nel circolo vizioso dell’ansia e delle preoccupazioni, possiamo riscoprire la calma e rigenerare la mente e il corpo.


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22/04/20 Blog # , , , , ,

Mindfulness e benessere emotivo: la calma arriva rallentando

Il ritmo frenetico, imposto da sempre, ha mostrato le sue limitazioni. In breve sono emerse le difficoltà e l’ansia generate da una routine che prima era fitta di impegni e ora è del tutto sconvolta. Per compensare, abbiamo cercato di tenerci impegnati a ogni ora del giorno rafforzando così la stanchezza mentale. Per invertire il senso di marcia scegliamo di fare meno riscoprendo l’intenzionalità alla base delle nostre azioni.


Una celebre frase inglese sostiene “Don’t be busy, be productive” che tradotta significa non essere impegnato, sii produttivo. In poche parole viene dunque riassunta un’intera prospettiva in netta controtendenza rispetto alle nostre abitudini. Di frequente, infatti, la tentazione che tutti noi sperimentiamo è quella di riempire la nostra agenda e le nostre giornate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti noi: corriamo senza rendercene conto, ci affanniamo e continuiamo ad aggiungere impegni da incastrare in un tempo sempre più limitato.

Corriamo talmente tanto da essere costantemente stanchi, affaticati fisicamente e mentalmente. E lo facciamo da così tanto tempo e con così tanta energia da sentirci persi se e quando un imprevisto ci costringe a rivedere i nostri piani, svuota la nostra scaletta e ci obbliga a fermarci. Il coronavirus ha mostrato proprio questa dinamica sotterranea che spinge le persone a tenersi perennemente occupate, a non fermarsi mai nella riproduzione malfatta di una gara senza scopo.

La calma ha bisogno di più di uno stop forzato.

Nonostante ciò non basta che gli eventi cancellino i nostri impegni affinché la nostra mente si rigeneri, si calmi e viva senza essere immersa nell’ansia. Al contrario proprio perché siamo così assuefatti a questa giostra veloce potremmo sperimentare un conflitto tra tendenze contrapposte. Una tensione cognitiva che potrebbe caricarci di ulteriore angoscia, frustrazione e rabbia. Sì perché sebbene l’evidenza ci consigli di rallentare noi potremmo voler continuare imperterriti con la nostra routine. Un tour de force fatto di incastri che ci fa sentire però in ogni caso improduttivi, stanchi, demotivati.

Che fare allora? La risposta è tanto semplice da sembrare controintuitiva. Facciamo meno, ma con più intenzionalità e motivazione. Riduciamo e concentriamoci su ciò che è presente nella nostra giornata. Assaporiamo il momento, immergiamoci completamente nell’istante. Non corriamo subito con la mente altrove, pensando a quale attività aggiungere alla nostra lista infinita. Non fingiamo che sia tutto uguale a prima: non lo è e non lo potrà essere nell’immediato. Questo non vuol dire che sia di per sé negativo. Possiamo scegliere di vedere questo periodo come una possibilità, un’apertura a un contesto più calmo.

Cambiare prospettiva e ridurre: le due fasi per la calma.

Photo by Hello I’m Nik 🎞 on Unsplash

Il ritmo scorre più lento e noi non dobbiamo per forza adeguarci a standard sempre più alti. La nostra vita non è una gara di velocità, semmai può trasformarsi in una camminata lenta e consapevole di cui gustare e fare nostro ogni passo. Un percorso prezioso che ci permette di conoscerci e di andare a fondo dei nostri desideri, dei nostri pensieri, della nostra identità. Apprezziamo i nostri pregi e difetti, le persone che sono a noi care e i piccoli grandi doni che abbiamo a disposizione. È una sfida quella a cui siamo chiamati a rispondere, ma vi possiamo stare di fronte con le nostre risorse emotive più profonde nella veste di aiutanti. Rafforzare l’empatia, la compassione, ricercare l’equilibrio e la calma, impegnarsi nell’essere presenti e consapevoli, migliorare o sviluppare la nostra resilienza e l’intelligenza emotiva sono infatti tutte opportunità che arricchiscono la nostra persona.

Per farlo, iniziamo dalle piccole cose. Rallentiamo e dedichiamoci a poche, semplice attività: facciamo una telefonata o una conversazione reale; scriviamo pensieri e riflessioni su un diario; leggiamo qualche pagina di un libro. Oppure pratichiamo qualche esercizio di mindfulness o di yoga, riordiniamo e facciamo pulizia nelle nostre vite affollate di oggetti, documenti, vestiti.  Manteniamo uno sguardo curioso, lasciamo andare il giudizio ed entriamo in confidenza con quegli aspetti che finora avevamo tenuto nascosti. Saranno amuleti che ci accompagneranno a lungo e che ci forniranno gli strumenti migliori per affrontare non solo questo periodo di emergenza, ma anche la futura e rinnovata quotidianità.


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