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07/11/19 Blog # , , , , , , , ,

Intelligenza emotiva: saper gestire le emozioni per vivere meglio

La razionalità riveste un ruolo importante all’interno delle nostre vite, ma non tutto si esaurisce con essa. Per vivere bene e relazionarsi con successo con gli altri è essenziale saper riconoscere e gestire le emozioni. Ambito questo collegato all’intelligenza emotiva. Vediamo di che si tratta.


Quando parliamo di intelligenza siamo abituati a pensare alle funzioni cerebrali e cognitive che utilizziamo quotidianamente per svolgere le più diverse attività. Un elemento, un senso quasi matematico e profondamente razionale di approcciare la realtà.

C’è una forma di pensiero, però, che esula dai numeri e dai ragionamenti più spiccatamente scientifici: è quella che viene definita intelligenza emotiva che ha a che fare con le emozioni, la parte più intima dell’essere umano e con il livello inconscio.

Prima di scoprire i benefici collegati a questa abilità e il perché dovremmo imparare a coltivarla, soffermiamoci sulla sua definizione.

Intelligenza emotiva: l’arte di saper gestire le emozioni.

Le 5 componenti dell’Intelligenza emotiva

Per comprendere realmente la portata e il cambio di prospettiva collegati all’intelligenza emotiva partiamo dal chiarire di che cosa si tratta. In estrema sintesi, l’intelligenza emotiva è l’attitudine che permette a una persona di riconoscere e gestire le emozioni sue e degli altri individui con cui entra in relazione. All’atto pratico ciò significa essere in grado di identificare lo stato d’animo che si sta vivendo, di dare voce a quelle determinate sensazioni e di calibrare il proprio comportamento così da agire in maniera il più possibile equilibrata.

A questi passi si aggiunge poi l’abilità di interpretare correttamente le emozioni delle persone che ci circondano, distinguendo tra gli stati d’animo che appartengono a noi e quelli che sono invece esterni. Da ultimo, ma non meno importante, l’intelligenza emotiva implica la capacità di impiegare le informazioni derivanti dalla consapevolezza emozionale per raggiungere i propri obiettivi: professionali, personali o connessi al benessere psicofisico.

Sebbene i primi studiosi a parlare di questo concetto siano stati Peter Salovey e John D. Mayer all’interno del loro articolo Emotional Intelligence nel 1990, spetta a Daniel Goleman il merito di aver fatto conoscere l’intelligenza emotiva al grande pubblico.  Nel 1995 lo psicologo e scrittore statunitense ha, infatti, pubblicato un libro sul tema. La pubblicazione, nota semplicemente come  Emotional intelligence, per il mercato italiano è stata tradotta in “Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici”. Titolo significativo che mette l’accento anche sui benefici connessi a tale abilità.


Intelligenza emotiva e benessere psicofisico.

In alcune occasioni, sia in ambito lavorativo che personale, poter contare sull’intelligenza emotiva può essere alla base di interessanti vantaggi.  Si pensa, infatti, che chi sa ben applicare questa capacità abbia maggiori opportunità di successo nel settore relazionale che ha risvolti sottili o evidenti su quasi tutti i campi della nostra esistenza. A questo proposito ci sono alcune caratteristiche dell’intelligenza emotiva che ci possono aiutare nella vita di tutti i giorni.

Avere consapevolezza di sé, saper identificare e gestire le proprie emozioni ci permette di agire con più efficacia e moderazione interagendo  con più facilità con un contesto su cui non abbiamo controllo diretto, con una situazione inaspettata, con un ostacolo improvviso o un interlocutore magari non a nostro favore.

Essere in grado di motivarsi mentalmente – trasformando limiti, paure o negatività in stimoli positivi e spinte verso il raggiungimento dei nostri obiettivi – permette di ribaltare del tutto la nostra prospettiva. Questo ci permette di rigenerarci, di caricarci di nuova energia e di incrementare la nostra tolleranza dello stress evitando di cadere vittima di circoli viziosi, idee fisse o abitudini controproducenti.

Infine poter contare sull’empatia, altro elemento fondante dell’intelligenza emotiva, ci permette di calarci nei panni di chi ci sta vicino e di instaurare relazioni qualitativamente migliori che producono beneficio a tutte le parti coinvolte.

Già da questa breve disamina si capisce perché sia importante tenere in considerazione e allenare queste competenze che tutti abbiamo, ma che devono comunque essere sviluppate con cura grazie a esercizi mirati, alla mindfulness, a meditazioni guidate e alla psicoterapia.


Ti è piaciuto l’articolo sull’intelligenza emotiva? Leggi anche Leadership: le qualità che fanno la differenza nella vita e nel lavoro.

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01/11/19 Blog # , , , , ,

La mindfulness per superare i periodi di crisi

I momenti di crisi possono mettere a dura prova corpo e mente. Imparare a gestirli al meglio è un passaggio fondamentale per superare le difficoltà e ritrovare il benessere psicofisico. Abbracciare il presente, praticando la mindfulness, si rivela così una delle strategie più efficaci. Scopriamo come fare.

Photo by Jared Rice on Unsplash


Essere in crisi, vivere una crisi, sono frasi che sono ormai entrate nel linguaggio comune. Se guardiamo al significato profondo scopriamo, dunque, che nello specifico si fa riferimento a uno o più momenti di grande turbamento nella vita e/o nella mente di una persona. In diverse occasioni attraversando una fase di difficoltà emotiva, mentale o fisica ci sentiamo come se fossimo in gabbia, intrappolati nella nostra quotidianità, soli e senza via d’uscita.

Questi pensieri lavoreranno così in profondità che, in poco tempo, rischieremo di andare incontro a problematiche quali depressione, ansia, attacchi di panico, esaurimento e molti altri. I periodi di crisi sembrano, infatti, esercitare un’influenza enorme sulla nostra psiche, togliendoci energie fondamentali per il nostro benessere generale e dandoci l’impressione che questa nostra condizione di malessere durerà in eterno.

Niente di più sbagliato, ovviamente. Ma come si possono superare queste convinzioni che possono limitare la nostra rinascita e ripartenza? Il percorso che ci permette di alleviare la fatica che ci appesantisce è articolato, ma con l’aiuto della mindfulness e della psicoterapia possiamo trovare nuove modalità di approccio e gestione della crisi. Vediamo insieme come possiamo rendere possibile tutto questo.

Periodi di crisi: un percorso lungo quattro passi.

Abbiamo detto che a prescindere dalle condizioni le difficoltà colpiscono duramente la nostra mente. È in questo luogo che hanno origine e si scatenano sia gli ostacoli sia alcune possibili soluzioni.

Ecco perché se desideriamo migliorare il nostro modo di attraversare i periodi di crisi è necessario che ci impegniamo attivamente lungo quattro assi distanti fra loro, ma sempre complementari. Per poter andare oltre alle emozioni negative che stiamo vivendo è, dunque, importante:

  1. RICONOSCERE

    Il primo fondamentale passo che dobbiamo compiere è ammettere che stiamo vivendo una fase di crisi. Fermarsi un momento, prendere fiato e concentrarci sulle nostre emozioni più intime. Cosa stiamo provando? Qual è il nome, la causa del nostro disagio? È rabbia per un commento che abbiamo letto come un’offesa forse, oppure è tristezza perché abbiamo dovuto dire addio a qualcuno, a qualcosa, a una parte di noi stessi. O ancora, è delusione oppure solitudine? Non c’è una risposta giusta e una sbagliata: non importa cosa riconosciamo, e se ci piace e o meno quel che vediamo, ma la possibilità di comprendere e superare che ci diamo nel momento in cui finalmente lo facciamo .

  2. TOGLIERE NUTRIMENTO AL RIMUGINIO

    Una volta riconosciuta la difficoltà, dobbiamo lavorare per eliminare tutto ciò che favorisce la ruminazione mentale, quel pensare in maniera ricorsiva e ossessiva fissandoci sempre sugli stessi temi. Per farlo possiamo praticare la meditazione e sperimentare le diverse tecniche di mindfulness che ci aiutano a focalizzarci sul presente. Mano a mano che acquisiremo dimestichezza con i procedimenti impareremo a bloccare il rimuginio e a svuotare la mente. In alcuni casi, potrebbe comunque essere utile iniziare un percorso di psicoterapia così da indagare meglio il disagio e sperimentare strategie pensate proprio per interrompere questo flusso circolare negativo.

  3. ABBRACCIARCI

    Il terzo passo sarà, invece, legato al perdono e alla possibilità di accogliere la nostra intera identità. Perdonarci per i nostri errori e fallimenti, veri o presunti che siano, è infatti un punto focale di svolta nel nostro percorso di crescita individuale. Solamente imparando che sbagli, occasioni perdute, gioie e dolori fanno parte di quella che è la nostra storia possiamo integrare tutte le varie parti all’interno di noi. I nostri pregi e difetti, così come tutto ciò che abbiamo vissuto, ci rendono la persona che siamo oggi. Una persona unica, speciale e degna d’amore e rispetto. Innanzitutto da parte di noi stessi.

  4. VIVERE CON CONSAPEVOLEZZA

    Ultimo, ma non meno importante passaggio è il mantenere viva questa nuova prospettiva che permette di riequilibrare i nostri stati d’animo. La mindfulness, abbinata ad altre strategie come la meditazione e la psicoterapia, ci insegna così una nuova modalità di approccio e di gestione delle crisi. Una vera e propria pratica di benessere che, con l’abitudine e la costanza, diverrà un’alleata preziosa per la nostra mente e non solo. In breve, un piccolo grande regalo che facciamo a noi stessi e alla nostra vita.


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24/10/19 Blog # , , , , ,

Il fallimento? Con la mindfulness può rivelarsi un’occasione di rinascita

Approcciare gli insuccessi o le battute d’arresto che la vita ci mette davanti è fondamentale per recuperare il benessere psicofisico e non sentirsi travolti dagli eventi. Vediamo insieme come la mindfulness, unita alla psicoterapia, può essere d’aiuto in questi casi.

In una società che esalta unicamente il successo a ogni costo non è semplice avere a che fare con gli imprevisti della nostra vita. Può capitare in amore quando una relazione attraversa una crisi e finisce; oppure al lavoro quando, nonostante gli sforzi e i sacrifici, non si raggiungono gli obiettivi sperati. O ancora nella vita quotidiana quando ci scontriamo con un momento difficile, con un cambiamento improvviso che sconvolge la nostra routine e che viviamo come un nostro fallimento pubblico o privato.

Le situazioni possono essere le più disparate, ma ciò che le accomuna è il senso di frustrazione, di vergogna, di impotenza che avvertiamo. Eventi piccoli o grandi che paiono bloccarci del tutto la strada verso un futuro luminoso. Se a queste sensazioni aggiungiamo il confronto con le vite patinate degli altri, e con i giudizi più o meno evidenti che ci vengono restituiti in cambio, la sconfitta è dietro l’angolo.

Per evitare di soccombere e iniziare a vedere tutto nero, anche quando il bicchiere non è mezzo vuoto, possiamo affidarci alla psicoterapia e alla mindfulness. L’unione e la pratica simultanea di questi due percorsi è una delle soluzioni che si sono maggiormente distinte per la loro efficacia. Prima di vedere come la mindfulness ci aiuta a superare il fallimento occorre però fare una breve premessa.

 

Non esiste solo la perfezione dei social… ed è giusto così

Abbiamo detto che la nostra società è focalizzata sul successo a ogni costo. Se questa esaltazione della vittoria è sempre stata molto evidente, con l’avvento e la diffusione dei social network è stata portata all’estremo. Ogni giorno siamo subissati da milioni di immagini in cui ogni minuscolo dettaglio appare perfetto, in cui tutti sono sorridenti, felici, sempre al massimo. Le persone pubblicano scatti che li ritraggono come nuovi modelli dei giorni nostri in luoghi da sogno, circondati da ogni meraviglia. Non stupisce, perciò, leggere che secondo alcuni studi l’esposizione elevata a un canale come Instagram ci faccia sentire più infelici e inadeguati. Chi potrebbe mai reggere il confronto con queste immagini sempre così perfette, con queste vite vincenti che dai racconti appaiono eccezionali? Come possiamo sentirci all’altezza confrontando quelle magnifiche scene con la nostra vita quotidiana fatta di lavoro, imprevisti, insuccessi, litigi, routine e tanto altro ancora?

Quello che spesso ci dimentichiamo è che ciò che filtra da queste foto sono sì momenti perfetti, ma anche edulcorati e studiati a tavolino. Sono solo una parte, la migliore, di quella che è la vita e l’esperienza completa di ciascuno di noi. Ciò che vedremo sono solo alcuni specifici istanti scelti appositamente per essere mostrati e possibilmente ammirati.

Queste considerazioni sono il punto di partenza essenziale per riuscire a toglierci di dosso quella sensazione di inadeguatezza che rischia di darci il tormento. Per un’analisi obiettiva e sincera della nostra situazione che ci permetta di ridimensionare i problemi e limitare le percezioni più negative. In questo complesso processo, possiamo trovare un valido alleato nella mindfulness.

Andare oltre il fallimento grazie alla mindfulness

Il fallimento e le battute d’arresto, che tutti sperimentiamo o abbiamo sperimentato in passato, sono tappe preziose all’interno del percorso di crescita di ciascuno di noi. Per approcciare questi eventi in maniera positiva – imparando ad accettarli e traendo insegnamento da essi – è importante focalizzarsi sul presente, sulla nostra interiorità, su ciò che sentiamo nel profondo.

La mindfulness, praticata con costanza e in alcuni casi abbinata alla psicoterapia, permette di rallentare i nostri ritmi, calmare la mente e concentrarci sulle nostre emozioni più intime. Di frequente, sono proprio queste ultime la causa vera del malessere e della sensazione di frustrazione e inadeguatezza che ci porta a rimuginare sugli insuccessi, sulle opportunità non colte o sbagliate, sui rimpianti.

Se vogliamo utilizzare la mindfulness per migliorare il nostro approccio alle sensazioni negative o positive e al fallimento abbiamo a disposizione diverse possibilità. Possiamo, infatti, praticare la respirazione diaframmatica, la meditazione, l’esplorazione del corpo, lo yoga consapevole e le visualizzazioni guidate o meno. Da sole o insieme, tutte queste tecniche sono potenti alleati che via via trasformano il nostro approccio agli eventi. In breve tempo saremo, infine, in grado di creare un circolo virtuoso che rifletterà i suoi effetti benefici su tutti gli aspetti della nostra vita. Un significativo cambio di prospettiva a cui non vorremo più rinunciare.


Ti è piaciuto l’articolo? Leggi anche Il buco nero di Fortnite e l’influenza dei videogiochi sulla mente

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17/10/19 Blog # , , , , ,

Il buco nero di Fortnite e l’influenza dei videogiochi sulla mente

Un popolare videogioco, Fortnite, un video e milioni di persone ferme a fissare il buco nero che ha inghiottito una galassia virtuale. Incredibile… oppure no? Vediamo insieme le motivazioni dietro al potente fascino che i videogiochi sembrano esercitare su tutti noi.

Forse vi è apparsa tra le notizie degli ultimi giorni, magari ne avete sentito parlare tra una pausa caffè e l’altra oppure avete pensato a uno scherzo escogitato da qualche hacker. Quel che è certo è che non lascia indifferente come news. Stiamo parlando del videogioco Fortnite che, a partire dalla sera di domenica 13 ottobre, è scomparso dalla rete ed è stato sostituito dal video di un buco nero. Che c’è di strano? Perché dare così importanza a questa news?

Quello che ci spinge a parlarne non è tanto il fenomeno in sé, che si tratti di un’audace quanto rischiosa operazione di marketing o di una pausa tecnica per permettere il caricamento di nuove funzionalità ha poca rilevanza. No, quello che colpisce è un dato: milioni di utenti sono rimasti a fissare per ore quel buco nero virtuale che di fatto rende impossibile proseguire nel gioco. Sguardo fisso e spasmodica attesa di un qualche cambiamento, di una variazione, di una spiegazione, di una ripartenza che permettesse loro di poter nuovamente entrare nella galassia immaginaria e procedere con la loro esperienza di gioco.

Sia che siamo appassionati di videogiochi o meno, sicuramente una notizia del genere fa riflettere. A prescindere dall’interesse o meno che possiamo provare per queste attività digitali, infatti, com’è possibile che milioni di persone rimangano in attesa ad aspettare di rivedere online il loro gioco preferito? Qual è il segreto, il fascino nascosto, dei videogame che consente loro di calamitare l’attenzione dei giocatori?

Videogiochi e bisogni: un legame tipicamente umano

Fortnite è l’ultimo caso a cui possiamo attingere e che può fornirci il punto di partenza per una riflessione. Non è però l’unico esempio e non è certamente un quesito nuovo quello che sovviene leggendo una notizia come quella di cui abbiamo appena parlato.

Se è stato Maslow uno dei più importanti studiosi a parlare dell’importanza dei bisogni dell’uomo, dividendoli in primari e secondari nella sua ormai celebre piramide, ci sono stati tuttavia altri psicologi che hanno associato questi concetti a determinati campi. In questo caso, troviamo degli spunti interessanti nelle ricerche condotte da Przybylski che indagando la realtà dei videogiochi, ha individuato un legame notevole tra questi strumenti e la possibilità di soddisfare alcuni bisogni individuali dei giocatori. Nello specifico è stato rilevato che, a seconda del tipo di videogioco scelto, le persone possono trovare un riscontro a bisogno differenti.

A questo proposito, se ricerchiamo autonomia e desideriamo essere artefici del nostro destino ci troveremo in maggiore sintonia con giochi in cui l’obiettivo è costruire un qualcosa o vivere in prima persona un’avventura. Un esempio è dato dal gioco Minecraft. Se, invece, siamo focalizzati sul voler sentirci competenti e sulla possibilità di crescita o progresso allora sceglieremo giochi in cui saremo in competizione contro qualcun altro come nel caso di Fortnite. Da ultimo ma non meno importante, uno dei bisogni che decretano maggiormente il successo dei videogiochi è correlato alla relazione e al senso di appartenenza. Il gioco in questo caso crea un gruppo, ci fornisce uno scopo condiviso con altri e ci fa sentire il legame con questa cerchia accomunata da interessi, linguaggi ed esperienze comuni anche se solamente “online”. Un esempio interessante in questo senso è costituito da giochi come World of Warcraft.

Queste sono solo alcune delle considerazioni che sono alla base del grande successo che continuano a vivere i videogiochi in maniera uniforme in tutto il mondo. Spunti interessanti da tenere a mente per iniziare a comprendere più in profondità il legame tra videogame e persone e i possibili risvolti di queste attività sul nostro comportamento, sulla nostra mente e più in generale sulle nostre relazioni sociali.


Gaming o dipendenza da videogame

Una picola nota riguardo, però, l’uso/abuso dei viedogame. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha riconosciuto tra le nuove forme di dipendenza, il gaming ovvero la dipendenza da videogame. Dal 1° gennaio 2022 sarà inserito nell’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems, manuale di classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati.

Di seguito una parte dei sintomi più comuni.

Sul piano fisico:

  • Emicrania
  • Affaticamento mentale dovuto all’alto livello di concentrazione
  • Stanchezza oculare
  • Aumento del dolore del Tunnel Carpale
  • Scarsa igiene personale

Sul versante emotivo:

  • Irrequietezza o irritabilità quando non è possibile giocare
  • Preoccupazione costante per il gioco
  • Isolamento sociale
  • Mentire sul tempo trascorso a giocare

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17/10/19 Blog

Leadership: le qualità che fanno la differenza nella vita e nel lavoro

Cosa vuol dire essere un leader? Quali sono le caratteristiche e le abilità indispensabili per diventarlo? Perché la leadership è importante a livello personale e professionale? Proviamo a dare una risposta a queste e altre domande

Essere leader, avere una mentalità da leader. Sono frasi sentite e risentite. Ormai sono quasi dei mantra e le persone designate con questa etichetta appaiono come delle figure aliene, in alcuni casi, o come fantomatici guru in molti altri.

A ben vedere, però, la leadership è una connotazione positiva sempre più richiesta a livello aziendale e non solo. Un insieme di carisma, abilità e punti di vista differenti che permette di emergere e distinguersi migliorando anche i rapporti con gli altri.

Per questo può essere utile conoscere le qualità che fanno di un individuo un buon leader così da saperlo riconoscere e perché no? Magari, anche per fare nostre queste capacità e migliorarci come persone e come professionisti. Prima di addentrarci nell’argomento e scoprire quali sono gli attrezzi essenziali per dare vita a questo mindset partiamo dalla definizione e cioè: cosa vuol dire leader?

Leader: significato e caratteristiche

Partiamo innanzitutto da una scrematura fondamentale. Il leader non è il capo. O meglio, le due figure non sempre coincidono. Puoi essere al contempo capo e leader oppure puoi avere il titolo di capo, ma non avere alcuna qualità in termini di leadership. O ancora, puoi essere una persona carismatica e influente, ma non avere responsabilità o ruoli di alto livello. Le combinazioni sono molteplici. Insomma, non è quasi mai un’equazione automatica e con simmetrie perfettamente combacianti.

Ora che abbiamo stabilito questa prima distinzione vediamo chi è il leader. Come notiamo dall’etimologia del termine stesso, quel verbo inglese to lead, il leader è la persona che ha le capacità, le conoscenze e il carisma necessari per guidare e orientare al meglio il suo gruppo di azione verso il raggiungimento di obiettivi o risultati comuni. È una figura che assume importanza in numerosi contesti: da quello familiare a quello lavorativo, passando per quello amicale o sociale. È quel qualcuno a cui tutti guardano, a cui chiedono consiglio; è colui o colei che è capace di motivare le persone che gli stanno accanto e che si occupa attivamente del benessere dell’intera squadra.

Le qualità del (buon) leader

Le caratteristiche essenziali che contraddistinguono una buona leadership sono legate a diversi aspetti. Tra questi troviamo abilità di tipo:

  • Comunicativo
  • Psicologico ed emotivo
  • Creativo
  • Relazionale

Nello specifico, infatti, il buon leader deve saper comunicare trasmettendo le giuste informazioni nel modo migliore ai suoi collaboratori. Deve, inoltre, essere aperto all’ascolto e avere un buon grado di empatia che gli permetta di mettersi nei panni di chi lo circonda per comprendere appieno prospettive diverse, problematiche o tensioni. Questo gli permetterà anche di individuare facilmente la soluzione più idonea per il benessere di tutti i componenti del team.

È, poi, necessario che il leader abbia una mentalità creativa o comunque sia predisposto all’innovazione e al pensare fuori dagli schemi. Questo perché, spesso, deve saper proporre spunti di riflessione o di azione nuovi, originali e inusuali che portino a una risoluzione rapida e ottimale della fase di crisi attraversata dal collaboratore, dal team o derivante dal contesto stesso.

Deve essere flessibile e disponibile al confronto, ma al tempo stesso deve essere abile a motivare, a spronare e a placare le eventuali discussioni che possono minare la fiducia e lo stato di armonia del gruppo. In tal senso è, anche, importante che la guida sappia delegare così da snellire i processi, alleviare i carichi di lavoro e di riflesso incrementare l’autostima degli individui coinvolti.

Il leader è una persona coerente, credibile e capace di guadagnarsi  il rispetto dei suoi interlocutori che arrivano a guardare a lui in cerca di ispirazione, supporto, guida e di un alleato. È qualcuno che per le sue conoscenze, esperienze, stile di vita, valori o azioni è visto come un “maestro” nel senso migliore del termine.

L’unione di tutte queste abilità e competenze permette di bilanciare gli interessi del singolo e quelli del gruppo creando una dinamica armoniosa ed equilibrata. In questo modo si possono sperimentare fin da subito notevoli benefici sotto il profilo della produttività, della cooperazione, del legame tra membri e dell’ambiente che si viene a creare. Mica poco, no?


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10/10/19 Blog

Scegliere senza stress: come ci aiuta la Mindfulness

Scegliere senza stress e ansia grazie alla mindfulness.
Quando ci troviamo di fronte a un bivio possiamo provare un forte livello di stress e ansia. La mindfulness ci può aiutare ad alleviare queste tensioni permettendoci di individuare con più semplicità la decisione giusta per noi. Scopriamo insieme perché dovremmo sperimentare questa tecnica.


Meglio A o B? Vado a destra o a sinistra? Accetto quel lavoro o rimango in quello attuale? Lo sperimentiamo tutti, ogni giorno. A volte si tratta di scelte piccole, altre volte sono coinvolte la nostra vita, le nostre aspettative, le nostre relazioni. E in un attimo lo stress e l’ansia sono alle stelle. Quale sarà la decisione giusta? Come farò a individuarla? Io so cosa voglio?

Domande normali e frequenti che, in alcuni periodi, possono causarci disagio. Quelli che dovevano essere semplici quesiti, tornano a tormentarci per giorni e giorni. Il dubbio ci provoca e ci assilla. Siamo nervosi, preoccupati e rimuginiamo senza sosta in una sorta di limbo dal quale fatichiamo a uscire. La psicoterapia può essere in alcuni casi la chiave giusta per iniziare a dipanare quel fitto groviglio di pensieri. Oltre alla terapia però ci sono altre strade che, se ben combinate e sotto la guida di un professionista, ci permettono di approcciare la scelta e individuare con maggiore tranquillità la soluzione giusta per noi. Tra le diverse possibilità una sicuramente di aiuto è la mindfulness.

Praticare la Mindfulness per scegliere senza stress

Partiamo prima di tutto da un punto fondamentale: abbiamo parlato in precedenza di scegliere la via giusta per noi.  Non quella per i nostri amici, per la nostra famiglia o per il nostro partner: per noi e nessun altro. Sì, perché in numerosi casi l’ansia e lo stress si scatenano a causa di aspettative non conformi ai nostri reali desideri oppure alle pressioni che gli altri (famiglia, amici, partner) esercitano, implicitamente o meno, su di noi.  In breve, quando scegliamo qualcosa che non ci convince davvero o quando agiamo solamente per assecondare gli altri, per non deluderli o per non confrontarci con pareri diversi.

Il primo passo fondamentale è, perciò, proprio quello di focalizzarci e metterci in ascolto del nostro io profondo. La meditazione e la pratica costante della mindfulness ci aiuta in questo. In un posto tranquillo, lontano da occhi e rumori altisonanti, in solitudine fermiamoci un momento. Raccogliamoci, cerchiamo di trovare quel punto calmo dentro di noi. Quel luogo, fuori dal tempo e dallo spazio, in cui siamo sereni, ci sentiamo rilassati, al sicuro, amati. Cosa avvertiamo? Qual è il desiderio profondo che ci anima? Cosa faremmo se non provassimo paura? Come agiremmo se fossimo sicuri di non fallire né di essere giudicati?

Ecco, la risposta è sempre stata lì a portata di mano. Può volerci un secondo, un giorno o può essere un percorso lungo una vita intera. Un viaggio alla scoperta del qui e ora, ma anche dei nostri desideri più intimi e segreti, della nostra identità e di stili di vita diversi più in linea con ciò che il nostro cuore brama.

Mindfulness e scelte: la focalizzazione che contrasta l’ansia

Abbiamo visto quanto sia importante individuare il desiderio, l’aspirazione solo nostra che vive dentro di noi. Ma perché la mindfulness ci può aiutare in questo processo complesso? Il motivo è presto detto. Calmando la nostra mente e insegnandoci a concentrarci sul presente questa pratica, insieme ad alcune tecniche di meditazione, ci conduce in uno spazio che è come sospeso nel  tempo in cui gli istanti scorrono lenti. Non più un susseguirsi incessante di preoccupazioni, tensioni, ansia e drammi, ma un luogo sereno, privato e accogliente. La mente si sbarazza delle angosce, il corpo si rilassa e una leggerezza nuova vibra in tutto il nostro essere. Ed è proprio in questa nuova dimensione che possiamo scegliere con gioia e in piena tranquillità la strada che risuona in noi al ritmo del nostro cuore, della nostra anima.

Una volta incanalati su questa nuova via grazie alla mindfulness, scopriamo che noi abitiamo il qui e ora: noi siamo il nostro momento e possiamo entrare in piena connessione con noi stessi. Le possibilità a questo punto ci appaiono luminose, semplici e alla nostra portata. Siamo finalmente coscienti di tutte le unicità e abilità che ci caratterizzano e che sono i nostri assi nella manica. Doni preziosi a cui attingere per individuare la soluzione migliore, abbracciare la nostra scelta personale e superare la fase di crisi.


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04/10/19 Blog # , , , , , ,

Contrastare il bullismo con la Mindfulness

Sempre più spesso ragazzi e bambini di ogni età si trovano a fare i conti con un fenomeno complesso e destabilizzante: il bullismo. Sia che si subiscano sia che si esercitino, questi episodi negativi possono essere contrastati affiancando alla psicoterapia anche alcune tecniche di mindfulness. Scopriamo come e in che modo questa pratica può essere d’aiuto.


La cronaca, e non solo, porta all’attenzione del pubblico episodi gravi di bullismo: accuse, litigi, vessazioni, prese in giro che possono sfociare in vere e proprie aggressioni dai toni anche tristemente violenti. Situazioni e attacchi che mostrano il profondo disagio provato dai nostri ragazzi a un’età sempre più bassa.

Oltre alla psicoterapia qualora fosse necessario, esistono altre strategie che possono essere d’aiuto nel definire i contorni della problematica e nel tratteggiare soluzione sul lungo termine. Una di queste è sicuramente la mindfulness, una pratica antica che si sta diffondendo soprattutto negli ultimi anni. In che modo questa tecnica può donare sollievo a ragazzi e bambini?

Mindfulness a scuola: i benefici a livello educativo

Siamo abituati a pensare che ansia, attacchi di panico, rabbia o depressione siano problematiche tipiche dell’età adulta. Quello che spesso dimentichiamo è che la fase pre adolescenziale e adolescenziale in molti casi sono momenti di passaggio, confusione e costruzione dell’identità. Periodi in cui il bambino, il ragazzo e il futuro adulto subisce o avverte forti pressioni esterne sia per adeguarsi al contesto sia per trovare quella che sarà la sua strada.

In quelle fasi è possibile che sperimenti istanti caratterizzati da emozioni forti e contrastanti che, a volte, vengono dirette verso l’esterno contro gli altri oppure all’estremo opposto proiettate su di sé fino a condurre, in casi estremi, all’autolesionismo. Proprio per spezzare questi circoli negativi diviene importante individuare le giuste strategie che portino a una risoluzione il più possibile definitiva e capace di accompagnare la persona lungo tutta la sua vita.

La mindfulness e la meditazione, unite se necessario a un percorso psicoterapico, in particolare aiutano:

  • a concentrarsi sul proprio sentire più profondo
  • a entrare in contatto con il proprio io
  • a focalizzarsi sul presente
  • ad aprirsi alle emozioni abbracciandole e integrandole all’interno
  • ad alleviare le sensazioni negative vissute
  • a relazionarsi con gli altri in maniera consapevole
  • ad accettare e superare i momenti di frustrazione, i piccoli o grandi fallimenti che tutti prima o poi viviamo

Da questo breve elenco si capisce subito l’importanza che, via via, la mindfulness sta acquisendo anche per quanto concerne l’ambito educativo. Ecco perché non stupisce la notizia che in Olanda, così come in altri Paesi, questa pratica e le tecniche meditative abbiano assunto un ruolo attivo nell’insegnamento diventando esse stesse regolari materie di studio per gli studenti fin dalla più tenera età.

Attraverso la pratica costante della mindfulness e della meditazione, sempre a misura di bambino o adolescente, i partecipanti sono in grado di incrementare le loro abilità relazionali e l’intelligenza emotiva. Al contempo, i ragazzi sviluppano la propensione al rispetto e all’empatia. È stato, infine, rilevato che gli studenti che impiegano queste strategie sono più predisposti alla concentrazione, all’ascolto e all’inclusione degli altri nella loro sfera d’azione. Tutti preziosi aspetti questi, che rivelano la loro potenza e utilità in ogni fase di crescita. A maggior ragione quando si è in presenza di stati di rabbia, aggressività o ansia legati alla vita scolastica e a episodi di bullismo.


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27/09/19 Blog # , , , , , , , , ,

Accettare le emozioni negative per essere felici

Ansia, panico, pensieri ossessivi sono problematiche che possono affliggere tutti noi. Una strategia per superare i momenti no deriva dall’accettare proprio le emozioni negative che spesso tendiamo a rifiutare. Scopriamo come metterla in atto e perché potrebbe fare al caso nostro.

La nostra è una società focalizzata sul successo a ogni costo, sull’apparire sempre al meglio: sorridenti e al top in ogni occasione. Non stupisce, perciò, che le emozioni negative siano via via state relegate ai margini del discorso pubblico e che ben presto si siano trasformate in veri e propri tabù.

Rifiutare quei momenti no, cercare di camuffarli o addirittura eliminarli non solo non porta a nulla, ma in alcuni casi può peggiorare la nostra situazione. Negare le emozioni negative può, infatti, dare l’impressione di essere intrappolati in una fase di stallo, sottrarre ulteriori energie e impedirci di superare quegli istanti di dolore. Quello che si viene a creare è una realtà percepita come immutabile, grigia e piena di ostacoli dalla quale si inizia a credere sia difficile uscire.

Non si tratta di mettere in dubbio l’utilità e il sollievo che alcune persone sperimentano grazie all’impiego del pensiero positivo o della focalizzazione mentale verso i singoli obiettivi. Semmai è essenziale comprendere l’importanza di tutti i lati caratteriali, le predisposizioni e le emozioni che un individuo vive quotidianamente. Positivo o negativo, ogni elemento riveste un ruolo unico all’interno della nostra psiche: negarne o cercare di eliminare uno di questi non farà che enfatizzare il nostro malessere. Al contrario, una strada che si è rivelata efficace e potente nel superare le difficoltà passa proprio dall’accogliere, dall’accettare, dal constatare senza giudizio la presenza delle emozioni negative.

Come abbracciare le emozioni negative?

Accogliere la rabbia, la tristezza, l’ansia, la vergogna ci fornisce l’opportunità di accettare quegli stati d’animo ridimensionandoli e vedendoli per quello che sono realmente: momenti passeggeri e del tutto naturali, che possono capitare a chiunque. Non più macigni insormontabili, dai quali fuggire e di cui incolparsi, ma sensazioni, percezioni temporanee sopraggiunte per i più svariati motivi.

La mindfulness, unita alla psicoterapia, può aiutarci proprio nell’acquisire la giusta consapevolezza e nell’integrare le sensazioni negative all’interno della nostra mente. Abbiamo già visto ad esempio la tecnica RAIN con i sui quattro step, ma esistono anche altre strategie che possono essere utili nell’indirizzarci verso

l’accettazione di tutte le nostre emozioni. Alla base di queste possibilità pratiche vi sono sempre 3 linee guida chiave:

  1. Entrare in contatto con noi stessi, conoscere e definire il più possibile i contorni dell’emozione che stiamo vivendo;
  2. Accettare lo stato d’animo che abbiamo riconosciuto sospendendo il giudizio su di esso;
  3. Vivere quella determinata sensazione senza cercare di ignorarla o di forzarne il decorso.

Accogliere e vivere le emozioni negative

Accogliere l’emozione negativa, viverla rispettando le nostre percezioni non si traduce in una mesta rassegnazione. Tutt’altro! Accettare il nostro lato ombra e i nostri momenti bui vuol dire piuttosto darsi il tempo e la possibilità di sentire in profondità, di connettersi con la nostra parte più intima e preziosa. In questo modo le emozioni potranno fluire liberamente lasciando poi spazio a un reale benessere psicofisico. Al contempo, entrando in contatto con i nostri sentimenti avremo anche l’occasione di individuare con maggiore chiarezza da dove scaturisce il malessere ed, eventualmente, intervenire attivamente per migliorare o far evolvere la situazione che crea preoccupazione.

Come abbiamo visto, sia che si intervenga con la mindfulness sia che ci si rivolga alla psicoterapia o che si utilizzino entrambe, i primi passi sono sempre strettamente legati al riconoscimento e all’accettazione del nostro stato d’animo. Con l’intima consapevolezza che ogni singola emozione fa parte di noi, ma non ci definisce e non mette la parola fine a quella che è la nostra storia. Perché come ha detto qualcuno può essere “un brutto momento, ma non è una brutta vita”.


L’essere umano è come una locanda.
Ogni mattina un nuovo arrivo.

Momenti di gioia, di depressione, di meschinità,
a volte un lampo di consapevolezza giunge
come un visitatore inatteso.
Dai loro il benvenuto e intrattienili tutti!

Anche se c’è una moltitudine di dolori,
che violentemente svuota la tua casa
portando via tutti i mobili,
tratta ugualmente ogni ospite con rispetto.
Potrebbe aprirti a qualche nuova gioia.

I pensieri cupi, la vergogna, la malizia, accoglili sulla porta con un sorriso,
ed invitali ad entrare.
Sii grato chiunque arrivi,
perché ognuno è stato mandato
dall’aldilà per farti da guida.

Poesia La Locanda di Rumi

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20/09/19 Blog # , , , , , ,

Respirazione diaframmatica: i benefici di una pratica da rivalutare

Lo diciamo spesso, senza poi dare davvero peso alle parole: respira, rallenta e l’ansia non sarà la tua sola padrona. Ma sarà proprio vero? Quali sono i benefici della respirazione diaframmatica? Se combinata con la psicoterapia può essere vista come una delle strategie da utilizzare contro l’ansia? Proviamo a rispondere a queste e altre domande

È l’atto naturale più semplice, il più automatico del mondo eppure la sua importanza è enorme. Respirare è un’azione talmente radicata in noi, da vederla quasi come se fosse un elemento scontato e banale. Un qualcosa che facciamo in ogni istante e su cui non è neppure necessario soffermarsi troppo a riflettere.

Nonostante queste convinzioni, nel corso del tempo è stato dimostrato quanto la respirazione profonda possa rivelarsi utile nel contrastare l’ansia, gli attacchi di panico e la depressione. In combinazione con altre tecniche e terapie può trasformarsi, infatti, in uno dei nostri assi nella manica.

E tutto questo riscoprendo il valore di una respirazione corretta? Sì, perché sebbene ormai si parli di frequente del potere delle tecniche di meditazione e dell’autoconoscenza uno dei primi tasselli da apprendere e praticare rimane proprio quello: respirare… nella maniera giusta ovviamente. Vediamo, dunque, insieme i benefici collegati a questa pratica che trova fondamento in numerose culture fin dall’antichità.

I preziosi doni della respirazione diaframmatica

Se anche tu hai sperimentato o provi difficoltà a respirare e ansia, sai di certo quanto sia complesso riuscire a calmare l’affanno e ritrovare la serenità perduta. L’impegno e gli sforzi richiesti, però, vengono del tutto ripagati dai benefici che la respirazione profonda è in grado di apportare sul nostro corpo e in particolare sul cervello.

Questa tecnica, unita alla psicoterapia e a determinati farmaci qualora dovesse essere necessario, rimane infatti una delle strategie che più si è rivelata efficace nel combattere l’ansia e gli attacchi di panico. Nello specifico sono stati evidenziati alcuni vantaggi legati alla respirazione diaframmatica.

  1. Il primo è l’effetto rilassante che questa pratica ha sulla nostra mente. Alcuni semplici esercizi di respirazione possono perciò favorire uno stato di serenità e riposo.
  2. In aggiunta, respirare in maniera profonda ci permette di contenere e regolare la pressione sanguigna. Se praticata con regolarità la respirazione controllata aiuta a ridurre il rischio di ictus e aneurisma cerebrale e lo stress che incide sui vasi sanguigni.
  3. Contare i respiri che compiamo influisce sull’area cerebrale deputata al controllo delle emozioni. Nella pratica è come se, attraverso le tecniche di respirazione, potessimo entrare in connessione e stimolare la nostra coscienza profonda.
  4. Da ultimo, ma non meno importante, la pratica di controllare il respiro migliora i ricordi connessi a eventi negativi o paurosi e le capacità mnemoniche in generale.

Ecco spiegato perché questa tecnica viene consigliata unitamente alla psicoterapia e, in alcuni casi, a rimedi farmaceutici specifici sempre e solo su indicazione di un esperto professionista.

L’effetto calmante del respirare

Come abbiamo avuto modo di vedere, i vantaggi che possiamo trarre dalla respirazione sono notevoli.

Com’è possibile tutto questo? La spiegazione è rintracciabile nel legame speciale che unisce un contenuto numero di neuroni, presenti nel tronco cerebrale, e le funzioni corticali superiori responsabili del nostro stato di calma o di agitazione. Alcuni ricercatori dell’Università di Stanford hanno, infatti, portato alla luce come le attività di questo gruppo di neuroni inizino e vengano potenziate dal respiro. Questa scoperta, che ha trovato spazio anche in un articolo di Science, non fa che fornire ulteriore valore ai dati ottenuti in passato e che hanno sempre evidenziato come la respirazione sia in grado di influenzare  il comportamento e il pensiero di ordine superiore.

Conosci e pratichi la respirazione profonda? Hai già riscontrato i suoi benefici? Faccelo sapere nei commenti.

Ti è piaciuto l’articolo? Leggi anche Mindfulness e ansia: come combatterla con la tecnica Rain

 

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12/09/19 Blog # , , ,

Ansia: la tecnica RAIN

Acquisire la consapevolezza delle nostre emozioni ci permette di accoglierle e di andare oltre recuperando la serenità. In questo ci aiuta la tecnica R.A.I.N. Scopriamo di che cosa si tratta e perché è una grande alleata nella pratica della Mindfulness

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