29/11/21 Blog

Come funziona il problem solving?

L’utilità del problem solving è ormai assodata e riconosciuta. In ogni ambito lavorativo o personale che sia è infatti necessario poterci affidare a questa abilità. Una competenza che può essere di certo allenata e che rafforza anche la nostra auto-efficacia. Come possiamo però mettere in atto il problem solving nella pratica? Vediamo insieme come funziona il processo e le sue fasi.

Dell’importanza e del perché sia essenziale poterci avvalere del problem solving ne abbiamo parlato in questo articolo. Oggi vorrei invece soffermarmi su un altro aspetto che dobbiamo conoscere per poter usare questo approccio nella vita di tutti i giorni. Il riferimento in questo senso va alle fasi del problem solving, ovvero su come funziona nella pratica.

Conoscere questi passaggi infatti ci permette di affrontare nel migliore dei modi le diverse situazioni che ci possono mettere alla prova. Partiamo innanzitutto dicendo che sono state individuate in via principale cinque fasi che noi possiamo mettere in atto quando ci confrontiamo con un problema.

Il problem solving è un processo dinamico

Per comprendere meglio come funziona possiamo ripercorrere la definizione di problem solving. Quest’ultimo comprendere le risorse che ci aiutano a rispondere in modo funzionale a una situazione critica. È questa stessa espressione a guidarci nella scoperta delle fasi di quello che viene a caratterizzarsi per essere un processo.

Affrontare una problematica, trovare una soluzione e una prospettiva alternativa difatti non è paragonabile ad accendere un interruttore della luce. Semmai possiamo vedere il problem solving come un viaggio che ci porterà dal punto A al punto B attraverso una serie di tappe.

Ogni passaggio è prezioso e senza ciascuno di essi diventa pressoché impossibile andare oltre al problema espandendo le nostre riflessioni. Le fasi che dobbiamo attraversare sono in maniera sintetica:

  • Il riconoscimento del problema e delle cause che lo originano
  • Le opzioni che ci possono condurre alla soluzione, ovvero all’obiettivo
  • Il confronto e l’analisi delle diverse possibilità in gioco
  • L’elaborazione di una strategia che renda concreta la soluzione prescelta
  • L’analisi dell’efficacia e dell’andamento della situazione

Quello a cui diamo vita perciò è un ciclo dinamico che ci aiuta a gestire con più struttura e serenità il problema in questione. La particolarità di questo schema è che possiamo applicarlo praticamente a qualsiasi situazione che ci mette in difficoltà. La scomposizione in fasi e micro-passaggi inoltre facilita e rende più metodico il percorso verso la risoluzione.  

Analizzare e comprendere per una maggiore consapevolezza

Il primo passo a cui dobbiamo dedicarci è riconoscere la presenza del problema. Nella prima fase ci focalizziamo quindi sulla definizione della situazione. In questo senso ci possiamo concentrare sul dettagliare in modo oggettivo qual è lo stato dei fatti in quel preciso momento. Durante questo passaggio possiamo inoltre portare alla luce e identificare tutte le cause che hanno originato la problematica e/o la perpetuano.

Quando lavoriamo attraverso il problem solving allora una parte fondamentale viene giocata dal prendere consapevolezza del presente. Più l’analisi del momento attuale sarà puntuale e più dati avremo la possibilità di raccogliere. Elementi questi che ci orienteranno anche nei passaggi successivi e che supporteranno la scelta finale della soluzione adeguata.

Proseguendo possiamo poi fare una lista delle diverse opzioni concrete che abbiamo a disposizione. È importante che in questo passaggio dedichiamo attenzione a quelle azioni che possiamo mettere in campo sia nell’immediato sia nel medio/lungo termine. Una volta effettuata questa operazione che può essere simile a un brainstorming possiamo confrontare le diverse possibilità. Dall’analisi dei pro e dei contro possiamo poi individuare la o le azioni più idonee per il nostro caso.

A seguire una volta individuata la soluzione dovremo elaborare una strategia appropriata anche tramite la creazione di micro-step da attuare a piccoli passi. Suddividere nuovamente obiettivi e azioni è infatti la via migliore per poter approcciare con efficacia la situazione. Una modalità questa che ci permette inoltre di abbassare l’ansia e di gestire meglio la pressione derivante dal problema.

Da ultimo concludiamo il processo di problem solving dedicando parte del nostro tempo all’analisi di quanto abbiamo fatto. Questo momento di revisione e riflessione sull’efficacia delle soluzioni ci può infine essere di aiuto anche per il futuro dal momento che potremo fare tesoro di quanto appreso.

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10/11/21 Blog

Psicoterapia cognitivo-comportamentale: che cos’è e come funziona

Che cos’è la psicoterapia cognitivo-comportamentale? Come funziona e per quali problematiche psicologiche può essere di aiuto? Hai incontrato questa etichetta molte volte e non sai bene che cosa voglia dire. Esistono diverse branche nella psicoterapia e questo in alcuni casi può provocare confusione. Approfondiamo insieme questo approccio e le sue caratteristiche.

Quando incontri per la prima volta questa espressione, psicoterapia cognitivo-comportamentale, le domande possono essere tante. Per esempio che cos’è? Quanto dura e per cosa è efficace? O ancora “fa per me”?

Proviamo a fare chiarezza partendo dal definire di che cosa si tratta. Con l’etichetta psicoterapia cognitivo-comportamentale o Cognitive-Behaviour Therapy (CBT) indichiamo un gruppo di terapie eterogenee attinenti al ramo:

  • Cognitivo, ovvero dei pensieri
  • Comportamentale, cioè connesso ai comportamenti
  • Immaginativo

Queste tecniche vengono utilizzate con l’obiettivo di aiutarti nel riconoscere e cambiare i pensieri disfunzionali eche ti fanno stare male. Tutto il processo parte innanzitutto dal prendere consapevolezza e dal riconoscere i pensieri ricorrenti che tornano in modo ciclico e che ti danneggiano nel quotidiano. A seguire attraverso le diverse soluzioni proposte sperimenti e impari nuove strategie per far fronte al tuo momento di difficoltà fin da subito.  

Pensieri, emozioni, comportamenti: un cerchio in movimento.

Perché partiamo proprio dai pensieri ricorrenti e dal riconoscimento di quelli che vengono classificati come disfunzionali? Il motivo è semplice e si ricollega a uno dei presupposti cardine della psicoterapia cognitivo comportamentale. La terapia si fonda infatti sul modello cognitivo. Secondo questo approccio esiste in ognuno di noi una stretta correlazione tra tre elementi:

  • I nostri pensieri
  • Le nostre emozioni
  • I nostri comportamenti

Sono questi tre tasselli a interagire fra loro e a dare vita a quelle dinamiche che hanno poi come conseguenza l’originarsi del nostro malessere psico-fisico. Nella pratica infatti si viene a creare una sorta di cerchio in cui i nostri pensieri tendono a creare dentro di noi alcune emozioni.

Photo by Ryan Gagnon on Unsplash

Queste ultime a loro volta finiscono per dare vita di riflesso a determinati comportamenti. Comportamenti e azioni che agiscono come un rinforzo spesso negativo sui nostri pensieri. E il ciclo continua ad alimentarsi a ritmo continuo.

Ecco perché l’obiettivo della psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) è sostenerti affinché tu possa individuare i pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali. Dal riconoscimento e dalla modifica di queste mappe di ragionamento e d’interpretazione della realtà si arriva alla riscoperta e al rinforzo del tuo stato di benessere psico-fisico.

Piccolo identikit della psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Guardando nel dettaglio ci sono alcune caratteristiche da tenere a mente quando parliamo della terapia cognitivo-comportamentale. Uno dei fattori da considerare è l’importanza che riveste lo sperimentare nella realtà nell’acquisizione di nuovi schemi più funzionali. Questa prospettiva difatti si differenzia da altre psicoterapie per l’approccio pratico, pragmatico, concreto che guida ogni intervento.

La psicoterapia cognitivo comportamentale si contraddistingue inoltre per essere attiva e direttiva. Durante la sessione la psicoterapeuta aiuta perciò a identificare il problema e propone poi una serie di esercizi. Promemoria, azioni, attività che replichiamo poi nella vita di tutti i giorni.

Nello specifico durante la terapia ci focalizziamo sui problemi, sui pensieri e sui sintomi. Non analizziamo il passato, ma ci concentriamo sul presente e su quello che sentiamo. Analizziamo le emozioni, i comportamenti, i pensieri che si collegano a questi due elementi e che nel quotidiano ci stanno mettendo in difficoltà.

Osserviamo per riconoscere e poi individuare nuove strategie più funzionali da mettere in campo nell’immediato. Per le sue stesse caratteristiche la terapia cognitivo-comportamentale è quindi breve. Ogni percorso sarà però differente perché ogni persona ha esigenze, sintomi, percezioni diversi.

Da ultimo è bene sottolineare come la psicoterapia cognitivo comportamentale sia una terapia collaborativa e validata in ambito scientifico. Ne consegue che essa è indicata nel trattamento di disturbi psicologici quali:

  • l’ansia e/o gli attacchi di panico
  • la gestione dello stress
  • la gestione della rabbia
  • la depressione
  • il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)
  • i disturbi alimentari e/o il disturbo da dismorfismo corporeo
  • il disturbo Borderline di personalità
  • i disturbi sessuali
  • i problemi di coppia

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03/11/21 Blog

Problem solving: cosa significa e perché ne hai bisogno nella tua vita?

Ne sentiamo parlare quasi ogni giorno, nei più diversi contesti: dal campo lavorativo a quello privato. La domanda allora sorge spontanea: che cosa significa avere un approccio orientato al problem solving? Che caratteristiche presenta e come possiamo fare affinché diventi una risorsa attiva nella gestione della nostra vita? Proviamo a rispondere a queste e ad altri interrogativi.

Nella vita di tutti i giorni i problemi, gli imprevisti, gli ostacoli sono di frequente presenti. Appaiono da un momento all’altro sconvolgendo i piani e le aspettative che avevamo coltivato fino a quel momento. Per limitare i possibili danni e riappropriarci del nostro potere sugli eventi allora diviene fondamentale disporre del problem solving. Di che cosa si tratta e perché è così importante per tutti noi?

Avere a che fare con i problemi è un aspetto della quotidianità umana che può scoraggiare e frustrare. Questo però alla lunga può danneggiarci in profondità e limitare sia le nostre occasioni sia il nostro potenziale di crescita personale. Anche il nostro benessere psicofisico e la qualità della vita che percepiamo possono inoltre essere compromesse da una prospettiva negativa.

Una visione grigia che alla lunga rischia di depotenziarci, toglierci speranza, distruggere la nostra motivazione a fare. Ecco perché il problem solving può rivelarsi strategico, un dono prezioso da allenare e sviluppare il più possibile per contrastare i momenti in cui ci sentiamo senza via di uscita.

Cosa significa problem solving?

Partiamo dall’inizio, ovvero dalla definizione di problem solving. Quando utilizziamo questa etichetta ci riferiamo a tutte quelle competenze e abilità che ci permettono di rispondere in modo funzionale a una situazione critica. Cosa vuol dire? Nella pratica è trovare vie alternative per aggirare l’ostacolo e raggiungere gli obiettivi che abbiamo definito come prioritari.

Il problem solving ricomprende al suo interno le soft skills che ci consentono di andare oltre al problema utilizzando le nostre risorse cognitive. Nella sua traduzione letterale dall’inglese equivarrebbe alla “risoluzione dei problemi”. Un ambito questo che già dal nome è quanto di più vasto e variegato possa esistere nella nostra quotidianità.

Sono quelle competenze a permetterci di definire il problema che ci sta affliggendo e da lì progettare e mettere in campo strategie, metodi, risposte nuove. Risposte e prospettive differenti che ci consentono quindi di superare l’ostacolo, di porre rimedio alla situazione e di riflesso di vivere meglio perché non più bloccati dal problema. Uscendo dalla fase di stallo abbiamo poi maggiori possibilità di prenderci cura di noi stessi e di ritrovare e/o rafforzare il nostro benessere psico-fisico.

I benefici di un approccio orientato alla risoluzione

Attraverso l’impiego del problem solving alleniamo inoltre alcune competenze che risultano preziose in ogni ambito che ci troveremo ad affrontare. Tra queste la prima menzione va alla capacità di osservazione e di analisi. Riconoscere il problema, definire quali sono le sue caratteristiche è infatti il primo passo che mettiamo in atto quando agiamo seguendo l’approccio orientato alla risoluzione.

A questa poi si aggiunge l’incremento del pensiero creativo e divergente. La famosa frase “pensa fuori dagli schemi” diviene perciò un’alleata potente che consente di orientare l’azione verso prospettive e strade non ancora battute. Oltre al fattore legato alla creatività questo elemento ci permette anche di dare vita a opzioni e scelte che siano più allineate al nostro sentire più autentico.

Questo perché la risposta, la soluzione che troveremo sarà legata a filo doppio alla nostra analisi e alla nostra prospettiva. Sarà per forza di cose un’opzione che ci corrisponde e che fa per noi perché saremo stati noi ad averla individuata e progettata. Seguire il nostro sentire autentico vuol dire poi connetterci alla nostra soddisfazione per ciò che stiamo facendo, per come stiamo vivendo, per la nostra vita.

La somma di questi fattori diventa quindi una prima e importante cura contro la frustrazione che ci attanaglia e che ci fa sentire senza speranza. Da ultimo ma altrettanto importante grazie all’uso del problem solving vengano incentivate anche la proattività e l’indipendenza, l’autonomia personale.

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02/11/21 Blog

On line o a Roma in presenza, la mia missione è essere al tuo fianco

Voglio raccontarti una storia: la metafora delle due montagne di Russ Harris, psicoterapeuta legato all’Acceptance and Commitment Therapy e autore de “La trappola della felicità”.

“Sai che molte persone arrivano in terapia credendo che il terapeuta sia una sorta di essere illuminato, che ha risolto tutti i suoi problemi, e ha messo tutto a posto, ma in realtà non è così. È più come se tu stessi scalando la tua montagna là in fondo e io stessi scalando la mia montagna quaggiù.

E da dove sono io, sulla mia montagna, posso vedere cose sulla tua montagna che tu non puoi vedere, come una valanga che sta per cadere, o un sentiero alternativo che puoi imboccare o che non stai utilizzando la tua piccozza in modo efficace.

Ma ti prego di non credere che io abbia raggiunto la cima della mia montagna e mi sia seduto e rilassato, a prendermela con calma. Il fatto è che io sto ancora scalando, sto ancora facendo errori e sto ancora imparando da questi.

Stiamo tutti scalando la nostra montagna

E alla fine, siamo tutti uguali. Stiamo tutti scalando la nostra montagna fino al giorno in cui moriremo. Ma il bello è che tu puoi migliorare sempre più nello scalare e imparare sempre più ad apprezzare il viaggio. E questo è il lavoro che faremo qui, si lavora insieme siamo una squadra!”

Perché ho voluto condividerla qui con te? Perché credo che sia l’immagine perfetta per mostrare cosa vuol dire decidere di seguire un percorso di psicoterapia. Quando scegli di riappropriarti della tua vita, del tuo tempo, delle tue scelte percorriamo insieme un pezzo di strada.

Lavoriamo per portare alla luce i tuoi strumenti, le tue risorse, le tue strategie funzionali per la tua quotidianità e la tua persona. Diverse da quelle di un altro perché tue e adattate a quelli che sono i tuoi obiettivi, a quella che è la tua realtà. Insieme diventiamo un’alleanza vincente: la migliore perché si compone della tua esperienza, delle mie competenze e dell’analisi della situazione in cui ti trovi.

Dopotutto è dall’osservare con oggettività quel che avviene e dal prendere consapevolezza che puoi poi in piena libertà aprire la strada al cambiamento. Non a una trasformazione qualunque magari imposta dagli standard o dalle voci esterne che ti continuano a dire che non vali, che non sei abbastanza. No, al contrario, puoi agire l’unica trasformazione che conta: la tua, quella che desideri nel profondo del tuo cuore.

Apertura, ascolto e libertà: tre pilastri in cui credo

La mindfulness e la psicoterapia mi hanno insegnato molto. Credo che ogni persona stia affrontando un suo viaggio e come nella storia delle due montagne siamo tutti in cammino verso la nostra meta. Quando sono in sessione mi impegno affinché tu possa essere a tuo agio, perché  possiamo parlare con serenità di qualsiasi cosa rappresenti per te questa fase di stallo.

Sono convinta che l’ascolto senza giudizio sia alla base di ogni relazione. In special modo quando scegliamo di intraprendere un percorso sfidante come quello della psicoterapia. Sedersi e confrontarsi con le nostre difficoltà, con le nostre vulnerabilità può mettere alla prova.

So che aprirsi con un altro può far preoccupare. È un atto di fiducia, un affidarsi che scuote in profondità. Nell’alleanza terapeutica che creiamo ci sarà sempre spazio per l’accoglienza, il rispetto, la riservatezza, la libertà dai giudizi. La terapia così come le sessioni di mindfulness sono momenti per il tuo benessere, sono spazi dedicati solo a te.

Qual è la strada più giusta per te? Che cosa vuoi tu?

Nel mio studio e negli incontri online, in quelle ore che scegli di dedicarti possiamo iniziare a esplorare insieme quel momento particolare che stai attraversando. Passo a passo allora facciamo luce sulle tue emozioni, sui tuoi desideri, sulle tue ansie e paure. Un processo che segue i tuoi ritmi, le tue necessità.

Non ci sono standard a cui mirare, non ci sono pensieri giusti e pensieri sbagliati, pregiudizi o aspettative esterne che valgano. Ci sei solo tu con le tue aspirazioni, con il tuo momento, con i tuoi dubbi e obiettivi, con il tuo percorso di vita unico.

Mano a mano che approfondiamo ci immergiamo nella tua storia per far emergere le tue risorse in modo che tu possa poi illuminare il tuo cammino. La prosecuzione del tuo viaggio come riterrai più funzionale e giusto per te. In piena libertà e autonomia. L’obiettivo è infatti sempre quello di accompagnarti verso la riscoperta del tuo benessere, del tuo centro, di ciò che senti essere davvero la strada per te.

“Il miglior regalo che possiamo fare all’altro è essere presente nell’ascolto!”

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14/10/21 Blog

L’ascolto emotivo: come accogliere le emozioni e i segnali del corpo

Ogni giorno viviamo infinite emozioni. Evoluzioni, cambiamenti piccoli o grandi, che abitano il nostro corpo oltre che il nostro cuore e la nostra mente. Nel quotidiano per il nostro benessere psico-fisico, ma anche per la nostra serenità, è importante dedicare parte del tempo nel recuperare questa connessione speciale. Una possibilità che ci aiuta in questo passaggio delicato è l’ascolto emotivo.

Tutti noi siamo fatti di materia, di idee e di emozioni. Troppo spesso nella società attuale ci siamo dimenticati della connessione preziosa, potente, unica che lega il corpo alla nostra psiche. Noi persone infatti non siamo solo scatole che fanno cose, si muovono o interagiscono fra loro. Siamo molto di più, siamo intrisi da molteplici emozioni. Sentimenti, stati d’animo che sono connessi al nostro benessere e che di frequente vogliono comunicare con noi.

È così quando un mal di testa fortissimo ci ingabbia per via dello stress, della rabbia, dell’ansia o delle preoccupazioni. O quando sperimentiamo la tristezza o la paura e ci sentiamo avvolti da una nube nera o avvertiamo lo stomaco stretto in una morsa. Oltre alla componente fisica di cui dobbiamo di certo prenderci cura c’è però anche tutta un’altra parte collegata alla mente e al cuore.

Per poter rafforzare e ritrovare il nostro benessere completo allora dobbiamo dedicare tempo ed energie a recuperare quella connessione innata. Come? Una possibilità è praticare l’ascolto emotivo. Un modo questo per accogliere le emozioni e i segnali che il nostro corpo ci sta inviando e che abbiamo silenziato per lungo tempo.

Stare nell’ascolto emotivo del corpo.

Ogni giorno le nostre giornate sono delle enormi liste di attività da spuntare. Il correre e il cercare di essere sempre performanti però rischia alla lunga di staccarci, di disconnetterci dal corpo. Allo stesso modo lo scorrere in continuazione il feed dei social network e il reagire agli eventi può allontanarci sempre più da noi stessi. Ecco perché l’ascolto emotivo può rivelarsi una pratica così benefica se inserita nella nostra routine.

È un tornare nella nostre pelle, nelle nostre sensazioni e percezioni. È uno stare a contatto con tutte le nostre parti che equivale a un rientrare a casa. Se vogliamo possiamo vederlo come l’opposto di quello a cui siamo abituati nella vita di tutti i giorni. Non è un fare, un parlare, un reagire alle situazioni buttandosi a capofitto all’inseguimento del prossimo obiettivo.

Al contrario l’ascolto emotivo è uno stare, un fermarsi, un silenziare l’esterno per immergersi nel nostro essere. Un essere che ricordiamo è fatto di materia, di sensazioni, di emozioni e non è mai un qualcosa di fisso o statico. In qualsiasi momento allora possiamo ritagliarci una pausa dal mondo, dai suoi mille stimoli, e osservare quel che sta avvenendo in noi.

Alcune domande per accoglierci in profondità.

Non servono oggetti o pratiche complesse per attuare l’ascolto emotivo su noi stessi. Ci basta un attimo di tranquillità e la volontà di connettersi al corpo mantenendo uno sguardo curioso, non giudicante. Dopo un momento di silenzio chiediamoci:

  • Cosa sento? Che sensazioni avverto nel mio corpo?
  • Che emozioni sto vivendo in questo momento preciso?
  • Dove avverto l’emozione o la sensazione? In una mano, nelle gambe, nello stomaco?
  • Questa sensazione mi fa stare bene o è un qualcosa che non vorrei sentire?
  • Cosa c’è alla base della mia emozione?

Più saremo dettagliati nell’osservare e nel recepire i messaggi che il corpo ci invia e più diventeremo consapevoli di quello che stiamo sperimentando a livello emotivo. L’ascolto emotivo dunque si compone di alcune domande che hanno l’obiettivo di aiutarci a esplorare e accogliere in profondità emozioni e corporeità. Sotto questa luce esiste anche un’altra pratica benefica che ci può essere di supporto in questo caso come puoi approfondire qui

Quando pratichiamo l’ascolto emotivo diamoci tempo e lasciamo andare il giudizio. Affidiamoci alla self compassion e la detached mindfulness e accogliamo tutto ciò che emerge. Proviamo quel che proviamo e sentiamo quel che sentiamo, non ci sono emozioni giuste ed emozioni sbagliate. Ci siamo solo noi, persone degne di amore e valore con la nostra storia e il nostro personale bagaglio di vita.

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31/08/21 Blog

Sogni e obiettivi: come ridurre la frustrazione nella nostra vita

In alcuni momenti o fasi della nostra quotidianità possiamo sentirci abbattuti e demotivati. Guardiamo alle nostre giornate e ci accorgiamo che non ci interessa davvero nulla di quello che stiamo facendo. O al contrario che siamo distanti anni luce da ciò che vorremmo vivere. La frustrazione in questi casi si lega a filo doppio all’aver silenziato o preso le distanze dai nostri sogni e obiettivi. Scopriamo insieme come riportare un po’ di equilibrio nella vita di tutti i giorni.

Da bambini la nostra immaginazione è potente, ogni passo ci sembra fattibile e alla nostra portata. Con il tempo, crescendo e vivendo delusioni o imprevisti, possiamo però esserci allontanati da quella visione così magica e meravigliosa. Potremmo ormai esserci rassegnati a fare del dovere e delle incombenze classiche le nostre uniche consuetudini.

Aspettiamo allora tutto l’anno con ansia quelle due settimane in cui allontanarci da una vita che non sentiamo nostra e in cui recuperare la gioia. Quando seguiamo questa prospettiva molto spesso finiamo per sperimentare il massimo livello di frustrazione. Ci sentiamo separati dalle nostre passioni, ingabbiati nelle regole o in ciò che pensiamo di dover fare. Siamo nervosi e non sappiamo come fare per ritrovare la calma.

Pian piano possiamo quindi perdere la motivazione nel perseguire strade alternative o possiamo vivere tutto senza provare davvero piacere o desiderio verso la nostra realtà. In alcuni casi possiamo anche aver tentato di invertire la rotta, solo che abbiamo investito le nostre energie nel fantasticare più che nel progettare un cambiamento. E il perseguire obiettivi irrealistici ci ha poi condotto di nuovo al sentirci frustrati e bloccati.

Per andare oltre alla frustrazione servono sogni e concretezza.

Se vogliamo andare oltre alla frustrazione dobbiamo perciò cambiare in profondità la nostra prospettiva. Lo possiamo fare ricollegandoci al nostro bambino interiore e accompagnando questa figura benefica con l’esperienza e i talenti che abbiamo sviluppato crescendo.

La prima azione da mettere in campo dunque è quella di esplorare e portare alla luce i nostri desideri più autentici. Fermiamoci e chiediamoci: cosa voglio davvero nella mia vita? Cosa mi piace e cosa voglio cambiare di ciò che vivo ogni giorno? Lasciamo che la mente e la nostra immaginazione sia libera di esprimere i pensieri, i dubbi, i sogni in libertà.

Torniamo a ciò a che ci appassiona senza darci limiti e riportiamo tutto su carta. Iniziamo a scrivere ogni nostro desiderio e impegniamoci nel capire se è un qualcosa che vogliamo con ogni nostro respiro. Eliminiamo tutti gli elementi che ci accorgiamo che non ci appartengono, che sono frutto di aspettative o richieste altrui.

Ora che abbiamo la lista dei sogni che vorremmo realizzare abbiamo il nostro punto di partenza. Perché sappiamo bene che tutto nasce dal sapere dove vogliamo andare. Senza quella informazione rischiamo infatti di girare vagando in tondo a causa dell’assenza di una meta.

Fare spazio al sogno nella nostra realtà abituale.

A questo punto dobbiamo mettere in campo uno dei passaggi essenziali per combattere la frustrazione. Dobbiamo perciò lavorare per rendere concreto il nostro sogno. Come possiamo farlo? Innanzitutto dobbiamo scremare tra desideri che sono solo fantasie irrealistiche e quelli che invece possono essere portati nella realtà.

I primi potrebbero essere quei sogni che ci piace immaginare ma che nella pratica non abbiamo nessuna voglia o modo di perseguire realmente. Concentriamoci invece sui secondi, ovvero un sogno che ci stimola e che vorremmo vedere realizzato a ogni costo. È il desiderio per cui siamo pronti a impegnarci, a sacrificare alcuni aspetti per dargli la possibilità di diventare realtà. È un qualcosa che ci procura gioia e che pensiamo possa nutrire la nostra persona.

Una volta individuato il nostro desiderio analizziamo cosa manca per renderlo reale e quali azioni dovremmo attuare perché divenga tale. Stabilito questo scomponiamo il nostro obiettivo in micro step che ci aiuteranno a raggiungere il macro risultato. Agendo in questo modo contrasteremo la frustrazione e inizieremo a introdurre nel nostro quotidiano il nostro desiderio.

Dedichiamogli tempo ed energie, facciamogli spazio nella nostra routine. Rendendolo ogni giorno un po’ più concreto ci daremo la possibilità di avvicinarci al nostro obiettivo. Di riflesso creeremo infine una vita più allineata a ciò che desideriamo davvero.

Stai vivendo un momento complicato? Provi ansia, rabbia o confusione e le tue giornate non sono serene? Contattami e parliamone insieme. Un percorso di psicoterapia può essere un aiuto significativo per ritrovare la serenità e la soddisfazioneche meriti.

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31/08/21 Blog

Affrontare i nuovi capitoli: ripartenze, cambi di rotta e obiettivi

Ci sono periodi in cui siamo chiamati a rivedere il nostro percorso abituale. Nuovi inizi, cambi di rotta, imprevisti o nuovi sogni a cui diamo spazio e che richiedono una modifica della nostra quotidianità. L’energia del cambiamento e delle ripartenze può essere molto benefica, ma possiamo anche sperimentare panico e/o ansia al pensiero di incamminarci verso il nuovo. È così per settembre, ma più in generale a ogni svolta piccola o grande della nostra vita. Vediamo come possiamo andarle incontro con più fiducia.

Iniziare è un verbo che contiene al suo interno moltissime sfumature e possibilità. Quando iniziamo un nuovo capitolo troviamo al suo interno sia l’energia delle ripartenze sia l’incertezza connessa all’ignoto. Andare verso il nuovo somma speranze, aspettative, ansia e voglia di vedere cosa avverrà dopo. Sono spesso le stesse sensazioni che possiamo vivere a fine agosto con l’arrivo di settembre.

Le stesse percezioni che ci colpiscono ogni volta che siamo alle prese con un nuovo inizio. Magari si tratta di un cambio di lavoro o di mansione, della ripartenza o il cambio della scuola, di un trasferimento temporaneo o definitivo. O ancora una scelta a lungo desiderata, rimandata oppure inaspettata che cambia nel profondo le nostre giornate per come le avevamo pensate fino a quel momento.

In tutti questi casi e in molti altri allora possiamo naturalmente sperimentare un flusso altalenante di emozioni contrastanti. C’è la gioia per il cambiamento che si somma all’impazienza di vedere come sarà la nostra nuova vita. Al tempo stesso c’è la malinconia per il dover salutare un contesto ormai familiare e a cui siamo legati. Potremmo persino vivere l’ansia per le aspettative o la paura perché stiamo andando verso qualcosa che non conosciamo.

Ringraziare e salutare il capitolo che si chiude.

Insomma il nostro cuore e la nostra mente sono spesso messi a dura prova da questo oceano fluttuante di sensazioni. Ecco perché può essere utile quando sentiamo di avvinarci a questi momenti così trasformativi fermarci un attimo e prepararci ad accogliere quello che sarà. Una sorta di rito di passaggio che ci aiuta su più fronti. Da un lato è infatti la fase perfetta per salutare il passato che ci accompagnerà comunque con i suoi insegnamenti. Dall’altro potremo aprirci al presente con maggiore leggerezza e più serenità.

Il primo passo di questo processo è dunque osservare ciò che abbiamo vissuto fino a qui. Sotto questa luce possiamo scegliere di fare un bilancio amorevole del nostro passato avvalendoci anche della self-compassion. Di certo ci possono essere esperienze, emozioni, incontri che ci hanno arricchito o che ci hanno aiutato a crescere, a cambiare la nostra prospettiva. Impegniamoci a ripensare a ciò che è stato non per giudicarlo in maniera rigida ma per raccogliere tutto il buono che può essere ancora di aiuto per la nostra vita odierna.

Ringraziamo e pratichiamo la gratitudine verso quegli eventi e quelle persone che sono state uno stimolo, un dono per noi. Lasciamo andare i pesi e tutto ciò che ora sentiamo non appartenerci più o che non è più utile per il nostro benessere emotivo. Onoriamo e celebriamo i nostri successi, le cose che abbiamo imparato, ciò che abbiamo creato, vissuto e sentito. Ringraziamo noi stessi e il nostro corpo per tutte le attività svolte e per aver vissuto appieno ogni momento.

Iniziare un nuovo capitolo abbracciando noi stessi.

Dopo aver celebrato e salutato il passato è il momento di preparaci ad andare incontro al nostro nuovo capitolo. Dalle riflessioni sulla gratitudine estrapoliamo una lista di eventi, incontri o azioni che portiamo con noi. Che cosa abbiamo imparato fino a lì? Quali talenti ci sono stati di aiuto e ci accompagneranno anche nel nuovo capito che stiamo per iniziare? Come abbiamo raggiunto quelle tappe così significative e in che modo l’abbiamo reso possibile?

Riportiamo i nostri pensieri sulla carta così avremo un qualcosa di tangibile a cui tornare per darci nuova energia. Affrontare una partenza o una ripartenza può generare ansia. Tranquillizziamoci osservando e tornando con la mente a quanto di positivo abbiamo vissuto e come siamo già stati in grado di far fronte a eventi che magari ci incutevano preoccupazione o timore.

Per concludere proviamo a impostare una piccola lista di obiettivi sostenibili che ci vogliamo dare per il prossimo futuro. Dopo averla elaborata proviamo anche a creare una routine a grandi linee che ci aiuti a riportare la calma nel pensare alle novità. Un modo per rasserenarci. Sì il capitolo è nuovo, ma noi abbiamo le risorse per farvi fronte: non tutto è del tutto sconosciuto o incerto.

Ti accorgi di star avendo difficoltà o di star vivendo un periodo complicato? Contattami e ritagliamoci un momento per parlarne. Insieme possiamo esplorare nuove prospettive per rafforzare o ritrovare la serenità nel quotidiano.

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20/08/21 Blog

I compiti delle vacanze dei bambini: stress o opportunità?

Le vacanze si accompagnano sempre anche ad altri discorsi e/o preoccupazioni. In special modo se abbiamo figli sappiamo bene che questo è il periodo dei tanto odiati compiti delle vacanze. Come approcciarli al meglio? Sono davvero solo uno stress o possono rivelarsi utili? Scopriamolo.

Abbiamo parlato della tendenza a riempire all’eccesso i momenti di relax come puoi leggere a questo link. Esiste però un’altra possibilità altrettanto rischiosa. L’altra faccia della medaglia è collegata allo scegliere di rimandare, di procrastinare tutte le incombenze più noiose o che non ci piacciono. Un esempio classico sono in questo caso i famigerati compiti delle vacanze dei nostri bimbi.

La procrastinazione però lungi dall’essere un metodo utile diviene da subito una gabbia che nel tempo soffoca e genera nuove ansie. Sì perché poi a forza di rimandare, di dire lo facciamo dopo, arriviamo alle scadenze sotto pressione e con la sensazione di non farcela. Sensazione che genera di riflesso rabbia, nervosismo, in alcuni casi anche panico perché tutto ci sembra troppo grande rispetto alle nostre sole forze.

Se abbiamo figli in età scolare sappiamo bene come questo possa essere sintetizzato alla perfezione parlando dei compiti delle vacanze. Spesso tendiamo a vederli solo come un dovere, un qualcosa che deve essere fatto perché la scuola poi controllerà l’esecuzione. Sotto questo profilo potremmo quindi intenderli come una perdita di tempo che ci sottrae la possibilità di vivere in libertà le nostre vacanze.

Una pausa che può fare bene al nostro bimbo.

Partiamo allora proprio da questa prospettiva per ribaltare lo scenario. È vero può essere svilente dover sacrificare parti del nostro relax per fare un qualcosa che reputiamo noioso. A tal proposito allora diviene ancora più importante guardare la scena sotto una luce diversa.

Pensiamo a quanto possa essere delicato l’apprendimento, a quanto impegno e allenamento occorre per padroneggiare le informazioni. Quelle nozioni che nell’immediato, ma anche nel futuro, saranno essenziali per la vita e le possibilità del nostro bimbo.

E poi pensiamo a quali effetti può avere uno stacco di molti mesi. Quello che potrebbe sembrare un’innocente pausa potrebbe al contrario provocare un rallentamento anche significativo sul percorso di nostro figlio. A settembre quindi lui o lei (e di riflesso noi) potrebbe trovarsi nella condizione di faticare per rimettersi in pari con i suoi compagni.

Tutti gli sforzi fatti nell’anno passato quindi sarebbero stati inutili e dovremmo ricominciare quasi da zero. Allenandoci di volta in volta con i compiti delle vacanze possiamo invece rafforzare quanto imparato. Trovare nuovi stimoli anche in maniera giocosa per continuare nel viaggio di crescita che il nostro bimbo ha intrapreso.

Trasformare i compiti delle vacanze in gioco e condivisione.

Da questo punto di vista quindi i compiti delle vacanze sono una grande occasione. L’opportunità di tornare sopra ai concetti, di fissarli giocando e seguendo ritmi più rilassati. Ecco perché è bene cercare fin dal principio di inserire gli esercizi in modo naturale e sereno all’interno delle nostre giornate vacanziere. Non occorre fare lunghe e seriose sessioni di compiti sfinendoci tutti per via della noia.

Al contrario una strategia efficace può essere quella di ritagliarsi ogni giorno piccoli momenti in cui dedicarsi insieme e con il sorriso alle attività indicate. Un’ora o due magari in un momento in cui si ha poco da fare e non si sa bene come occupare il tempo. Magari in attesa di poter correre di nuovo a fare il bagno. O in cui bisogna aspettare stando all’ombra perché il sole è troppo caldo.

Proponiamo i compiti delle vacanze cercando di associarli a un’immagine positiva e mai presentandoli come un qualcosa di inutile o noioso. Sfruttiamo questo tempo per stare insieme e per scoprire cos’ha imparato di speciale nostro figlio. Usiamo questi attimi magari anche per stupirci di fronte a cosa sa fare e cosa magari noi abbiamo dimenticato o ancora ricordiamo.

Agendo in questo modo a piccoli passi completeremo in tempo e senza ansia i compiti delle vacanze. Arriveremo a settembre senza stress, senza aver perso il sorriso di fronte a questa incombenza. Un modo per condividere infine con i nostri bimbi un tempo di certo diverso ma benefico e prezioso per il loro futuro.

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13/08/21 Blog

Vacanze, bambini e tempo: rallentare senza stress

I giorni di pausa sono finalmente arrivati, ma fai fatica a rilassarti? Non sai come gestire il tempo diverso, le incombenze? Programmi ogni minuto per te e i tuoi bambini? Vediamo insieme alcuni spunti per vivere con meno ansia e stress i momenti in cui ci concediamo una pausa meritata.

Rallentare è un qualcosa di cui abbiamo di frequente bisogno. Non possiamo infatti pensare di proseguire sempre con l’acceleratore premuto. Il rischio se no è di esaurire velocemente le energie.

Cosa succedere però quando arrivano i tanto desiderati giorni di pausa? Che sia un weekend, un singolo giorno di stop o i mesi estivi cambia poco. Spesso nasce un’ansia nuova collegata ai mille programmi fatti o che vogliamo fare e alla gestione di un tempo che non sappiamo come organizzare.

In particolare se abbiamo bambini, piccoli o grandi che siano, potremmo vivere con ancora più frustrazione questa condizione. Questo perché tendiamo a voler riempire ogni singolo minuto della nostra giornata.

La gestione del tempo in vacanza o nei periodi di relax.

Ci concentriamo sulle vacanze, ma il principio vale anche per tutti gli altri periodi in cui abbiamo bisogno di ritagliarci del tempo in tranquillità. Il primo accorgimento è quello di selezionare le attività da fare e assegnare delle priorità. Lo so, la tentazione è forte dopotutto è da tempo che facciamo programmi e togliere qualcosa dalla lista sembra un sacrilegio. Eppure quello che a prima vista potrebbe sembrare uno sbaglio, si rivela invece la scelta migliore per il nostro benessere e la nostra serenità.

Armiamoci pure di carta e penna. Segniamo tutto ciò che vorremmo fare e poi prendiamo  l’agenda per vedere quanto tempo effettivo possiamo dedicare a queste proposte. Per ogni giorno prevediamo due o al massimo tre attività da spalmare tra la mattina, il pomeriggio e la sera.

Non importa che la mente ci dica che possiamo fare anche di più. La realtà dei fatti è che riempiendo all’infinito ogni secondo disponibile accendiamo l’ansia. Alla fin fine non ci godremmo nulla perché avremmo sempre il pensiero fisso all’orologio e alla rigidissima tabella di marcia che abbiamo impostato.

Ricordiamoci che la vacanza o il relax non è una corsa. È tempo che ci serve per nutrirci, ricaricarci, riposarci possibilmente facendo cose che amiamo e divertendoci. Non trasformiamo anche quei momenti speciali in un tour de force.

E se avanzano attività? Nessun problema, facciamoci un appunto per la prossima volta o fissiamole già come priorità a seguire per i giorni che verranno. Agendo in questo modo assaporiamo anche di più ciò che viviamo perché possiamo concentrarci su una singola situazione alla volta. Siamo in anticipo rispetto alla tabella di marcia? Possiamo spostare un’azione dalla lista futura a oggi. Mi raccomando però! Che sia una sola attività per non ricadere nella dinamica che ci porta a riempire all’eccesso.

Il tempo a misura di bambino.

Il discorso appena fatto vale ancora di più se abbiamo dei bambini. Impegniamoci a lasciare del tempo da vivere in libertà senza programmi particolari o paletti fissi. La routine normale è già strapiena di appuntamenti. Quando siamo in vacanza apriamoci all’imprevisto,  viviamo quel che arriva.

Viviamo persino la noia se non abbiamo in mente nulla. Questo è un allenamento prezioso anche per i nostri bimbi che imparano a dare sfogo alla loro fantasia. Imparano perciò ad auto-intrattenersi e perché no? Anche a gestire la frustrazione.

Non passiamo il tempo a imporre programmi. Coinvolgiamo il più possibile i piccoli nelle scelte e poi lasciamo libertà perché la sorpresa possa coglierci impreparati. Diamo respiro al nostro tempo e ai nostri bambini perché possano sperimentare semplicemente il fatto di essere lì. Insieme, magari anche a fare niente se non a stare in compagnia di persone che vogliono loro bene.

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07/08/21 Blog

Tempo di vacanze: come affrontare i giorni fuori dalla routine

Aspettiamo le vacanze tutto l’anno. Un’attesa spesso spasmodica di quei giorni in cui finalmente ci rilasseremo e staccheremo la spina. Il problema è che a volte quando poi arrivano le tanto sospirate ferie viviamo solo ansia, noia, delusione. O ancora apatia e disinteresse o fastidio verso tutto. Vediamo qualche suggerimento per provare a cambiare la nostra prospettiva.

Per gli antichi l’ozio era sacro. Il tempo vacante era un dolce far niente che rigenerava l’anima di chi lo praticava con intenzione. Siamo ormai molto distanti da questa visione, ma quel che è certo è che oggi più che mai abbiamo bisogno di momenti liberi. Abbiamo bisogno di recuperare il gusto delle cose e di nutrirci con tempo di qualità lontano dallo stress, dall’ansia, dal tran tran della solita routine.

Le vacanze da questo punto di vista possono rivelarsi una manna dal cielo. La possibilità di staccare la spina dalle incombenze e dalle preoccupazioni consuete. Sono infatti i momenti perfetti per darci spazio e respiro. In qualsiasi periodo possano apparire sono sempre un regalo prezioso e utile. Questo però solo se siamo in grado di viverle davvero in profondità.

Troppo spesso nonostante i nostri buoni propositi quei giorni così agognati si trasformano in una corsa continua che ci lascia alla fine stremati e ancora più esausti. Quasi amareggiati e desiderosi di rientrare al più presto nella routine di cui ci lamentiamo. Perché avviene questo?

Attenzione alle aspettative e al sovraccarico

Di frequente le vacanze si rivelano ancora più stressanti per la nostra stessa visione. Una prospettiva che cavalchiamo tutto l’anno e che si riflette senza che ce ne rendiamo conto anche su quel tempo così prezioso. Il problema è legato molto spesso alle aspettative che coltiviamo e al vincolare il piacere, la gioia, a quei momenti così rari.

Dopotutto abbiamo atteso così tanto che le vacanze che arrivassero che ora alziamo sempre più l’asticella. Quei giorni devono essere perfetti a tutti i costi e devono procedere esattamente come ci siamo figurati. Abbiamo rinunciato da mesi a qualsiasi istante gioioso, abbiamo lavorato sodo e duramente. Ora tutto deve essere meraviglioso. Agendo in questo modo carichiamo di aspettative esasperate e fragilissime ogni singolo istante.

Un castello di carte che può crollare al minimo soffio i vento. Correlato a questo aspetto c’è poi il desiderio di compensare tutto quanto non abbiamo vissuto o fatto nella routine normale. Questo si traduce in programmi fittissimi di attività, dove ogni minuto è già stato pianificato al secondo. Una situazione che apre le porte da un lato all’ansia, dall’altro allo stress da vacanza. Si crea quindi una sorta di sovraccarico emotivo, mentale e anche fisico se vogliamo dovuto all’eccesso di aspettative e di attività da vivere.

Come riappropriarsi delle vacanze e dei periodi di riposo

Già da queste premesse capiamo subito che se affrontiamo in questo modo i giorni di riposo li trasformiamo in un attimo in una battaglia stremante. Le vacanze allora diventano uno stress insostenibile che ci fa rimpiangere i periodi alle prese con il lavoro. Per ricaricarci davvero proviamo invece a invertire la rotta.

Come? A piccoli passi intervenendo su più fronti. Limitiamo le nostre aspettative e partiamo innanzitutto con l’idea di riposarci. A questa associamo come obiettivo il fare nei limiti del possibile solo cose che ci piacciono, che magari abbiamo meno occasione di vivere nel quotidiano. Agiamo sempre partendo dal piccolo. Non devono per forza essere attività dispendiose o grandiose. Può anche essere l’andare al ristorante che amiamo in compagnia di chi amiamo. O un pomeriggio alla spa, in piscina, al cinema. O a poltrire in spiaggia o nel luogo dove ci troviamo.

Ricordiamo inoltre che la qualità batte in ogni occasione la quantità. Meglio un’ora davvero nutriente e divertente che una settimana a crucciarci pensando che ci annoiamo o che non è proprio tutto perfetto. Da ultimo interveniamo modificando il più possibile la nostra routine. Non rinunciamo a ogni istante e possibilità pensando che ci rifaremo nelle vacanze”. Introduciamo ogni giorno, ogni settimana un momento in cui prenderci cura di noi stessi. Piccoli periodi vacanti in cui goderci del tempo di qualità con le persone amate, in cui divertirci con spensieratezza, in cui fare gioiosamente… Niente.

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