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14/10/21 Blog

L’ascolto emotivo: come accogliere le emozioni e i segnali del corpo

Ogni giorno viviamo infinite emozioni. Evoluzioni, cambiamenti piccoli o grandi, che abitano il nostro corpo oltre che il nostro cuore e la nostra mente. Nel quotidiano per il nostro benessere psico-fisico, ma anche per la nostra serenità, è importante dedicare parte del tempo nel recuperare questa connessione speciale. Una possibilità che ci aiuta in questo passaggio delicato è l’ascolto emotivo.

Tutti noi siamo fatti di materia, di idee e di emozioni. Troppo spesso nella società attuale ci siamo dimenticati della connessione preziosa, potente, unica che lega il corpo alla nostra psiche. Noi persone infatti non siamo solo scatole che fanno cose, si muovono o interagiscono fra loro. Siamo molto di più, siamo intrisi da molteplici emozioni. Sentimenti, stati d’animo che sono connessi al nostro benessere e che di frequente vogliono comunicare con noi.

È così quando un mal di testa fortissimo ci ingabbia per via dello stress, della rabbia, dell’ansia o delle preoccupazioni. O quando sperimentiamo la tristezza o la paura e ci sentiamo avvolti da una nube nera o avvertiamo lo stomaco stretto in una morsa. Oltre alla componente fisica di cui dobbiamo di certo prenderci cura c’è però anche tutta un’altra parte collegata alla mente e al cuore.

Per poter rafforzare e ritrovare il nostro benessere completo allora dobbiamo dedicare tempo ed energie a recuperare quella connessione innata. Come? Una possibilità è praticare l’ascolto emotivo. Un modo questo per accogliere le emozioni e i segnali che il nostro corpo ci sta inviando e che abbiamo silenziato per lungo tempo.

Stare nell’ascolto emotivo del corpo.

Ogni giorno le nostre giornate sono delle enormi liste di attività da spuntare. Il correre e il cercare di essere sempre performanti però rischia alla lunga di staccarci, di disconnetterci dal corpo. Allo stesso modo lo scorrere in continuazione il feed dei social network e il reagire agli eventi può allontanarci sempre più da noi stessi. Ecco perché l’ascolto emotivo può rivelarsi una pratica così benefica se inserita nella nostra routine.

È un tornare nella nostre pelle, nelle nostre sensazioni e percezioni. È uno stare a contatto con tutte le nostre parti che equivale a un rientrare a casa. Se vogliamo possiamo vederlo come l’opposto di quello a cui siamo abituati nella vita di tutti i giorni. Non è un fare, un parlare, un reagire alle situazioni buttandosi a capofitto all’inseguimento del prossimo obiettivo.

Al contrario l’ascolto emotivo è uno stare, un fermarsi, un silenziare l’esterno per immergersi nel nostro essere. Un essere che ricordiamo è fatto di materia, di sensazioni, di emozioni e non è mai un qualcosa di fisso o statico. In qualsiasi momento allora possiamo ritagliarci una pausa dal mondo, dai suoi mille stimoli, e osservare quel che sta avvenendo in noi.

Alcune domande per accoglierci in profondità.

Non servono oggetti o pratiche complesse per attuare l’ascolto emotivo su noi stessi. Ci basta un attimo di tranquillità e la volontà di connettersi al corpo mantenendo uno sguardo curioso, non giudicante. Dopo un momento di silenzio chiediamoci:

  • Cosa sento? Che sensazioni avverto nel mio corpo?
  • Che emozioni sto vivendo in questo momento preciso?
  • Dove avverto l’emozione o la sensazione? In una mano, nelle gambe, nello stomaco?
  • Questa sensazione mi fa stare bene o è un qualcosa che non vorrei sentire?
  • Cosa c’è alla base della mia emozione?

Più saremo dettagliati nell’osservare e nel recepire i messaggi che il corpo ci invia e più diventeremo consapevoli di quello che stiamo sperimentando a livello emotivo. L’ascolto emotivo dunque si compone di alcune domande che hanno l’obiettivo di aiutarci a esplorare e accogliere in profondità emozioni e corporeità. Sotto questa luce esiste anche un’altra pratica benefica che ci può essere di supporto in questo caso come puoi approfondire qui

Quando pratichiamo l’ascolto emotivo diamoci tempo e lasciamo andare il giudizio. Affidiamoci alla self compassion e la detached mindfulness e accogliamo tutto ciò che emerge. Proviamo quel che proviamo e sentiamo quel che sentiamo, non ci sono emozioni giuste ed emozioni sbagliate. Ci siamo solo noi, persone degne di amore e valore con la nostra storia e il nostro personale bagaglio di vita.

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31/08/21 Blog

Sogni e obiettivi: come ridurre la frustrazione nella nostra vita

In alcuni momenti o fasi della nostra quotidianità possiamo sentirci abbattuti e demotivati. Guardiamo alle nostre giornate e ci accorgiamo che non ci interessa davvero nulla di quello che stiamo facendo. O al contrario che siamo distanti anni luce da ciò che vorremmo vivere. La frustrazione in questi casi si lega a filo doppio all’aver silenziato o preso le distanze dai nostri sogni e obiettivi. Scopriamo insieme come riportare un po’ di equilibrio nella vita di tutti i giorni.

Da bambini la nostra immaginazione è potente, ogni passo ci sembra fattibile e alla nostra portata. Con il tempo, crescendo e vivendo delusioni o imprevisti, possiamo però esserci allontanati da quella visione così magica e meravigliosa. Potremmo ormai esserci rassegnati a fare del dovere e delle incombenze classiche le nostre uniche consuetudini.

Aspettiamo allora tutto l’anno con ansia quelle due settimane in cui allontanarci da una vita che non sentiamo nostra e in cui recuperare la gioia. Quando seguiamo questa prospettiva molto spesso finiamo per sperimentare il massimo livello di frustrazione. Ci sentiamo separati dalle nostre passioni, ingabbiati nelle regole o in ciò che pensiamo di dover fare. Siamo nervosi e non sappiamo come fare per ritrovare la calma.

Pian piano possiamo quindi perdere la motivazione nel perseguire strade alternative o possiamo vivere tutto senza provare davvero piacere o desiderio verso la nostra realtà. In alcuni casi possiamo anche aver tentato di invertire la rotta, solo che abbiamo investito le nostre energie nel fantasticare più che nel progettare un cambiamento. E il perseguire obiettivi irrealistici ci ha poi condotto di nuovo al sentirci frustrati e bloccati.

Per andare oltre alla frustrazione servono sogni e concretezza.

Se vogliamo andare oltre alla frustrazione dobbiamo perciò cambiare in profondità la nostra prospettiva. Lo possiamo fare ricollegandoci al nostro bambino interiore e accompagnando questa figura benefica con l’esperienza e i talenti che abbiamo sviluppato crescendo.

La prima azione da mettere in campo dunque è quella di esplorare e portare alla luce i nostri desideri più autentici. Fermiamoci e chiediamoci: cosa voglio davvero nella mia vita? Cosa mi piace e cosa voglio cambiare di ciò che vivo ogni giorno? Lasciamo che la mente e la nostra immaginazione sia libera di esprimere i pensieri, i dubbi, i sogni in libertà.

Torniamo a ciò a che ci appassiona senza darci limiti e riportiamo tutto su carta. Iniziamo a scrivere ogni nostro desiderio e impegniamoci nel capire se è un qualcosa che vogliamo con ogni nostro respiro. Eliminiamo tutti gli elementi che ci accorgiamo che non ci appartengono, che sono frutto di aspettative o richieste altrui.

Ora che abbiamo la lista dei sogni che vorremmo realizzare abbiamo il nostro punto di partenza. Perché sappiamo bene che tutto nasce dal sapere dove vogliamo andare. Senza quella informazione rischiamo infatti di girare vagando in tondo a causa dell’assenza di una meta.

Fare spazio al sogno nella nostra realtà abituale.

A questo punto dobbiamo mettere in campo uno dei passaggi essenziali per combattere la frustrazione. Dobbiamo perciò lavorare per rendere concreto il nostro sogno. Come possiamo farlo? Innanzitutto dobbiamo scremare tra desideri che sono solo fantasie irrealistiche e quelli che invece possono essere portati nella realtà.

I primi potrebbero essere quei sogni che ci piace immaginare ma che nella pratica non abbiamo nessuna voglia o modo di perseguire realmente. Concentriamoci invece sui secondi, ovvero un sogno che ci stimola e che vorremmo vedere realizzato a ogni costo. È il desiderio per cui siamo pronti a impegnarci, a sacrificare alcuni aspetti per dargli la possibilità di diventare realtà. È un qualcosa che ci procura gioia e che pensiamo possa nutrire la nostra persona.

Una volta individuato il nostro desiderio analizziamo cosa manca per renderlo reale e quali azioni dovremmo attuare perché divenga tale. Stabilito questo scomponiamo il nostro obiettivo in micro step che ci aiuteranno a raggiungere il macro risultato. Agendo in questo modo contrasteremo la frustrazione e inizieremo a introdurre nel nostro quotidiano il nostro desiderio.

Dedichiamogli tempo ed energie, facciamogli spazio nella nostra routine. Rendendolo ogni giorno un po’ più concreto ci daremo la possibilità di avvicinarci al nostro obiettivo. Di riflesso creeremo infine una vita più allineata a ciò che desideriamo davvero.

Stai vivendo un momento complicato? Provi ansia, rabbia o confusione e le tue giornate non sono serene? Contattami e parliamone insieme. Un percorso di psicoterapia può essere un aiuto significativo per ritrovare la serenità e la soddisfazioneche meriti.

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31/08/21 Blog

Affrontare i nuovi capitoli: ripartenze, cambi di rotta e obiettivi

Ci sono periodi in cui siamo chiamati a rivedere il nostro percorso abituale. Nuovi inizi, cambi di rotta, imprevisti o nuovi sogni a cui diamo spazio e che richiedono una modifica della nostra quotidianità. L’energia del cambiamento e delle ripartenze può essere molto benefica, ma possiamo anche sperimentare panico e/o ansia al pensiero di incamminarci verso il nuovo. È così per settembre, ma più in generale a ogni svolta piccola o grande della nostra vita. Vediamo come possiamo andarle incontro con più fiducia.

Iniziare è un verbo che contiene al suo interno moltissime sfumature e possibilità. Quando iniziamo un nuovo capitolo troviamo al suo interno sia l’energia delle ripartenze sia l’incertezza connessa all’ignoto. Andare verso il nuovo somma speranze, aspettative, ansia e voglia di vedere cosa avverrà dopo. Sono spesso le stesse sensazioni che possiamo vivere a fine agosto con l’arrivo di settembre.

Le stesse percezioni che ci colpiscono ogni volta che siamo alle prese con un nuovo inizio. Magari si tratta di un cambio di lavoro o di mansione, della ripartenza o il cambio della scuola, di un trasferimento temporaneo o definitivo. O ancora una scelta a lungo desiderata, rimandata oppure inaspettata che cambia nel profondo le nostre giornate per come le avevamo pensate fino a quel momento.

In tutti questi casi e in molti altri allora possiamo naturalmente sperimentare un flusso altalenante di emozioni contrastanti. C’è la gioia per il cambiamento che si somma all’impazienza di vedere come sarà la nostra nuova vita. Al tempo stesso c’è la malinconia per il dover salutare un contesto ormai familiare e a cui siamo legati. Potremmo persino vivere l’ansia per le aspettative o la paura perché stiamo andando verso qualcosa che non conosciamo.

Ringraziare e salutare il capitolo che si chiude.

Insomma il nostro cuore e la nostra mente sono spesso messi a dura prova da questo oceano fluttuante di sensazioni. Ecco perché può essere utile quando sentiamo di avvinarci a questi momenti così trasformativi fermarci un attimo e prepararci ad accogliere quello che sarà. Una sorta di rito di passaggio che ci aiuta su più fronti. Da un lato è infatti la fase perfetta per salutare il passato che ci accompagnerà comunque con i suoi insegnamenti. Dall’altro potremo aprirci al presente con maggiore leggerezza e più serenità.

Il primo passo di questo processo è dunque osservare ciò che abbiamo vissuto fino a qui. Sotto questa luce possiamo scegliere di fare un bilancio amorevole del nostro passato avvalendoci anche della self-compassion. Di certo ci possono essere esperienze, emozioni, incontri che ci hanno arricchito o che ci hanno aiutato a crescere, a cambiare la nostra prospettiva. Impegniamoci a ripensare a ciò che è stato non per giudicarlo in maniera rigida ma per raccogliere tutto il buono che può essere ancora di aiuto per la nostra vita odierna.

Ringraziamo e pratichiamo la gratitudine verso quegli eventi e quelle persone che sono state uno stimolo, un dono per noi. Lasciamo andare i pesi e tutto ciò che ora sentiamo non appartenerci più o che non è più utile per il nostro benessere emotivo. Onoriamo e celebriamo i nostri successi, le cose che abbiamo imparato, ciò che abbiamo creato, vissuto e sentito. Ringraziamo noi stessi e il nostro corpo per tutte le attività svolte e per aver vissuto appieno ogni momento.

Iniziare un nuovo capitolo abbracciando noi stessi.

Dopo aver celebrato e salutato il passato è il momento di preparaci ad andare incontro al nostro nuovo capitolo. Dalle riflessioni sulla gratitudine estrapoliamo una lista di eventi, incontri o azioni che portiamo con noi. Che cosa abbiamo imparato fino a lì? Quali talenti ci sono stati di aiuto e ci accompagneranno anche nel nuovo capito che stiamo per iniziare? Come abbiamo raggiunto quelle tappe così significative e in che modo l’abbiamo reso possibile?

Riportiamo i nostri pensieri sulla carta così avremo un qualcosa di tangibile a cui tornare per darci nuova energia. Affrontare una partenza o una ripartenza può generare ansia. Tranquillizziamoci osservando e tornando con la mente a quanto di positivo abbiamo vissuto e come siamo già stati in grado di far fronte a eventi che magari ci incutevano preoccupazione o timore.

Per concludere proviamo a impostare una piccola lista di obiettivi sostenibili che ci vogliamo dare per il prossimo futuro. Dopo averla elaborata proviamo anche a creare una routine a grandi linee che ci aiuti a riportare la calma nel pensare alle novità. Un modo per rasserenarci. Sì il capitolo è nuovo, ma noi abbiamo le risorse per farvi fronte: non tutto è del tutto sconosciuto o incerto.

Ti accorgi di star avendo difficoltà o di star vivendo un periodo complicato? Contattami e ritagliamoci un momento per parlarne. Insieme possiamo esplorare nuove prospettive per rafforzare o ritrovare la serenità nel quotidiano.

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20/08/21 Blog

I compiti delle vacanze dei bambini: stress o opportunità?

Le vacanze si accompagnano sempre anche ad altri discorsi e/o preoccupazioni. In special modo se abbiamo figli sappiamo bene che questo è il periodo dei tanto odiati compiti delle vacanze. Come approcciarli al meglio? Sono davvero solo uno stress o possono rivelarsi utili? Scopriamolo.

Abbiamo parlato della tendenza a riempire all’eccesso i momenti di relax come puoi leggere a questo link. Esiste però un’altra possibilità altrettanto rischiosa. L’altra faccia della medaglia è collegata allo scegliere di rimandare, di procrastinare tutte le incombenze più noiose o che non ci piacciono. Un esempio classico sono in questo caso i famigerati compiti delle vacanze dei nostri bimbi.

La procrastinazione però lungi dall’essere un metodo utile diviene da subito una gabbia che nel tempo soffoca e genera nuove ansie. Sì perché poi a forza di rimandare, di dire lo facciamo dopo, arriviamo alle scadenze sotto pressione e con la sensazione di non farcela. Sensazione che genera di riflesso rabbia, nervosismo, in alcuni casi anche panico perché tutto ci sembra troppo grande rispetto alle nostre sole forze.

Se abbiamo figli in età scolare sappiamo bene come questo possa essere sintetizzato alla perfezione parlando dei compiti delle vacanze. Spesso tendiamo a vederli solo come un dovere, un qualcosa che deve essere fatto perché la scuola poi controllerà l’esecuzione. Sotto questo profilo potremmo quindi intenderli come una perdita di tempo che ci sottrae la possibilità di vivere in libertà le nostre vacanze.

Una pausa che può fare bene al nostro bimbo.

Partiamo allora proprio da questa prospettiva per ribaltare lo scenario. È vero può essere svilente dover sacrificare parti del nostro relax per fare un qualcosa che reputiamo noioso. A tal proposito allora diviene ancora più importante guardare la scena sotto una luce diversa.

Pensiamo a quanto possa essere delicato l’apprendimento, a quanto impegno e allenamento occorre per padroneggiare le informazioni. Quelle nozioni che nell’immediato, ma anche nel futuro, saranno essenziali per la vita e le possibilità del nostro bimbo.

E poi pensiamo a quali effetti può avere uno stacco di molti mesi. Quello che potrebbe sembrare un’innocente pausa potrebbe al contrario provocare un rallentamento anche significativo sul percorso di nostro figlio. A settembre quindi lui o lei (e di riflesso noi) potrebbe trovarsi nella condizione di faticare per rimettersi in pari con i suoi compagni.

Tutti gli sforzi fatti nell’anno passato quindi sarebbero stati inutili e dovremmo ricominciare quasi da zero. Allenandoci di volta in volta con i compiti delle vacanze possiamo invece rafforzare quanto imparato. Trovare nuovi stimoli anche in maniera giocosa per continuare nel viaggio di crescita che il nostro bimbo ha intrapreso.

Trasformare i compiti delle vacanze in gioco e condivisione.

Da questo punto di vista quindi i compiti delle vacanze sono una grande occasione. L’opportunità di tornare sopra ai concetti, di fissarli giocando e seguendo ritmi più rilassati. Ecco perché è bene cercare fin dal principio di inserire gli esercizi in modo naturale e sereno all’interno delle nostre giornate vacanziere. Non occorre fare lunghe e seriose sessioni di compiti sfinendoci tutti per via della noia.

Al contrario una strategia efficace può essere quella di ritagliarsi ogni giorno piccoli momenti in cui dedicarsi insieme e con il sorriso alle attività indicate. Un’ora o due magari in un momento in cui si ha poco da fare e non si sa bene come occupare il tempo. Magari in attesa di poter correre di nuovo a fare il bagno. O in cui bisogna aspettare stando all’ombra perché il sole è troppo caldo.

Proponiamo i compiti delle vacanze cercando di associarli a un’immagine positiva e mai presentandoli come un qualcosa di inutile o noioso. Sfruttiamo questo tempo per stare insieme e per scoprire cos’ha imparato di speciale nostro figlio. Usiamo questi attimi magari anche per stupirci di fronte a cosa sa fare e cosa magari noi abbiamo dimenticato o ancora ricordiamo.

Agendo in questo modo a piccoli passi completeremo in tempo e senza ansia i compiti delle vacanze. Arriveremo a settembre senza stress, senza aver perso il sorriso di fronte a questa incombenza. Un modo per condividere infine con i nostri bimbi un tempo di certo diverso ma benefico e prezioso per il loro futuro.

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13/08/21 Blog

Vacanze, bambini e tempo: rallentare senza stress

I giorni di pausa sono finalmente arrivati, ma fai fatica a rilassarti? Non sai come gestire il tempo diverso, le incombenze? Programmi ogni minuto per te e i tuoi bambini? Vediamo insieme alcuni spunti per vivere con meno ansia e stress i momenti in cui ci concediamo una pausa meritata.

Rallentare è un qualcosa di cui abbiamo di frequente bisogno. Non possiamo infatti pensare di proseguire sempre con l’acceleratore premuto. Il rischio se no è di esaurire velocemente le energie.

Cosa succedere però quando arrivano i tanto desiderati giorni di pausa? Che sia un weekend, un singolo giorno di stop o i mesi estivi cambia poco. Spesso nasce un’ansia nuova collegata ai mille programmi fatti o che vogliamo fare e alla gestione di un tempo che non sappiamo come organizzare.

In particolare se abbiamo bambini, piccoli o grandi che siano, potremmo vivere con ancora più frustrazione questa condizione. Questo perché tendiamo a voler riempire ogni singolo minuto della nostra giornata.

La gestione del tempo in vacanza o nei periodi di relax.

Ci concentriamo sulle vacanze, ma il principio vale anche per tutti gli altri periodi in cui abbiamo bisogno di ritagliarci del tempo in tranquillità. Il primo accorgimento è quello di selezionare le attività da fare e assegnare delle priorità. Lo so, la tentazione è forte dopotutto è da tempo che facciamo programmi e togliere qualcosa dalla lista sembra un sacrilegio. Eppure quello che a prima vista potrebbe sembrare uno sbaglio, si rivela invece la scelta migliore per il nostro benessere e la nostra serenità.

Armiamoci pure di carta e penna. Segniamo tutto ciò che vorremmo fare e poi prendiamo  l’agenda per vedere quanto tempo effettivo possiamo dedicare a queste proposte. Per ogni giorno prevediamo due o al massimo tre attività da spalmare tra la mattina, il pomeriggio e la sera.

Non importa che la mente ci dica che possiamo fare anche di più. La realtà dei fatti è che riempiendo all’infinito ogni secondo disponibile accendiamo l’ansia. Alla fin fine non ci godremmo nulla perché avremmo sempre il pensiero fisso all’orologio e alla rigidissima tabella di marcia che abbiamo impostato.

Ricordiamoci che la vacanza o il relax non è una corsa. È tempo che ci serve per nutrirci, ricaricarci, riposarci possibilmente facendo cose che amiamo e divertendoci. Non trasformiamo anche quei momenti speciali in un tour de force.

E se avanzano attività? Nessun problema, facciamoci un appunto per la prossima volta o fissiamole già come priorità a seguire per i giorni che verranno. Agendo in questo modo assaporiamo anche di più ciò che viviamo perché possiamo concentrarci su una singola situazione alla volta. Siamo in anticipo rispetto alla tabella di marcia? Possiamo spostare un’azione dalla lista futura a oggi. Mi raccomando però! Che sia una sola attività per non ricadere nella dinamica che ci porta a riempire all’eccesso.

Il tempo a misura di bambino.

Il discorso appena fatto vale ancora di più se abbiamo dei bambini. Impegniamoci a lasciare del tempo da vivere in libertà senza programmi particolari o paletti fissi. La routine normale è già strapiena di appuntamenti. Quando siamo in vacanza apriamoci all’imprevisto,  viviamo quel che arriva.

Viviamo persino la noia se non abbiamo in mente nulla. Questo è un allenamento prezioso anche per i nostri bimbi che imparano a dare sfogo alla loro fantasia. Imparano perciò ad auto-intrattenersi e perché no? Anche a gestire la frustrazione.

Non passiamo il tempo a imporre programmi. Coinvolgiamo il più possibile i piccoli nelle scelte e poi lasciamo libertà perché la sorpresa possa coglierci impreparati. Diamo respiro al nostro tempo e ai nostri bambini perché possano sperimentare semplicemente il fatto di essere lì. Insieme, magari anche a fare niente se non a stare in compagnia di persone che vogliono loro bene.

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07/08/21 Blog

Tempo di vacanze: come affrontare i giorni fuori dalla routine

Aspettiamo le vacanze tutto l’anno. Un’attesa spesso spasmodica di quei giorni in cui finalmente ci rilasseremo e staccheremo la spina. Il problema è che a volte quando poi arrivano le tanto sospirate ferie viviamo solo ansia, noia, delusione. O ancora apatia e disinteresse o fastidio verso tutto. Vediamo qualche suggerimento per provare a cambiare la nostra prospettiva.

Per gli antichi l’ozio era sacro. Il tempo vacante era un dolce far niente che rigenerava l’anima di chi lo praticava con intenzione. Siamo ormai molto distanti da questa visione, ma quel che è certo è che oggi più che mai abbiamo bisogno di momenti liberi. Abbiamo bisogno di recuperare il gusto delle cose e di nutrirci con tempo di qualità lontano dallo stress, dall’ansia, dal tran tran della solita routine.

Le vacanze da questo punto di vista possono rivelarsi una manna dal cielo. La possibilità di staccare la spina dalle incombenze e dalle preoccupazioni consuete. Sono infatti i momenti perfetti per darci spazio e respiro. In qualsiasi periodo possano apparire sono sempre un regalo prezioso e utile. Questo però solo se siamo in grado di viverle davvero in profondità.

Troppo spesso nonostante i nostri buoni propositi quei giorni così agognati si trasformano in una corsa continua che ci lascia alla fine stremati e ancora più esausti. Quasi amareggiati e desiderosi di rientrare al più presto nella routine di cui ci lamentiamo. Perché avviene questo?

Attenzione alle aspettative e al sovraccarico

Di frequente le vacanze si rivelano ancora più stressanti per la nostra stessa visione. Una prospettiva che cavalchiamo tutto l’anno e che si riflette senza che ce ne rendiamo conto anche su quel tempo così prezioso. Il problema è legato molto spesso alle aspettative che coltiviamo e al vincolare il piacere, la gioia, a quei momenti così rari.

Dopotutto abbiamo atteso così tanto che le vacanze che arrivassero che ora alziamo sempre più l’asticella. Quei giorni devono essere perfetti a tutti i costi e devono procedere esattamente come ci siamo figurati. Abbiamo rinunciato da mesi a qualsiasi istante gioioso, abbiamo lavorato sodo e duramente. Ora tutto deve essere meraviglioso. Agendo in questo modo carichiamo di aspettative esasperate e fragilissime ogni singolo istante.

Un castello di carte che può crollare al minimo soffio i vento. Correlato a questo aspetto c’è poi il desiderio di compensare tutto quanto non abbiamo vissuto o fatto nella routine normale. Questo si traduce in programmi fittissimi di attività, dove ogni minuto è già stato pianificato al secondo. Una situazione che apre le porte da un lato all’ansia, dall’altro allo stress da vacanza. Si crea quindi una sorta di sovraccarico emotivo, mentale e anche fisico se vogliamo dovuto all’eccesso di aspettative e di attività da vivere.

Come riappropriarsi delle vacanze e dei periodi di riposo

Già da queste premesse capiamo subito che se affrontiamo in questo modo i giorni di riposo li trasformiamo in un attimo in una battaglia stremante. Le vacanze allora diventano uno stress insostenibile che ci fa rimpiangere i periodi alle prese con il lavoro. Per ricaricarci davvero proviamo invece a invertire la rotta.

Come? A piccoli passi intervenendo su più fronti. Limitiamo le nostre aspettative e partiamo innanzitutto con l’idea di riposarci. A questa associamo come obiettivo il fare nei limiti del possibile solo cose che ci piacciono, che magari abbiamo meno occasione di vivere nel quotidiano. Agiamo sempre partendo dal piccolo. Non devono per forza essere attività dispendiose o grandiose. Può anche essere l’andare al ristorante che amiamo in compagnia di chi amiamo. O un pomeriggio alla spa, in piscina, al cinema. O a poltrire in spiaggia o nel luogo dove ci troviamo.

Ricordiamo inoltre che la qualità batte in ogni occasione la quantità. Meglio un’ora davvero nutriente e divertente che una settimana a crucciarci pensando che ci annoiamo o che non è proprio tutto perfetto. Da ultimo interveniamo modificando il più possibile la nostra routine. Non rinunciamo a ogni istante e possibilità pensando che ci rifaremo nelle vacanze”. Introduciamo ogni giorno, ogni settimana un momento in cui prenderci cura di noi stessi. Piccoli periodi vacanti in cui goderci del tempo di qualità con le persone amate, in cui divertirci con spensieratezza, in cui fare gioiosamente… Niente.

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03/08/21 Blog

Il respiro quadrato anti-stress: respirare con consapevolezza

Nella nostra quotidianità capita spesso di sentirsi stressati, ansiosi, nervosi. Esistono numerose tecniche di meditazione e mindfulness che possono aiutare nel ritrovare un nostro equilibrio. Tra queste gioca un ruolo prezioso la respirazione a cui vengono associati grandi benefici sotto tutti i punti di vista. Ecco allora che può essere interessante conoscere da vicino una delle pratiche più consigliate, ovvero il respiro quadrato. Ottimo anti-stress che aiuta a limitare anche l’ansia che sperimentiamo ogni giorno.

Quando pensiamo a come combattere lo stress e l’ansia che ci assale nella vita di tutti i giorni potremmo essere tentati di immaginare solo tecniche e strumenti complessi. L’immagine che spesso associamo è quella di pratiche lunghe e particolarmente articolate o difficili. O ancora potremmo pensare di dover tentare con esercizi distantissimi dalla nostra quotidianità.

In realtà uno degli strumenti più efficaci è un qualcosa che compiamo ogni giorno senza nemmeno rendercene conto: la respirazione. Tra le diverse possibilità che si collegano a questo ambito ce n’è una che risulta semplice e al tempo stesso potente.

Il riferimento è al respiro quadrato, una tecnica che riporta con facilità la nostra concentrazione sulla quiete del momento presente. Prima di scoprire come metterla in atto, indaghiamo più a fondo il perché dovremmo scegliere di introdurre nelle nostre giornate la respirazione quadrata.

Ridurre lo stress con la respirazione quadrata

Dei benefici della respirazione ne avevamo già parlato in passato come puoi vedere cliccando su questo link. Facciamo allora un breve ripasso di quali vantaggi ci aiuta a introdurre nella nostra vita la pratica del respiro quadrato. Nello specifico mettere in atto con regolarità questa operazione ci permette innanzitutto di ridurre il potere che ansia e stress esercitano su di noi.

È un piccolo atto che però presenta un influsso potente su tutto il nostro corpo a partire dal sistema nervoso. Quest’ultimo infatti mano a mano che pratichiamo la respirazione quadrata si rilassa ed entra in uno stato di maggiore calma. Proprio per queste ragioni respirare usando l’immagine del quadrato risulta essere  estremamente strategica nella nostra quotidianità.

Una possibilità che vale sempre, in ogni occasione, ma in special modo quando siamo alle prese con eventi o scenari che ci mettono in difficoltà. Sia a livello emotivo e mentale che fisico dunque possiamo trovare nel respiro quadrato un grande alleato per il nostro benessere.

Vi sono poi altri aspetti benefici che sono stati messi in luce nel corso del tempo correlati all’utilizzo di questa tecnica di rilassamento. Tra questi è stato notato che la respirazione così condotta aiuta a regolarizzare il battito del cuore e di riflesso la pressione arteriosa. Due elementi che sono sempre messi a dura prova quando sperimentiamo ansia, panico e/o stress. Per concludere la nuova rilassatezza provata risulta efficace anche nel contrastare gli stati di insonnia e di conseguenza nel favorire il giusto riposo.

Come mettere in pratica il respiro quadrato

A questo punto sorge spontanea una domanda: come posso praticare il respiro quadrato? È molto semplice e con un po’ di allenamento diventa eseguibile con la massima facilità in qualsiasi momento lo riteniamo necessario.  La cosa migliore è partire ritagliandosi un momento di tranquillità, lontano da distrazioni o interferenze.

Ci sediamo poi scegliendo una posizione a noi congeniale. Ad esempio con le gambe incrociate e la schiena possibilmente diritta. Se non sappiamo dove posizionare le mani possiamo lasciarle rilassare sulle ginocchia. A questo punto silenziamoci, chiudiamo gli occhi e ascoltiamo il nostro respiro.

Dopo qualche secondo inspiriamo per circa 3 secondi. Mentre lo facciamo immaginiamo di star disegnando il primo lato del quadrato partendo dall’alto e dalla nostra sinistra. Tracciamo una bella linea immaginaria poi – trattenendo il respiro – proseguiamo con il secondo lato della forma.

Arrivati qui espiriamo e nel mentre tracciamo il terzo lato immaginario. Da ultimo tratteniamo ancora il respiro e disegniamo l’ultima linea: la quarta che va a completare il respiro quadrato.  Disegnando e respirando più volte seguendo il nostro quadrato abbiamo dunque l’occasione di rallentare il nostro flusso portando maggiore tranquillità nel nostro qui e ora.

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23/07/21 Blog

Phubbing e relazioni: quando il cellulare ci fa escludere l’altro

Il cellulare è ormai il nostro fedele compagno e amico. A volte però è fin troppo presente nelle nostre vite, a tal punto che viviamo quasi in simbiosi con questo strumento. Senza darci peso sempre più spesso finiamo per trascurare chi amiamo e chi è di fronte a noi per dedicarci allo smartphone. Quando questo succede stiamo attuando il phubbing. Che cos’è e perché dobbiamo tenercene il più lontano possibile? Scopriamolo.

Alzi la mano chi ha guardato il cellulare durante una cena? E chi ha parlato accorgendosi dopo che l’altra persona era così presa dallo smartphone da non ascoltare mezza parola? Credo che sia corretto dire che la quasi totalità delle persone hanno vissuto più e più volte il primo e/o il secondo caso che ho citato. Ecco in questo scenario allora abbiamo attuato o subito il phubbing.

La parola può suonare strana e un po’ bizzarra, ma il concetto che comunica è una realtà che non possiamo ignorare al giorno d’oggi. Il phubbing si riferisce a quel comportamento che mettiamo in atto quando trascuriamo il nostro interlocutore in favore del cellulare.

Nella pratica può avvenire quando ci accorgiamo di star parlando e non avere l’attenzione di chi abbiamo di fronte perché rapito dallo smartphone. Oppure nel caso contrario quando noi ignoriamo la persona per scorrere il nostro cellulare, le foto, i social media.

Vivere il phubbing: perché è un problema di tutti noi?

In tutti e due gli scenari quello che si viene a creare è un problema di comunicazione e di relazionalità. Un fattore che, lungi dall’essere solo una questione di etichetta, rischia nel tempo di rovinare e compromettere i nostri rapporti sociali.

Photo by Toa Heftiba on Unsplash

Gli insegnamenti del passato avevano già individuato una possibile problematica. Perché il punto di fatto è come possiamo stare davvero nella relazione con l’altro se siamo distratti dal cellulare in modo ripetuto? Il phubbing da questo punto di vista non può essere visto o interpretato solo come una disattenzione momentanea.

Il fenomeno infatti incrina sia la comunicazione che i meccanismi di socialità. A ben vedere il phubbing porta a una forma di esclusione sociale, agita o subita. Che sia attuato consapevolmente o inconsciamente, la situazione non cambia. Snobbare o venire snobbati diventa ben presto un problema significativo che può gettare le basi per una crisi e per una rottura dei rapporti stessi.

Attraverso questo circolo vizioso vanno in crisi certe dinamiche che sono alla base del nostro essere umani. Vivere con il phubbing vuol dire mettere a rischio il nostro senso di appartenenza, la nostra autostima. Per non parlare delle conseguenze sul nostro senso di realizzazione e sulla frustrazione che viene via via esasperata.

Come riconnetterci alla relazione e al presente

Le considerazioni a tal proposito sono ampie, a partire dal motivo per cui facciamo phubbing. Potrebbe essere noia, volontà di escludere l’altro dalla nostra considerazione oppure a volte dipendenza da cellulare. Il perché avvenga questo fenomeno non cambia gli esiti purtroppo.

Proprio per questo dobbiamo correre ai ripari il prima possibile così da salvaguardare la nostra socialità, ma anche la nostra salute. Dopotutto essere sempre connessi è una delle prime strade per arrivare presto a un esaurimento dettato dal sovraccarico di stimoli.

Il primo passo è perciò limitare il nostro tempo con il cellulare. In special modo durante i pasti mettiamo da parte la tecnologia e focalizziamoci sulla conversazione. Parliamo, stiamo nel momento, ascoltiamo e cerchiamo di gustarci quegli istanti.

Se notiamo di avere difficoltà a ridurre l’utilizzo dello smartphone possiamo aiutarci con le applicazioni che bloccano gli accessi in orari delimitati. Un ultimo accorgimento è anche quello di disattivare le notifiche soprattutto quelle connesse ai social network.

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09/07/21 Blog

Vivere con lentezza: riposo e detox mentale per una nuova routine

Le giornate che si allungano, l’arrivo della primavera e poi dell’estate sono promemoria perfetti a cui rifarsi. La natura stessa sembra vivere di tempi rallentati. Prendendo spunto da questi cicli possiamo allora cercare di staccare dalle solite ansie che ci procurano stress e preoccupazione. Come e perché vivere la routine con lentezza e in modo differente?

Nel quotidiano siamo sempre alle prese con una routine stressante fatta per lo più di incastri delle varie attività. Una combinazione che oltre a far impallidire il Tetris ci lascia via via più debilitati. In breve siamo stanchi a livello fisico, ma anche mentale ed emotivo. L’arrivo della bella stagione però ci può aiutare a ridefinire alcune delle nostre priorità e a riscoprire il valore della lentezza.

In special modo con il caldo e dopo un lungo periodo di reclusione casalinga come quello che abbiamo sperimentato può essere il momento ideale. Lasciamo andare le gabbie rigide in cui ci siamo ritrovati e rallentiamo i ritmi che ormai siamo abituati a considerare una seconda pelle.  Nel precedente articolo abbiamo visto come ricollegarsi ad alcune azioni nutrienti che ci possono essere di sostegno.

Come puoi leggere qui, infatti, è sempre consigliabile dedicare una parte del nostro tempo ad attività che sappiano esaltare la nostra mente e creatività. Sono queste di frequente a rigenerarci e darci nuova linfa per far fronte agli eventi quotidiani. Sebbene queste azioni siano essenziali, a volte, non basta solo ritagliarsi momenti di gioco e libertà con cadenza periodica. In certi casi diviene prioritario trasformare in profondità la nostra solita routine così che possa essere più sostenibile.

La lentezza che ci risolleva

Photo by Loïc Fürhoff on Unsplash

Ogni momento può essere quello giusto per rivedere la nostra tabella di marcia all’insegna della lentezza. Se questo è vero in generale, è possibile che si presentino le occasioni migliori nel periodo estivo. La natura stessa e le impostazioni sociali ci possono essere di aiuto in questa stagione proprio nel ridefinire uno scenario più quieto.

Può sembrare un dettaglio, ma spesso scegliere di assecondare un ritmo più rilassato e flessibile è la chiave migliore. Una possibilità che ci consente di recuperare le energie, di ristorarci e di immagazzinare nuovi spunti per affrontare la realtà quotidiana. In alcune settimane per via di eventi, consegne o incombenze può non essere possibile rallentare.

La strategia ideale allora è cercare di compensare il prima possibile con ritmi più leggeri. Agendo in questa maniera avremo sempre la possibilità di ricaricarci e di non arrivare stremati a un rischioso punto di rottura quale un burnout o una depressione.

Digital detox e condivisione: rallentare per recuperare

L’estate a tal proposito richiama in via implicita giornate più tranquille, meno impegni, appuntamenti dilatati. E perché no? Anche vacanze, momenti di stacco completo e di divertimento o quanto meno di relax. Scegliere di portare la lentezza nel proprio quotidiano aiuta ad abbassare anche il livello di ansia generale che possiamo sperimentare.

Agire lungo questa direzione è in realtà piuttosto semplice e può essere utile anche qualora non sia possibile staccare del tutto nell’immediato. Il primo passo è imporsi di rallentare, di lasciar andare le redini e di preservare una maggiore quota di tempo libero. Sotto questo profilo quando siamo stressati e di corsa paradossalmente tendiamo a perdere molto tempo collegati a internet e/o scrollando i social network.

Ecco perché uno dei primi accorgimenti che può tornare utile è attuare un efficace digital detox. Mettiamo da parte il cellulare, disinstalliamo le applicazioni, programmiamo i messaggi automatici sulle email di lavoro. Liberiamo tempo dalle ansie da notifica e iperconnessione che la tecnologia ci ha abituato ad avere sempre con noi.

In aggiunta cerchiamo di tutelare al meglio il nostro tempo libero. Organizziamo qualche attività in comune con coloro che amiamo e in quei momenti imponiamoci di non parlare di lavoro. Dedichiamoci al riposo. Stiamo il più possibile all’aria aperta così che il corpo e la mente possano attingere alle risorse della natura per riscoprire il piacere della lentezza.

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02/07/21 Blog

Le azioni nutrienti: introdurre la leggerezza nella quotidianità

Ci sono periodi in cui siamo stanchi e ci sentiamo sfibrati da ogni cosa, anche la più rilassante e divertente. Lo stress e le corse continue ci possono mettere a dura prova e spingere a desiderare una vacanza. Se però non possiamo nell’immediato staccare del tutto, possiamo mettere in atto alcune strategie che ci facciano ritrovare un equilibrio. Sono le azioni nutrienti le nostre alleate più potenti. Ecco qualche spunto a cui rifarsi.

Con l’arrivo del caldo e dopo un intero anno di corse potremmo vivere periodi di grande affaticamento. In special modo negli ultimi tempi dove insieme allo stress quotidiano si sono sommate le implicazioni dettate dalla pandemia da Coronavirus.

Possiamo allora sentirci stanchi, sfibrati, ma anche annoiati. Anche senza arrivare al languishing di cui abbiamo parlato in questo articolo, potremmo comunque non provare gusto o gioia nel vivere le nostre giornate. Potremmo voler pensare ossessivamente al lavoro o trovare tutto noioso e poco appagante.

Quando ci accorgiamo di questo è importante che proviamo subito a invertire la rotta. Come possiamo fare? Attraverso la pratica di azioni nutrienti, ovvero attività che sappiano rigenerare le nostre energie, riaccendere la nostra creatività. In poche parole azioni che sappiano nutrirci e ricaricarci.

Quali sono le azioni nutrienti?

Approcciando le prime volte queste possibilità potremmo essere in dubbio e domandarci quali siano le azioni nutrienti. Nella pratica possiamo intendere queste ultime come ogni cosa che sappia rinfrancarci e ci fornisca nuovo “carburante” a livello emotivo, mentale e di riflesso anche fisico.

Se ci sentiamo fiacchi, senza energie o demotivati dunque è bene fermarci e prenderci del tempo tutto per noi. L’affaticamento mentale e fisico, ma anche la non voglia, la noia che invade ogni momento sono infatti segnali potenti da non trascurare. Accorgerci di quegli indizi ci fornisce l’occasione per darci respiro e trovare vie alternative da esplorare. Ecco perciò che arriva il tempo di sperimentare con leggerezza e curiosità tutto quanto sentiamo ci stia chiamando e possa divertirci e sostenerci.

Le possibilità sono praticamente infinite. Potremmo scegliere di fare quotidianamente una passeggiata a contatto con la natura. Potremmo leggere un libro, magari un romanzo. O quel titolo che ci sembrava troppo ridicolo che abbiamo messo da parte, ma che avremmo tanto voluto leggere. O ancora potrebbe essere il cucinare ciò che amiamo,  ritagliarci del tempo per stare con gli amici o per farci un bel bagno in tranquillità.

Ogni persona deve trovare le sue attività del cuore.

Insomma come si intuisce da questa prima semplice lista l’unico limite alle nostre opzioni è il nostro gusto. Ogni persona difatti ha le proprie attività nutrienti del cuore. Quelle piccole azioni o abitudini che possono confortarla nei momenti tristi e ricaricarla nei momenti di stanchezza fisica o mentale. Le azioni nutrienti non dovrebbero mai essere tralasciate per lungo tempo. Nemmeno quando stiamo bene e ci sentiamo in forma. Questo perché in tutti i casi sono una vera e propria coccola per il benessere psico-fisico.

Praticarle con costanza e ritagliarsi momenti ripetuti anche con cadenza settimanale può allora essere una chiave di volta importante. Una soluzione che a prescindere dal contesto ci sostiene e alimenta la nostra motivazione e apertura alla vita. A volte queste opzioni vengono messe da parte non tanto perché non piacciano, ma per vie delle scuse o dei sensi di colpa che abitano in noi.

La nostra cultura e società a ben vedere esalta più il dovere e il duro lavoro che il piacere. Nel lungo termine però posticipare o annullare del tutto la parte gioiosa, se vogliamo anche bambina, che vive in noi rischia di farci più male che bene. Per combattere il logorio quotidiano e lo stress che ci assale in continuazione e ritrovare il gusto della nostra giornata è dunque essenziale tornare a noi. Al nostro centro recuperando e lasciando che si esprima al massimo tutto ciò che amiamo.

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