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20/08/21 Blog

I compiti delle vacanze dei bambini: stress o opportunità?

Le vacanze si accompagnano sempre anche ad altri discorsi e/o preoccupazioni. In special modo se abbiamo figli sappiamo bene che questo è il periodo dei tanto odiati compiti delle vacanze. Come approcciarli al meglio? Sono davvero solo uno stress o possono rivelarsi utili? Scopriamolo.

Abbiamo parlato della tendenza a riempire all’eccesso i momenti di relax come puoi leggere a questo link. Esiste però un’altra possibilità altrettanto rischiosa. L’altra faccia della medaglia è collegata allo scegliere di rimandare, di procrastinare tutte le incombenze più noiose o che non ci piacciono. Un esempio classico sono in questo caso i famigerati compiti delle vacanze dei nostri bimbi.

La procrastinazione però lungi dall’essere un metodo utile diviene da subito una gabbia che nel tempo soffoca e genera nuove ansie. Sì perché poi a forza di rimandare, di dire lo facciamo dopo, arriviamo alle scadenze sotto pressione e con la sensazione di non farcela. Sensazione che genera di riflesso rabbia, nervosismo, in alcuni casi anche panico perché tutto ci sembra troppo grande rispetto alle nostre sole forze.

Se abbiamo figli in età scolare sappiamo bene come questo possa essere sintetizzato alla perfezione parlando dei compiti delle vacanze. Spesso tendiamo a vederli solo come un dovere, un qualcosa che deve essere fatto perché la scuola poi controllerà l’esecuzione. Sotto questo profilo potremmo quindi intenderli come una perdita di tempo che ci sottrae la possibilità di vivere in libertà le nostre vacanze.

Una pausa che può fare bene al nostro bimbo.

Partiamo allora proprio da questa prospettiva per ribaltare lo scenario. È vero può essere svilente dover sacrificare parti del nostro relax per fare un qualcosa che reputiamo noioso. A tal proposito allora diviene ancora più importante guardare la scena sotto una luce diversa.

Pensiamo a quanto possa essere delicato l’apprendimento, a quanto impegno e allenamento occorre per padroneggiare le informazioni. Quelle nozioni che nell’immediato, ma anche nel futuro, saranno essenziali per la vita e le possibilità del nostro bimbo.

E poi pensiamo a quali effetti può avere uno stacco di molti mesi. Quello che potrebbe sembrare un’innocente pausa potrebbe al contrario provocare un rallentamento anche significativo sul percorso di nostro figlio. A settembre quindi lui o lei (e di riflesso noi) potrebbe trovarsi nella condizione di faticare per rimettersi in pari con i suoi compagni.

Tutti gli sforzi fatti nell’anno passato quindi sarebbero stati inutili e dovremmo ricominciare quasi da zero. Allenandoci di volta in volta con i compiti delle vacanze possiamo invece rafforzare quanto imparato. Trovare nuovi stimoli anche in maniera giocosa per continuare nel viaggio di crescita che il nostro bimbo ha intrapreso.

Trasformare i compiti delle vacanze in gioco e condivisione.

Da questo punto di vista quindi i compiti delle vacanze sono una grande occasione. L’opportunità di tornare sopra ai concetti, di fissarli giocando e seguendo ritmi più rilassati. Ecco perché è bene cercare fin dal principio di inserire gli esercizi in modo naturale e sereno all’interno delle nostre giornate vacanziere. Non occorre fare lunghe e seriose sessioni di compiti sfinendoci tutti per via della noia.

Al contrario una strategia efficace può essere quella di ritagliarsi ogni giorno piccoli momenti in cui dedicarsi insieme e con il sorriso alle attività indicate. Un’ora o due magari in un momento in cui si ha poco da fare e non si sa bene come occupare il tempo. Magari in attesa di poter correre di nuovo a fare il bagno. O in cui bisogna aspettare stando all’ombra perché il sole è troppo caldo.

Proponiamo i compiti delle vacanze cercando di associarli a un’immagine positiva e mai presentandoli come un qualcosa di inutile o noioso. Sfruttiamo questo tempo per stare insieme e per scoprire cos’ha imparato di speciale nostro figlio. Usiamo questi attimi magari anche per stupirci di fronte a cosa sa fare e cosa magari noi abbiamo dimenticato o ancora ricordiamo.

Agendo in questo modo a piccoli passi completeremo in tempo e senza ansia i compiti delle vacanze. Arriveremo a settembre senza stress, senza aver perso il sorriso di fronte a questa incombenza. Un modo per condividere infine con i nostri bimbi un tempo di certo diverso ma benefico e prezioso per il loro futuro.

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13/08/21 Blog

Vacanze, bambini e tempo: rallentare senza stress

I giorni di pausa sono finalmente arrivati, ma fai fatica a rilassarti? Non sai come gestire il tempo diverso, le incombenze? Programmi ogni minuto per te e i tuoi bambini? Vediamo insieme alcuni spunti per vivere con meno ansia e stress i momenti in cui ci concediamo una pausa meritata.

Rallentare è un qualcosa di cui abbiamo di frequente bisogno. Non possiamo infatti pensare di proseguire sempre con l’acceleratore premuto. Il rischio se no è di esaurire velocemente le energie.

Cosa succedere però quando arrivano i tanto desiderati giorni di pausa? Che sia un weekend, un singolo giorno di stop o i mesi estivi cambia poco. Spesso nasce un’ansia nuova collegata ai mille programmi fatti o che vogliamo fare e alla gestione di un tempo che non sappiamo come organizzare.

In particolare se abbiamo bambini, piccoli o grandi che siano, potremmo vivere con ancora più frustrazione questa condizione. Questo perché tendiamo a voler riempire ogni singolo minuto della nostra giornata.

La gestione del tempo in vacanza o nei periodi di relax.

Ci concentriamo sulle vacanze, ma il principio vale anche per tutti gli altri periodi in cui abbiamo bisogno di ritagliarci del tempo in tranquillità. Il primo accorgimento è quello di selezionare le attività da fare e assegnare delle priorità. Lo so, la tentazione è forte dopotutto è da tempo che facciamo programmi e togliere qualcosa dalla lista sembra un sacrilegio. Eppure quello che a prima vista potrebbe sembrare uno sbaglio, si rivela invece la scelta migliore per il nostro benessere e la nostra serenità.

Armiamoci pure di carta e penna. Segniamo tutto ciò che vorremmo fare e poi prendiamo  l’agenda per vedere quanto tempo effettivo possiamo dedicare a queste proposte. Per ogni giorno prevediamo due o al massimo tre attività da spalmare tra la mattina, il pomeriggio e la sera.

Non importa che la mente ci dica che possiamo fare anche di più. La realtà dei fatti è che riempiendo all’infinito ogni secondo disponibile accendiamo l’ansia. Alla fin fine non ci godremmo nulla perché avremmo sempre il pensiero fisso all’orologio e alla rigidissima tabella di marcia che abbiamo impostato.

Ricordiamoci che la vacanza o il relax non è una corsa. È tempo che ci serve per nutrirci, ricaricarci, riposarci possibilmente facendo cose che amiamo e divertendoci. Non trasformiamo anche quei momenti speciali in un tour de force.

E se avanzano attività? Nessun problema, facciamoci un appunto per la prossima volta o fissiamole già come priorità a seguire per i giorni che verranno. Agendo in questo modo assaporiamo anche di più ciò che viviamo perché possiamo concentrarci su una singola situazione alla volta. Siamo in anticipo rispetto alla tabella di marcia? Possiamo spostare un’azione dalla lista futura a oggi. Mi raccomando però! Che sia una sola attività per non ricadere nella dinamica che ci porta a riempire all’eccesso.

Il tempo a misura di bambino.

Il discorso appena fatto vale ancora di più se abbiamo dei bambini. Impegniamoci a lasciare del tempo da vivere in libertà senza programmi particolari o paletti fissi. La routine normale è già strapiena di appuntamenti. Quando siamo in vacanza apriamoci all’imprevisto,  viviamo quel che arriva.

Viviamo persino la noia se non abbiamo in mente nulla. Questo è un allenamento prezioso anche per i nostri bimbi che imparano a dare sfogo alla loro fantasia. Imparano perciò ad auto-intrattenersi e perché no? Anche a gestire la frustrazione.

Non passiamo il tempo a imporre programmi. Coinvolgiamo il più possibile i piccoli nelle scelte e poi lasciamo libertà perché la sorpresa possa coglierci impreparati. Diamo respiro al nostro tempo e ai nostri bambini perché possano sperimentare semplicemente il fatto di essere lì. Insieme, magari anche a fare niente se non a stare in compagnia di persone che vogliono loro bene.

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07/08/21 Blog

Tempo di vacanze: come affrontare i giorni fuori dalla routine

Aspettiamo le vacanze tutto l’anno. Un’attesa spesso spasmodica di quei giorni in cui finalmente ci rilasseremo e staccheremo la spina. Il problema è che a volte quando poi arrivano le tanto sospirate ferie viviamo solo ansia, noia, delusione. O ancora apatia e disinteresse o fastidio verso tutto. Vediamo qualche suggerimento per provare a cambiare la nostra prospettiva.

Per gli antichi l’ozio era sacro. Il tempo vacante era un dolce far niente che rigenerava l’anima di chi lo praticava con intenzione. Siamo ormai molto distanti da questa visione, ma quel che è certo è che oggi più che mai abbiamo bisogno di momenti liberi. Abbiamo bisogno di recuperare il gusto delle cose e di nutrirci con tempo di qualità lontano dallo stress, dall’ansia, dal tran tran della solita routine.

Le vacanze da questo punto di vista possono rivelarsi una manna dal cielo. La possibilità di staccare la spina dalle incombenze e dalle preoccupazioni consuete. Sono infatti i momenti perfetti per darci spazio e respiro. In qualsiasi periodo possano apparire sono sempre un regalo prezioso e utile. Questo però solo se siamo in grado di viverle davvero in profondità.

Troppo spesso nonostante i nostri buoni propositi quei giorni così agognati si trasformano in una corsa continua che ci lascia alla fine stremati e ancora più esausti. Quasi amareggiati e desiderosi di rientrare al più presto nella routine di cui ci lamentiamo. Perché avviene questo?

Attenzione alle aspettative e al sovraccarico

Di frequente le vacanze si rivelano ancora più stressanti per la nostra stessa visione. Una prospettiva che cavalchiamo tutto l’anno e che si riflette senza che ce ne rendiamo conto anche su quel tempo così prezioso. Il problema è legato molto spesso alle aspettative che coltiviamo e al vincolare il piacere, la gioia, a quei momenti così rari.

Dopotutto abbiamo atteso così tanto che le vacanze che arrivassero che ora alziamo sempre più l’asticella. Quei giorni devono essere perfetti a tutti i costi e devono procedere esattamente come ci siamo figurati. Abbiamo rinunciato da mesi a qualsiasi istante gioioso, abbiamo lavorato sodo e duramente. Ora tutto deve essere meraviglioso. Agendo in questo modo carichiamo di aspettative esasperate e fragilissime ogni singolo istante.

Un castello di carte che può crollare al minimo soffio i vento. Correlato a questo aspetto c’è poi il desiderio di compensare tutto quanto non abbiamo vissuto o fatto nella routine normale. Questo si traduce in programmi fittissimi di attività, dove ogni minuto è già stato pianificato al secondo. Una situazione che apre le porte da un lato all’ansia, dall’altro allo stress da vacanza. Si crea quindi una sorta di sovraccarico emotivo, mentale e anche fisico se vogliamo dovuto all’eccesso di aspettative e di attività da vivere.

Come riappropriarsi delle vacanze e dei periodi di riposo

Già da queste premesse capiamo subito che se affrontiamo in questo modo i giorni di riposo li trasformiamo in un attimo in una battaglia stremante. Le vacanze allora diventano uno stress insostenibile che ci fa rimpiangere i periodi alle prese con il lavoro. Per ricaricarci davvero proviamo invece a invertire la rotta.

Come? A piccoli passi intervenendo su più fronti. Limitiamo le nostre aspettative e partiamo innanzitutto con l’idea di riposarci. A questa associamo come obiettivo il fare nei limiti del possibile solo cose che ci piacciono, che magari abbiamo meno occasione di vivere nel quotidiano. Agiamo sempre partendo dal piccolo. Non devono per forza essere attività dispendiose o grandiose. Può anche essere l’andare al ristorante che amiamo in compagnia di chi amiamo. O un pomeriggio alla spa, in piscina, al cinema. O a poltrire in spiaggia o nel luogo dove ci troviamo.

Ricordiamo inoltre che la qualità batte in ogni occasione la quantità. Meglio un’ora davvero nutriente e divertente che una settimana a crucciarci pensando che ci annoiamo o che non è proprio tutto perfetto. Da ultimo interveniamo modificando il più possibile la nostra routine. Non rinunciamo a ogni istante e possibilità pensando che ci rifaremo nelle vacanze”. Introduciamo ogni giorno, ogni settimana un momento in cui prenderci cura di noi stessi. Piccoli periodi vacanti in cui goderci del tempo di qualità con le persone amate, in cui divertirci con spensieratezza, in cui fare gioiosamente… Niente.

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03/08/21 Blog

Il respiro quadrato anti-stress: respirare con consapevolezza

Nella nostra quotidianità capita spesso di sentirsi stressati, ansiosi, nervosi. Esistono numerose tecniche di meditazione e mindfulness che possono aiutare nel ritrovare un nostro equilibrio. Tra queste gioca un ruolo prezioso la respirazione a cui vengono associati grandi benefici sotto tutti i punti di vista. Ecco allora che può essere interessante conoscere da vicino una delle pratiche più consigliate, ovvero il respiro quadrato. Ottimo anti-stress che aiuta a limitare anche l’ansia che sperimentiamo ogni giorno.

Quando pensiamo a come combattere lo stress e l’ansia che ci assale nella vita di tutti i giorni potremmo essere tentati di immaginare solo tecniche e strumenti complessi. L’immagine che spesso associamo è quella di pratiche lunghe e particolarmente articolate o difficili. O ancora potremmo pensare di dover tentare con esercizi distantissimi dalla nostra quotidianità.

In realtà uno degli strumenti più efficaci è un qualcosa che compiamo ogni giorno senza nemmeno rendercene conto: la respirazione. Tra le diverse possibilità che si collegano a questo ambito ce n’è una che risulta semplice e al tempo stesso potente.

Il riferimento è al respiro quadrato, una tecnica che riporta con facilità la nostra concentrazione sulla quiete del momento presente. Prima di scoprire come metterla in atto, indaghiamo più a fondo il perché dovremmo scegliere di introdurre nelle nostre giornate la respirazione quadrata.

Ridurre lo stress con la respirazione quadrata

Dei benefici della respirazione ne avevamo già parlato in passato come puoi vedere cliccando su questo link. Facciamo allora un breve ripasso di quali vantaggi ci aiuta a introdurre nella nostra vita la pratica del respiro quadrato. Nello specifico mettere in atto con regolarità questa operazione ci permette innanzitutto di ridurre il potere che ansia e stress esercitano su di noi.

È un piccolo atto che però presenta un influsso potente su tutto il nostro corpo a partire dal sistema nervoso. Quest’ultimo infatti mano a mano che pratichiamo la respirazione quadrata si rilassa ed entra in uno stato di maggiore calma. Proprio per queste ragioni respirare usando l’immagine del quadrato risulta essere  estremamente strategica nella nostra quotidianità.

Una possibilità che vale sempre, in ogni occasione, ma in special modo quando siamo alle prese con eventi o scenari che ci mettono in difficoltà. Sia a livello emotivo e mentale che fisico dunque possiamo trovare nel respiro quadrato un grande alleato per il nostro benessere.

Vi sono poi altri aspetti benefici che sono stati messi in luce nel corso del tempo correlati all’utilizzo di questa tecnica di rilassamento. Tra questi è stato notato che la respirazione così condotta aiuta a regolarizzare il battito del cuore e di riflesso la pressione arteriosa. Due elementi che sono sempre messi a dura prova quando sperimentiamo ansia, panico e/o stress. Per concludere la nuova rilassatezza provata risulta efficace anche nel contrastare gli stati di insonnia e di conseguenza nel favorire il giusto riposo.

Come mettere in pratica il respiro quadrato

A questo punto sorge spontanea una domanda: come posso praticare il respiro quadrato? È molto semplice e con un po’ di allenamento diventa eseguibile con la massima facilità in qualsiasi momento lo riteniamo necessario.  La cosa migliore è partire ritagliandosi un momento di tranquillità, lontano da distrazioni o interferenze.

Ci sediamo poi scegliendo una posizione a noi congeniale. Ad esempio con le gambe incrociate e la schiena possibilmente diritta. Se non sappiamo dove posizionare le mani possiamo lasciarle rilassare sulle ginocchia. A questo punto silenziamoci, chiudiamo gli occhi e ascoltiamo il nostro respiro.

Dopo qualche secondo inspiriamo per circa 3 secondi. Mentre lo facciamo immaginiamo di star disegnando il primo lato del quadrato partendo dall’alto e dalla nostra sinistra. Tracciamo una bella linea immaginaria poi – trattenendo il respiro – proseguiamo con il secondo lato della forma.

Arrivati qui espiriamo e nel mentre tracciamo il terzo lato immaginario. Da ultimo tratteniamo ancora il respiro e disegniamo l’ultima linea: la quarta che va a completare il respiro quadrato.  Disegnando e respirando più volte seguendo il nostro quadrato abbiamo dunque l’occasione di rallentare il nostro flusso portando maggiore tranquillità nel nostro qui e ora.

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23/07/21 Blog

Phubbing e relazioni: quando il cellulare ci fa escludere l’altro

Il cellulare è ormai il nostro fedele compagno e amico. A volte però è fin troppo presente nelle nostre vite, a tal punto che viviamo quasi in simbiosi con questo strumento. Senza darci peso sempre più spesso finiamo per trascurare chi amiamo e chi è di fronte a noi per dedicarci allo smartphone. Quando questo succede stiamo attuando il phubbing. Che cos’è e perché dobbiamo tenercene il più lontano possibile? Scopriamolo.

Alzi la mano chi ha guardato il cellulare durante una cena? E chi ha parlato accorgendosi dopo che l’altra persona era così presa dallo smartphone da non ascoltare mezza parola? Credo che sia corretto dire che la quasi totalità delle persone hanno vissuto più e più volte il primo e/o il secondo caso che ho citato. Ecco in questo scenario allora abbiamo attuato o subito il phubbing.

La parola può suonare strana e un po’ bizzarra, ma il concetto che comunica è una realtà che non possiamo ignorare al giorno d’oggi. Il phubbing si riferisce a quel comportamento che mettiamo in atto quando trascuriamo il nostro interlocutore in favore del cellulare.

Nella pratica può avvenire quando ci accorgiamo di star parlando e non avere l’attenzione di chi abbiamo di fronte perché rapito dallo smartphone. Oppure nel caso contrario quando noi ignoriamo la persona per scorrere il nostro cellulare, le foto, i social media.

Vivere il phubbing: perché è un problema di tutti noi?

In tutti e due gli scenari quello che si viene a creare è un problema di comunicazione e di relazionalità. Un fattore che, lungi dall’essere solo una questione di etichetta, rischia nel tempo di rovinare e compromettere i nostri rapporti sociali.

Photo by Toa Heftiba on Unsplash

Gli insegnamenti del passato avevano già individuato una possibile problematica. Perché il punto di fatto è come possiamo stare davvero nella relazione con l’altro se siamo distratti dal cellulare in modo ripetuto? Il phubbing da questo punto di vista non può essere visto o interpretato solo come una disattenzione momentanea.

Il fenomeno infatti incrina sia la comunicazione che i meccanismi di socialità. A ben vedere il phubbing porta a una forma di esclusione sociale, agita o subita. Che sia attuato consapevolmente o inconsciamente, la situazione non cambia. Snobbare o venire snobbati diventa ben presto un problema significativo che può gettare le basi per una crisi e per una rottura dei rapporti stessi.

Attraverso questo circolo vizioso vanno in crisi certe dinamiche che sono alla base del nostro essere umani. Vivere con il phubbing vuol dire mettere a rischio il nostro senso di appartenenza, la nostra autostima. Per non parlare delle conseguenze sul nostro senso di realizzazione e sulla frustrazione che viene via via esasperata.

Come riconnetterci alla relazione e al presente

Le considerazioni a tal proposito sono ampie, a partire dal motivo per cui facciamo phubbing. Potrebbe essere noia, volontà di escludere l’altro dalla nostra considerazione oppure a volte dipendenza da cellulare. Il perché avvenga questo fenomeno non cambia gli esiti purtroppo.

Proprio per questo dobbiamo correre ai ripari il prima possibile così da salvaguardare la nostra socialità, ma anche la nostra salute. Dopotutto essere sempre connessi è una delle prime strade per arrivare presto a un esaurimento dettato dal sovraccarico di stimoli.

Il primo passo è perciò limitare il nostro tempo con il cellulare. In special modo durante i pasti mettiamo da parte la tecnologia e focalizziamoci sulla conversazione. Parliamo, stiamo nel momento, ascoltiamo e cerchiamo di gustarci quegli istanti.

Se notiamo di avere difficoltà a ridurre l’utilizzo dello smartphone possiamo aiutarci con le applicazioni che bloccano gli accessi in orari delimitati. Un ultimo accorgimento è anche quello di disattivare le notifiche soprattutto quelle connesse ai social network.

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09/07/21 Blog

Vivere con lentezza: riposo e detox mentale per una nuova routine

Le giornate che si allungano, l’arrivo della primavera e poi dell’estate sono promemoria perfetti a cui rifarsi. La natura stessa sembra vivere di tempi rallentati. Prendendo spunto da questi cicli possiamo allora cercare di staccare dalle solite ansie che ci procurano stress e preoccupazione. Come e perché vivere la routine con lentezza e in modo differente?

Nel quotidiano siamo sempre alle prese con una routine stressante fatta per lo più di incastri delle varie attività. Una combinazione che oltre a far impallidire il Tetris ci lascia via via più debilitati. In breve siamo stanchi a livello fisico, ma anche mentale ed emotivo. L’arrivo della bella stagione però ci può aiutare a ridefinire alcune delle nostre priorità e a riscoprire il valore della lentezza.

In special modo con il caldo e dopo un lungo periodo di reclusione casalinga come quello che abbiamo sperimentato può essere il momento ideale. Lasciamo andare le gabbie rigide in cui ci siamo ritrovati e rallentiamo i ritmi che ormai siamo abituati a considerare una seconda pelle.  Nel precedente articolo abbiamo visto come ricollegarsi ad alcune azioni nutrienti che ci possono essere di sostegno.

Come puoi leggere qui, infatti, è sempre consigliabile dedicare una parte del nostro tempo ad attività che sappiano esaltare la nostra mente e creatività. Sono queste di frequente a rigenerarci e darci nuova linfa per far fronte agli eventi quotidiani. Sebbene queste azioni siano essenziali, a volte, non basta solo ritagliarsi momenti di gioco e libertà con cadenza periodica. In certi casi diviene prioritario trasformare in profondità la nostra solita routine così che possa essere più sostenibile.

La lentezza che ci risolleva

Photo by Loïc Fürhoff on Unsplash

Ogni momento può essere quello giusto per rivedere la nostra tabella di marcia all’insegna della lentezza. Se questo è vero in generale, è possibile che si presentino le occasioni migliori nel periodo estivo. La natura stessa e le impostazioni sociali ci possono essere di aiuto in questa stagione proprio nel ridefinire uno scenario più quieto.

Può sembrare un dettaglio, ma spesso scegliere di assecondare un ritmo più rilassato e flessibile è la chiave migliore. Una possibilità che ci consente di recuperare le energie, di ristorarci e di immagazzinare nuovi spunti per affrontare la realtà quotidiana. In alcune settimane per via di eventi, consegne o incombenze può non essere possibile rallentare.

La strategia ideale allora è cercare di compensare il prima possibile con ritmi più leggeri. Agendo in questa maniera avremo sempre la possibilità di ricaricarci e di non arrivare stremati a un rischioso punto di rottura quale un burnout o una depressione.

Digital detox e condivisione: rallentare per recuperare

L’estate a tal proposito richiama in via implicita giornate più tranquille, meno impegni, appuntamenti dilatati. E perché no? Anche vacanze, momenti di stacco completo e di divertimento o quanto meno di relax. Scegliere di portare la lentezza nel proprio quotidiano aiuta ad abbassare anche il livello di ansia generale che possiamo sperimentare.

Agire lungo questa direzione è in realtà piuttosto semplice e può essere utile anche qualora non sia possibile staccare del tutto nell’immediato. Il primo passo è imporsi di rallentare, di lasciar andare le redini e di preservare una maggiore quota di tempo libero. Sotto questo profilo quando siamo stressati e di corsa paradossalmente tendiamo a perdere molto tempo collegati a internet e/o scrollando i social network.

Ecco perché uno dei primi accorgimenti che può tornare utile è attuare un efficace digital detox. Mettiamo da parte il cellulare, disinstalliamo le applicazioni, programmiamo i messaggi automatici sulle email di lavoro. Liberiamo tempo dalle ansie da notifica e iperconnessione che la tecnologia ci ha abituato ad avere sempre con noi.

In aggiunta cerchiamo di tutelare al meglio il nostro tempo libero. Organizziamo qualche attività in comune con coloro che amiamo e in quei momenti imponiamoci di non parlare di lavoro. Dedichiamoci al riposo. Stiamo il più possibile all’aria aperta così che il corpo e la mente possano attingere alle risorse della natura per riscoprire il piacere della lentezza.

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02/07/21 Blog

Le azioni nutrienti: introdurre la leggerezza nella quotidianità

Ci sono periodi in cui siamo stanchi e ci sentiamo sfibrati da ogni cosa, anche la più rilassante e divertente. Lo stress e le corse continue ci possono mettere a dura prova e spingere a desiderare una vacanza. Se però non possiamo nell’immediato staccare del tutto, possiamo mettere in atto alcune strategie che ci facciano ritrovare un equilibrio. Sono le azioni nutrienti le nostre alleate più potenti. Ecco qualche spunto a cui rifarsi.

Con l’arrivo del caldo e dopo un intero anno di corse potremmo vivere periodi di grande affaticamento. In special modo negli ultimi tempi dove insieme allo stress quotidiano si sono sommate le implicazioni dettate dalla pandemia da Coronavirus.

Possiamo allora sentirci stanchi, sfibrati, ma anche annoiati. Anche senza arrivare al languishing di cui abbiamo parlato in questo articolo, potremmo comunque non provare gusto o gioia nel vivere le nostre giornate. Potremmo voler pensare ossessivamente al lavoro o trovare tutto noioso e poco appagante.

Quando ci accorgiamo di questo è importante che proviamo subito a invertire la rotta. Come possiamo fare? Attraverso la pratica di azioni nutrienti, ovvero attività che sappiano rigenerare le nostre energie, riaccendere la nostra creatività. In poche parole azioni che sappiano nutrirci e ricaricarci.

Quali sono le azioni nutrienti?

Approcciando le prime volte queste possibilità potremmo essere in dubbio e domandarci quali siano le azioni nutrienti. Nella pratica possiamo intendere queste ultime come ogni cosa che sappia rinfrancarci e ci fornisca nuovo “carburante” a livello emotivo, mentale e di riflesso anche fisico.

Se ci sentiamo fiacchi, senza energie o demotivati dunque è bene fermarci e prenderci del tempo tutto per noi. L’affaticamento mentale e fisico, ma anche la non voglia, la noia che invade ogni momento sono infatti segnali potenti da non trascurare. Accorgerci di quegli indizi ci fornisce l’occasione per darci respiro e trovare vie alternative da esplorare. Ecco perciò che arriva il tempo di sperimentare con leggerezza e curiosità tutto quanto sentiamo ci stia chiamando e possa divertirci e sostenerci.

Le possibilità sono praticamente infinite. Potremmo scegliere di fare quotidianamente una passeggiata a contatto con la natura. Potremmo leggere un libro, magari un romanzo. O quel titolo che ci sembrava troppo ridicolo che abbiamo messo da parte, ma che avremmo tanto voluto leggere. O ancora potrebbe essere il cucinare ciò che amiamo,  ritagliarci del tempo per stare con gli amici o per farci un bel bagno in tranquillità.

Ogni persona deve trovare le sue attività del cuore.

Insomma come si intuisce da questa prima semplice lista l’unico limite alle nostre opzioni è il nostro gusto. Ogni persona difatti ha le proprie attività nutrienti del cuore. Quelle piccole azioni o abitudini che possono confortarla nei momenti tristi e ricaricarla nei momenti di stanchezza fisica o mentale. Le azioni nutrienti non dovrebbero mai essere tralasciate per lungo tempo. Nemmeno quando stiamo bene e ci sentiamo in forma. Questo perché in tutti i casi sono una vera e propria coccola per il benessere psico-fisico.

Praticarle con costanza e ritagliarsi momenti ripetuti anche con cadenza settimanale può allora essere una chiave di volta importante. Una soluzione che a prescindere dal contesto ci sostiene e alimenta la nostra motivazione e apertura alla vita. A volte queste opzioni vengono messe da parte non tanto perché non piacciano, ma per vie delle scuse o dei sensi di colpa che abitano in noi.

La nostra cultura e società a ben vedere esalta più il dovere e il duro lavoro che il piacere. Nel lungo termine però posticipare o annullare del tutto la parte gioiosa, se vogliamo anche bambina, che vive in noi rischia di farci più male che bene. Per combattere il logorio quotidiano e lo stress che ci assale in continuazione e ritrovare il gusto della nostra giornata è dunque essenziale tornare a noi. Al nostro centro recuperando e lasciando che si esprima al massimo tutto ciò che amiamo.

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13/06/21 Blog

La mindfulness, i giorni e le vite qualunque

Troppo spesso quando parliamo di mindfulness e meditazione ci immaginiamo stanze dall’arredo minimale, una persona perfetta e serena che pratica nel silenzio assoluto. A questo poi di solito aggiungiamo ogni elemento ideale che abbiamo imparato ad associare immaginando la fantomatica quiete senza ansia. Il fondamento della mindfulness però è proprio nell’intrecciare la pratica e la quotidianità, non un ideale di perfezione. Vediamo come possiamo allenarci in questo cambio di prospettiva.

Se ti dico mindfulness a cosa pensi? Di frequente quando se ne parla al comparire di questa parola emergono scenari da sogno. In queste immagini spesso la protagonista è una persona perfetta e totalmente serena che si accinge a stare ore nella posizione del loto tipica dello yoga. L’ambiente arredato minimale, ma dal miglior design, nessuno intorno e una pace da far invidia ai centri benessere.

Per quanto sia bello perdersi in questa fantasia, credo siano quanto meno pochi quelli che possano vivere ogni giorno nel loro quotidiano una realtà di quel genere. Questo allora anziché essere un ideale che incentiva provoca frustrazione, risentimento e finisce quasi per allontanare dalla disciplina.

Ecco perché penso possa essere utile provare a cambiare la prospettiva sulla mindfulness.  Perché questa alla fine vuole essere una rivoluzione pratica, un accogliere il momento presente così com’è e un esaltare quello che viviamo. Tutto l’opposto insomma del cercare di arrivare a un immaginario glamour però distaccato da quella che è la nostra vita.

Photo by Georgia de Lotz on Unsplash

Abitiamo la nostra realtà e il momento presente.

La mindfulness è una pratica che ci aiuta ad assaporare il presente e la realtà attuale. I concetti fondanti sono difatti intrecciati allo stare con consapevolezza di fronte a quel che c’è. Non a quello che vorremmo, non a quello che pensiamo sarebbe meglio o più giusto e nemmeno a quello che pensiamo dovrebbe essere.

Praticare la mindfulness perciò è essere in stretta connessione con le nostre percezioni, i nostri sensi e tutto quello possiamo vivere nel qui e ora. Questo se da un lato potrebbe togliere una parte di magia o di fascino, a ben vedere è il modo migliore per far emergere tutto il buono che è già presente nelle nostre vite. Se vogliamo è un ribadire, un riaffermare e anche un abbracciare la nostra esistenza esattamente per come la sentiamo.

Non ci sono più standard a cui ambire o da rispettare, non ci sono nemmeno scene da film da replicare o che ci fanno implicitamente sentire inadeguati. Basta stare di fronte al nostro momento così come siamo. Nel modo, nello spazio, nel tempo che più sentiamo essere autentico e veritiero per noi.

Partendo da questo cambio di prospettiva e abbandonando le aspettative irrealistiche di cui ci siamo nutriti sin qui allora praticare mindfulness diventa un atto liberatorio. Un’azione concreta che riporta la nostra attenzione a quello che abbiamo di fronte e che ci permette di accogliere in profondità noi stessi, le imperfezioni. Le fragilità nostre e altrui, della quotidianità che stiamo abitando.

Intrecciare quotidianità e mindfulness.

Quando iniziamo ad approcciare la mindfulness con queste nuove lenti è come se facessimo pace con la pratica meditativa. È come se ci riavvicinassimo alla bellezza, all’armonia e al grande dono che è il nostro giorno qualunque. A livello implicito ci apriamo a nuove opportunità perché non più vincolati a gabbie ferree di preconcetti a cui aspirare.

In breve ci apriamo anche a nuove soluzioni. Perché sappiamo che la nostra vita non deve cambiare e non dev’essere stravolta per rispettare i parametri estetici della mindfulness. Al contrario quest’ultima torna a essere uno strumento per approfondire e abbracciare il nostro rapporto con il tempo e con la realtà.

Per favorire questo intreccio ci basterà allora ritagliarci un po’ di tempo per praticare già a partire da oggi nelle condizioni e con gli orari che possiamo sostenere in questo momento. Magari saranno solo 5 o 10 minuti soprattutto se siamo all’inizio. Magari utilizzeremo il nostro letto come spazio mindful o una porzione della camera dove metteremo quel vecchio cuscino che è lì da anni o il tappetino per lo stretching come base.

Il punto quindi non sarà avere tutto perfetto o essere noi perfetti, radicati e centrati come in una pubblicità. Tutt’altro: sarà porci con cuore, mente e corpo curiosi di fronte a quel che c’è in questo momento. La mindfulness infine così sarà di nuovo un allenamento continuo e trasformativo per portare un’attenzione consapevole al nostro oggi e al nostro sentire emotivo, sensoriale, corporeo.

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07/06/21 Blog

Il tempo consapevole: il qui e ora nel nostro quotidiano

Ogni giorno corriamo e ci destreggiamo tra mille preoccupazioni o impegni. Anche il tempo in casa o senza attività diventa una noia scandita solo dall’attesa della prossima cosa da fare o dallo scorrere continuo dei social media. Recuperare la dimensione del qui e ora nella quotidianità ci permette di avvicinarci alla mindfulness pratica. Un modo anche per trasformare il susseguirsi delle ore in un tempo mindful ovvero consapevole. Pieno di noi, di realtà e di senso.

Photo by Jon Tyson on Unsplash

Ci svegliamo e il pensiero corre già al primo impegno della giornata. Per non parlare di quando ancora in pigiamo avvertiamo di essere già in ritardo sulla tabella di marcia che ci siamo imposti. È così che corsa dopo corsa, le giornate e le settimane si trasformano in una gara continua. Una sfida senza sosta al tempo che viviamo e che ci sembra sempre pronto a scomparire.

Più cerchiamo di trattenerlo fra le nostre mani e più ci sembra che sia composto di granelli di sabbia sfuggenti. Più cerchiamo di riempirlo allo stremo per dargli significato e perché così ci sembra di star facendo qualcosa e più ci sentiamo persi. Svuotati come se nulla fosse mai abbastanza, come se niente potesse davvero appagarci.

Il caso classico che viviamo sempre più spesso è allora una quotidianità che rincorriamo costantemente e in cui persino i momenti vuoti paiono scorrere senza sosta. Senza darci possibilità e modo di assaporarli in profondità, senza avere occasione di viverli per quello che sono davvero.

Questa situazione è esattamente all’opposto di quello che possiamo sperimentare quando cerchiamo un tempo mindful. A prescindere dalla formula e dalla descrizione che possiamo dare a questo concetto, il suo fulcro prezioso è un qualcosa che ci può essere di grande aiuto.

Vivere il tempo mindful: presenza e connessione.

Il tempo mindful è qualsiasi momento in cui ci riconnettiamo alla nostra realtà e al nostro sentire semplicemente stando con cuore e mente aperti. È fatto di presenza, connessione e consapevolezza. Tre cardini importanti nella mindfulness che ci invita a unirli al non giudizio e alla compassione verso noi stessi, gli altri e la nostra stessa realtà.

Se vogliamo possiamo associare la definizione al tempo quieto e in parte anche all’ozio sacro degli antichi. Questa solo come visione generale per comprendere di cosa si tratta, perché poi all’atto pratico scegliere di recuperare questa dimensione è una strategia ottimale per gustare l’oggi in tutte le sue sfumature.

Persino per quanto riguarda il suo lato tecnologico, sociale e interattivo come ad esempio l’utilizzo dei social media. Questi ultimi in special modo non sono da condannare in toto. È però importante per il nostro benessere psico-fisico ed emotivo poterli vivere con consapevolezza e in modo mindful. Ad esempio possiamo ridimensionare il tempo in cui ci connettiamo, limitando il campo d’azione e agendo al loro interno con la giusta attenzione. Insomma l’opposto dello scrolling continuo e disattento che di frequente fagocita le nostre ore nell’arco della giornata, della serata e di ogni momento libero.

Piccole azioni mindful, grandi rivoluzioni quotidiane.

Come possiamo trasformare la nostra quotidianità con il tempo mindful? A volte le rivoluzioni nascono dal piccolo e dal frequente. La ripetizione di piccole attività le rende mano a mano un’abitudine che pian piano modifica l’intelaiatura del nostro giorno. Ecco allora che nella nostra routine torna a essere prezioso anche quello che facciamo appena svegli.

La tentazione di correre c’è. Cerchiamo invece di ritagliarci anche solo pochi minuti in cui centrarci, radicarci in profondità dandoci modo di percepire come ci sentiamo in quel preciso momento. Se possiamo meditiamo e elenchiamo due/tre intenzioni per quella giornata. Proseguiamo il nostro tempo mindful portando la nostra attenzione alle pause. Possono essere anche solo i 5 minuti del caffè o della tisana, ma fermiamoci. Viviamoci quel momento senza sovraccaricarlo di altri pensieri e senza infilarci nel mezzo altre attività.

Lo stesso approccio portiamolo con noi anche quando interagiamo e parliamo con le altre persone. Pratichiamo l’ascolto attivo e presente: non distraiamoci, non usiamo in contemporanea il cellulare. Stiamo nel qui e ora con coloro che ci sono vicini. Se possiamo dedichiamoci ogni giorno a qualche piccolo hobby pratico per cui non ci occorra la tecnologia. Concludiamo infine la nostra giornata dedicando pochi minuti a ricordare i fatti salienti che abbiamo vissuto e cerchiamo di individuare almeno 3 eventi di cui essere grati.

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31/05/21 Blog

Gestire la rabbia: riconoscere le emozioni per andare oltre

La rabbia è un’emozione potente capace di sconvolgere tutto il nostro equilibrio. In alcuni casi ci può essere di aiuto per difenderci, ma se è eccessiva o non più gestibile? O ancora immotivata e ci fa stare male o far star male chi ci è vicino? Vediamo insieme alcuni spunti che ci possono essere di aiuto per riappropriarci del nostro benessere.  

Capita a tutti noi più spesso di quel che vorremmo ammettere. Qualcosa va storto, non è come vorremmo, ci viene negato un qualcosa che volevamo o di cui pensavamo di avere diritto. O ancora ci vengono assegnati compiti, azioni che non vogliamo fare. Per non parlare di quando ci sentiamo traditi, attaccati, insultati. In questi e in molti altri casi noi viviamo la rabbia.

Questa emozione è con noi dalla notte dei tempi. Di frequente la guardiamo e la giudichiamo in modo negativo e sì se è eccessiva, ingestibile, o immotivata è un problema. Innanzitutto per noi e il nostro benessere emotivo, ma anche per chi è intorno a noi, per le nostre relazioni sia di lavoro che private. Questo perché quando viviamo un attacco di rabbia e non siamo in grado di gestirlo le conseguenze possono essere nocive su più livelli.

Conoscere la rabbia, le sue implicazioni e soffermarsi su alcuni spunti da mettere in atto può rivelarsi allora un buon metodo da sperimentare per riportare armonia. Quel desiderio profondo che anche inconsciamente cerchiamo nelle nostre esistenze.

Conoscere le nostre emozioni e la loro evoluzione. 

La rabbia è considerata una delle emozioni primarie e potremmo quasi definirla innata. A ben vedere difatti in ogni momento della nostra vita, per i più diversi motivi, possiamo sperimentare questo stato d’animo. Almeno in origine e nella sua funzione primordiale, essa aveva uno scopo: permetterci di farci valere per poterci difendere e sopravvivere. E in alcuni scenari o contesti è ancora così dal momento che se ben calibrata interviene a nostra difesa.

Il problema si presenta però quando l’attacco di rabbia perde questa sua limitata funzione “naturale” e si trasforma in una tigre senza controllo. In quei momenti potremmo reagire in modo sproporzionato, eccessivo, con troppo furore. Potremmo trovarci ad attaccare le altre persone, a urlare e cercare di intimidire malamente chi è vicino, potremmo attribuire colpe non vere.

Potremmo persino lanciare o spaccare oggetti col rischio concreto di fare e farci male fisicamente oltre che emotivamente. In questo secondo caso possiamo etichettare la rabbia come un’emozione disfunzionale che distrugge tutto ciò che incontra e fa terra bruciata intorno. In breve rovina il nostro benessere psico-emotivo e anche fisico dal momento che possono esserci conseguenze sia nella realtà sia a livello psico-somatico.

Strategie per gestire la rabbia.

Cosa possiamo fare se ci accorgiamo che la nostra rabbia ci sta facendo male o sta provocando dolore negli altri perché del tutto fuori controllo? Il primo passo è sempre metterci di fronte alla realtà delle cose. Osserviamoci senza giudizio, ma senza cercare di ignorare i campanelli di allarme.

Ammettiamo di avere un problema nel gestire le nostre emozioni, soprattutto quando si parla di rabbia. Riconosciamola presente dentro di noi, proviamo a capire da dove e come si origina. Se stiamo vivendo nel presente un attacco di rabbia fermiamoci. Piuttosto allontaniamoci un momento e chiediamo di poter stare da soli per calmarci. La discussione se necessario potrà riprendere quando avremo trovato un nuovo equilibrio interiore.

Se avvertiamo un malessere persistente sperimentiamo la meditazione e la respirazione controllata. In aggiunta proviamo a scrivere su carta i pensieri e le parole anche forti che ci tormentano. Per cercare di ritrovare uno stato di quiete proviamo anche a fare attività fisica. Una camminata possibilmente all’aria aperta, una breve corsa, qualche esercizio che ci aiuti a sfogare almeno in parte l’adrenalina.

Nonostante i tentativi ci accorgiamo che la situazione non migliora? Ci sentiamo male sia durante l’attacco di rabbia sia a posteriori? Ci sentiamo o temiamo di essere fuori controllo? Può essere il momento di rivolgerci a uno psicoterapeuta. Lo specialista ci accompagnerà infine attraverso un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale. Un’ulteriore possibilità per fare chiarezza e imparare a gestire anche queste nostre emozioni.

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