13/01/20 Blog

Amore, compassione e presente: i segreti della mindfulness.

Donare amore e compassione alla nostra persona è la via più efficace per riscoprire la meraviglia dell’unicità che ci caratterizza. Non servono grandi azioni, ma di sicuro un esercizio che torna utile per affrontare questo lungo percorso è fermarsi e dedicare una lettera d’amore a noi stessi. Un breve messaggio, una poesia o una missiva che ci ricordi il nostro valore nei momenti più bui e celebri la nostra autenticità. Iniziamo insieme.

Quando ci avviciniamo per la prima volta alla mindfulness, alla meditazione e alla psicoterapia, o quando le pratichiamo già da un certo tempo possiamo essere presi dallo sconforto. Richiedono tempo, costanza, e in molti casi una certa energia per poter ammirare i preziosi risultati. Sono percorsi, a volte brevi a volte lunghi tutta la vita, durante cui possiamo sentirci scoraggiati perché non tutto è immediato, i temi possono essere astratti e le problematiche possono avere radici profonde.

Ecco, in queste fasi in cui tutto sembra immobile, c’è un’azione semplice e concreta che possiamo mettere in atto per ridare slancio alla nostra motivazione. E per farlo non abbiamo bisogno di molti strumenti: ci basteranno una penna, un foglio di carta e la voglia di giocare. Per fare cosa? Vi starete chiedendo. Per scrivere una lettera d’amore a noi stessi.

Car* me, devo dirti una cosa importante.

Tranquilli, non dovremo mettere nero su bianco quintali di parole e nemmeno concentrarci per realizzare una moderna Divina Commedia. No, quel che faremo sarà imprimere in maniera indelebile quei sentimenti, quelle emozioni che proviamo per noi stessi. Quei piccoli, grandi, pensieri gentili che troppe volte presi dalle corse quotidiane o dalla solita vergogna non ci diamo il tempo di vivere. 

In fin dei conti nel concreto che cos’è una lettera d’amore? L’attestazione fisica della bellezza che una persona ha riconosciuto in un’altra. La celebrazione delle fragilità, della forza, dei valori e dell’essenza che la rendono speciale.

Ecco, quello che dovremo fare allora è proprio questo.

Prendere carta e penna in mano e stilare con calma tutti i nostri successi, i momenti di cui siamo grati, ciò che abbiamo imparato, le volte in cui siamo caduti, ma soprattutto quelle in cui ci siamo rialzati. Imprimeremo a chiare lettere tutto l’amore e l’accettazione che proviamo verso noi stessi, verso gli aspetti luminosi e quelli più ombrosi.

Sarà un esercizio essenziale che richiederà la nostra completa attenzione. All’inizio potremmo vivere qualche resistenza nel guardarci attraverso le lenti rosa dell’affetto. Ostacoli questi dettati dalla mentalità che siamo abituati a replicare, a volte giunti direttamente dalla società in cui viviamo. Contesti in cui tutto sembra volerci far affermare “non sono abbastanza, non vado bene, non sono come quelle persone meravigliose che ammiro ogni giorno sui social network”.

Non ha importanza, non diamo credito alle voci critiche che ci accompagnano da molto tempo: noi valiamo, abbiamo lati positivi e negativi e siamo speciali perché siamo tutti diversi. Perseveriamo nella ricerca e nell’affermazione del bene che siamo e che ci meritiamo. Passo dopo passo sarà sempre più semplice scorgere le luci, le ombre e accoglierle entrambe come parte di noi. Elementi unici, fragili, complessi e nascosti, ma tutti fondamentali nella costruzione della persona splendida che siamo.

Amarsi e viversi, la mindfulness per noi stessi.

Se guardiamo a grandi linee alla mindfulness e alla compassion scopriamo che parte della loro efficacia è quasi comparabile alle potenzialità di una lettera d’amore. Un messaggio, non più in forma cartacea, ma calato nella realtà che ci riporta con gentilezza alla nostra essenza.

Un promemoria forte che ci orienta e ci riconnette al momento presente, l’unico che ha davvero significato perché pieno di consapevolezza e di vita. È da questo cambio di allineamento, dalla volontà di abbandonare lo stress, il tran tran quotidiano che ci ha inglobato fino a farci dimenticare chi siamo, che possiamo ripartire.

Un nuovo inizio che ci mostra la bellezza e le potenzialità già presenti in noi e in ciò che ci circonda. Fermandoci e concentrandoci su questi elementi, riconosciamoli come punti di riferimento per la nostra esistenza. Un nuovo soffio di speranza e futuro alimenterà la nostra energia e potremo sperimentare una profonda connessione con la realtà.


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03/01/20 Blog # , , , , , ,

Gratitudine e compassion: la rivoluzione felice.

La fine dell’anno e l’inizio di uno nuovo sono, da sempre, momenti catartici. Periodi in cui, volenti o nolenti, il pensiero si ritrae dal presente e passa in rassegna il passato più recente. È facile in queste occasioni lasciarsi prendere dallo sconforto e focalizzarsi sulle avversità incontrate, sugli errori commessi piuttosto che sugli eventi luminosi. Attraverso la pratica della gratitudine e della compassion ribaltiamo il nostro centro d’attenzione. Scopriamo come fare e perché farlo.


Tra le corse per terminare la lista dei regali da comprare e le maratone di relax e pranzi o cene in famiglia, in questa fase gioiosa dell’anno possono far capolino pensieri grigi e antiche o nuove frustrazioni. Le giornate che scorrono lente a cavallo tra la fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo rappresentano, infatti, il periodo d’elezione per analizzare, valutare e fare un riepilogo di quanto si è vissuto.

Che lo si voglia oppure no, che lo si faccia con intenzione o quasi inconsciamente, è fin troppo semplice inserire in questa lista ogni piccola o grande cosa che pensiamo non sia andata come avrebbe dovuto. Errori, dimenticanze, litigi e incomprensioni, torti subiti o arrecati. Tutto viene a galla nel calderone sovraesposto che è la nostra mente alle prese con l’ondata dei ricordi di un intero anno.

In molti casi l’unico effetto che otteniamo è, quindi, trovarci con l’umore nero e un mare di ansia con la quale fare i conti. Poca o nulla voglia di socializzare o di festeggiare e molto risentimento. Un rimuginio costante con un ritornello di sottofondo che suona pressappoco così: “Se avessi fatto… Se avessi detto… Se fossi stata diversa… Se solo avessi risposto o reagito… Se non fosse mai successo…” e via all’infinito.

È lampante che vivendo questa situazione sulla nostra pelle, immersi in ogni istante nella tristezza e nell’angoscia, non faremo altro che arrecarci ulteriore dolore. Per porre un punto fermo a queste considerazioni e iniziare a far entrare vitali spicchi di luce esistono, però, delle strategie che si rivelano davvero efficaci.

Photo by Nick Fewings on Unsplash

Tempo di bilanci sì, ma anche di ringraziamenti.

È vero che avere maggiore tempo libero ci può indurre a trascorrere parte delle giornate rivivendo ciò che è stato. Al contempo abbiamo di fronte l’opportunità di sfruttare a nostro vantaggio queste fasi ricordando e celebrando noi stessi, i nostri momenti positivi  e le persone che hanno vissuto fianco a fianco con noi gli eventi supportandoci e aiutandoci.

La scelta, come sempre, è nostra. È nostra responsabilità decidere di accettare ciò che è stato, con la consapevolezza che ormai è stato e non può essere cambiato. Una prospettiva questa che non è una condanna, ma al contrario si rivela un trampolino di lancio. Noi siamo chi siamo anche per mezzo delle nostre esperienze, positive o negative che siano.

È il momento di accettare, apprezzare e amare le nostre fragilità. Per farlo occorre compiere una scelta in più. È nostra responsabilità, infatti, anche il passaggio successivo: ringraziare per quanto abbiamo appreso, ringraziare chi ci è stato vicino o ha speso le sue energie per sostenerci. Ringraziare chi ha avuto un pensiero d’amore o di gentilezza nei nostri confronti. Ringraziare noi stessi, la nostra forza, il nostro cuore, il nostro talento perché nonostante tutto siamo andati avanti, abbiamo superato quell’ostacolo e continuiamo a impegnarci a vivere bene il nostro tempo.

Essere grati e compassionevoli: una danza antica.

La gratitudine verso di noi, verso ciò che è stato, verso le persone a noi care porta con sé benefici enormi. Nella cultura attuale si è perso il valore della parola grazie, dell’essere grati. In molti casi viene visto come qualcosa di scontato, se non come una vecchia moda tipica delle persone remissive e troppo educate.

Se analizziamo il termine, invece, possiamo recuperarne tutta la sua valenza e cioè quella di una promessa. La possibilità di un impegno affettuoso, di un’apertura verso gli altri, di un sentimento di riconoscenza che ci fa sorridere alla vita e che rafforza i nostri legami con le persone.

Praticare la gratitudine, in abbinamento alla compassion e alla self-compassion, ci avvicina a una prospettiva differente. Un approccio speciale alla nostra quotidianità che ci regala calma, serenità, connessione profonda con la realtà e gioia diffusa. Che poi non sono questi i doni di cui andiamo in cerca durante tutto l’anno?


 Il 9 gennaio alle 18:30 avrà inizio il nuovo corso di Mindful self-compassion per imparare ad accogliere noi stessi con tutte le nostre difficoltà e i nostri difetti.

Il programma prevede un incontro a settimana della durata di circa 2 ore e mezzo, per 8 settimane.

Gli incontri si terranno presso la sede ITCI di via Ravenna, 24 – Roma.

Per ulteriori informazioni scrivi a [email protected]

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26/12/19 Blog

Self-compassion: atti d’amore per spazzare via vergogna e autocritica.

La compassion e la self compassion nascono affinché l’amore per noi stessi possa proliferare e diventare un elemento centrante della nostra vita. Per far sì che questo accada possiamo mettere in atto alcune semplici strategie che, unite a una pratica costante, ci aiuteranno a trasformare tutti quegli aspetti che abbiamo sempre vissuto come note stonate all’interno di una meravigliosa melodia. Vediamo come fare.


Fin dal primo momento in cui ci affacciamo a questa vita esiste una condizione che ciascun essere umano ricerca con tutto il suo essere. Un bisogno primario e fondante che equivale al respirare aria o alla necessità di bere acqua quando siamo assetati. Stiamo parlando del sentirsi amati, accettati, accolti. L’amore, quel sentimento a tratti così fluttuante e indefinito che è però alla base di ogni individuo che possa definirsi felice, realizzato, sereno.

Il problema in molti casi non è tanto la ricerca quasi infinita di questa condizione, ma il focus che utilizziamo per trovare il nostro personale Santo Graal. Sì, perché se abbiamo detto che l’amore e il sentirsi amati sono i nostri diamanti più preziosi, gli ingredienti senza cui è impossibile anche solo pensare di stare bene e vivere una sensazione di appagamento reale non è detto che queste conferme debbano per forza arrivare dall’esterno. Anzi, tutt’altro.

Per essere davvero efficace l’intero processo deve partire da noi. Siamo noi che dobbiamo imparare ad amarci e ad accettarci così come siamo dando valore, attenzione e rispetto a noi stessi.

Praticare la compassione verso se stessi.

A parole sembra semplice, ma come possiamo fare se non riusciamo ad avvertire questo potente sentimento verso noi stessi? La soluzione si riassume in un’unica parola: allenandoci!

Che si tratti di un  corso dedicato come questo o di una serie di esercizi pratici da svolgere quotidianamente a casa abbiamo, infatti, numerose possibilità a nostra disposizione. La pratica costante produrrà in breve tempo i primi positivi frutti. Una sensazione diffusa di amore, apertura e benessere che illuminerà tutti i settori della nostra vita.

Meditare, focalizzare la nostra attenzione sui ricordi felici, imparare a vivere il momento presente. Queste sono solo alcune delle strategie che possiamo mettere in atto per sperimentare la self-compassion. A un primo sguardo possiamo interpretare questi suggerimenti come parole vuote, sentite e risentite, ma che non possono influire minimamente sul malessere che stiamo provando in quel preciso momento. Quel vuoto che sembra inghiottire qualsiasi gesto d’amore, quella vergogna per ciò che abbiamo fatto o non abbiamo fatto, quel costante rimuginio sul passato, quella vocina inflessibile che ci critica in continuazione contestando ogni sbaglio o passo falso. Quel perfezionismo che ci fa sentire sempre inadeguati e insoddisfatti fino a condurci addirittura all’auto sabotaggio.

La verità è che una prospettiva differente, più leggera e benefica, è più vicina di quel che crediamo. Basta voler cambiare la nostra mentalità e le nostre convinzioni limitanti con la consapevolezza che siamo noi gli artefici del nostro destino, della nostra felicità. Perché per quanto la nostra esistenza possa essere perfetta e ricca di successi, potremo essere appagati solamente quando saremo noi i primi a darci amore e cure continue.

Esercizi d’amore per una vita felice.

Per incrementare la self-compassion possiamo provare a inserire nella nostra routine quotidiana alcune pratiche che favoriscono il nostro benessere psicofisico. La prima azione che possiamo mettere in campo è l’ascolto empatico di noi stessi. Fermiamoci, dunque, un momento e apriamoci alle nostre emozioni.

A seguire diamo spazio a tutte le sensazioni, positive o negative, che albergano in noi. Respirando, rallentando il ritmo e concentrandoci su ciò che stiamo vivendo potremmo rimanere meravigliati dalle percezioni che emergeranno. Quell’angoscia diffusa che pensavamo fosse parte di noi potrebbe essere in realtà legata a uno specifico progetto o a un evento ipotetico più circoscritto.

Quei fastidiosi disturbi psicosomatici prima di un incontro potrebbero rivelare la vergogna che ci attanaglia per un fatto del passato. L’ansia e l’inadeguatezza di fronte a un cambiamento potrebbero nascondere al loro interno la gioia per quella novità, il risentimento verso un amico a causa di un suo comportamento potrebbe mostrarci una nostra paura.

Da ultimo dedichiamoci attivamente a noi stessi coccolandoci e riservandoci alcune speciali attenzioni. Praticare il nostro sport preferito, prenderci del tempo per seguire un hobby, trascorrere una giornata occupandoci della nostra salute e organizzando momenti speciali che soddisfino i nostri desideri o sogni. Insomma, il nostro nuovo mantra dev’essere: io mi scelgo e curo il mio benessere.


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19/12/19 Blog # , , , , , ,

Come coltivare la compassion: un approccio alternativo alla vita.

Se desideriamo ottenere i potenti benefici legati alla compassion dobbiamo impegnarci, giorno dopo giorno, per espandere il più possibile le nostre abilità. Scopriamo come perseguire facilmente questo obiettivo all’interno della vita di tutti i giorni.

Praticare la compassion e la self-compassion migliora sensibilmente tutte le aree della nostra esistenza. Questo perché, attraverso le due pratiche appena citate, possiamo affidarci a una visione del mondo differente sperimentando empatia e una connessione profonda gli uni con gli altri.

Photo by Giulia Bertelli on Unsplash

La volontà di impiegare un approccio ai problemi originale e un mindset positivo cambia del tutto la nostra prospettiva. Ciò permette di illuminare con una luce nuova, più gioiosa ed energica, ciò che in precedenza abbiamo sempre vissuto come un conflitto o una costrizione. In breve tempo si arriva, dunque, a provare sulla propria pelle il cambio di rotta che ci farà essere meno tristi, più aperti e connessi, più abili nello stabilire e coltivare relazioni serene e sincere.

Il primo incontro con la Compassion.

Quando ci confrontiamo per la prima volta con la compassion possiamo essere frenati dall’abbandonarci completamente a essa da limiti, paure o pregiudizi. In numerosi casi l’ostacolo più grande è dato dalla sensazione di avere a che fare con qualcosa di estremamente complicato, difficile da mettere in pratica nel quotidiano o che richiede competenze e conoscenze tecniche fin troppo avanzate.

In realtà esistono diversi modi molto semplici e dal successo assicurato che ci permettono di espandere e fare nostre queste pratiche. Proprio per sciogliere le eventuali resistenze che tutti noi possiamo sperimentare all’atto pratico, abbiamo pensato di riassumere brevemente alcune soluzioni replicabili con facilità.

Breve guida per far crescere la self-compassion.

Photo by J W on Unsplash

La compassion è un’abilità con cui non si nasce, ma che possiamo coltivare giorno dopo giorno fino a diventare dei veri e propri esperti sul tema. Applicando con costanza questi semplici suggerimenti e ricercando in ogni situazione il lato “compassionevole” vedremo ben presto la nostra vita come trasformata. Merito, in buona parte, connesso alla nuova visione a cui avremo imparato a guardare.

Per iniziare a prendere confidenza con questa nuova lente di ingrandimento della realtà possiamo perciò pensare a coloro che ci supportano o ci confortano quando siamo in crisi e stressati. Analizzando come ci sentiamo, e come cambiano le nostre emozioni quando veniamo sostenuti, impariamo a ricercare esattamente le stesse sensazioni anche in altri contesti o momenti. Identificare momenti o percezioni e sapere in che direzione guardare è, infatti, il primo e più importante passo per poterli successivamente ricreare in autonomia.

Un altro esercizio utile per sviluppare la compassion è collegato all’empatia e alla capacità di metterci nei panni degli altri, di sperimentare gioia e dolore per vicende che non sono direttamente riconducibili a noi. Per farlo possiamo focalizzare la nostra attenzione e il nostro cuore sulla persona specifica che ci sta parlando, di cui abbiamo letto o di cui abbiamo saputo qualcosa al riguardo.

Più nello specifico possiamo immedesimarci immaginando come dev’essere la sua vita, come dev’essere vivere quella determinata esperienza, che emozioni deve aver provato essendo costretta a confrontarsi con quella situazione. A questo si aggiunge, poi, un ulteriore passaggio ovvero il ribaltamento dei ruoli con la fatidica domanda: se fosse capitato a me come avrei reagito? Come avrei affrontato un evento del genere? Giudicherei con così grande durezza l’altro se fossi io quella persona?

Cambiamo modo di vedere le cose.

A tal proposito è bene ricordare che il giudizio in molte occasioni può trasformarsi in una barriera che ci separa dagli altri e da noi stessi impedendoci di accogliere la realtà con amore e apertura mentale. Ecco perché può rivelarsi un atto coraggioso e fondamentale decidere di sospenderlo, e magari annullarlo, così da poter entrare in maggior connessione con l’esterno e con le infinite sorprese o possibilità collegate.

Sostituire lo sguardo giudicante con lo sguardo amorevole della compassion – insieme al ricordo dei legami che ci uniscono alle persone a noi vicine – ci permetterà di sperimentare tutta l’energia trasformativa che caratterizza e rende unica questa pratica.

 


Se vuoi saperne di più sul prossimo corso in partenza clicca qui  


Leggi anche La Compassion: Il soffio gentile dell’amore che conduce al benessere

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12/12/19 Blog # , , , , , ,

La compassione: il soffio gentile dell’amore che conduce al benessere

Compassione, una parola che ha origini antiche e che in alcuni casi rimanda a una retorica di stampo religioso. In realtà a ben vedere il concetto originario è quanto mai attuale. Soprattutto quando abbiamo a che fare con una società improntata al perfezionismo, all’esasperazione della performance, alla critica continua di ogni aspetto. Scopriamo perché dovremmo iniziare fin da subito ad affidarci a questo approccio integrandolo nella nostra quotidianità.

Quando parliamo di compassione siamo spesso limitati da alcuni preconcetti difficili da sradicare. Il primo pensiero corre, infatti, a scene e qualità che associamo essenzialmente al consiglio di qualche religioso o guru. Approfondendo, però, il tema appare subito evidente il grande fascino che questo termine può esercitare su tutti noi.

Un’attrattiva a cui è impossibile resistere perché ci mostra che un’altra via, un’altra modalità è possibile. Un approccio alla vita che sia più in linea con il nostro reale sentire e che sia in grado di tenere in considerazione anche le nostre emozioni più profonde. Prima di immergerci in questo nuovo punto di vista, facciamo un passo indietro e torniamo all’etimologia della parola compassione.

Compassione come condivisione e accettazione autentica.

Se guardiamo al significato iniziale di compassione possiamo scoprire che si tratta della possibilità di partecipare sensibilmente al dolore, alle prove che altre persone stanno vivendo. Sebbene in molti casi nella società occidentale questo termine abbia assunto un’accezione  quasi negativa, vi sono altre prospettive che ne hanno ribaltato del tutto la visione.

Esempi di ciò sono sicuramente le filosofie orientali che hanno scelto di fare della compassione – nella sua veste più pura e luminosa – il fondamento alla base dei loro insegnamenti. A questo proposito la particolarità è che non si tratta di un sentimento giudicante da parte di qualcuno in posizione avvantaggiata verso qualcuno in difficoltà.

No, al contrario, la compassione sotto questa luce apre le porte a una connessione intima. Un’interazione complessa, ma autentica con il dolore e l’esperienza vissuta. Il fulcro di tutto il processo si fonda sullo sguardo amorevole, sull’affetto con cui si entra in relazione profonda con la persona. Si tratta perciò non più di un atto giudicante, ma di un’apertura all’altro all’insegna dell’amore e dell’accettazione incondizionata.

Compassione e self compassion.

Percorrere la strada della compassione, abbinandola alla mindfulness, permette di illuminare la propria quotidianità con significativi benefici. È stato, infatti, rilevato che le persone che apprendono queste tecniche e le praticano con costanza:

  • gestiscono meglio le emozioni difficili
  • sperimentano meno ansia
  • alleviano la depressione o il senso di colpa
  • incrementano le loro capacità di resilienza e di gestione degli eventi stressanti;
  • si sentono più fiduciose
  • apprendono come trasformare le critiche verso se stesse in motivazione e opportunità di crescita personale;
  • accettano con maggiore responsabilità, ma senza costante senso di colpa, gli eventuali errori commessi nell’arco della loro vita
  • dimostrano una più elevata consapevolezza delle relazioni riuscendo a trasformare positivamente quelle difficili.

Vantaggi interessanti soprattutto se li inseriamo nel quadro delle nostre routine iper-stressanti. Da una rapida analisi delle nostre abitudini ci possiamo, infatti, rendere conto di essere sempre sottopressione e di vivere quella che ci appare come una vita “piena di catastrofi” prendendo a prestito una citazione di Kabat-Zinn.

È quindi essenziale sapere che in realtà un’altra modalità non solo è possibile, ma è alla nostra portata. Accedervi è molto più semplice di quel che potremmo pensare. Basterà affidarci a uno strumento che nel tempo ha acquisito a buon diritto una grande fama: la mindfulness, un nuovo modo di essere che ci permette di acquisire  consapevolezza capovolgendo la nostra prospettiva fino a farci sperimentare una vita piena e ricca di esperienze felici.

Se  in questa equazione aggiungiamo poi la Self-Compassion accogliendo noi stessi, difficoltà e difetti compresi, allora ci avvicineremo ogni giorno di più al nostro vero benessere.


Il 9 gennaio 2020 alle ore 18:30 presso la sede ITCI di via Ravenna, avrà inizio il prossimo corso di Mindful self-compassion. Per saperne di più clicca qui. 

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05/12/19 Blog # , ,

Scrivere per conoscersi: una pratica di benessere.

Scrivere per conoscersi: una pratica di benessere.

Quando siamo in crisi o anche solo pieni di pensieri e dubbi possiamo affidarci alla scrittura. Uno strumento antico che si trasforma in un compagno fedele che ci permette di entrare in connessione con noi stessi, di far emergere problematiche e soluzioni. Scopriamo di più su questa possibilità e su come utilizzarla.

Ci sono momenti in cui i pensieri affollano la nostra mente. Mille idee, riflessioni e considerazioni a volte anche contrapposte girano e rigirano senza trovare una meta impedendoci di riposare. Sono proprio questi gli istanti in cui mettere un punto fermo al turbinio di voci contrastanti che ci assale e passare all’azione. Come? Prendendo carta e penna in mano. La scrittura può, infatti, aiutarci a dipanare l’ingarbugliata matassa che ci sta tormentando.

All’apparenza decidere di fermarsi e mettere nero su bianco i nostri pensieri, dubbi e riflessioni può rivelarsi una scelta particolare, quasi bizzarra. Vedere e toccare in maniera fisica le nostre osservazioni che differenza potrà mai fare?

Eppure scrivere ci permette di chiarire innanzitutto a noi stessi ciò che stiamo realmente provando, ci aiuta a comprendere più in profondità la logica che sta alla base dei nostri problemi e a limitare la confusione con cui abbiamo a che fare di frequente. Non per nulla viene sempre più consigliata la pratica del diario sia all’interno della psicoterapia sia in percorsi differenti legati alla crescita e alla conoscenza personale.

Photo by Calista Tee on Unsplash

La scrittura come parte di una terapia.

Possiamo essere in ansia per quel problema che ci sembra essere insormontabile oppure siamo impauriti da una novità improvvisa che potrebbe cambiare del tutto la nostra routine. Possiamo provare rabbia, tristezza e delusione per un evento accaduto di recente. O ancora possiamo sentirci elettrizzati e pieni di energia, ma anche molto confusi per un qualcosa che abbiamo vissuto.

Le ragioni possono essere le più diverse. Quel che conta è la nostra volontà di fare chiarezza, di vivere pienamente le nostre emozioni immergendoci in noi stessi e assaporando i nostri pensieri. In molti casi questo può rappresentare il primo momento di consapevolezza, il più intimo perché compiuto in solitudine e completamente a contatto con il nostro io profondo. Non ci sono maschere, finzioni o strategie che tengano quando siamo noi il nostro unico spettatore.

È interessante notare come la scrittura, da questo punto di vista, possa rappresentare una finestra, un collegamento verso la nostra parte più intuitiva e irrazionale.

Le parole ci riconnettono al nostro io.

All’inizio può essere complesso aprirsi e connettersi in maniera significativa con il nostro inconscio, ma dopo aver iniziato saremo sorpresi dal lento fluire dei nostri pensieri.

Un esercizio che a mano a mano ci permetterà di portare alla luce i nodi del nostro cuore e della nostra mente. Fattori scollegati, elementi distanti gli uni dagli altri lentamente troveranno spazio all’interno della pagina che una volta era bianca. A poco a poco tutto acquisirà più senso e la confusione iniziale che stavamo sperimentando lascerà il posto alla quiete. Anche i problemi che ci angustiavano messi per iscritto potranno essere più gestibili come se acquisendo una forma fisica fosse anche più semplice confrontarsi con essi.

Sono questi alcuni dei benefici che si ritrovano decidendo di utilizzare la scrittura in affiancamento alla psicoterapia e ad altre tecniche quali la meditazione e la mindfulness. Azioni che sembrano piccole, quasi scontate, ma che rivelano a posteriori la loro incredibile utilità soprattutto se praticate con costanza e inserite nella nostra routine.

Da ultimo, la scrittura può accendere la nostra creatività e darci modo di scoprire anche lati nascosti che non avevamo considerato fino a quel momento. E proprio attraverso questa nuova visione di noi stessi e della realtà possiamo individuare soluzioni originali e alternative che diano respiro alla nostra mente. Possibilità creative, queste, capaci di rinvigorire la scintilla del nostro benessere psicofisico facendoci sentire di nuovo connessi, centrati e vivi.


 

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27/11/19 Blog # , , ,

Riscoprire l’amore per se stessi

Amare se stessi è un percorso complesso con cui ci confrontiamo per tutta la nostra vita. Sia che la nostra autostima sia alta sia che debba ancora essere coltivata, questo è un aspetto fondamentale per la nostra serenità mentale. Un elemento irrinunciabile per il nostro benessere. Vediamo come acquisire consapevolezza anche con l’aiuto della mindfulness.


C’è un punto che accomuna le persone felici, un aspetto che non può mancare nell’equazione che ci porta a raggiungere il pieno benessere psicofisico, quell’ingrediente segreto che rende tutto più vero. Gli uomini e le donne che sono in pace ed emanano energia positiva stanno bene con se stesse, si amano, si rispettano, si apprezzano. Sono le prime e più grandi alleate di loro stesse.

Non è una semplice considerazione, un qualcosa che ci può essere o meno. È un dato di fatto, quella caratteristica senza cui nulla funziona come si deve. C’è però un limite che può influire fortemente su questa possibilità ed è la convinzione che queste persone facciano parte di un gruppo esclusivo e fortunato in cui è praticamente impossibile entrare. Niente di più sbagliato.

È di certo un vantaggio nascere e crescere con una buona stima di sé, imparare fin da bambini ad amarsi, ad avere cura di sé, a rispettare se stessi e i propri tempi. Se questo non è il nostro caso possiamo, comunque, rimediare da adulti. Potrà essere un percorso più lungo e complicato, ma avremo in ogni caso la possibilità di sviluppare la nostra autostima, di allenare il rispetto per noi stessi e di arrivare finalmente ad amare tutto il nostro essere. Per farlo possiamo affidarci alla mindfulness che, abbinata alla psicoterapia, può apportare grandi benefici alla nostra vita.

Un magico appuntamento… con noi stessi.

Abbiamo detto che l’amore per se stessi non è per forza un elemento innato, ma che al contrario può essere coltivato e ampliato. In che modo possiamo renderlo realtà? Tutto inizia da noi stessi che possiamo creare al contempo il problema e la cura. Sì, perché se è vero che siamo noi a non sentirci abbastanza, a credere di non meritare amore e attenzioni è anche vero che possiamo ribaltare in breve la nostra prospettiva. Non occorrono magie o formule strane per farlo. Il segreto è racchiuso nel nostro cuore e ce lo indica la parola stessa di questo tema antico: l’amore.

Un po’ come quando stiamo iniziando a conoscere una persona speciale. Viviamo le emozioni dei primi appuntamenti, siamo curiosi e vogliamo sapere sempre di più su colei o colui che ci attrae. Ci ritagliamo del tempo di qualità per condividere attività che ci piacciono, dedichiamo la massima attenzione all’incontro e ci impegniamo nel corteggiamento.

Per imparare ad amare se stessi possiamo replicare esattamente lo stesso schema. Dobbiamo prenderci del tempo per stare realmente con noi stessi comprendendo ciò che proviamo nel profondo senza giudicarci, ma osservandoci. E come un innamorato coccolandoci, rispettandoci e donandoci piccoli momenti destinati al nostro benessere.

L’inizio di una relazione felice.

Piccole, grandi cure quotidiane queste che possono divenire i nostri rituali. Azioni che possono aiutarci a rallentare i ritmi stressanti e ad apprezzare la nostra routine perché in sintonia con la nostra essenza.

Le possibilità possono essere le più diverse: dedicare attenzione alla nostra salute psicofisica, curare la nostra immagine, cucinare un piatto che desideriamo, leggere un libro, iniziare quel corso di teatro che abbiamo sempre rimandato, fare un viaggio in solitaria o in compagnia, ascoltare la nostra musica preferita o scrivere mettendo nero su bianco i nostri pensieri più intimi. Il mezzo con cui lo facciamo non ha importanza. Ciò che conta è stare a contatto con il nostro io profondo dando noi per primi valore e amore a noi stessi senza aspettare di ricevere conferme, fragili e momentanee, dagli altri.

Se poi a queste semplici attività aggiungiamo alcuni aiutanti d’eccezione come la mindfulness e la meditazione allora saremo sicuramente sulla buona strada per acquisire quell’amore incondizionato che è alla base di ogni relazione felice. Perché prima ancora di poter interagire con chi ci circonda o di pensare di instaurare un sano rapporto di coppia è essenziale essere in grado di dare amore, cure e dedizione a una persona speciale con cui dovremo sempre fare i conti: noi stessi.


Se sei interessato ad approfondire l’argomento partecipa al corso Mindful Self-comapassion Training

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15/11/19 Blog # , , , ,

Fase di cambiamento? Ti aiuta la mindfulness.

Stai attraversando un periodo di forte stress, una fase di trasformazione? Vivi un momento di crisi personale? La mindfulness può essere un alleato prezioso per superare gli ostacoli e riprendere in mano le redini della tua vita. Vediamo in che modo e perché.


L’alternarsi degli eventi nella nostra vita può farci sentire come se fossimo in balia delle circostanze. Momenti felici, attimi di tensione, imprevisti che ci danno da pensare o che ci fanno mettere tutto in discussione. Che siano occasioni positive o negative non importa, ciò che spesso può fare realmente la differenza è il nostro approccio mentale e il modo in cui tendiamo a vivere il presente.
Ecco perché la mindfulness, unita in alcuni casi anche alla psicoterapia, può rivelarsi un metodo interessante per affrontare al meglio il cambiamento e uscire da questa fase riscoprendo la nostra essenza.

Ritmi lenti e autenticità per cambiare visione.

Non dobbiamo per forza sperimentare ansia e panico per comprendere che il momento vissuto richiede un cambio di prospettiva. I segnali possono essere sottili, difficili da individuare: un periodo in cui ci sentiamo mentalmente esausti, in cui arriviamo a fine giornata con la testa pesante e vuota o, ancora, in cui viviamo un affaticamento generale. Una sorta di apatia anche verso le attività che abbiamo sempre amato.

Sono proprio questi gli indizi piccoli, ma potenti che vogliono avvisarci che c’è un qualcosa che dobbiamo modificare, che il nostro presente è affollato di troppe incombenze, di attività che non ci piacciono. Occorre una trasformazione radicale, ma da dove possiamo iniziare?

Per recuperare la gioia insita nella quotidianità il primo passo è rallentare il ritmo, fermarci a osservare la situazione che stiamo vivendo. È in questo istante che ci apriamo ad altre possibilità. Possiamo intraprendere un percorso differente che, se ben combinato con le tecniche di meditazione e di mindfulness, ci aiuterà a vivere il cambiamento in positivo e a trasformare una fase di stallo in un’occasione di vera rinascita.

Imparare a praticare la mindfulness giorno dopo giorno ci permetterà non solo di modificare le nostre abitudini, ma anche il nostro pensiero con effetti potenzialmente benefici su ampie aree della nostra vita.

La mindfulness come pratica quotidiana.

A ben vedere è simile a quando impariamo a suonare un nuovo strumento o ci dedichiamo a uno sport sconosciuto fino a quel momento. All’inizio tutto sembra complicato, difficile. Certe azioni, determinati movimenti ci paiono ostici: pensiamo che non riusciremo mai a padroneggiarli con maestria.

Eppure a poco a poco quello che era iniziato come un percorso in salita entra a far parte di noi: ci ridefinisce, modifica i nostri orari, la nostra routine, la nostra mente. E quelli che sembravano processi impossibili diventano degli automatismi. Elementi di cui non possiamo più fare a meno, perché il nostro corpo e il nostro cervello ricordano le sensazioni di benessere che abbiamo sperimentato attraverso quelle pratiche. Quando scegliamo di intraprendere la via della mindfulness avviene esattamente lo stesso. Possiamo incontrare ostacoli e imprevisti, possiamo doverci confrontare con alcune nostre resistenze consce o inconsce, ma ben presto sperimenteremo i reali benefici di questa possibilità.

In ogni caso, il segreto per poter utilizzare queste tecniche e trarne giovamento rimane sempre solo uno: focalizzarsi su noi stessi e, a mano a mano, far diventare questi esercizi un’abitudine. Perché possiamo ottenere un cambiamento positivo solamente se ci impegniamo in prima persona con costanza integrando le nuove attività benefiche all’interno della nostra vita. Non una volta ogni tanto, quando ci ricordiamo o quando abbiamo tempo, ma ogni singolo giorno.

E in breve la mindfulness si trasformerà in un’alleata potente. Una compagna fidata che ci accompagnerà nelle varie fasi della nostra esistenza sostenendoci e dandoci modo di rigenerare le nostre energie e la nostra essenza profonda.


Ti è piaciuto l’articolo? Leggi anche Intelligenza emotiva

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07/11/19 Blog # , , , , , , , ,

Intelligenza emotiva: saper gestire le emozioni per vivere meglio

La razionalità riveste un ruolo importante all’interno delle nostre vite, ma non tutto si esaurisce con essa. Per vivere bene e relazionarsi con successo con gli altri è essenziale saper riconoscere e gestire le emozioni. Ambito questo collegato all’intelligenza emotiva. Vediamo di che si tratta.


Quando parliamo di intelligenza siamo abituati a pensare alle funzioni cerebrali e cognitive che utilizziamo quotidianamente per svolgere le più diverse attività. Un elemento, un senso quasi matematico e profondamente razionale di approcciare la realtà.

C’è una forma di pensiero, però, che esula dai numeri e dai ragionamenti più spiccatamente scientifici: è quella che viene definita intelligenza emotiva che ha a che fare con le emozioni, la parte più intima dell’essere umano e con il livello inconscio.

Prima di scoprire i benefici collegati a questa abilità e il perché dovremmo imparare a coltivarla, soffermiamoci sulla sua definizione.

Intelligenza emotiva: l’arte di saper gestire le emozioni.

Le 5 componenti dell’Intelligenza emotiva

Per comprendere realmente la portata e il cambio di prospettiva collegati all’intelligenza emotiva partiamo dal chiarire di che cosa si tratta. In estrema sintesi, l’intelligenza emotiva è l’attitudine che permette a una persona di riconoscere e gestire le emozioni sue e degli altri individui con cui entra in relazione. All’atto pratico ciò significa essere in grado di identificare lo stato d’animo che si sta vivendo, di dare voce a quelle determinate sensazioni e di calibrare il proprio comportamento così da agire in maniera il più possibile equilibrata.

A questi passi si aggiunge poi l’abilità di interpretare correttamente le emozioni delle persone che ci circondano, distinguendo tra gli stati d’animo che appartengono a noi e quelli che sono invece esterni. Da ultimo, ma non meno importante, l’intelligenza emotiva implica la capacità di impiegare le informazioni derivanti dalla consapevolezza emozionale per raggiungere i propri obiettivi: professionali, personali o connessi al benessere psicofisico.

Sebbene i primi studiosi a parlare di questo concetto siano stati Peter Salovey e John D. Mayer all’interno del loro articolo Emotional Intelligence nel 1990, spetta a Daniel Goleman il merito di aver fatto conoscere l’intelligenza emotiva al grande pubblico.  Nel 1995 lo psicologo e scrittore statunitense ha, infatti, pubblicato un libro sul tema. La pubblicazione, nota semplicemente come  Emotional intelligence, per il mercato italiano è stata tradotta in “Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici”. Titolo significativo che mette l’accento anche sui benefici connessi a tale abilità.


Intelligenza emotiva e benessere psicofisico.

In alcune occasioni, sia in ambito lavorativo che personale, poter contare sull’intelligenza emotiva può essere alla base di interessanti vantaggi.  Si pensa, infatti, che chi sa ben applicare questa capacità abbia maggiori opportunità di successo nel settore relazionale che ha risvolti sottili o evidenti su quasi tutti i campi della nostra esistenza. A questo proposito ci sono alcune caratteristiche dell’intelligenza emotiva che ci possono aiutare nella vita di tutti i giorni.

Avere consapevolezza di sé, saper identificare e gestire le proprie emozioni ci permette di agire con più efficacia e moderazione interagendo  con più facilità con un contesto su cui non abbiamo controllo diretto, con una situazione inaspettata, con un ostacolo improvviso o un interlocutore magari non a nostro favore.

Essere in grado di motivarsi mentalmente – trasformando limiti, paure o negatività in stimoli positivi e spinte verso il raggiungimento dei nostri obiettivi – permette di ribaltare del tutto la nostra prospettiva. Questo ci permette di rigenerarci, di caricarci di nuova energia e di incrementare la nostra tolleranza dello stress evitando di cadere vittima di circoli viziosi, idee fisse o abitudini controproducenti.

Infine poter contare sull’empatia, altro elemento fondante dell’intelligenza emotiva, ci permette di calarci nei panni di chi ci sta vicino e di instaurare relazioni qualitativamente migliori che producono beneficio a tutte le parti coinvolte.

Già da questa breve disamina si capisce perché sia importante tenere in considerazione e allenare queste competenze che tutti abbiamo, ma che devono comunque essere sviluppate con cura grazie a esercizi mirati, alla mindfulness, a meditazioni guidate e alla psicoterapia.


Ti è piaciuto l’articolo sull’intelligenza emotiva? Leggi anche Leadership: le qualità che fanno la differenza nella vita e nel lavoro.

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01/11/19 Blog # , , , , ,

La mindfulness per superare i periodi di crisi

I momenti di crisi possono mettere a dura prova corpo e mente. Imparare a gestirli al meglio è un passaggio fondamentale per superare le difficoltà e ritrovare il benessere psicofisico. Abbracciare il presente, praticando la mindfulness, si rivela così una delle strategie più efficaci. Scopriamo come fare.

Photo by Jared Rice on Unsplash


Essere in crisi, vivere una crisi, sono frasi che sono ormai entrate nel linguaggio comune. Se guardiamo al significato profondo scopriamo, dunque, che nello specifico si fa riferimento a uno o più momenti di grande turbamento nella vita e/o nella mente di una persona. In diverse occasioni attraversando una fase di difficoltà emotiva, mentale o fisica ci sentiamo come se fossimo in gabbia, intrappolati nella nostra quotidianità, soli e senza via d’uscita.

Questi pensieri lavoreranno così in profondità che, in poco tempo, rischieremo di andare incontro a problematiche quali depressione, ansia, attacchi di panico, esaurimento e molti altri. I periodi di crisi sembrano, infatti, esercitare un’influenza enorme sulla nostra psiche, togliendoci energie fondamentali per il nostro benessere generale e dandoci l’impressione che questa nostra condizione di malessere durerà in eterno.

Niente di più sbagliato, ovviamente. Ma come si possono superare queste convinzioni che possono limitare la nostra rinascita e ripartenza? Il percorso che ci permette di alleviare la fatica che ci appesantisce è articolato, ma con l’aiuto della mindfulness e della psicoterapia possiamo trovare nuove modalità di approccio e gestione della crisi. Vediamo insieme come possiamo rendere possibile tutto questo.

Periodi di crisi: un percorso lungo quattro passi.

Abbiamo detto che a prescindere dalle condizioni le difficoltà colpiscono duramente la nostra mente. È in questo luogo che hanno origine e si scatenano sia gli ostacoli sia alcune possibili soluzioni.

Ecco perché se desideriamo migliorare il nostro modo di attraversare i periodi di crisi è necessario che ci impegniamo attivamente lungo quattro assi distanti fra loro, ma sempre complementari. Per poter andare oltre alle emozioni negative che stiamo vivendo è, dunque, importante:

  1. RICONOSCERE

    Il primo fondamentale passo che dobbiamo compiere è ammettere che stiamo vivendo una fase di crisi. Fermarsi un momento, prendere fiato e concentrarci sulle nostre emozioni più intime. Cosa stiamo provando? Qual è il nome, la causa del nostro disagio? È rabbia per un commento che abbiamo letto come un’offesa forse, oppure è tristezza perché abbiamo dovuto dire addio a qualcuno, a qualcosa, a una parte di noi stessi. O ancora, è delusione oppure solitudine? Non c’è una risposta giusta e una sbagliata: non importa cosa riconosciamo, e se ci piace e o meno quel che vediamo, ma la possibilità di comprendere e superare che ci diamo nel momento in cui finalmente lo facciamo .

  2. TOGLIERE NUTRIMENTO AL RIMUGINIO

    Una volta riconosciuta la difficoltà, dobbiamo lavorare per eliminare tutto ciò che favorisce la ruminazione mentale, quel pensare in maniera ricorsiva e ossessiva fissandoci sempre sugli stessi temi. Per farlo possiamo praticare la meditazione e sperimentare le diverse tecniche di mindfulness che ci aiutano a focalizzarci sul presente. Mano a mano che acquisiremo dimestichezza con i procedimenti impareremo a bloccare il rimuginio e a svuotare la mente. In alcuni casi, potrebbe comunque essere utile iniziare un percorso di psicoterapia così da indagare meglio il disagio e sperimentare strategie pensate proprio per interrompere questo flusso circolare negativo.

  3. ABBRACCIARCI

    Il terzo passo sarà, invece, legato al perdono e alla possibilità di accogliere la nostra intera identità. Perdonarci per i nostri errori e fallimenti, veri o presunti che siano, è infatti un punto focale di svolta nel nostro percorso di crescita individuale. Solamente imparando che sbagli, occasioni perdute, gioie e dolori fanno parte di quella che è la nostra storia possiamo integrare tutte le varie parti all’interno di noi. I nostri pregi e difetti, così come tutto ciò che abbiamo vissuto, ci rendono la persona che siamo oggi. Una persona unica, speciale e degna d’amore e rispetto. Innanzitutto da parte di noi stessi.

  4. VIVERE CON CONSAPEVOLEZZA

    Ultimo, ma non meno importante passaggio è il mantenere viva questa nuova prospettiva che permette di riequilibrare i nostri stati d’animo. La mindfulness, abbinata ad altre strategie come la meditazione e la psicoterapia, ci insegna così una nuova modalità di approccio e di gestione delle crisi. Una vera e propria pratica di benessere che, con l’abitudine e la costanza, diverrà un’alleata preziosa per la nostra mente e non solo. In breve, un piccolo grande regalo che facciamo a noi stessi e alla nostra vita.


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