23/07/21 Blog

Phubbing e relazioni: quando il cellulare ci fa escludere l’altro

Il cellulare è ormai il nostro fedele compagno e amico. A volte però è fin troppo presente nelle nostre vite, a tal punto che viviamo quasi in simbiosi con questo strumento. Senza darci peso sempre più spesso finiamo per trascurare chi amiamo e chi è di fronte a noi per dedicarci allo smartphone. Quando questo succede stiamo attuando il phubbing. Che cos’è e perché dobbiamo tenercene il più lontano possibile? Scopriamolo.

Alzi la mano chi ha guardato il cellulare durante una cena? E chi ha parlato accorgendosi dopo che l’altra persona era così presa dallo smartphone da non ascoltare mezza parola? Credo che sia corretto dire che la quasi totalità delle persone hanno vissuto più e più volte il primo e/o il secondo caso che ho citato. Ecco in questo scenario allora abbiamo attuato o subito il phubbing.

La parola può suonare strana e un po’ bizzarra, ma il concetto che comunica è una realtà che non possiamo ignorare al giorno d’oggi. Il phubbing si riferisce a quel comportamento che mettiamo in atto quando trascuriamo il nostro interlocutore in favore del cellulare.

Nella pratica può avvenire quando ci accorgiamo di star parlando e non avere l’attenzione di chi abbiamo di fronte perché rapito dallo smartphone. Oppure nel caso contrario quando noi ignoriamo la persona per scorrere il nostro cellulare, le foto, i social media.

Vivere il phubbing: perché è un problema di tutti noi?

In tutti e due gli scenari quello che si viene a creare è un problema di comunicazione e di relazionalità. Un fattore che, lungi dall’essere solo una questione di etichetta, rischia nel tempo di rovinare e compromettere i nostri rapporti sociali.

Photo by Toa Heftiba on Unsplash

Gli insegnamenti del passato avevano già individuato una possibile problematica. Perché il punto di fatto è come possiamo stare davvero nella relazione con l’altro se siamo distratti dal cellulare in modo ripetuto? Il phubbing da questo punto di vista non può essere visto o interpretato solo come una disattenzione momentanea.

Il fenomeno infatti incrina sia la comunicazione che i meccanismi di socialità. A ben vedere il phubbing porta a una forma di esclusione sociale, agita o subita. Che sia attuato consapevolmente o inconsciamente, la situazione non cambia. Snobbare o venire snobbati diventa ben presto un problema significativo che può gettare le basi per una crisi e per una rottura dei rapporti stessi.

Attraverso questo circolo vizioso vanno in crisi certe dinamiche che sono alla base del nostro essere umani. Vivere con il phubbing vuol dire mettere a rischio il nostro senso di appartenenza, la nostra autostima. Per non parlare delle conseguenze sul nostro senso di realizzazione e sulla frustrazione che viene via via esasperata.

Come riconnetterci alla relazione e al presente

Le considerazioni a tal proposito sono ampie, a partire dal motivo per cui facciamo phubbing. Potrebbe essere noia, volontà di escludere l’altro dalla nostra considerazione oppure a volte dipendenza da cellulare. Il perché avvenga questo fenomeno non cambia gli esiti purtroppo.

Proprio per questo dobbiamo correre ai ripari il prima possibile così da salvaguardare la nostra socialità, ma anche la nostra salute. Dopotutto essere sempre connessi è una delle prime strade per arrivare presto a un esaurimento dettato dal sovraccarico di stimoli.

Il primo passo è perciò limitare il nostro tempo con il cellulare. In special modo durante i pasti mettiamo da parte la tecnologia e focalizziamoci sulla conversazione. Parliamo, stiamo nel momento, ascoltiamo e cerchiamo di gustarci quegli istanti.

Se notiamo di avere difficoltà a ridurre l’utilizzo dello smartphone possiamo aiutarci con le applicazioni che bloccano gli accessi in orari delimitati. Un ultimo accorgimento è anche quello di disattivare le notifiche soprattutto quelle connesse ai social network.

Hai letto l’articolo sul phubbing e sulla tecnologia che allontana? Ti potrebbe interessare anche questo.

0 likes no responses
09/07/21 Blog

Vivere con lentezza: riposo e detox mentale per una nuova routine

Le giornate che si allungano, l’arrivo della primavera e poi dell’estate sono promemoria perfetti a cui rifarsi. La natura stessa sembra vivere di tempi rallentati. Prendendo spunto da questi cicli possiamo allora cercare di staccare dalle solite ansie che ci procurano stress e preoccupazione. Come e perché vivere la routine con lentezza e in modo differente?

Nel quotidiano siamo sempre alle prese con una routine stressante fatta per lo più di incastri delle varie attività. Una combinazione che oltre a far impallidire il Tetris ci lascia via via più debilitati. In breve siamo stanchi a livello fisico, ma anche mentale ed emotivo. L’arrivo della bella stagione però ci può aiutare a ridefinire alcune delle nostre priorità e a riscoprire il valore della lentezza.

In special modo con il caldo e dopo un lungo periodo di reclusione casalinga come quello che abbiamo sperimentato può essere il momento ideale. Lasciamo andare le gabbie rigide in cui ci siamo ritrovati e rallentiamo i ritmi che ormai siamo abituati a considerare una seconda pelle.  Nel precedente articolo abbiamo visto come ricollegarsi ad alcune azioni nutrienti che ci possono essere di sostegno.

Come puoi leggere qui, infatti, è sempre consigliabile dedicare una parte del nostro tempo ad attività che sappiano esaltare la nostra mente e creatività. Sono queste di frequente a rigenerarci e darci nuova linfa per far fronte agli eventi quotidiani. Sebbene queste azioni siano essenziali, a volte, non basta solo ritagliarsi momenti di gioco e libertà con cadenza periodica. In certi casi diviene prioritario trasformare in profondità la nostra solita routine così che possa essere più sostenibile.

La lentezza che ci risolleva

Photo by Loïc Fürhoff on Unsplash

Ogni momento può essere quello giusto per rivedere la nostra tabella di marcia all’insegna della lentezza. Se questo è vero in generale, è possibile che si presentino le occasioni migliori nel periodo estivo. La natura stessa e le impostazioni sociali ci possono essere di aiuto in questa stagione proprio nel ridefinire uno scenario più quieto.

Può sembrare un dettaglio, ma spesso scegliere di assecondare un ritmo più rilassato e flessibile è la chiave migliore. Una possibilità che ci consente di recuperare le energie, di ristorarci e di immagazzinare nuovi spunti per affrontare la realtà quotidiana. In alcune settimane per via di eventi, consegne o incombenze può non essere possibile rallentare.

La strategia ideale allora è cercare di compensare il prima possibile con ritmi più leggeri. Agendo in questa maniera avremo sempre la possibilità di ricaricarci e di non arrivare stremati a un rischioso punto di rottura quale un burnout o una depressione.

Digital detox e condivisione: rallentare per recuperare

L’estate a tal proposito richiama in via implicita giornate più tranquille, meno impegni, appuntamenti dilatati. E perché no? Anche vacanze, momenti di stacco completo e di divertimento o quanto meno di relax. Scegliere di portare la lentezza nel proprio quotidiano aiuta ad abbassare anche il livello di ansia generale che possiamo sperimentare.

Agire lungo questa direzione è in realtà piuttosto semplice e può essere utile anche qualora non sia possibile staccare del tutto nell’immediato. Il primo passo è imporsi di rallentare, di lasciar andare le redini e di preservare una maggiore quota di tempo libero. Sotto questo profilo quando siamo stressati e di corsa paradossalmente tendiamo a perdere molto tempo collegati a internet e/o scrollando i social network.

Ecco perché uno dei primi accorgimenti che può tornare utile è attuare un efficace digital detox. Mettiamo da parte il cellulare, disinstalliamo le applicazioni, programmiamo i messaggi automatici sulle email di lavoro. Liberiamo tempo dalle ansie da notifica e iperconnessione che la tecnologia ci ha abituato ad avere sempre con noi.

In aggiunta cerchiamo di tutelare al meglio il nostro tempo libero. Organizziamo qualche attività in comune con coloro che amiamo e in quei momenti imponiamoci di non parlare di lavoro. Dedichiamoci al riposo. Stiamo il più possibile all’aria aperta così che il corpo e la mente possano attingere alle risorse della natura per riscoprire il piacere della lentezza.

Hai letto l’articolo sul vivere con lentezza? Ti potrebbe interessare anche questo.

0 likes no responses
02/07/21 Blog

Le azioni nutrienti: introdurre la leggerezza nella quotidianità

Ci sono periodi in cui siamo stanchi e ci sentiamo sfibrati da ogni cosa, anche la più rilassante e divertente. Lo stress e le corse continue ci possono mettere a dura prova e spingere a desiderare una vacanza. Se però non possiamo nell’immediato staccare del tutto, possiamo mettere in atto alcune strategie che ci facciano ritrovare un equilibrio. Sono le azioni nutrienti le nostre alleate più potenti. Ecco qualche spunto a cui rifarsi.

Con l’arrivo del caldo e dopo un intero anno di corse potremmo vivere periodi di grande affaticamento. In special modo negli ultimi tempi dove insieme allo stress quotidiano si sono sommate le implicazioni dettate dalla pandemia da Coronavirus.

Possiamo allora sentirci stanchi, sfibrati, ma anche annoiati. Anche senza arrivare al languishing di cui abbiamo parlato in questo articolo, potremmo comunque non provare gusto o gioia nel vivere le nostre giornate. Potremmo voler pensare ossessivamente al lavoro o trovare tutto noioso e poco appagante.

Quando ci accorgiamo di questo è importante che proviamo subito a invertire la rotta. Come possiamo fare? Attraverso la pratica di azioni nutrienti, ovvero attività che sappiano rigenerare le nostre energie, riaccendere la nostra creatività. In poche parole azioni che sappiano nutrirci e ricaricarci.

Quali sono le azioni nutrienti?

Approcciando le prime volte queste possibilità potremmo essere in dubbio e domandarci quali siano le azioni nutrienti. Nella pratica possiamo intendere queste ultime come ogni cosa che sappia rinfrancarci e ci fornisca nuovo “carburante” a livello emotivo, mentale e di riflesso anche fisico.

Se ci sentiamo fiacchi, senza energie o demotivati dunque è bene fermarci e prenderci del tempo tutto per noi. L’affaticamento mentale e fisico, ma anche la non voglia, la noia che invade ogni momento sono infatti segnali potenti da non trascurare. Accorgerci di quegli indizi ci fornisce l’occasione per darci respiro e trovare vie alternative da esplorare. Ecco perciò che arriva il tempo di sperimentare con leggerezza e curiosità tutto quanto sentiamo ci stia chiamando e possa divertirci e sostenerci.

Le possibilità sono praticamente infinite. Potremmo scegliere di fare quotidianamente una passeggiata a contatto con la natura. Potremmo leggere un libro, magari un romanzo. O quel titolo che ci sembrava troppo ridicolo che abbiamo messo da parte, ma che avremmo tanto voluto leggere. O ancora potrebbe essere il cucinare ciò che amiamo,  ritagliarci del tempo per stare con gli amici o per farci un bel bagno in tranquillità.

Ogni persona deve trovare le sue attività del cuore.

Insomma come si intuisce da questa prima semplice lista l’unico limite alle nostre opzioni è il nostro gusto. Ogni persona difatti ha le proprie attività nutrienti del cuore. Quelle piccole azioni o abitudini che possono confortarla nei momenti tristi e ricaricarla nei momenti di stanchezza fisica o mentale. Le azioni nutrienti non dovrebbero mai essere tralasciate per lungo tempo. Nemmeno quando stiamo bene e ci sentiamo in forma. Questo perché in tutti i casi sono una vera e propria coccola per il benessere psico-fisico.

Praticarle con costanza e ritagliarsi momenti ripetuti anche con cadenza settimanale può allora essere una chiave di volta importante. Una soluzione che a prescindere dal contesto ci sostiene e alimenta la nostra motivazione e apertura alla vita. A volte queste opzioni vengono messe da parte non tanto perché non piacciano, ma per vie delle scuse o dei sensi di colpa che abitano in noi.

La nostra cultura e società a ben vedere esalta più il dovere e il duro lavoro che il piacere. Nel lungo termine però posticipare o annullare del tutto la parte gioiosa, se vogliamo anche bambina, che vive in noi rischia di farci più male che bene. Per combattere il logorio quotidiano e lo stress che ci assale in continuazione e ritrovare il gusto della nostra giornata è dunque essenziale tornare a noi. Al nostro centro recuperando e lasciando che si esprima al massimo tutto ciò che amiamo.

Hai letto l’articolo sulla mindfulness e i giorni qualunque? Ti potrebbe interessare anche questo.

0 likes no responses
13/06/21 Blog

La mindfulness, i giorni e le vite qualunque

Troppo spesso quando parliamo di mindfulness e meditazione ci immaginiamo stanze dall’arredo minimale, una persona perfetta e serena che pratica nel silenzio assoluto. A questo poi di solito aggiungiamo ogni elemento ideale che abbiamo imparato ad associare immaginando la fantomatica quiete senza ansia. Il fondamento della mindfulness però è proprio nell’intrecciare la pratica e la quotidianità, non un ideale di perfezione. Vediamo come possiamo allenarci in questo cambio di prospettiva.

Se ti dico mindfulness a cosa pensi? Di frequente quando se ne parla al comparire di questa parola emergono scenari da sogno. In queste immagini spesso la protagonista è una persona perfetta e totalmente serena che si accinge a stare ore nella posizione del loto tipica dello yoga. L’ambiente arredato minimale, ma dal miglior design, nessuno intorno e una pace da far invidia ai centri benessere.

Per quanto sia bello perdersi in questa fantasia, credo siano quanto meno pochi quelli che possano vivere ogni giorno nel loro quotidiano una realtà di quel genere. Questo allora anziché essere un ideale che incentiva provoca frustrazione, risentimento e finisce quasi per allontanare dalla disciplina.

Ecco perché penso possa essere utile provare a cambiare la prospettiva sulla mindfulness.  Perché questa alla fine vuole essere una rivoluzione pratica, un accogliere il momento presente così com’è e un esaltare quello che viviamo. Tutto l’opposto insomma del cercare di arrivare a un immaginario glamour però distaccato da quella che è la nostra vita.

Photo by Georgia de Lotz on Unsplash

Abitiamo la nostra realtà e il momento presente.

La mindfulness è una pratica che ci aiuta ad assaporare il presente e la realtà attuale. I concetti fondanti sono difatti intrecciati allo stare con consapevolezza di fronte a quel che c’è. Non a quello che vorremmo, non a quello che pensiamo sarebbe meglio o più giusto e nemmeno a quello che pensiamo dovrebbe essere.

Praticare la mindfulness perciò è essere in stretta connessione con le nostre percezioni, i nostri sensi e tutto quello possiamo vivere nel qui e ora. Questo se da un lato potrebbe togliere una parte di magia o di fascino, a ben vedere è il modo migliore per far emergere tutto il buono che è già presente nelle nostre vite. Se vogliamo è un ribadire, un riaffermare e anche un abbracciare la nostra esistenza esattamente per come la sentiamo.

Non ci sono più standard a cui ambire o da rispettare, non ci sono nemmeno scene da film da replicare o che ci fanno implicitamente sentire inadeguati. Basta stare di fronte al nostro momento così come siamo. Nel modo, nello spazio, nel tempo che più sentiamo essere autentico e veritiero per noi.

Partendo da questo cambio di prospettiva e abbandonando le aspettative irrealistiche di cui ci siamo nutriti sin qui allora praticare mindfulness diventa un atto liberatorio. Un’azione concreta che riporta la nostra attenzione a quello che abbiamo di fronte e che ci permette di accogliere in profondità noi stessi, le imperfezioni. Le fragilità nostre e altrui, della quotidianità che stiamo abitando.

Intrecciare quotidianità e mindfulness.

Quando iniziamo ad approcciare la mindfulness con queste nuove lenti è come se facessimo pace con la pratica meditativa. È come se ci riavvicinassimo alla bellezza, all’armonia e al grande dono che è il nostro giorno qualunque. A livello implicito ci apriamo a nuove opportunità perché non più vincolati a gabbie ferree di preconcetti a cui aspirare.

In breve ci apriamo anche a nuove soluzioni. Perché sappiamo che la nostra vita non deve cambiare e non dev’essere stravolta per rispettare i parametri estetici della mindfulness. Al contrario quest’ultima torna a essere uno strumento per approfondire e abbracciare il nostro rapporto con il tempo e con la realtà.

Per favorire questo intreccio ci basterà allora ritagliarci un po’ di tempo per praticare già a partire da oggi nelle condizioni e con gli orari che possiamo sostenere in questo momento. Magari saranno solo 5 o 10 minuti soprattutto se siamo all’inizio. Magari utilizzeremo il nostro letto come spazio mindful o una porzione della camera dove metteremo quel vecchio cuscino che è lì da anni o il tappetino per lo stretching come base.

Il punto quindi non sarà avere tutto perfetto o essere noi perfetti, radicati e centrati come in una pubblicità. Tutt’altro: sarà porci con cuore, mente e corpo curiosi di fronte a quel che c’è in questo momento. La mindfulness infine così sarà di nuovo un allenamento continuo e trasformativo per portare un’attenzione consapevole al nostro oggi e al nostro sentire emotivo, sensoriale, corporeo.

Hai letto l’articolo sulla mindfulness e i giorni qualunque? Ti potrebbe interessare anche questo.

0 likes no responses
07/06/21 Blog

Il tempo consapevole: il qui e ora nel nostro quotidiano

Ogni giorno corriamo e ci destreggiamo tra mille preoccupazioni o impegni. Anche il tempo in casa o senza attività diventa una noia scandita solo dall’attesa della prossima cosa da fare o dallo scorrere continuo dei social media. Recuperare la dimensione del qui e ora nella quotidianità ci permette di avvicinarci alla mindfulness pratica. Un modo anche per trasformare il susseguirsi delle ore in un tempo mindful ovvero consapevole. Pieno di noi, di realtà e di senso.

Photo by Jon Tyson on Unsplash

Ci svegliamo e il pensiero corre già al primo impegno della giornata. Per non parlare di quando ancora in pigiamo avvertiamo di essere già in ritardo sulla tabella di marcia che ci siamo imposti. È così che corsa dopo corsa, le giornate e le settimane si trasformano in una gara continua. Una sfida senza sosta al tempo che viviamo e che ci sembra sempre pronto a scomparire.

Più cerchiamo di trattenerlo fra le nostre mani e più ci sembra che sia composto di granelli di sabbia sfuggenti. Più cerchiamo di riempirlo allo stremo per dargli significato e perché così ci sembra di star facendo qualcosa e più ci sentiamo persi. Svuotati come se nulla fosse mai abbastanza, come se niente potesse davvero appagarci.

Il caso classico che viviamo sempre più spesso è allora una quotidianità che rincorriamo costantemente e in cui persino i momenti vuoti paiono scorrere senza sosta. Senza darci possibilità e modo di assaporarli in profondità, senza avere occasione di viverli per quello che sono davvero.

Questa situazione è esattamente all’opposto di quello che possiamo sperimentare quando cerchiamo un tempo mindful. A prescindere dalla formula e dalla descrizione che possiamo dare a questo concetto, il suo fulcro prezioso è un qualcosa che ci può essere di grande aiuto.

Vivere il tempo mindful: presenza e connessione.

Il tempo mindful è qualsiasi momento in cui ci riconnettiamo alla nostra realtà e al nostro sentire semplicemente stando con cuore e mente aperti. È fatto di presenza, connessione e consapevolezza. Tre cardini importanti nella mindfulness che ci invita a unirli al non giudizio e alla compassione verso noi stessi, gli altri e la nostra stessa realtà.

Se vogliamo possiamo associare la definizione al tempo quieto e in parte anche all’ozio sacro degli antichi. Questa solo come visione generale per comprendere di cosa si tratta, perché poi all’atto pratico scegliere di recuperare questa dimensione è una strategia ottimale per gustare l’oggi in tutte le sue sfumature.

Persino per quanto riguarda il suo lato tecnologico, sociale e interattivo come ad esempio l’utilizzo dei social media. Questi ultimi in special modo non sono da condannare in toto. È però importante per il nostro benessere psico-fisico ed emotivo poterli vivere con consapevolezza e in modo mindful. Ad esempio possiamo ridimensionare il tempo in cui ci connettiamo, limitando il campo d’azione e agendo al loro interno con la giusta attenzione. Insomma l’opposto dello scrolling continuo e disattento che di frequente fagocita le nostre ore nell’arco della giornata, della serata e di ogni momento libero.

Piccole azioni mindful, grandi rivoluzioni quotidiane.

Come possiamo trasformare la nostra quotidianità con il tempo mindful? A volte le rivoluzioni nascono dal piccolo e dal frequente. La ripetizione di piccole attività le rende mano a mano un’abitudine che pian piano modifica l’intelaiatura del nostro giorno. Ecco allora che nella nostra routine torna a essere prezioso anche quello che facciamo appena svegli.

La tentazione di correre c’è. Cerchiamo invece di ritagliarci anche solo pochi minuti in cui centrarci, radicarci in profondità dandoci modo di percepire come ci sentiamo in quel preciso momento. Se possiamo meditiamo e elenchiamo due/tre intenzioni per quella giornata. Proseguiamo il nostro tempo mindful portando la nostra attenzione alle pause. Possono essere anche solo i 5 minuti del caffè o della tisana, ma fermiamoci. Viviamoci quel momento senza sovraccaricarlo di altri pensieri e senza infilarci nel mezzo altre attività.

Lo stesso approccio portiamolo con noi anche quando interagiamo e parliamo con le altre persone. Pratichiamo l’ascolto attivo e presente: non distraiamoci, non usiamo in contemporanea il cellulare. Stiamo nel qui e ora con coloro che ci sono vicini. Se possiamo dedichiamoci ogni giorno a qualche piccolo hobby pratico per cui non ci occorra la tecnologia. Concludiamo infine la nostra giornata dedicando pochi minuti a ricordare i fatti salienti che abbiamo vissuto e cerchiamo di individuare almeno 3 eventi di cui essere grati.

Hai letto l’articolo sul tempo mindful? Ti potrebbe interessare anche questo.

0 likes no responses
31/05/21 Blog

Gestire la rabbia: riconoscere le emozioni per andare oltre

La rabbia è un’emozione potente capace di sconvolgere tutto il nostro equilibrio. In alcuni casi ci può essere di aiuto per difenderci, ma se è eccessiva o non più gestibile? O ancora immotivata e ci fa stare male o far star male chi ci è vicino? Vediamo insieme alcuni spunti che ci possono essere di aiuto per riappropriarci del nostro benessere.  

Capita a tutti noi più spesso di quel che vorremmo ammettere. Qualcosa va storto, non è come vorremmo, ci viene negato un qualcosa che volevamo o di cui pensavamo di avere diritto. O ancora ci vengono assegnati compiti, azioni che non vogliamo fare. Per non parlare di quando ci sentiamo traditi, attaccati, insultati. In questi e in molti altri casi noi viviamo la rabbia.

Questa emozione è con noi dalla notte dei tempi. Di frequente la guardiamo e la giudichiamo in modo negativo e sì se è eccessiva, ingestibile, o immotivata è un problema. Innanzitutto per noi e il nostro benessere emotivo, ma anche per chi è intorno a noi, per le nostre relazioni sia di lavoro che private. Questo perché quando viviamo un attacco di rabbia e non siamo in grado di gestirlo le conseguenze possono essere nocive su più livelli.

Conoscere la rabbia, le sue implicazioni e soffermarsi su alcuni spunti da mettere in atto può rivelarsi allora un buon metodo da sperimentare per riportare armonia. Quel desiderio profondo che anche inconsciamente cerchiamo nelle nostre esistenze.

Conoscere le nostre emozioni e la loro evoluzione. 

La rabbia è considerata una delle emozioni primarie e potremmo quasi definirla innata. A ben vedere difatti in ogni momento della nostra vita, per i più diversi motivi, possiamo sperimentare questo stato d’animo. Almeno in origine e nella sua funzione primordiale, essa aveva uno scopo: permetterci di farci valere per poterci difendere e sopravvivere. E in alcuni scenari o contesti è ancora così dal momento che se ben calibrata interviene a nostra difesa.

Il problema si presenta però quando l’attacco di rabbia perde questa sua limitata funzione “naturale” e si trasforma in una tigre senza controllo. In quei momenti potremmo reagire in modo sproporzionato, eccessivo, con troppo furore. Potremmo trovarci ad attaccare le altre persone, a urlare e cercare di intimidire malamente chi è vicino, potremmo attribuire colpe non vere.

Potremmo persino lanciare o spaccare oggetti col rischio concreto di fare e farci male fisicamente oltre che emotivamente. In questo secondo caso possiamo etichettare la rabbia come un’emozione disfunzionale che distrugge tutto ciò che incontra e fa terra bruciata intorno. In breve rovina il nostro benessere psico-emotivo e anche fisico dal momento che possono esserci conseguenze sia nella realtà sia a livello psico-somatico.

Strategie per gestire la rabbia.

Cosa possiamo fare se ci accorgiamo che la nostra rabbia ci sta facendo male o sta provocando dolore negli altri perché del tutto fuori controllo? Il primo passo è sempre metterci di fronte alla realtà delle cose. Osserviamoci senza giudizio, ma senza cercare di ignorare i campanelli di allarme.

Ammettiamo di avere un problema nel gestire le nostre emozioni, soprattutto quando si parla di rabbia. Riconosciamola presente dentro di noi, proviamo a capire da dove e come si origina. Se stiamo vivendo nel presente un attacco di rabbia fermiamoci. Piuttosto allontaniamoci un momento e chiediamo di poter stare da soli per calmarci. La discussione se necessario potrà riprendere quando avremo trovato un nuovo equilibrio interiore.

Se avvertiamo un malessere persistente sperimentiamo la meditazione e la respirazione controllata. In aggiunta proviamo a scrivere su carta i pensieri e le parole anche forti che ci tormentano. Per cercare di ritrovare uno stato di quiete proviamo anche a fare attività fisica. Una camminata possibilmente all’aria aperta, una breve corsa, qualche esercizio che ci aiuti a sfogare almeno in parte l’adrenalina.

Nonostante i tentativi ci accorgiamo che la situazione non migliora? Ci sentiamo male sia durante l’attacco di rabbia sia a posteriori? Ci sentiamo o temiamo di essere fuori controllo? Può essere il momento di rivolgerci a uno psicoterapeuta. Lo specialista ci accompagnerà infine attraverso un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale. Un’ulteriore possibilità per fare chiarezza e imparare a gestire anche queste nostre emozioni.

Hai letto l’articolo sulla rabbia? Ti potrebbe interessare anche questo.
0 likes no responses
19/05/21 Blog

Andare oltre al perfezionismo con la self-compassion

Gli standard che ci imponiamo, così come i giudizi, sono spesso severi. Quando non ci concediamo la possibilità di sbagliare, quando non accogliamo il nostro lato umano e vulnerabili possiamo cadere vittima del perfezionismo. La self-compassion in questo caso può esserci di grande aiuto per allentare l’ossessione per la perfezione.

Siamo abituati a pretendere molto da noi stessi e dagli altri. Tutto ciò che viviamo, che facciamo e che ci circonda deve corrispondere fedelmente all’idea che ci siamo fatti. Di frequente siamo abituati a vedere l’errore come un evento funesto e terribile che incrinerà qualsivoglia nostra possibilità. Questa visione è di fatto alimentata in profondità dal perfezionismo. Un fattore questo che può presentarsi in ogni momento nelle nostre vite piene di attività, di obiettivi, di risultati e performance da rispettare.

Agire e vivere utilizzando il filtro della perfezione però presenta molteplici rischi. Alla lunga potremmo trovarci senza energie, demotivati e sempre più preda dell’ansia da prestazione. Quest’ultima anziché spronarci a dare il meglio potrebbe far emergere nuovi blocchi, la procrastinazione e anche provocare disturbi più o meno seri capaci di compromettere il nostro benessere nella quotidianità.

Come fare per andare oltre il perfezionismo smettendo di limitarci? Da questo punto di vista un aiuto prezioso ci arriva dalla self-compassion. Come abbiamo visto in questo articolo, quando parliamo di auto compassione ci riferiamo a una possibilità ben specifica. Dimentichiamo quindi i pregiudizi che possono farci guardare con sospetto la self-compassion e scopriamo come integrarla nella pratica nella nostra routine.

Photo by Juan Pablo Mascanfroni on Unsplash

Il perfezionismo e quegli stimoli dati per eccellere.

Prima di vedere insieme quali sono gli atti concreti che possiamo mettere in campo, analizziamo da vicino il perfezionismo. Come si compone e quali sono le sue caratteristiche? In definitiva possiamo dire che agiamo da perfezionisti ogni qual volta ci muoviamo portando all’estremo la nostra attenzione ai dettagli e il nostro desiderio di raggiungere standard elevati.

La particolarità è che tutto nasce dalla nostra volontà di miglioramento e di raggiungimento di risultati soddisfacenti. Il meccanismo alla base non è un male di per sé. Siamo portati e ci è stato insegnato a perseguire con dedizione e cura determinati parametri. Il problema si instaura quando diventiamo troppo severi con questi fattori e verso noi stessi.

Ci dimentichiamo di tutto il resto e la nostra unica ossessione è che tutto sia esattamente come pensiamo debba essere. In questo processo alla ricerca della perfezione assoluta perdiamo del tutto il contatto con la nostra natura di esseri umani fallibili, fragili, vulnerabili. L’errore diviene la nostra personale catastrofe e non distinguiamo più tra elementi trascurabili e altri più significativi. Vogliamo tenere tutto sotto controllo esasperando una tendenza nata come positiva, ma che esacerbata oltre che essere impossibile ci porta a esaurirci.

Praticare la self-compassion: un aiuto contro il perfezionismo.

A ben vedere allora possiamo comprendere come il perfezionismo possa nascere quando ci distacchiamo dalla nostra esperienza umana e dunque anche corporea. È questo il collegamento che allora dobbiamo innanzitutto favorire e reintrodurre nella nostra vita quotidiana. Ecco dunque che ci viene in soccorso la self-compassion per agire in senso esattamente contrario, ovvero aprendoci al lato umano.

Praticare la compassione verso noi stessi e verso gli altri allora può essere il primo atto a cui pensare se ci accorgiamo che il nostro perfezionismo sta emergendo con forza. Accogliamoci, abbracciamoci e cerchiamo di stare nel momento presente. Una possibilità sempre benefica e che può essere utile è eseguire alcune attività concrete stando nel mondo offline. Stacchiamoci da internet, dai social media e da qualsiasi azione viva unicamente nell’online.

Pratichiamo il journaling e l’introspezione. Quando si palesa un errore, un pensiero fisso negativo dismettiamo il filtro del giudice implacabile e indossiamo le lenti della compassione. Proviamo a pensare a cosa diremmo se fosse un nostro caro amico o un familiare a essere in difficoltà.

A confidarci di sentirsi male per un qualcosa che è andato storto nonostante i suoi sforzi. Che parole useremmo? Che tono? Che consigli gli daremmo? Come lo accoglieremmo? Ecco allo stesso modo allora diamoci tutto il bene e l’affetto che ci è necessario.

Hai letto l’articolo sul perfezionismo e sulla self-compassion? Ti potrebbe interessare anche questo.

0 likes no responses
12/05/21 Blog

Ascolto attivo e mindfulness: stare nel presente per comunicare meglio

Ogni giorno siamo chiamati a interagire con le persone. A livello privato e a livello professionale le relazioni richiedono buona parte della nostra attenzione. L’ascolto attivo ci aiuta proprio a comunicare e a far fiorire le possibilità. Che cos’è, come si pratica e perché è benefico? Scopriamolo insieme.

Nella vita di tutti i giorni sono infinite le occasioni in cui ci troviamo a parlare con le persone. Possono essere i colleghi o i capi se siamo nella dinamica lavorativa. Oppure possono essere i nostri cari e gli amici a diventare i nostri interlocutori. Per interagire al meglio dobbiamo perciò affidarci all’ascolto attivo.

Spesso potremmo averlo dato per scontato dopotutto ascoltiamo sempre, giusto? Non è però detto che lo facciamo in profondità e con attenzione. Quante volte rispondiamo quasi in automatico? O ancora magari annuiamo e sembriamo partecipi, ma in realtà stiamo pensando a tutt’altro.

Ecco in tutti questi casi non stiamo ascoltando in profondità e in maniera consapevole. L’ascolto attivo è esattamente l’opposto. È dare spazio e libertà di espressione all’altro semplicemente accogliendolo. Per questo motivo possiamo anche vederlo collegato alla mindfulness e parlare di ascolto mindful.

I benefici dell’ascolto attivo.

Praticare l’ascolto mindful ci aiuta a entrare in connessione con il mondo esterno. Liberi da preconcetti o pregiudizi ci poniamo di fronte a chi parla con il cuore e la mente aperti. Mettiamo ogni altro elemento in stand-by. Non è questo il momento di pensare a cosa arriverà dopo, alle attività da fare o ai giudizi che affollano il nostro cervello.

Ci apriamo all’interlocutore senza giudizio e stiamo lì con lui nel momento presente. È questa apertura, questo stare che ci permette di ridare valore al qui e ora. Di riflesso abbiamo l’opportunità di metterci in relazione autentica con l’altra persona. La stessa nostra comunicazione guadagna in profondità e genuinità. Mettiamo da parte le ansie e il dover per forza dare la nostra opinione che spesso si rivela un’arma che allontana.

Al contrario grazie all’ascolto attivo è come se creassimo uno spazio speciale in cui la comunicazione e la relazione possono fiorire in libertà. L’intimità che si crea permette di andare oltre quel velo di insicurezza o di diffidenza che ci portiamo dietro. In questo senso l’ascolto mindful allora si trasforma anche in uno stimolo per far emergere sensazioni, problematiche o disagi nascosti. Una possibilità che diviene un sostegno al benessere nella creazione di rapporti che siano davvero di aiuto reciproco.

Come praticare un ascolto mindful.

Quando scegliamo di metterci nella modalità di ascolto attivo è importante che impariamo a seguire alcune semplici accortezze. Il punto fondamentale è riuscire ad ascoltare l’altro senza perdere il contatto con noi stessi e al tempo stesso senza prevaricare l’interlocutore.  È un sottile gioco di equilibri delicati che dobbiamo portare avanti con consapevolezza.

Da questo punto di vista allora possiamo comprendere quanto sia importante il silenzio. Quando parliamo con qualcuno – e ascoltiamo cosa ha da dire – silenziamoci. Rimaniamo presenti al discorso: avvertiamo i nostri pensieri, ma fermiamoci e diamoci modo di osservare e interiorizzare i significati. Evitiamo di cercare ogni appiglio per intervenire dando la nostra opinione o rimarcando un giudizio. Ci potrà eventualmente essere  tempo e modo più avanti se proprio necessario. Ora è il momento dell’altra persona di esporre liberamente ciò che pensa, sente o ritiene di voler condividere.

Non incalziamola per anticipare la conclusione e mettiamo da parte il nostro essere giudici. Non siamo lì per quello: il nostro obiettivo è solo quello di entrare in connessione con l’altro e conoscere qual è la sua esperienza. Non sostituiamoci e soprattutto non portiamo l’attenzione subito su un altro tema a noi caro o sulla nostra di esperienza, sui nostri esempi. L’ascolto attivo è apertura, non giudizio e capacità di accogliere il sentire dell’altra persona. È nel rispetto di quell’accordo implicito che l’ascolto diventa realmente efficace e trasformativo.

Hai letto l’articolo sull’ascolto attivo? Ti potrebbe interessare anche questo.

0 likes no responses
05/05/21 Blog

Non solo autostima: focalizziamoci anche sull’autoefficacia

Al giorno d’oggi parliamo di frequente dell’importanza che riveste l’autostima nella quotidianità. Al lavoro come nella vita privata e di relazione è infatti essenziale potersi basare su una buona visione di noi stessi. In questa dinamica però dobbiamo fare riferimento anche a un altro aspetto che può essere prezioso ed è assolutamente da coltivare: l’autoefficacia. Cosa intendiamo con questa etichetta? Qual è il suo nesso con l’autostima? Scopriamolo insieme.

Nella nostra società parliamo spesso di produttività e performance, sia a livello personale che professionale. Ci troviamo così a focalizzarci sull’importanza che l’autostima riveste nella vita di tutti i giorni. Quando parliamo coi colleghi o con i capi di lavoro, quando ci relazioniamo con il o la partner, con gli amici o gli sconosciuti, quando ci confrontiamo con un ambiente o una situazione nuova sappiamo che è questa nostra caratteristica a rafforzare le nostre potenzialità.

Con una buona e giusta autostima crediamo, a ragione, di poter essere più forti e di saper affrontare meglio gli eventi del quotidiano. Il problema è che l’autostima da sola non basta. Questo perché insieme a lei deve intervenire anche una componente preziosa che conosciamo come autoefficacia. Per comprendere di cosa si tratta e perché dobbiamo imparare a coltivarla partiamo dal darne una breve definizione e descrizione.

Che cos’è l’autoefficacia

A ben vedere possiamo intendere l’autoefficacia come una parte integrante degli elementi che vanno poi a costituire la nostra autostima. Quest’ultima, sotto questa prospettiva, allora possiamo pensarla come una categoria più ampia che per comporsi ha bisogno di determinati pilastri.

Photo by Alysha Rosly on Unsplash

Nella pratica, l’autoefficacia allorasi riferisce a tutta una serie di convinzioni che abbiamo elaborato nel corso del tempo in merito alle nostre capacità. Connesse a queste, anche i risultati che siamo in grado di ottenere possono variare e a loro volta influenzare questi nostri assunti. Quello che si viene a creare è dunque un circolo infinito che ci può potenziare o depotenziare a seconda delle assunti che interiorizziamo.

Il processo dell’autoefficacia è quindi strettamente collegato sia all’apprendimento sia al nostro modo di affrontare le situazioni, le difficoltà e i contesti in cui ci muoviamo.  Nello specifico perciò possiamo riassumere l’autoefficacia come l’insieme delle convinzioni che ci permettono di essere sicuri delle nostre capacità di far fronte agli eventi e di ottenere determinati risultati.

Il circolo virtuoso che alimentiamo con l’esperienza

Come si forma la nostra autoefficacia e perché è collegata alla nostra autostima? Analizzando i diversi aspetti che sostengono la formazione di questo rimando positivo possiamo notare quanto sia rilevante l’esperienza diretta. Ogni giorno sulla base delle situazioni e degli avvenimenti che viviamo noi rafforziamo o incriniamo la percezione della nostra efficacia. Ecco perché un tassello essenziale è dato dalla componente pratica, è attraverso la sperimentazione e il confronto con le esperienze che possiamo crearci la nostra immagine finale.

Più facciamo, più proviamo anche a costo di cadere e doverci rialzare e più riusciamo a incrementare la sicurezza nelle nostre forze. Noi sappiamo di poter essere efficaci in ciò che facciamo e questa credenza ci illumina. Ci permette di porci in modo nuovo con energia di fronte agli eventi.

È la famosa profezia che si auto-avvera. Noi siamo convinti di potercela fare e i nostri tentativi migliorano fino a portarci sempre più vicino al risultato sperato. Ed è il fenomeno contrario di quando crediamo di non essere in grado e non siamo convinti di esserne in grado. Senza esserne neanche del tutto consapevoli ci limitiamo, rendiamo deboli le nostre azioni e da ultimo ci auto-sabotiamo.

Da questo punto di vista allora fare esperienza di quanto possiamo essere efficaci e produrre buoni risultati per noi e per la nostra realtà diviene uno stimolo potente. Il credere di essere in grado, l’avere il riscontro della nostra efficacia personale fornisce infine nuova linfa alle azioni messe in campo.

Hai letto l’articolo sui benefici dell’arte e della creatività sul benessere? Ti potrebbe interessare anche questo.

0 likes no responses
02/04/21 Blog

Creatività e arte: pratiche per il benessere della persona

Lo stress e la vita quotidiana possono portarci a vivere gran parte del nostro tempo nella mente. A volte potremmo accorgerci di essere inseriti in un circolo vizioso in cui siamo sempre di corsa e sconnessi con i nostri bisogni o aspirazioni profonde. La mindfulness ci può aiutare a riconnetterci con il corpo attraverso l’esperienza pratica, ma esistono anche altre possibilità benefiche che possiamo sperimentare in abbinamento. Sono questi i casi rappresentati dall’arte e dalla creatività in ogni sua forma. Vediamo insieme i benefici per il nostro benessere psico-fisico.

Nella nostra società siamo spesso portati a pensare e a intendere la nostra persona come pura mente. Immersi nella solita routine fatta di corse e di preoccupazioni più o meno consce ci concentriamo quindi sui nostri pensieri a discapito di tutto il resto. Il rischio di un approccio di questo genere è che nel tempo ci sentiremo sempre più distaccati dall’esperienza concreta, sconnessi dal resto del mondo e della realtà.

È in questa dinamica che può inoltre emergere l’ansia e il sentirsi perennemente messi a confronto con un senso di inadeguatezza. Ecco perché i principi della mindfulness ci possono aiutare a operare in senso totalmente contrario. Questi però non sono le uniche opzioni o, meglio, per renderli ancora più efficaci possiamo richiamarci anche ad altre pratiche. Esempi interessanti li possiamo nello specifico rintracciare in ogni forma artistica o di creatività, insomma in tutte quelle attività che si basano in un modo o nell’altro nell’utilizzo della nostra corporeità.

Le attività esperienziali: riconnettersi al corpo e alla realtà.

Foto di Tamara Velazquez da Pexels
Foto di Tamara Velazquez da Pexels

Analizzando le possibilità, troviamo da subito una grande scelta di strade a cui guardare. Le attività che possiamo impiegare e preferire sono le più diverse. Potremmo voler sperimentare attraverso la cucina o la pasticceria, attraverso la pittura o la scultura. O ancora attraverso il cucito, la creazione di oggettistica, il bricolage, il giardinaggio. Potremmo scegliere la scrittura o la composizione musicale. Senza dimenticare l’autoproduzione di prodotti che possono tornare utili nel quotidiano.

Che cos’hanno però in comune tutte queste soluzioni? Il filo conduttore che risulta essere anche l’aspetto benefico è lo stretto legame con il corpo e i nostri sensi. Per compiere una qualsiasi delle pratiche proposte dobbiamo avvalerci del tatto, del gusto, della vista, dell’olfatto, dell’udito  o di tutti questi insieme. Sono attività esperienziali connesse dunque al fare e all’agire concreto. Ci spingono a immergerci completamente nella dimensione reale della nostra quotidianità e ci portano “fuori” dalla nostra vita mentale.

Quando ci concentriamo su un hobby pratico che amiamo siamo appunto immersi, lontani dalle nostre solite ansie. Mettiamo da parte il rimuginio, le preoccupazioni che ci assillano. Siamo in un certo senso “rapiti” dal momento che stiamo vivendo e assaporando. È questa modalità che ci permette di staccare la mente e di tornare dentro al nostro corpo fisico.

La creatività come alleata per il benessere mentale.

Impastando, creando, scrivendo, producendo un oggetto concreto allora veniamo investiti dai benefici della creatività. In ogni sua forma, essa si trasforma in un’ancóra. Quest’ultima ci riconnette alla nostra esperienza corporea collegata al tempo e allo spazio che stiamo vivendo.

Nella sua massima espressione l’arte, la creatività diventa una forma di mindfulness pratica. Una possibilità che ci aiuta ad abbassare la pressione, a mettere in pausa l’ansia, a far entrare nella nostra vita il qui e ora.

Attraverso queste pratiche perciò possiamo ritrovare e sperimentare uno stato di quiete. Una nuova serenità che incrementa il nostro benessere generale sia dal punto di vista fisico che mentale. Ritagliarsi un momento periodicamente a stretto contatto con la nostra creatività allora è infine un atto, piccolo ma significativo, di cura verso noi stessi.

Hai letto l’articolo sui benefici dell’arte e della creatività sul benessere? Ti potrebbe interessare anche questo.

0 likes no responses
1 2 3 4 10
Iscriviti alla Newsletter

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Unisciti a 452 altri iscritti