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04/06/20 Blog

Nutrire la gioia nel quotidiano: anche questo è Mindfulness

Ogni giorno siamo chiamati a confrontarci con preoccupazioni e ansie di vario tipo. Riscoprire la leggerezza e il gioco nella quotidianità ci aiuta a nutrire la nostra mente. Una strategia per mettere un freno ai pensieri che drenano via energia e per riscoprire la bellezza e i doni preziosi che ci circondano: perché in fin dei conti la mindfulness serve proprio a cambiare la nostra prospettiva abituale.


Nei periodi di difficoltà possiamo esserne più consapevoli, ma è un sentire che di frequente ci appesantisce ogni giorno. Stiamo parlando dell’ansia, della frustrazione e della negatività che sperimentiamo con fin troppa frequenza nella nostra quotidianità. Lavoro, impegni, ritmi frenetici e preoccupazioni tolgono infatti energia e motivazione oscurando lentamente le nostre vite.

Lenti scure che ci fanno sentire ingabbiati e senza speranza. È così che giorno dopo giorno ci addentriamo in un tunnel che ci priva della serenità. Abbracciare il presente attraverso la mindfulness è uno dei primi passi per mettere un freno e fare spazio invitando la leggerezza d’animo a farci compagnia.

Come disse Italo Calvino “Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.” questa è infatti una fase fondamentale per ritrovare energia e gioia.  Essa è la strada che ci aiuta a vedere sempre una nuova speranza di cambiamento oltre alle difficoltà momentanee. Senza la leggerezza diviene difficile anche rapportarsi alle cose più semplici. Ecco perché è una chiave preziosa per vivere bene e per favorire il nostro benessere psicofisico.

Image by Monsterkoi from Pixabay

Tre passi verso la leggerezza.

Riscoprire questo aspetto della realtà a volte deve essere un atto intenzionale. Troppo spesso, infatti, siamo così presi dagli eventi che può essere complesso separarsene e imboccare una via alternativa. Soprattutto all’inizio può, quindi, essere utile scegliere consapevolmente di dedicarsi a tre strategie.

Innanzitutto ogni giorno impegniamoci a trovare almeno tre fatti di cui essere grati. In questo modo il nostro focus si orienta su quanto di buono e di bello abbiamo già nella nostra esistenza e non sempre su ciò che è mancante o imperfetto. Praticare la gratitudine permette di trasformare da subito la situazione in cui siamo, ponendo attenzione ai doni che abbiamo la fortuna di avere con noi.

In secondo luogo scegliamo di compiere un atto che già di per sé è rivoluzionario: perdoniamo. Perdoniamo gli altri per i piccoli o grandi torti che ci hanno causato dolore. Mettiamo un punto fermo alla catena ciclica di rancore, odio e rabbia che toglie energia e ci debilità nella costante ricerca di una rivalsa che comunque non ci sazierà mai del tutto.

E poi perdoniamo noi stessi per le volte in cui abbiamo sbagliato, per i momenti in cui non siamo stati bravi o forti come pensavamo di dover essere, per le scelte e azioni che abbiamo fatto o non fatto. In pratica cerchiamo di rimediare agli errori se ancora possibile, teniamo a mente ciò che abbiamo imparato da quelle situazione, ma poi perdoniamo. Lasciamo andare il passato che come una zavorra ci appesantisce e toglie respiro.

Da ultimo nutriamo e curiamo il nostro bambino interiore. Ritagliamoci periodicamente un momento per riscoprire la bellezza del gioco, il valore di un sorriso, il dono prezioso che è il trascorrere del tempo di qualità con coloro che amiamo. E nel farlo dimentichiamoci del lavoro, delle preoccupazioni, non passiamo quegli istanti litigando o rinfacciando torti subiti o arrecati.

Dedichiamoci a un’attività che ci doni piacere, a un hobby, a entrare più a contatto con la natura. Guardiamo un film divertente o che desideravamo da tanto, spegniamo il cellulare e il computer e viviamo intensamente quel momento tutto per noi. In breve le nostre giornate assumeranno un significato diverso. Le preoccupazioni e l’ansia potranno sì essere ancora presenti, ma non avranno più tutto quel potere su di noi.


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21/05/20 Blog

Meditazione: una pratica semplice per iniziare.

Meditare è una pratica che richiede costanza e impegno. All’inizio se ci approcciamo per la prima volte a questi argomenti può essere difficoltoso fare proprio il meccanismo. Ecco perché può rivelarsi fondamentale iniziare il nostro percorso sperimentando alcuni semplici esercizi come la meditazione del polso. Conosciamo da vicino questa pratica.


La meditazione è parte integrante della mindfulness. Una di quelle azioni che più di frequente siamo chiamati a mettere in atto per trovare il nostro equilibrio e la giusta centratura. Se siamo all’inizio del nostro percorso di consapevolezza potremmo però trovarci bloccati di fronte all’idea di una lunga sessione di meditazione. L’immagine di noi stessi immersi nel presente con aria tranquilla e serena potrebbe lasciare spazio a ben altri tipi di associazione. Scenari in cui la noia, la distrazione e il nervosismo hanno la meglio sulla nostra motivazione.

Per ovviare a queste problematiche – comuni a tutti i neofiti – ecco allora che può essere utile iniziare a prendere confidenza con la meditazione attraverso una serie di pratiche più semplici. Pratiche consigliate ai principianti, ma talmente efficaci da essere valide nel tempo anche per coloro che si relazionano con quelle avanzate già da anni. Una delle più interessanti è conosciuta come la “meditazione del polso” e il perché di questa definizione sarà presto svelato.

La meditazione del polso: come metterla in pratica.

Quando meditiamo stiamo cercando di centrare le nostre energie, di lasciar andare l’ansia e fare spazio alla quiete. Perché sia possibile dobbiamo ricordare la connessione che lega la mente al corpo. La pratica a cui facciamo riferimento in questo senso è un emblema potente che favorisce la calma focalizzando la nostra attenzione sulle nostre sensazioni corporee. Iniziamo.

Photo by Le Minh Phuong on Unsplash

Sediamoci in una posizione comoda, a gambe incrociate se possibile direttamente a terra o su un tappeto leggero. Manteniamo la schiena dritta, il corpo rilassato e chiudiamo gli occhi concentrandoci su un punto invisibile che potremmo posizionare in fronte nello spazio tra le sopracciglia. A questo punto distendiamo il braccio sinistro sulle gambe con la parte interna rivolta vero l’alto. Posizioniamo quattro dita della mano destra sul polso disteso ed esercitiamo una leggera pressione. Rimanendo in questa posizione lasciamo che la mente vaghi e ascoltiamo semplicemente il nostro battito cardiaco respirando con calma. Se lo desideriamo, per favorire la concentrazione, a ogni pulsazione possiamo pronunciare nella nostra mente la parola “Calma” o oppure “Qui e ora”.

E quando la mente si allontana dietro un pensiero, una sensazione fisica o altro, proviamo semplicemente a vedere cosa l’ha distratta e poi con pazienza e senza giudizio riportiamo la nostra attenzione al battito.

Per iniziare possiamo praticare questa meditazione per pochi minuti con l’obiettivo di aumentare a mano a mano il tempo che dedicheremo all’attività. Questa tecnica si rivela particolarmente utile oltre che per iniziare anche quando ci troviamo in difficoltà. Quando siamo in preda all’ansia o alla rabbia, ma non abbiamo la possibilità di assentarci a lungo dal luogo in cui ci troviamo. Basterà ritagliarsi pochi minuti in uno spazio tranquillo lontani da sguardi indiscreti per sperimentare da subito i benefici di questo esercizio.

Semplici consigli per iniziare con la meditazione.

Ora che abbiamo visto una prima pratica semplificata soffermiamoci un momento su alcune strategie aggiuntive. Quando ci approcciamo alla meditazione possono infatti tornare utili alcuni suggerimenti che ci aiutano nella quotidianità. Il primo accorgimento è inserire nella nostra routine un momento fisso in cui dedicarci alla pratica. Può essere la mattina appena svegli o la sera come ultima attività. L’importante è definire a priori un blocco di tempo così da non rischiare di dimenticarsene.

In secondo luogo impegniamoci a meditare ogni giorno per un periodo che sia abbastanza lungo: l’ideale sarebbe almeno per venti giorni consecutivi. In questo modo la nuova pratica si consoliderà e diventerà presto una nuova abitudine. Da ultimo iniziamo a tenere un diario della meditazione in cui appuntare come ci sentiamo prima e dopo la pratica, quali sensazioni ed emozioni abbiamo vissuto. In breve tempo potremo notare il cambiamento che questa buona abitudine apporterà al nostro sentire.


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14/05/20 Blog

Tapping: un aiuto per liberare le emozioni e ritrovare il benessere.

In alcuni momenti, quando sperimentiamo una forte ansia o un particolare malessere psicofisico, possiamo scegliere di fare affidamento su una pratica quanto semplice e utile. Il tapping è una tecnica che affonda le radici nell’antico legame che unisce corpo e mente. In pochi passaggi può aiutarci ad affrontare l’istante per poi avere il tempo di approfondire attraverso la psicoterapia. Scopriamo di che cosa si tratta e i suoi benefici.


Il legame che unisce mente e corpo è profondo ed è un elemento di vitale importanza per poter stare bene. Partendo dal riconoscimento di questo pensiero possiamo comprendere i benefici derivanti da strategie alternative e naturali che possono essere impiegate nella ricerca del benessere psicofisico. Pratiche che non sostituiscono in alcun modo altri potenti strumenti quali la psicoterapia, la terapia farmacologica qualora necessario e le prassi mediche a cui normalmente ricorriamo.

Fatta questa doverosa premessa è però utile conoscere altre strade che – se ben combinate con i fattori citati in precedenza – possono rivelarsi di grande aiuto nel confronto quotidiano con piccole e grandi problematiche di varia natura. Difficoltà dovute ad ansia, panico o stress costante possono infatti beneficiare di alcuni semplici accorgimenti. Stimoli pensati per gestire nell’immediato il problema, permettere di calmare la mente e affrontare la quotidianità. Una di queste pratiche è conosciuta con il nome di Tapping o Emotional Freedom Technique.

Tapping o Emotional Freedom Technique: le origini.

Partiamo dunque dall’inizio. Con il termine tapping facciamo riferimento a una tecnica naturale che non prevede l’utilizzo di particolari strumenti a esclusione delle proprie mani. Queste ultime sono chiamate a picchiettare o tamburellare esercitando lievissime pressioni su alcuni ben specifici punti della testa o del corpo.

L’idea di fondo è che ogni essere vivente possa sperimentare uno o più blocchi a livello energetico-emozionale e che questi influiscano sul suo stato di benessere mentale. Malesseri connessi alle nostre energie ed emozioni, ma che trovano sede anche nel corpo e che possono essere alleviati proprio agendo a livello fisico. Grazie al legame intrinseco che unisce la sfera fisica e mentale, esercitando un automassaggio, è quindi possibile trovare sollievo da alcune delle sensazioni che ci affliggono. In breve attraverso questa forma di digitopressione possiamo aiutare la mente a uscire dal rimuginio, dal pensiero costante che ci sta assillando. Un modo per contrastare almeno in parte l’attacco di ansia, panico o rabbia che ci ha investito in quel preciso istante.

https://www.emofree.com

 

Il primo a teorizzare la tapping therapy è stato Roger Callahan, uno psichiatra americano che nel 1980 diede vita alla tecnica Thought Field Therapy o TFT. È però solo a partire dagli anni ’90 – con l’intervento dell’esperto di programmazione neurolinguistica Gary Craig – che la pratica assume la forma semplificata che conosciamo ed è praticata oggi giorno.

Come e quando utilizzare il tapping?

Per comprendere meglio come si struttura la pratica è importante conoscere i punti che dobbiamo imparare a stimolare. Un’azione che ripeteremo per pochi minuti tamburellando con due dita la zona che ci interessa e concentrandoci al tempo stesso su cosa ci sta provocando disagio e sulle sensazioni che vogliamo invece sperimentare. Riassumendo, in maniera sintetica, ecco alcune delle aree su cui possiamo effettuare la tecnica. Ci possiamo dunque focalizzare:

  • sulla testa se ci sentiamo esausti, stressati e in ansia
  • sui lati degli occhi se proviamo una forte rabbia
  • poco sotto agli occhi se stiamo sperimentando un momento di frustrazione

    https://feelinghealthy.com.au/thought-field-therapy/

  • sotto il naso se sentiamo che stiamo reprimendo le nostre emozioni e questo ci provoca angoscia
  • sul taglio della mano per favorire l’accettazione e l’amore verso noi stessi
  • sull’area compresa tra mento e labbra se desideriamo ritrovare maggiore serenità
  • sotto la clavicola se siamo provati e stanchi

Attraverso la pratica costante possiamo diventare più consapevoli delle nostre emozioni, della connessione che lega corpo e mente e delle implicazioni che favoriscono il nostro benessere mentale.


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07/05/20 Blog

Ansia: connettersi con il corpo per favorire il benessere emotivo.

Quando proviamo ansia, rabbia o frustrazione tendiamo a ricercare una spiegazione a livello razionale del disturbo provato. Per riuscire a calmare la mente è però essenziale agire riportando al centro anche il nostro corpo, depositario delle nostre sensazioni e parte attiva nell’individuazione di un nuovo equilibrio. Cambiare prospettiva, rallentando e abbracciandoci, accogliendo in profondità le nostre emozioni può quindi essere la chiave di volta per stare di nuovo bene.


“Mens sana in corpore sano” ovvero “una mente sana in un corpo sano”. Chi di noi non ha mai sentito questa frase? Il rapporto che lega corpo e mente è ben più profondo di quel che può trasparire a uno sguardo approssimativo. Gli antichi ne erano consapevoli e favorivano questa connessione nella convinzione che ogni elemento, fisico e mentale, concorresse attivamente al benessere generale dell’individuo. Era un approccio di stampo olistico quello veicolato. Un modo per favorire l’equilibrio e l’interazione tra i diversi livelli cosicché la persona potesse sentirsi completa in se stessa e – attraverso questa ritrovata unione – potesse stare meglio.

Al giorno d’oggi questa prospettiva è stata almeno in parte accantonata. La diffusione della tecnologia, l’uso di internet e l’avvento dell’universo digitale ha enfatizzato questo processo disconnettendoci dalla corporeità. Le attività manuali che svolgiamo nel quotidiano sono sempre più limitate, di frequente le eseguiamo senza nemmeno pensarci e la nostra attenzione è calamitata verso l’online. Di conseguenza quando vogliamo ritrovare il benessere mentale e limitare gli effetti di ansia, panico o rabbia ci dimentichiamo del legame che unisce da sempre corpo e mente.

Abitare il nostro corpo per ritrovare il centro.

A tal proposito alcuni disturbi psicosomatici sono dei veri e propri segnali che il nostro corpo ci invia per ottenere la nostra attenzione. Di frequente sono indizi che svelano il rapporto unico che connette la mente al corpo. Elementi questi che tendiamo a sottovalutare, a mettere in secondo piano e a trattare separatamente mentre siamo impegnati a cercare la causa e la soluzione della nostra ansia.

Negare l’importanza del corpo produce come unica conseguenza l’esacerbarsi di alcune problematiche e l’emergere di sensazioni di disconnessione con noi stessi. Ci sentiamo divisi, sopraffatti, in preda alle emozioni: l’ansia toglie il respiro e noi ci sentiamo impotenti, impauriti, in balia degli eventi. Se vogliamo però intervenire sulle sensazioni negative che stiamo vivendo in quel momento non basta semplicemente cercare di razionalizzare il problema riconoscendo che stiamo vivendo un attacco di panico o di ansia. Attenzione: avere consapevolezza delle nostre sensazioni è il primo passo fondamentale da compiere, ma da solo non è sufficiente.

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Il potere del contatto fisico.

Per riuscire ad andare oltre il nostro stato d’animo dobbiamo ritrovare la nostra connessione con il corpo, con la materialità della realtà. Accogliere i suoi segnali e lasciargli spazio di espressione. Interrompere il circolo vizioso in cui ci sentiamo persi richiede dunque la nostra volontà di ascoltare, assecondare e interagire la totalità della nostra persona: mente e corpo insieme. Ecco perché una possibilità potente a cui dobbiamo guardare è il contatto fisico con noi stessi e con gli altri.

Un abbraccio, un massaggio, un semplice tocco o una breve pacca sulla spalla possono fare moltissimo per il nostro benessere emotivo. La ragione alla base di questi effetti così positivi è rintracciabile nella chimica del nostro organismo. Quando viene coinvolto in un abbraccio, il nostro corpo è stimolato e produce in risposta le endorfine, elementi che presentano un incredibile effetto analgesico e stimolante.

In breve abbracciandoci possiamo connetterci in profondità con il nostro corpo e con il nostro vissuto emotivo. Non più concentrati sulla dimensione virtuale e impalpabile dell’esperienza, ci focalizziamo infine sulla corporeità e sulla materia. In un attimo, ritroviamo il nostro centro calmando la mente e spezzando il cerchio dannoso in cui eravamo scivolati. Il cambio di focus è pressoché immediato e ci ancora fermamente al presente: un’azione efficace perché capace di togliere carburante ed energia all’ansia.


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01/05/20 Blog

Praticare la calma per vivere meglio.

Una mente stressata sottrae energie preziose. Piccole o grandi ansie rischiano così di limitare la nostra efficacia personale, la produttività. In breve si incrina l’equilibrio necessario per stare bene con noi stessi e con gli altri. Ritrovare la serenità diventa allora prioritario per poter vivere il presente e agire. Vediamo come avviare questo percorso di cambiamento in cui la Mindfulness è un’alleata preziosa.


Quando l’ansia, la paura e la rabbia prevalgono sul resto rischiamo di essere in balia delle nostre emozioni. Una situazione che, oltre a non essere di aiuto nell’affrontare la quotidianità, può provarci in profondità compromettendo il nostro benessere psico-fisico globale. Per ovviare a questa condizione di costante affanno possiamo impegnarci nella ricerca attiva della calma mentale. A tal proposito è stato infatti rilevato che una mente calma può portare in dono grandi benefici sotto i più diversi punti di vista. Ecco quindi che tra i vantaggi riscontrati possiamo citare:

  • una significativa riduzione dello stress
  • una più efficace gestione delle crisi
  • un migliore stato generale di salute
  • un notevole incremento della produttività

Tutti elementi che, anche solo a livello intuitivo, ci fanno comprendere l’importanza del praticare e ricercare la calma. Motivi questi che hanno portato alcune scuole primarie e secondarie a voler introdurre la mindfulness a supporto di altri insegnamenti più classici.

Come sintetizzato in precedenza i vantaggi di questa pratica possono essere sostanziali. Ecco perché diviene fondamentale rispondere alla domanda che nasce naturalmente quando ci si confronta con queste tematiche. Come possiamo ritrovare e favorire la calma mentale?

Noi siamo di più dei nostri pensieri.

Innanzitutto stabiliamo qual è il traguardo che vogliamo raggiungere. Se l’immagine a cui aspiriamo è una mente vuota e priva di preoccupazioni, potrebbe essere quantomeno arduo arrivarci. L’obiettivo di una mente calma non è infatti l’assenza di pensieri, ma perseguire il giusto grado di rilassamento e di consapevolezza. Elementi che ci permettono di riconoscere le emozioni, le preoccupazioni e di indirizzare il focus. Per farlo la prima azione è riconoscere cosa stiamo provando al fine di interrompere la ruminazione e di smettere di identificarci completamente con quei pensieri limitanti.

Noi non siamo i nostri pensieri.

Photo by Masaaki Komori on Unsplash

Osserviamo quel che sta accadendo nella nostra testa, il circolo vizioso in cui siamo entrati. Facciamolo sempre, però, con distacco come se fossimo dei semplici antropologi chiamati ad attestare un determinato fenomeno. Sì stiamo provando ansia – o anche frustrazione, vergogna, rabbia – ma noi siamo di più. Siamo persone che hanno desideri, obiettivi, emozioni negative e positive. Quello che stiamo vivendo è un momento buio che non dobbiamo negare, ma accogliere senza giudizio e con compassione. Criticarci continuamente non farà scomparire il problema e anzi ci farà sperimentare ancora più stress.

Spostare il focus grazie alla mindfulness.

Una volta riconosciuta la situazione, è il momento di invertire la marcia. Togliamo carburante agli aspetti negativi su cui ci siamo fissati e orientiamo la nostra attenzione verso il presente. Attraverso la meditazione, le visualizzazioni, la respirazione diaframmatica o una delle numerose pratiche – come ad esempio la tecnica R.A.I.N. – possiamo scoprire come focalizzare le nostre energie sul momento.

In breve impariamo a lasciar andare le preoccupazioni per il futuro o per il passato. Diventiamo consapevoli che ciò che è stato non può essere cambiato, che non ci può fare più male e che possiamo agire con positività. Ci concentriamo sull’istante che viviamo e sulle nostre intenzioni. Liberiamo la mente dalle aspettative e dall’ansia per eventi che non si sono ancora verificati e che potrebbero non farlo mai. Ridimensioniamo i problemi nella ferma convinzione che – se e quando si presenteranno – riusciremo ad affrontarli al meglio grazie alle nostre risorse interiori e alla calma mentale.

È così che, con il supporto attivo della mindfulness e qualora servisse della psicoterapia, possiamo acquisire nuovamente potere sulla nostra mente. Non più in balia e immersi del tutto nel circolo vizioso dell’ansia e delle preoccupazioni, possiamo riscoprire la calma e rigenerare la mente e il corpo.


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22/04/20 Blog # , , , , ,

Mindfulness e benessere emotivo: la calma arriva rallentando

Il ritmo frenetico, imposto da sempre, ha mostrato le sue limitazioni. In breve sono emerse le difficoltà e l’ansia generate da una routine che prima era fitta di impegni e ora è del tutto sconvolta. Per compensare, abbiamo cercato di tenerci impegnati a ogni ora del giorno rafforzando così la stanchezza mentale. Per invertire il senso di marcia scegliamo di fare meno riscoprendo l’intenzionalità alla base delle nostre azioni.


Una celebre frase inglese sostiene “Don’t be busy, be productive” che tradotta significa non essere impegnato, sii produttivo. In poche parole viene dunque riassunta un’intera prospettiva in netta controtendenza rispetto alle nostre abitudini. Di frequente, infatti, la tentazione che tutti noi sperimentiamo è quella di riempire la nostra agenda e le nostre giornate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti noi: corriamo senza rendercene conto, ci affanniamo e continuiamo ad aggiungere impegni da incastrare in un tempo sempre più limitato.

Corriamo talmente tanto da essere costantemente stanchi, affaticati fisicamente e mentalmente. E lo facciamo da così tanto tempo e con così tanta energia da sentirci persi se e quando un imprevisto ci costringe a rivedere i nostri piani, svuota la nostra scaletta e ci obbliga a fermarci. Il coronavirus ha mostrato proprio questa dinamica sotterranea che spinge le persone a tenersi perennemente occupate, a non fermarsi mai nella riproduzione malfatta di una gara senza scopo.

La calma ha bisogno di più di uno stop forzato.

Nonostante ciò non basta che gli eventi cancellino i nostri impegni affinché la nostra mente si rigeneri, si calmi e viva senza essere immersa nell’ansia. Al contrario proprio perché siamo così assuefatti a questa giostra veloce potremmo sperimentare un conflitto tra tendenze contrapposte. Una tensione cognitiva che potrebbe caricarci di ulteriore angoscia, frustrazione e rabbia. Sì perché sebbene l’evidenza ci consigli di rallentare noi potremmo voler continuare imperterriti con la nostra routine. Un tour de force fatto di incastri che ci fa sentire però in ogni caso improduttivi, stanchi, demotivati.

Che fare allora? La risposta è tanto semplice da sembrare controintuitiva. Facciamo meno, ma con più intenzionalità e motivazione. Riduciamo e concentriamoci su ciò che è presente nella nostra giornata. Assaporiamo il momento, immergiamoci completamente nell’istante. Non corriamo subito con la mente altrove, pensando a quale attività aggiungere alla nostra lista infinita. Non fingiamo che sia tutto uguale a prima: non lo è e non lo potrà essere nell’immediato. Questo non vuol dire che sia di per sé negativo. Possiamo scegliere di vedere questo periodo come una possibilità, un’apertura a un contesto più calmo.

Cambiare prospettiva e ridurre: le due fasi per la calma.

Photo by Hello I’m Nik 🎞 on Unsplash

Il ritmo scorre più lento e noi non dobbiamo per forza adeguarci a standard sempre più alti. La nostra vita non è una gara di velocità, semmai può trasformarsi in una camminata lenta e consapevole di cui gustare e fare nostro ogni passo. Un percorso prezioso che ci permette di conoscerci e di andare a fondo dei nostri desideri, dei nostri pensieri, della nostra identità. Apprezziamo i nostri pregi e difetti, le persone che sono a noi care e i piccoli grandi doni che abbiamo a disposizione. È una sfida quella a cui siamo chiamati a rispondere, ma vi possiamo stare di fronte con le nostre risorse emotive più profonde nella veste di aiutanti. Rafforzare l’empatia, la compassione, ricercare l’equilibrio e la calma, impegnarsi nell’essere presenti e consapevoli, migliorare o sviluppare la nostra resilienza e l’intelligenza emotiva sono infatti tutte opportunità che arricchiscono la nostra persona.

Per farlo, iniziamo dalle piccole cose. Rallentiamo e dedichiamoci a poche, semplice attività: facciamo una telefonata o una conversazione reale; scriviamo pensieri e riflessioni su un diario; leggiamo qualche pagina di un libro. Oppure pratichiamo qualche esercizio di mindfulness o di yoga, riordiniamo e facciamo pulizia nelle nostre vite affollate di oggetti, documenti, vestiti.  Manteniamo uno sguardo curioso, lasciamo andare il giudizio ed entriamo in confidenza con quegli aspetti che finora avevamo tenuto nascosti. Saranno amuleti che ci accompagneranno a lungo e che ci forniranno gli strumenti migliori per affrontare non solo questo periodo di emergenza, ma anche la futura e rinnovata quotidianità.


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15/04/20 Blog

Mindfulness in azione: quando la calma entra nel quotidiano.

In quanto esseri umani siamo tutti collegati. A maggior ragione se viviamo a stretto contatto gli uni con gli altri. In ogni momento influenziamo e siamo influenzati dalle emozioni altrui, che siano positive oppure negative. Per favorire il benessere psicofisico, nostro e di chi ci sta intorno, diventa allora decisivo scegliere di ricercare e praticare la calma attraverso la mindfulness. Scopriamo di più.

 


In molte occasioni siamo portati a pensare a noi stessi come a elementi separati dal tutto. La nostra attenzione viene calamitata dalle nostre emozioni e ci sembra di essere gli unici a provare quelle determinate sensazioni. Sono percezioni profonde, solo nostre e quando si manifestano abbiamo la tendenza a vederle come un fatto privato. Un qualcosa di intimo e riservato che non tocca nessun altro.

Se da un lato è vero questo fatto, c’è un altro significativo aspetto che dobbiamo inserire nell’equazione che crea il nostro ambiente e la nostra realtà. Stiamo parlando della relazione, del filo rosso che ci lega gli uni agli altri. Thomas Merton e, prima ancora il poeta John Donne, lo hanno sostenuto con forza traducendo quel pensiero in una frase potente: “Nessun uomo è un’isola” la cui naturale prosecuzione può solo essere che siamo insieme di fronte alle difficoltà. Abbiamo, quindi, bisogno dell’aiuto degli altri per venirne fuori.

Essere insieme di fronte alla realtà.

Queste affermazioni assumono ancora più valore se aggiungiamo a queste circostanze un altro fondamentale tassello, cioè che l’ansia e la calma possono diventare contagiose propagandosi a macchia d’olio all’interno del nostro nucleo familiare e non. È stato riscontrato, infatti, che le persone a contatto in uno stesso ambiente possono vivere di rimando lo stress e gli stati ansiosi che un altro individuo sta sperimentando.

È il caso tipico del partner che soffre per via di un evento traumatico che ha coinvolto la persona amata. O di un familiare addolorato e preoccupato per la situazione in  cui si trova il figlio, il fratello, la mamma o qualcuno a lui caro. In breve, noi possiamo veicolare le nostre emozioni e influenzare chi ci sta accanto. Attenzione: il processo vale anche nella direzione contraria e potremmo essere noi a venire  colpiti dalle sensazioni altrui.

Nel caso di percezioni negative come stress, rabbia, frustrazione, ansia e panico questa è una dinamica assolutamente negativa. Ecco perché diviene importante spostare il nostro focus da questi stati d’animo e agire perseguendo la calma, l’empatia, l’autoconsapevolezza.

Farsi portatori di quiete attraverso la mindfulness.

Prendere consapevolezza del presente, focalizzandoci sul singolo istante che stiamo vivendo, ci aiuta ad allentare lo stress che ci sta togliendo energie e respiro. Passo a passo – approfondendo questa tecnica – impariamo così a rilassare la nostra mente e ad accogliere la calma aprendoci a uno stato mentale più sereno e vivo.

Per raggiungere questi obiettivi possiamo fare riferimento alla mindfulness e alla compassion facendo nostre questi approcci alternativi e trasformandoli in una pratiche quotidiane. Azioni semplici che però sanno fare la differenza ribaltando la nostra prospettiva. Tra queste alcune possono diventare le nostre più fidate compagne di viaggio e vere alleate nella gestione delle emozioni che quotidianamente ci troviamo a fronteggiare. La respirazione consapevole, la meditazione guidata, le visualizzazioni sono solo alcuni degli esempi più utilizzati in questo ambito.

Queste tecniche da sole però possono non essere sufficienti. Proprio per questo quando ci parliamo di praticare la mindfulness ci riferiamo alla possibilità di abbracciare questa “filosofia” nella maniera più ampia possibile. Un’operazione che modifica in maniera impercettibile, ma efficace, la nostra quotidianità. Ecco allora che la nostra giornata è costellata di momenti in cui facciamo spazio alla quiete, eliminando le distrazioni e semplicemente stando con noi stessi.

Pochi istanti – densi di significato – in cui ci dimentichiamo del telefono, del rumore o della musica. Sereni, accogliamo il silenzio osservando i pensieri e le emozioni che si presentano. Senza giudizio, assaporiamo in profondità quei momenti preziosi che sono la nostra esistenza. Così facendo riportiamo la calma in noi stessi e di conseguenza nella nostra casa e in coloro che la abitano.


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03/04/20 Blog

La cura di sé: ripensare le giornate durante la quarantena.

Il coronavirus impone una revisione forzata del nostro tempo. Potremmo sperimentare ansia, rabbia, frustrazione. O al contrario potremmo compensare con iperattività e desiderio di controllo. In entrambi i casi può essere di aiuto rallentare, lasciare spazio alle emozioni e rivedere la nostra routine. Scopriamo come un approccio alternativo ci può aiutare.

Ognuno di noi è diverso. Vivere questo tempo per alcuni può voler dire riempire la giornata con mille cose da gestire. Per altri potrebbe significare non trovare l’energia e la motivazione per dedicarsi anche alle attività più semplici. E per altri ancora potrebbero esserci momenti pieni di vitalità contrapposti a istanti di ozio assoluto e di estrema ansia, rabbia o paura. Non esiste un atteggiamento giusto o sbagliato a cui rifarsi in linea generale.

L’essenziale è come sempre ascoltarsi nel profondo: capire come stiamo, come ci sentiamo ed eventualmente provare strategie differenti. E se viviamo con disagio quello che stiamo sperimentando chiedere aiuto e rivedere i nostri programmi. Sì, perché è impossibile non venire toccati da questa situazione. Siamo tutti coinvolti ed è normale sperimentare insofferenza e paura per il presente o il futuro.

Ascoltiamoci, supportiamoci e assecondiamoci.

Photo by Chris Barbalis on Unsplash

Le nostre vite – e con esse i nostri obiettivi, le nostre aspettative – sono state del tutto sconvolte da un giorno all’altro. Potremmo avere la sensazione di aver perso il controllo sugli eventi. Se questo è vero sotto molti punti di vista, vi sono degli elementi che sono immutabili: siamo sempre noi.

I nostri desideri, sogni e percorsi sono ancora lì. È da quello spazio impalpabile dentro di noi che possiamo partire per ritrovare la quiete. Per farlo possiamo scegliere di concentrarci su ciò che stiamo provando a livello emotivo e di supportarci assecondando l’istante. Se riusciamo a proseguire con la nostra routine quotidiana benissimo, procediamo come di consueto.

Se però così non dovesse essere nessun problema. Lasciamo da parte il giudizio critico su noi stessi (o su chi ci è più vicino) e mettiamoci in ascolto. Attraverso la mindfulness, la meditazione o semplicemente stando in silenzio con noi stessi, domandiamoci: “Cosa mi suggerisce il mio io? Cosa sento di voler fare?” Prendiamo le risposte e iniziamo a modificare pezzo a pezzo le nostre giornate.

Self care e pianificazione semplificata per punti chiave.

Non stiamo parlando di avere un piano dettagliato per saturare ogni singolo istante della giornata, ma avere una linea da seguire può rivelarsi utile. Siamo noi la nostra bussola: una volta chiarito ciò a cui teniamo ripensiamo, dunque, la nostra quotidianità per macro passaggi. Come? Nella maniera più semplice e pratica possibile. Stiliamo una lista delle attività essenziali che dobbiamo seguire e quelle a cui sentiamo di volerci dedicare. Ora che le abbiamo sotto gli occhi, proviamo a concepirle sotto un nuovo punto di vista.

Raggruppiamo le attività in quattro o cinque categorie come: la cura di sé, le relazioni, il relax, gli spazi, i progetti (lavorativi oppure personali). Qualche esempio? Nella cura di sé possiamo far rientrare il lavarsi/vestirsi/truccarsi che di solito compiamo quasi in automatico, la preparazione dei pasti, gli esercizi di mindfulness, l’attività fisica. Nelle relazioni inseriamo il tempo di qualità che scegliamo di condividere con familiari, amici, partner. Nel relax possiamo annoverare leggere, guardare un film, dipingere o qualsiasi attività creativa. Negli spazi possiamo includere la gestione della casa, il giardinaggio per coloro che ne hanno la possibilità. Da ultimo nei progetti inseriamo le ore destinate allo smart working se lo possiamo praticare, le iniziative su cui vogliamo portarci avanti, quell’idea che abbiamo sempre accantonato in attesa di un momento libero.

Fatto questo possiamo passare alla fase di pianificazione vera e propria. Una programmazione sì, ma sempre molto libera e leggera. Ecco dunque che segneremo sul nostro foglio una serie di box alternando a nostro piacimento le nostre macro-categorie. Per esempio, potremmo destinare la mattina alla cura di sé e ai progetti, il pomeriggio agli spazi, la sera al relax e/o alle relazioni.

Non occorre essere troppo dettagliati. L’essenziale è avere una griglia predefinita e sapere indicativamente che ci dedicheremo con costanza a una delle attività che abbiamo individuato in origine come fondamentali. È così che l’organizzazione per punti chiave, unita a un’alternanza il più stabile possibile, può aiutarci a riportare una percezione di sicurezza e di ordine. Una tattica concreta a cui possiamo affidarci e che, insieme alla mindfulness e alla meditazione, può rivelarsi utile nel ridurre l’ansia.


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26/03/20 Blog

La ricerca del benessere e della quiete ai tempi del Coronavirus.

In momenti di grande agitazione, personale e sociale, come quelli attuali possiamo sentirci sopraffatti dagli eventi e/o dalle emozioni. Per riuscire a tranquillizzare la mente e a vivere con più serenità le difficoltà a cui siamo sottoposti può essere utile ispirarsi ai principi resi celebri dalla Acceptance and Commitment Therapy  (ACT). Linee guida che sono state riformulate dal dottor Russ Harris e si sono tradotte nell’approccio noto come Face Covid. Vediamo come fare per integrare queste considerazioni nella nostra quotidianità.


Mai come in questo periodo possiamo trovarci a fronteggiare ansia, rabbia e paura. L’emergenza sanitaria connessa al Coronavirus ha infatti spazzato via gran parte della nostra routine e la possibilità di dedicarci alle consuete attività che ci aiutano a scandire il tempo dando un senso alle giornate. A tutto ciò poi si aggiungono le preoccupazioni per la salute, per i nostri cari e per la situazione economica con cui dobbiamo fare i conti giorno dopo giorno.

In un contesto del genere è normale sentirsi in balia degli eventi o sopraffatti dagli imprevisti, dalla solitudine o dai pensieri negativi. Recuperare almeno in parte un minimo di serenità e tranquillizzare la mente sovraccarica diviene quindi una vera e propria necessità. Per farlo possiamo richiamarci all’approccio denominato Face Covid proposto dal dottor Russ Harris, stimato autore del libro “La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere”.

Innanzitutto Face Covid è l’acronimo creato per indicare le varie fasi a cui dobbiamo fare riferimento durante la nostra pratica. Step che sono stati implementati a partire dalla terapia dell’accettazione e dell’impegno conosciuta anche Acceptance and Commitment Therapy  (ACT). Nello specifico dobbiamo perciò mettere in atto nove azioni suggerite per allentare la pressione e lo stress a cui siamo sottoposti.

Iniziamo, dunque, dalla F di Face Covid che si riferisce alla necessità di focalizzarsi su ciò che è sotto il nostro diretto controllo distogliendo l’attenzione da tutto il resto. Una volta eseguito il cambio di focus diviene primaria la lettera A di Acknowledge ovvero riconoscere i pensieri e i sentimenti che stiamo sperimentando in quel momento.

Corpo e mente: un legame antico e indissolubile.

A questo punto dobbiamo passare alla C di Come back che ci suggerisce di tornare alle sensazioni fisiche, concrete legate al nostro corpo. Lo possiamo fare attraverso le pratiche di meditazione, la mindfulness, lo yoga o qualunque esercizio che ci aiuti a radicare la nostra energia e connetterci con il nostro centro, il nostro io profondo.

Immediatamente dopo dobbiamo proseguire il nostro percorso richiamandoci alla lettera E che rimanda al verbo Engage. In questo caso dobbiamo, quindi, impegnarci in qualsiasi cosa stiamo facendo. Per aiutarci in questo compito possiamo notare con attenzione gli elementi che contraddistinguono la stanza in cui siamo, ascoltare i suoni o le parole che sono attorno a noi, fermarci un istante e pensare attentamente all’attività che abbiamo di fronte.

Se ci accorgiamo di non trovare un significato particolare nelle mansioni di cui ci stiamo occupando allora è tempo di spostarsi, anche solo per poco, alla C di Committed Action. Questa fase ci stimola a interrogarci su ciò che ci sta a cuore nel profondo: ci sono azioni che possono fare la differenza in questo momento? Come possiamo fornire supporto a chi ci sta intorno? Cosa riteniamo più importante fare in questa situazione così complessa? È il momento di dedicarci a queste attività, piccole o grandi che siano.

Continuando il nostro viaggio arriviamo alla lettera O di Opening up ovvero lo step in cui ci apriamo al nostro sentire. Non c’è un’emozione giusta e una sbagliata. C’è uno spettro ampio di possibilità e sfumature che possono comprendere l’ansia, la paura, la tristezza, la vergogna, la colpa o ancora la rabbia solo per citarne alcune. Tutte hanno diritto di esserci. Quello che spetta a noi è riconoscerle per ciò che sono, cioè reazioni normali al disagio che stiamo vivendo. Lasciamo che questi sentimenti ci abitino senza negarli e trattiamo noi stessi con gentilezza e compassione. In questo senso può essere utile fare nostri i principi della self compassion che ci spinge a perdonare e ad amare noi stessi a dispetto di pregi, difetti o difficoltà.

Valori e risorse: riprendiamo in mano il quotidiano.

Il passaggio successivo è legato alla V, ai Values nel senso di valori. Ecco quindi che dobbiamo smettere di concentrarci sulle cose che in questo momento non possiamo raggiungere a causa di condizioni oggettive. Focalizziamoci piuttosto su quello in cui crediamo, su quegli assi che reputiamo imprescindibili per una vita degna di essere vissuta. In questa categoria rientrano ad esempio l’amore, il coraggio, la cura degli altri. A prescindere dalla realtà che sperimentiamo questi valori sono gli elementi fondanti della nostra identità e nessun evento esterno potrà mai toglierceli. Ne consegue che essi possono essere le chiavi da cui prendere energia, nuove motivazioni e ripartire agendo.

Verso la fine ci rimane la I di Identify. Questa ci chiede di identificare le nostre risorse che ci possono essere di aiuto per sostenere l’emergenza o il periodo di crisi. Potrebbe trattarsi di amici, dei familiari o dei numeri di assistenza sanitaria. La rete di cui disponiamo è a tal proposito una preziosa possibilità a cui ci possiamo ancorare. E se per caso fossimo in grado di fornire noi supporto a qualcuno allora è il momento di farsi avanti secondo le nostre possibilità e senza improvvisarsi se non ce la sentiamo.

Concludiamo l’approccio Face Covid con la D di disinfettare e mantenere le distanze che ci richiama alle norme igienico-sanitarie che tutti conosciamo e che è sempre bene tenere a mente. Dopotutto anche questi aspetti rientrano in quelle che possiamo inserire nella fase dedicata all’impegnarsi nelle azioni con intenzionalità. Principi utili per affrontare con più serenità le crisi che si palesano nel quotidiano.

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23/03/20 Blog

Aprirsi alla creatività per ritrovare il benessere.

La creatività fa parte di ogni persona. È un’abilità essenziale che tutti noi abbiamo al nostro interno e che se sviluppata ci può essere di aiuto non solo nella professione, ma nella vita di tutti i giorni. In quanto tale è, infatti, un talento che ci aiuta a superare ostacoli o problematiche anche attraverso l’individuazione di strade alternative. Vediamo insieme perché l’inventiva può essere una grande alleata.

Tutti noi possediamo una dose più o meno ampia di creatività. Nel tempo si sono affermate una serie incredibile di false credenze che hanno equiparato questa dote a un qualcosa a uso esclusivo dell’arte o delle personalità geniali. A ben guardare però non c’è mito più falso del presumere che la creatività sia un qualcosa a cui non siamo destinati per principio o che non sia necessaria nella nostra quotidianità. Anche la mente più razionale ha bisogno di appigli creativi e persino il lavoro più inquadrato al mondo può trarre beneficio dal pensiero creativo tipico dell’essere umano.

Sì, perché ogni persona può attingere a queste abilità e se anche sentisse di non averne può scegliere in qualunque momento di allenarla o di cambiare prospettiva in merito. A questo proposito di frequente chi crede di non essere creativo si sta focalizzando sulle domande sbagliate o sui preconcetti che ci hanno insegnato.

La creatività, infatti, è legata intrinsecamente alla nostra mente e riesce a esprimersi nelle forme o nelle circostanze più diverse. Tutte le volte in cui ci appare un ostacolo che ci sembra insormontabile o un problema troppo complicato e dopo vari tentativi giungiamo infine a una soluzione insperata o diversa dalle linee guida comuni, ecco che possiamo sostenere a ragione di aver incrociato la nostra inventiva.

La creatività? È per tutti, è di tutti.

Non occorre essere grandi artisti o celebrità di grido per dialogare con questa abilità sfuggente, ma così potente. Il pensiero creativo si relaziona con noi fin dagli albori dell’umanità. L’aspetto fondamentale da tenere in considerazione è che questo talento è indispensabile a tutti noi e che ci permette di incrementare la nostra efficacia personale e a volte anche la nostra produttività. Essere coinvolti nel processo creativo e allenarsi in quest’attività può portare notevoli benefici a ogni aspetto della nostra vita.

Per questo motivo è importante riuscire a connettersi con il nostro lato creativo portando alla luce i tesori nascosti a cui possiamo attingere. Destinare momenti a questa occupazione può condurre a molteplici effetti:

  • ci libera dai pensieri negativi e ripetitivi in cui rischiamo di perderci così assorbiti dalla routine o dallo stress;
  • rigenera le nostre energie mentali e non;
  • permette di rintracciare soluzioni alternative a cui non saremmo mai arrivati se avessimo continuato ostinatamente a percorrere strade già battute.

Perché ciò avvenga è però essenziale approcciarci al processo creativo con fiducia e senza aspettative.

Fare spazio alla creatività per ricaricarsi.

Photo by Sharon McCutcheon on Unsplash

Per riuscire a creare e a connetterci con la creatività dobbiamo farle spazio nella nostra esistenza. Richiamarci quindi alla nostra parte bambina e, come un piccolo giocoso esploratore, lasciare che il nostro cervello si diverta indagando le possibili alternative.

Possiamo aiutarci in questo compito svolgendo attività che paiono anche distantissime sul piano razionale dalle nostre abitudini o occupazioni lavorative e non. L’importante è fare qualcosa che amiamo e che ci dia piacere. Potrebbe essere la scrittura creativa, la pittura, un hobby particolare come l’uncinetto o uno sport in cui non eccelliamo, ma che ci diverte. Il gioco, l’assenza di gabbie rigide si traducono così in ossigeno per la nostra mente affaticata dall’ansia da prestazione, dalle aspettative, dalla ruminazione, dal critico interiore.

Mettere in pausa i soliti compiti, respirare, immergersi nel presente godendo di mansioni differenti  ci permette di interagire con il nostro io profondo. Quel breve, ma intenso momento che dedichiamo a lasciar vagare libera la nostra creatività smette dunque di apparirci come un’inutile perdita di tempo. Al contrario abbiamo l’occasione di guardare a quel periodo con occhi nuovi e scorgere le sue potenzialità. Non è più solo un bel passatempo: è una strategia efficace per ricaricare la nostra mente, per ripartire con nuove idee e azioni.


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