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12/12/19 Blog # , , , , , ,

La compassione: il soffio gentile dell’amore che conduce al benessere

Compassione, una parola che ha origini antiche e che in alcuni casi rimanda a una retorica di stampo religioso. In realtà a ben vedere il concetto originario è quanto mai attuale. Soprattutto quando abbiamo a che fare con una società improntata al perfezionismo, all’esasperazione della performance, alla critica continua di ogni aspetto. Scopriamo perché dovremmo iniziare fin da subito ad affidarci a questo approccio integrandolo nella nostra quotidianità.

Quando parliamo di compassione siamo spesso limitati da alcuni preconcetti difficili da sradicare. Il primo pensiero corre, infatti, a scene e qualità che associamo essenzialmente al consiglio di qualche religioso o guru. Approfondendo, però, il tema appare subito evidente il grande fascino che questo termine può esercitare su tutti noi.

Un’attrattiva a cui è impossibile resistere perché ci mostra che un’altra via, un’altra modalità è possibile. Un approccio alla vita che sia più in linea con il nostro reale sentire e che sia in grado di tenere in considerazione anche le nostre emozioni più profonde. Prima di immergerci in questo nuovo punto di vista, facciamo un passo indietro e torniamo all’etimologia della parola compassione.

Compassione come condivisione e accettazione autentica.

Se guardiamo al significato iniziale di compassione possiamo scoprire che si tratta della possibilità di partecipare sensibilmente al dolore, alle prove che altre persone stanno vivendo. Sebbene in molti casi nella società occidentale questo termine abbia assunto un’accezione  quasi negativa, vi sono altre prospettive che ne hanno ribaltato del tutto la visione.

Esempi di ciò sono sicuramente le filosofie orientali che hanno scelto di fare della compassione – nella sua veste più pura e luminosa – il fondamento alla base dei loro insegnamenti. A questo proposito la particolarità è che non si tratta di un sentimento giudicante da parte di qualcuno in posizione avvantaggiata verso qualcuno in difficoltà.

No, al contrario, la compassione sotto questa luce apre le porte a una connessione intima. Un’interazione complessa, ma autentica con il dolore e l’esperienza vissuta. Il fulcro di tutto il processo si fonda sullo sguardo amorevole, sull’affetto con cui si entra in relazione profonda con la persona. Si tratta perciò non più di un atto giudicante, ma di un’apertura all’altro all’insegna dell’amore e dell’accettazione incondizionata.

Compassione e self compassion.

Percorrere la strada della compassione, abbinandola alla mindfulness, permette di illuminare la propria quotidianità con significativi benefici. È stato, infatti, rilevato che le persone che apprendono queste tecniche e le praticano con costanza:

  • gestiscono meglio le emozioni difficili
  • sperimentano meno ansia
  • alleviano la depressione o il senso di colpa
  • incrementano le loro capacità di resilienza e di gestione degli eventi stressanti;
  • si sentono più fiduciose
  • apprendono come trasformare le critiche verso se stesse in motivazione e opportunità di crescita personale;
  • accettano con maggiore responsabilità, ma senza costante senso di colpa, gli eventuali errori commessi nell’arco della loro vita
  • dimostrano una più elevata consapevolezza delle relazioni riuscendo a trasformare positivamente quelle difficili.

Vantaggi interessanti soprattutto se li inseriamo nel quadro delle nostre routine iper-stressanti. Da una rapida analisi delle nostre abitudini ci possiamo, infatti, rendere conto di essere sempre sottopressione e di vivere quella che ci appare come una vita “piena di catastrofi” prendendo a prestito una citazione di Kabat-Zinn.

È quindi essenziale sapere che in realtà un’altra modalità non solo è possibile, ma è alla nostra portata. Accedervi è molto più semplice di quel che potremmo pensare. Basterà affidarci a uno strumento che nel tempo ha acquisito a buon diritto una grande fama: la mindfulness, un nuovo modo di essere che ci permette di acquisire  consapevolezza capovolgendo la nostra prospettiva fino a farci sperimentare una vita piena e ricca di esperienze felici.

Se  in questa equazione aggiungiamo poi la Self-Compassion accogliendo noi stessi, difficoltà e difetti compresi, allora ci avvicineremo ogni giorno di più al nostro vero benessere.


Il 9 gennaio 2020 alle ore 18:30 presso la sede ITCI di via Ravenna, avrà inizio il prossimo corso di Mindful self-compassion. Per saperne di più clicca qui. 

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05/12/19 Blog # , ,

Scrivere per conoscersi: una pratica di benessere.

Scrivere per conoscersi: una pratica di benessere.

Quando siamo in crisi o anche solo pieni di pensieri e dubbi possiamo affidarci alla scrittura. Uno strumento antico che si trasforma in un compagno fedele che ci permette di entrare in connessione con noi stessi, di far emergere problematiche e soluzioni. Scopriamo di più su questa possibilità e su come utilizzarla.

Ci sono momenti in cui i pensieri affollano la nostra mente. Mille idee, riflessioni e considerazioni a volte anche contrapposte girano e rigirano senza trovare una meta impedendoci di riposare. Sono proprio questi gli istanti in cui mettere un punto fermo al turbinio di voci contrastanti che ci assale e passare all’azione. Come? Prendendo carta e penna in mano. La scrittura può, infatti, aiutarci a dipanare l’ingarbugliata matassa che ci sta tormentando.

All’apparenza decidere di fermarsi e mettere nero su bianco i nostri pensieri, dubbi e riflessioni può rivelarsi una scelta particolare, quasi bizzarra. Vedere e toccare in maniera fisica le nostre osservazioni che differenza potrà mai fare?

Eppure scrivere ci permette di chiarire innanzitutto a noi stessi ciò che stiamo realmente provando, ci aiuta a comprendere più in profondità la logica che sta alla base dei nostri problemi e a limitare la confusione con cui abbiamo a che fare di frequente. Non per nulla viene sempre più consigliata la pratica del diario sia all’interno della psicoterapia sia in percorsi differenti legati alla crescita e alla conoscenza personale.

Photo by Calista Tee on Unsplash

La scrittura come parte di una terapia.

Possiamo essere in ansia per quel problema che ci sembra essere insormontabile oppure siamo impauriti da una novità improvvisa che potrebbe cambiare del tutto la nostra routine. Possiamo provare rabbia, tristezza e delusione per un evento accaduto di recente. O ancora possiamo sentirci elettrizzati e pieni di energia, ma anche molto confusi per un qualcosa che abbiamo vissuto.

Le ragioni possono essere le più diverse. Quel che conta è la nostra volontà di fare chiarezza, di vivere pienamente le nostre emozioni immergendoci in noi stessi e assaporando i nostri pensieri. In molti casi questo può rappresentare il primo momento di consapevolezza, il più intimo perché compiuto in solitudine e completamente a contatto con il nostro io profondo. Non ci sono maschere, finzioni o strategie che tengano quando siamo noi il nostro unico spettatore.

È interessante notare come la scrittura, da questo punto di vista, possa rappresentare una finestra, un collegamento verso la nostra parte più intuitiva e irrazionale.

Le parole ci riconnettono al nostro io.

All’inizio può essere complesso aprirsi e connettersi in maniera significativa con il nostro inconscio, ma dopo aver iniziato saremo sorpresi dal lento fluire dei nostri pensieri.

Un esercizio che a mano a mano ci permetterà di portare alla luce i nodi del nostro cuore e della nostra mente. Fattori scollegati, elementi distanti gli uni dagli altri lentamente troveranno spazio all’interno della pagina che una volta era bianca. A poco a poco tutto acquisirà più senso e la confusione iniziale che stavamo sperimentando lascerà il posto alla quiete. Anche i problemi che ci angustiavano messi per iscritto potranno essere più gestibili come se acquisendo una forma fisica fosse anche più semplice confrontarsi con essi.

Sono questi alcuni dei benefici che si ritrovano decidendo di utilizzare la scrittura in affiancamento alla psicoterapia e ad altre tecniche quali la meditazione e la mindfulness. Azioni che sembrano piccole, quasi scontate, ma che rivelano a posteriori la loro incredibile utilità soprattutto se praticate con costanza e inserite nella nostra routine.

Da ultimo, la scrittura può accendere la nostra creatività e darci modo di scoprire anche lati nascosti che non avevamo considerato fino a quel momento. E proprio attraverso questa nuova visione di noi stessi e della realtà possiamo individuare soluzioni originali e alternative che diano respiro alla nostra mente. Possibilità creative, queste, capaci di rinvigorire la scintilla del nostro benessere psicofisico facendoci sentire di nuovo connessi, centrati e vivi.


 

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27/11/19 Blog # , , ,

Riscoprire l’amore per se stessi

Amare se stessi è un percorso complesso con cui ci confrontiamo per tutta la nostra vita. Sia che la nostra autostima sia alta sia che debba ancora essere coltivata, questo è un aspetto fondamentale per la nostra serenità mentale. Un elemento irrinunciabile per il nostro benessere. Vediamo come acquisire consapevolezza anche con l’aiuto della mindfulness.


C’è un punto che accomuna le persone felici, un aspetto che non può mancare nell’equazione che ci porta a raggiungere il pieno benessere psicofisico, quell’ingrediente segreto che rende tutto più vero. Gli uomini e le donne che sono in pace ed emanano energia positiva stanno bene con se stesse, si amano, si rispettano, si apprezzano. Sono le prime e più grandi alleate di loro stesse.

Non è una semplice considerazione, un qualcosa che ci può essere o meno. È un dato di fatto, quella caratteristica senza cui nulla funziona come si deve. C’è però un limite che può influire fortemente su questa possibilità ed è la convinzione che queste persone facciano parte di un gruppo esclusivo e fortunato in cui è praticamente impossibile entrare. Niente di più sbagliato.

È di certo un vantaggio nascere e crescere con una buona stima di sé, imparare fin da bambini ad amarsi, ad avere cura di sé, a rispettare se stessi e i propri tempi. Se questo non è il nostro caso possiamo, comunque, rimediare da adulti. Potrà essere un percorso più lungo e complicato, ma avremo in ogni caso la possibilità di sviluppare la nostra autostima, di allenare il rispetto per noi stessi e di arrivare finalmente ad amare tutto il nostro essere. Per farlo possiamo affidarci alla mindfulness che, abbinata alla psicoterapia, può apportare grandi benefici alla nostra vita.

Un magico appuntamento… con noi stessi.

Abbiamo detto che l’amore per se stessi non è per forza un elemento innato, ma che al contrario può essere coltivato e ampliato. In che modo possiamo renderlo realtà? Tutto inizia da noi stessi che possiamo creare al contempo il problema e la cura. Sì, perché se è vero che siamo noi a non sentirci abbastanza, a credere di non meritare amore e attenzioni è anche vero che possiamo ribaltare in breve la nostra prospettiva. Non occorrono magie o formule strane per farlo. Il segreto è racchiuso nel nostro cuore e ce lo indica la parola stessa di questo tema antico: l’amore.

Un po’ come quando stiamo iniziando a conoscere una persona speciale. Viviamo le emozioni dei primi appuntamenti, siamo curiosi e vogliamo sapere sempre di più su colei o colui che ci attrae. Ci ritagliamo del tempo di qualità per condividere attività che ci piacciono, dedichiamo la massima attenzione all’incontro e ci impegniamo nel corteggiamento.

Per imparare ad amare se stessi possiamo replicare esattamente lo stesso schema. Dobbiamo prenderci del tempo per stare realmente con noi stessi comprendendo ciò che proviamo nel profondo senza giudicarci, ma osservandoci. E come un innamorato coccolandoci, rispettandoci e donandoci piccoli momenti destinati al nostro benessere.

L’inizio di una relazione felice.

Piccole, grandi cure quotidiane queste che possono divenire i nostri rituali. Azioni che possono aiutarci a rallentare i ritmi stressanti e ad apprezzare la nostra routine perché in sintonia con la nostra essenza.

Le possibilità possono essere le più diverse: dedicare attenzione alla nostra salute psicofisica, curare la nostra immagine, cucinare un piatto che desideriamo, leggere un libro, iniziare quel corso di teatro che abbiamo sempre rimandato, fare un viaggio in solitaria o in compagnia, ascoltare la nostra musica preferita o scrivere mettendo nero su bianco i nostri pensieri più intimi. Il mezzo con cui lo facciamo non ha importanza. Ciò che conta è stare a contatto con il nostro io profondo dando noi per primi valore e amore a noi stessi senza aspettare di ricevere conferme, fragili e momentanee, dagli altri.

Se poi a queste semplici attività aggiungiamo alcuni aiutanti d’eccezione come la mindfulness e la meditazione allora saremo sicuramente sulla buona strada per acquisire quell’amore incondizionato che è alla base di ogni relazione felice. Perché prima ancora di poter interagire con chi ci circonda o di pensare di instaurare un sano rapporto di coppia è essenziale essere in grado di dare amore, cure e dedizione a una persona speciale con cui dovremo sempre fare i conti: noi stessi.


Se sei interessato ad approfondire l’argomento partecipa al corso Mindful Self-comapassion Training

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15/11/19 Blog # , , , ,

Fase di cambiamento? Ti aiuta la mindfulness.

Stai attraversando un periodo di forte stress, una fase di trasformazione? Vivi un momento di crisi personale? La mindfulness può essere un alleato prezioso per superare gli ostacoli e riprendere in mano le redini della tua vita. Vediamo in che modo e perché.


L’alternarsi degli eventi nella nostra vita può farci sentire come se fossimo in balia delle circostanze. Momenti felici, attimi di tensione, imprevisti che ci danno da pensare o che ci fanno mettere tutto in discussione. Che siano occasioni positive o negative non importa, ciò che spesso può fare realmente la differenza è il nostro approccio mentale e il modo in cui tendiamo a vivere il presente.
Ecco perché la mindfulness, unita in alcuni casi anche alla psicoterapia, può rivelarsi un metodo interessante per affrontare al meglio il cambiamento e uscire da questa fase riscoprendo la nostra essenza.

Ritmi lenti e autenticità per cambiare visione.

Non dobbiamo per forza sperimentare ansia e panico per comprendere che il momento vissuto richiede un cambio di prospettiva. I segnali possono essere sottili, difficili da individuare: un periodo in cui ci sentiamo mentalmente esausti, in cui arriviamo a fine giornata con la testa pesante e vuota o, ancora, in cui viviamo un affaticamento generale. Una sorta di apatia anche verso le attività che abbiamo sempre amato.

Sono proprio questi gli indizi piccoli, ma potenti che vogliono avvisarci che c’è un qualcosa che dobbiamo modificare, che il nostro presente è affollato di troppe incombenze, di attività che non ci piacciono. Occorre una trasformazione radicale, ma da dove possiamo iniziare?

Per recuperare la gioia insita nella quotidianità il primo passo è rallentare il ritmo, fermarci a osservare la situazione che stiamo vivendo. È in questo istante che ci apriamo ad altre possibilità. Possiamo intraprendere un percorso differente che, se ben combinato con le tecniche di meditazione e di mindfulness, ci aiuterà a vivere il cambiamento in positivo e a trasformare una fase di stallo in un’occasione di vera rinascita.

Imparare a praticare la mindfulness giorno dopo giorno ci permetterà non solo di modificare le nostre abitudini, ma anche il nostro pensiero con effetti potenzialmente benefici su ampie aree della nostra vita.

La mindfulness come pratica quotidiana.

A ben vedere è simile a quando impariamo a suonare un nuovo strumento o ci dedichiamo a uno sport sconosciuto fino a quel momento. All’inizio tutto sembra complicato, difficile. Certe azioni, determinati movimenti ci paiono ostici: pensiamo che non riusciremo mai a padroneggiarli con maestria.

Eppure a poco a poco quello che era iniziato come un percorso in salita entra a far parte di noi: ci ridefinisce, modifica i nostri orari, la nostra routine, la nostra mente. E quelli che sembravano processi impossibili diventano degli automatismi. Elementi di cui non possiamo più fare a meno, perché il nostro corpo e il nostro cervello ricordano le sensazioni di benessere che abbiamo sperimentato attraverso quelle pratiche. Quando scegliamo di intraprendere la via della mindfulness avviene esattamente lo stesso. Possiamo incontrare ostacoli e imprevisti, possiamo doverci confrontare con alcune nostre resistenze consce o inconsce, ma ben presto sperimenteremo i reali benefici di questa possibilità.

In ogni caso, il segreto per poter utilizzare queste tecniche e trarne giovamento rimane sempre solo uno: focalizzarsi su noi stessi e, a mano a mano, far diventare questi esercizi un’abitudine. Perché possiamo ottenere un cambiamento positivo solamente se ci impegniamo in prima persona con costanza integrando le nuove attività benefiche all’interno della nostra vita. Non una volta ogni tanto, quando ci ricordiamo o quando abbiamo tempo, ma ogni singolo giorno.

E in breve la mindfulness si trasformerà in un’alleata potente. Una compagna fidata che ci accompagnerà nelle varie fasi della nostra esistenza sostenendoci e dandoci modo di rigenerare le nostre energie e la nostra essenza profonda.


Ti è piaciuto l’articolo? Leggi anche Intelligenza emotiva

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07/11/19 Blog # , , , , , , , ,

Intelligenza emotiva: saper gestire le emozioni per vivere meglio

La razionalità riveste un ruolo importante all’interno delle nostre vite, ma non tutto si esaurisce con essa. Per vivere bene e relazionarsi con successo con gli altri è essenziale saper riconoscere e gestire le emozioni. Ambito questo collegato all’intelligenza emotiva. Vediamo di che si tratta.


Quando parliamo di intelligenza siamo abituati a pensare alle funzioni cerebrali e cognitive che utilizziamo quotidianamente per svolgere le più diverse attività. Un elemento, un senso quasi matematico e profondamente razionale di approcciare la realtà.

C’è una forma di pensiero, però, che esula dai numeri e dai ragionamenti più spiccatamente scientifici: è quella che viene definita intelligenza emotiva che ha a che fare con le emozioni, la parte più intima dell’essere umano e con il livello inconscio.

Prima di scoprire i benefici collegati a questa abilità e il perché dovremmo imparare a coltivarla, soffermiamoci sulla sua definizione.

Intelligenza emotiva: l’arte di saper gestire le emozioni.

Le 5 componenti dell’Intelligenza emotiva

Per comprendere realmente la portata e il cambio di prospettiva collegati all’intelligenza emotiva partiamo dal chiarire di che cosa si tratta. In estrema sintesi, l’intelligenza emotiva è l’attitudine che permette a una persona di riconoscere e gestire le emozioni sue e degli altri individui con cui entra in relazione. All’atto pratico ciò significa essere in grado di identificare lo stato d’animo che si sta vivendo, di dare voce a quelle determinate sensazioni e di calibrare il proprio comportamento così da agire in maniera il più possibile equilibrata.

A questi passi si aggiunge poi l’abilità di interpretare correttamente le emozioni delle persone che ci circondano, distinguendo tra gli stati d’animo che appartengono a noi e quelli che sono invece esterni. Da ultimo, ma non meno importante, l’intelligenza emotiva implica la capacità di impiegare le informazioni derivanti dalla consapevolezza emozionale per raggiungere i propri obiettivi: professionali, personali o connessi al benessere psicofisico.

Sebbene i primi studiosi a parlare di questo concetto siano stati Peter Salovey e John D. Mayer all’interno del loro articolo Emotional Intelligence nel 1990, spetta a Daniel Goleman il merito di aver fatto conoscere l’intelligenza emotiva al grande pubblico.  Nel 1995 lo psicologo e scrittore statunitense ha, infatti, pubblicato un libro sul tema. La pubblicazione, nota semplicemente come  Emotional intelligence, per il mercato italiano è stata tradotta in “Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici”. Titolo significativo che mette l’accento anche sui benefici connessi a tale abilità.


Intelligenza emotiva e benessere psicofisico.

In alcune occasioni, sia in ambito lavorativo che personale, poter contare sull’intelligenza emotiva può essere alla base di interessanti vantaggi.  Si pensa, infatti, che chi sa ben applicare questa capacità abbia maggiori opportunità di successo nel settore relazionale che ha risvolti sottili o evidenti su quasi tutti i campi della nostra esistenza. A questo proposito ci sono alcune caratteristiche dell’intelligenza emotiva che ci possono aiutare nella vita di tutti i giorni.

Avere consapevolezza di sé, saper identificare e gestire le proprie emozioni ci permette di agire con più efficacia e moderazione interagendo  con più facilità con un contesto su cui non abbiamo controllo diretto, con una situazione inaspettata, con un ostacolo improvviso o un interlocutore magari non a nostro favore.

Essere in grado di motivarsi mentalmente – trasformando limiti, paure o negatività in stimoli positivi e spinte verso il raggiungimento dei nostri obiettivi – permette di ribaltare del tutto la nostra prospettiva. Questo ci permette di rigenerarci, di caricarci di nuova energia e di incrementare la nostra tolleranza dello stress evitando di cadere vittima di circoli viziosi, idee fisse o abitudini controproducenti.

Infine poter contare sull’empatia, altro elemento fondante dell’intelligenza emotiva, ci permette di calarci nei panni di chi ci sta vicino e di instaurare relazioni qualitativamente migliori che producono beneficio a tutte le parti coinvolte.

Già da questa breve disamina si capisce perché sia importante tenere in considerazione e allenare queste competenze che tutti abbiamo, ma che devono comunque essere sviluppate con cura grazie a esercizi mirati, alla mindfulness, a meditazioni guidate e alla psicoterapia.


Ti è piaciuto l’articolo sull’intelligenza emotiva? Leggi anche Leadership: le qualità che fanno la differenza nella vita e nel lavoro.

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01/11/19 Blog # , , , , ,

La mindfulness per superare i periodi di crisi

I momenti di crisi possono mettere a dura prova corpo e mente. Imparare a gestirli al meglio è un passaggio fondamentale per superare le difficoltà e ritrovare il benessere psicofisico. Abbracciare il presente, praticando la mindfulness, si rivela così una delle strategie più efficaci. Scopriamo come fare.

Photo by Jared Rice on Unsplash


Essere in crisi, vivere una crisi, sono frasi che sono ormai entrate nel linguaggio comune. Se guardiamo al significato profondo scopriamo, dunque, che nello specifico si fa riferimento a uno o più momenti di grande turbamento nella vita e/o nella mente di una persona. In diverse occasioni attraversando una fase di difficoltà emotiva, mentale o fisica ci sentiamo come se fossimo in gabbia, intrappolati nella nostra quotidianità, soli e senza via d’uscita.

Questi pensieri lavoreranno così in profondità che, in poco tempo, rischieremo di andare incontro a problematiche quali depressione, ansia, attacchi di panico, esaurimento e molti altri. I periodi di crisi sembrano, infatti, esercitare un’influenza enorme sulla nostra psiche, togliendoci energie fondamentali per il nostro benessere generale e dandoci l’impressione che questa nostra condizione di malessere durerà in eterno.

Niente di più sbagliato, ovviamente. Ma come si possono superare queste convinzioni che possono limitare la nostra rinascita e ripartenza? Il percorso che ci permette di alleviare la fatica che ci appesantisce è articolato, ma con l’aiuto della mindfulness e della psicoterapia possiamo trovare nuove modalità di approccio e gestione della crisi. Vediamo insieme come possiamo rendere possibile tutto questo.

Periodi di crisi: un percorso lungo quattro passi.

Abbiamo detto che a prescindere dalle condizioni le difficoltà colpiscono duramente la nostra mente. È in questo luogo che hanno origine e si scatenano sia gli ostacoli sia alcune possibili soluzioni.

Ecco perché se desideriamo migliorare il nostro modo di attraversare i periodi di crisi è necessario che ci impegniamo attivamente lungo quattro assi distanti fra loro, ma sempre complementari. Per poter andare oltre alle emozioni negative che stiamo vivendo è, dunque, importante:

  1. RICONOSCERE

    Il primo fondamentale passo che dobbiamo compiere è ammettere che stiamo vivendo una fase di crisi. Fermarsi un momento, prendere fiato e concentrarci sulle nostre emozioni più intime. Cosa stiamo provando? Qual è il nome, la causa del nostro disagio? È rabbia per un commento che abbiamo letto come un’offesa forse, oppure è tristezza perché abbiamo dovuto dire addio a qualcuno, a qualcosa, a una parte di noi stessi. O ancora, è delusione oppure solitudine? Non c’è una risposta giusta e una sbagliata: non importa cosa riconosciamo, e se ci piace e o meno quel che vediamo, ma la possibilità di comprendere e superare che ci diamo nel momento in cui finalmente lo facciamo .

  2. TOGLIERE NUTRIMENTO AL RIMUGINIO

    Una volta riconosciuta la difficoltà, dobbiamo lavorare per eliminare tutto ciò che favorisce la ruminazione mentale, quel pensare in maniera ricorsiva e ossessiva fissandoci sempre sugli stessi temi. Per farlo possiamo praticare la meditazione e sperimentare le diverse tecniche di mindfulness che ci aiutano a focalizzarci sul presente. Mano a mano che acquisiremo dimestichezza con i procedimenti impareremo a bloccare il rimuginio e a svuotare la mente. In alcuni casi, potrebbe comunque essere utile iniziare un percorso di psicoterapia così da indagare meglio il disagio e sperimentare strategie pensate proprio per interrompere questo flusso circolare negativo.

  3. ABBRACCIARCI

    Il terzo passo sarà, invece, legato al perdono e alla possibilità di accogliere la nostra intera identità. Perdonarci per i nostri errori e fallimenti, veri o presunti che siano, è infatti un punto focale di svolta nel nostro percorso di crescita individuale. Solamente imparando che sbagli, occasioni perdute, gioie e dolori fanno parte di quella che è la nostra storia possiamo integrare tutte le varie parti all’interno di noi. I nostri pregi e difetti, così come tutto ciò che abbiamo vissuto, ci rendono la persona che siamo oggi. Una persona unica, speciale e degna d’amore e rispetto. Innanzitutto da parte di noi stessi.

  4. VIVERE CON CONSAPEVOLEZZA

    Ultimo, ma non meno importante passaggio è il mantenere viva questa nuova prospettiva che permette di riequilibrare i nostri stati d’animo. La mindfulness, abbinata ad altre strategie come la meditazione e la psicoterapia, ci insegna così una nuova modalità di approccio e di gestione delle crisi. Una vera e propria pratica di benessere che, con l’abitudine e la costanza, diverrà un’alleata preziosa per la nostra mente e non solo. In breve, un piccolo grande regalo che facciamo a noi stessi e alla nostra vita.


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24/10/19 Blog # , , , , ,

Il fallimento? Con la mindfulness può rivelarsi un’occasione di rinascita

Approcciare gli insuccessi o le battute d’arresto che la vita ci mette davanti è fondamentale per recuperare il benessere psicofisico e non sentirsi travolti dagli eventi. Vediamo insieme come la mindfulness, unita alla psicoterapia, può essere d’aiuto in questi casi.

In una società che esalta unicamente il successo a ogni costo non è semplice avere a che fare con gli imprevisti della nostra vita. Può capitare in amore quando una relazione attraversa una crisi e finisce; oppure al lavoro quando, nonostante gli sforzi e i sacrifici, non si raggiungono gli obiettivi sperati. O ancora nella vita quotidiana quando ci scontriamo con un momento difficile, con un cambiamento improvviso che sconvolge la nostra routine e che viviamo come un nostro fallimento pubblico o privato.

Le situazioni possono essere le più disparate, ma ciò che le accomuna è il senso di frustrazione, di vergogna, di impotenza che avvertiamo. Eventi piccoli o grandi che paiono bloccarci del tutto la strada verso un futuro luminoso. Se a queste sensazioni aggiungiamo il confronto con le vite patinate degli altri, e con i giudizi più o meno evidenti che ci vengono restituiti in cambio, la sconfitta è dietro l’angolo.

Per evitare di soccombere e iniziare a vedere tutto nero, anche quando il bicchiere non è mezzo vuoto, possiamo affidarci alla psicoterapia e alla mindfulness. L’unione e la pratica simultanea di questi due percorsi è una delle soluzioni che si sono maggiormente distinte per la loro efficacia. Prima di vedere come la mindfulness ci aiuta a superare il fallimento occorre però fare una breve premessa.

 

Non esiste solo la perfezione dei social… ed è giusto così

Abbiamo detto che la nostra società è focalizzata sul successo a ogni costo. Se questa esaltazione della vittoria è sempre stata molto evidente, con l’avvento e la diffusione dei social network è stata portata all’estremo. Ogni giorno siamo subissati da milioni di immagini in cui ogni minuscolo dettaglio appare perfetto, in cui tutti sono sorridenti, felici, sempre al massimo. Le persone pubblicano scatti che li ritraggono come nuovi modelli dei giorni nostri in luoghi da sogno, circondati da ogni meraviglia. Non stupisce, perciò, leggere che secondo alcuni studi l’esposizione elevata a un canale come Instagram ci faccia sentire più infelici e inadeguati. Chi potrebbe mai reggere il confronto con queste immagini sempre così perfette, con queste vite vincenti che dai racconti appaiono eccezionali? Come possiamo sentirci all’altezza confrontando quelle magnifiche scene con la nostra vita quotidiana fatta di lavoro, imprevisti, insuccessi, litigi, routine e tanto altro ancora?

Quello che spesso ci dimentichiamo è che ciò che filtra da queste foto sono sì momenti perfetti, ma anche edulcorati e studiati a tavolino. Sono solo una parte, la migliore, di quella che è la vita e l’esperienza completa di ciascuno di noi. Ciò che vedremo sono solo alcuni specifici istanti scelti appositamente per essere mostrati e possibilmente ammirati.

Queste considerazioni sono il punto di partenza essenziale per riuscire a toglierci di dosso quella sensazione di inadeguatezza che rischia di darci il tormento. Per un’analisi obiettiva e sincera della nostra situazione che ci permetta di ridimensionare i problemi e limitare le percezioni più negative. In questo complesso processo, possiamo trovare un valido alleato nella mindfulness.

Andare oltre il fallimento grazie alla mindfulness

Il fallimento e le battute d’arresto, che tutti sperimentiamo o abbiamo sperimentato in passato, sono tappe preziose all’interno del percorso di crescita di ciascuno di noi. Per approcciare questi eventi in maniera positiva – imparando ad accettarli e traendo insegnamento da essi – è importante focalizzarsi sul presente, sulla nostra interiorità, su ciò che sentiamo nel profondo.

La mindfulness, praticata con costanza e in alcuni casi abbinata alla psicoterapia, permette di rallentare i nostri ritmi, calmare la mente e concentrarci sulle nostre emozioni più intime. Di frequente, sono proprio queste ultime la causa vera del malessere e della sensazione di frustrazione e inadeguatezza che ci porta a rimuginare sugli insuccessi, sulle opportunità non colte o sbagliate, sui rimpianti.

Se vogliamo utilizzare la mindfulness per migliorare il nostro approccio alle sensazioni negative o positive e al fallimento abbiamo a disposizione diverse possibilità. Possiamo, infatti, praticare la respirazione diaframmatica, la meditazione, l’esplorazione del corpo, lo yoga consapevole e le visualizzazioni guidate o meno. Da sole o insieme, tutte queste tecniche sono potenti alleati che via via trasformano il nostro approccio agli eventi. In breve tempo saremo, infine, in grado di creare un circolo virtuoso che rifletterà i suoi effetti benefici su tutti gli aspetti della nostra vita. Un significativo cambio di prospettiva a cui non vorremo più rinunciare.


Ti è piaciuto l’articolo? Leggi anche Il buco nero di Fortnite e l’influenza dei videogiochi sulla mente

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17/10/19 Blog # , , , , ,

Il buco nero di Fortnite e l’influenza dei videogiochi sulla mente

Un popolare videogioco, Fortnite, un video e milioni di persone ferme a fissare il buco nero che ha inghiottito una galassia virtuale. Incredibile… oppure no? Vediamo insieme le motivazioni dietro al potente fascino che i videogiochi sembrano esercitare su tutti noi.

Forse vi è apparsa tra le notizie degli ultimi giorni, magari ne avete sentito parlare tra una pausa caffè e l’altra oppure avete pensato a uno scherzo escogitato da qualche hacker. Quel che è certo è che non lascia indifferente come news. Stiamo parlando del videogioco Fortnite che, a partire dalla sera di domenica 13 ottobre, è scomparso dalla rete ed è stato sostituito dal video di un buco nero. Che c’è di strano? Perché dare così importanza a questa news?

Quello che ci spinge a parlarne non è tanto il fenomeno in sé, che si tratti di un’audace quanto rischiosa operazione di marketing o di una pausa tecnica per permettere il caricamento di nuove funzionalità ha poca rilevanza. No, quello che colpisce è un dato: milioni di utenti sono rimasti a fissare per ore quel buco nero virtuale che di fatto rende impossibile proseguire nel gioco. Sguardo fisso e spasmodica attesa di un qualche cambiamento, di una variazione, di una spiegazione, di una ripartenza che permettesse loro di poter nuovamente entrare nella galassia immaginaria e procedere con la loro esperienza di gioco.

Sia che siamo appassionati di videogiochi o meno, sicuramente una notizia del genere fa riflettere. A prescindere dall’interesse o meno che possiamo provare per queste attività digitali, infatti, com’è possibile che milioni di persone rimangano in attesa ad aspettare di rivedere online il loro gioco preferito? Qual è il segreto, il fascino nascosto, dei videogame che consente loro di calamitare l’attenzione dei giocatori?

Videogiochi e bisogni: un legame tipicamente umano

Fortnite è l’ultimo caso a cui possiamo attingere e che può fornirci il punto di partenza per una riflessione. Non è però l’unico esempio e non è certamente un quesito nuovo quello che sovviene leggendo una notizia come quella di cui abbiamo appena parlato.

Se è stato Maslow uno dei più importanti studiosi a parlare dell’importanza dei bisogni dell’uomo, dividendoli in primari e secondari nella sua ormai celebre piramide, ci sono stati tuttavia altri psicologi che hanno associato questi concetti a determinati campi. In questo caso, troviamo degli spunti interessanti nelle ricerche condotte da Przybylski che indagando la realtà dei videogiochi, ha individuato un legame notevole tra questi strumenti e la possibilità di soddisfare alcuni bisogni individuali dei giocatori. Nello specifico è stato rilevato che, a seconda del tipo di videogioco scelto, le persone possono trovare un riscontro a bisogno differenti.

A questo proposito, se ricerchiamo autonomia e desideriamo essere artefici del nostro destino ci troveremo in maggiore sintonia con giochi in cui l’obiettivo è costruire un qualcosa o vivere in prima persona un’avventura. Un esempio è dato dal gioco Minecraft. Se, invece, siamo focalizzati sul voler sentirci competenti e sulla possibilità di crescita o progresso allora sceglieremo giochi in cui saremo in competizione contro qualcun altro come nel caso di Fortnite. Da ultimo ma non meno importante, uno dei bisogni che decretano maggiormente il successo dei videogiochi è correlato alla relazione e al senso di appartenenza. Il gioco in questo caso crea un gruppo, ci fornisce uno scopo condiviso con altri e ci fa sentire il legame con questa cerchia accomunata da interessi, linguaggi ed esperienze comuni anche se solamente “online”. Un esempio interessante in questo senso è costituito da giochi come World of Warcraft.

Queste sono solo alcune delle considerazioni che sono alla base del grande successo che continuano a vivere i videogiochi in maniera uniforme in tutto il mondo. Spunti interessanti da tenere a mente per iniziare a comprendere più in profondità il legame tra videogame e persone e i possibili risvolti di queste attività sul nostro comportamento, sulla nostra mente e più in generale sulle nostre relazioni sociali.


Gaming o dipendenza da videogame

Una picola nota riguardo, però, l’uso/abuso dei viedogame. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha riconosciuto tra le nuove forme di dipendenza, il gaming ovvero la dipendenza da videogame. Dal 1° gennaio 2022 sarà inserito nell’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems, manuale di classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati.

Di seguito una parte dei sintomi più comuni.

Sul piano fisico:

  • Emicrania
  • Affaticamento mentale dovuto all’alto livello di concentrazione
  • Stanchezza oculare
  • Aumento del dolore del Tunnel Carpale
  • Scarsa igiene personale

Sul versante emotivo:

  • Irrequietezza o irritabilità quando non è possibile giocare
  • Preoccupazione costante per il gioco
  • Isolamento sociale
  • Mentire sul tempo trascorso a giocare

Se pensi di aver bisogno di aiuto, scrivimi

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17/10/19 Blog

Leadership: le qualità che fanno la differenza nella vita e nel lavoro

Cosa vuol dire essere un leader? Quali sono le caratteristiche e le abilità indispensabili per diventarlo? Perché la leadership è importante a livello personale e professionale? Proviamo a dare una risposta a queste e altre domande

Essere leader, avere una mentalità da leader. Sono frasi sentite e risentite. Ormai sono quasi dei mantra e le persone designate con questa etichetta appaiono come delle figure aliene, in alcuni casi, o come fantomatici guru in molti altri.

A ben vedere, però, la leadership è una connotazione positiva sempre più richiesta a livello aziendale e non solo. Un insieme di carisma, abilità e punti di vista differenti che permette di emergere e distinguersi migliorando anche i rapporti con gli altri.

Per questo può essere utile conoscere le qualità che fanno di un individuo un buon leader così da saperlo riconoscere e perché no? Magari, anche per fare nostre queste capacità e migliorarci come persone e come professionisti. Prima di addentrarci nell’argomento e scoprire quali sono gli attrezzi essenziali per dare vita a questo mindset partiamo dalla definizione e cioè: cosa vuol dire leader?

Leader: significato e caratteristiche

Partiamo innanzitutto da una scrematura fondamentale. Il leader non è il capo. O meglio, le due figure non sempre coincidono. Puoi essere al contempo capo e leader oppure puoi avere il titolo di capo, ma non avere alcuna qualità in termini di leadership. O ancora, puoi essere una persona carismatica e influente, ma non avere responsabilità o ruoli di alto livello. Le combinazioni sono molteplici. Insomma, non è quasi mai un’equazione automatica e con simmetrie perfettamente combacianti.

Ora che abbiamo stabilito questa prima distinzione vediamo chi è il leader. Come notiamo dall’etimologia del termine stesso, quel verbo inglese to lead, il leader è la persona che ha le capacità, le conoscenze e il carisma necessari per guidare e orientare al meglio il suo gruppo di azione verso il raggiungimento di obiettivi o risultati comuni. È una figura che assume importanza in numerosi contesti: da quello familiare a quello lavorativo, passando per quello amicale o sociale. È quel qualcuno a cui tutti guardano, a cui chiedono consiglio; è colui o colei che è capace di motivare le persone che gli stanno accanto e che si occupa attivamente del benessere dell’intera squadra.

Le qualità del (buon) leader

Le caratteristiche essenziali che contraddistinguono una buona leadership sono legate a diversi aspetti. Tra questi troviamo abilità di tipo:

  • Comunicativo
  • Psicologico ed emotivo
  • Creativo
  • Relazionale

Nello specifico, infatti, il buon leader deve saper comunicare trasmettendo le giuste informazioni nel modo migliore ai suoi collaboratori. Deve, inoltre, essere aperto all’ascolto e avere un buon grado di empatia che gli permetta di mettersi nei panni di chi lo circonda per comprendere appieno prospettive diverse, problematiche o tensioni. Questo gli permetterà anche di individuare facilmente la soluzione più idonea per il benessere di tutti i componenti del team.

È, poi, necessario che il leader abbia una mentalità creativa o comunque sia predisposto all’innovazione e al pensare fuori dagli schemi. Questo perché, spesso, deve saper proporre spunti di riflessione o di azione nuovi, originali e inusuali che portino a una risoluzione rapida e ottimale della fase di crisi attraversata dal collaboratore, dal team o derivante dal contesto stesso.

Deve essere flessibile e disponibile al confronto, ma al tempo stesso deve essere abile a motivare, a spronare e a placare le eventuali discussioni che possono minare la fiducia e lo stato di armonia del gruppo. In tal senso è, anche, importante che la guida sappia delegare così da snellire i processi, alleviare i carichi di lavoro e di riflesso incrementare l’autostima degli individui coinvolti.

Il leader è una persona coerente, credibile e capace di guadagnarsi  il rispetto dei suoi interlocutori che arrivano a guardare a lui in cerca di ispirazione, supporto, guida e di un alleato. È qualcuno che per le sue conoscenze, esperienze, stile di vita, valori o azioni è visto come un “maestro” nel senso migliore del termine.

L’unione di tutte queste abilità e competenze permette di bilanciare gli interessi del singolo e quelli del gruppo creando una dinamica armoniosa ed equilibrata. In questo modo si possono sperimentare fin da subito notevoli benefici sotto il profilo della produttività, della cooperazione, del legame tra membri e dell’ambiente che si viene a creare. Mica poco, no?


Ti è piaciuto l’articolo sulle caratteristiche di un buon leader? Leggi anche Ansia: la tecnica RAIN


 

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10/10/19 Blog

Scegliere senza stress: come ci aiuta la Mindfulness

Scegliere senza stress e ansia grazie alla mindfulness.
Quando ci troviamo di fronte a un bivio possiamo provare un forte livello di stress e ansia. La mindfulness ci può aiutare ad alleviare queste tensioni permettendoci di individuare con più semplicità la decisione giusta per noi. Scopriamo insieme perché dovremmo sperimentare questa tecnica.


Meglio A o B? Vado a destra o a sinistra? Accetto quel lavoro o rimango in quello attuale? Lo sperimentiamo tutti, ogni giorno. A volte si tratta di scelte piccole, altre volte sono coinvolte la nostra vita, le nostre aspettative, le nostre relazioni. E in un attimo lo stress e l’ansia sono alle stelle. Quale sarà la decisione giusta? Come farò a individuarla? Io so cosa voglio?

Domande normali e frequenti che, in alcuni periodi, possono causarci disagio. Quelli che dovevano essere semplici quesiti, tornano a tormentarci per giorni e giorni. Il dubbio ci provoca e ci assilla. Siamo nervosi, preoccupati e rimuginiamo senza sosta in una sorta di limbo dal quale fatichiamo a uscire. La psicoterapia può essere in alcuni casi la chiave giusta per iniziare a dipanare quel fitto groviglio di pensieri. Oltre alla terapia però ci sono altre strade che, se ben combinate e sotto la guida di un professionista, ci permettono di approcciare la scelta e individuare con maggiore tranquillità la soluzione giusta per noi. Tra le diverse possibilità una sicuramente di aiuto è la mindfulness.

Praticare la Mindfulness per scegliere senza stress

Partiamo prima di tutto da un punto fondamentale: abbiamo parlato in precedenza di scegliere la via giusta per noi.  Non quella per i nostri amici, per la nostra famiglia o per il nostro partner: per noi e nessun altro. Sì, perché in numerosi casi l’ansia e lo stress si scatenano a causa di aspettative non conformi ai nostri reali desideri oppure alle pressioni che gli altri (famiglia, amici, partner) esercitano, implicitamente o meno, su di noi.  In breve, quando scegliamo qualcosa che non ci convince davvero o quando agiamo solamente per assecondare gli altri, per non deluderli o per non confrontarci con pareri diversi.

Il primo passo fondamentale è, perciò, proprio quello di focalizzarci e metterci in ascolto del nostro io profondo. La meditazione e la pratica costante della mindfulness ci aiuta in questo. In un posto tranquillo, lontano da occhi e rumori altisonanti, in solitudine fermiamoci un momento. Raccogliamoci, cerchiamo di trovare quel punto calmo dentro di noi. Quel luogo, fuori dal tempo e dallo spazio, in cui siamo sereni, ci sentiamo rilassati, al sicuro, amati. Cosa avvertiamo? Qual è il desiderio profondo che ci anima? Cosa faremmo se non provassimo paura? Come agiremmo se fossimo sicuri di non fallire né di essere giudicati?

Ecco, la risposta è sempre stata lì a portata di mano. Può volerci un secondo, un giorno o può essere un percorso lungo una vita intera. Un viaggio alla scoperta del qui e ora, ma anche dei nostri desideri più intimi e segreti, della nostra identità e di stili di vita diversi più in linea con ciò che il nostro cuore brama.

Mindfulness e scelte: la focalizzazione che contrasta l’ansia

Abbiamo visto quanto sia importante individuare il desiderio, l’aspirazione solo nostra che vive dentro di noi. Ma perché la mindfulness ci può aiutare in questo processo complesso? Il motivo è presto detto. Calmando la nostra mente e insegnandoci a concentrarci sul presente questa pratica, insieme ad alcune tecniche di meditazione, ci conduce in uno spazio che è come sospeso nel  tempo in cui gli istanti scorrono lenti. Non più un susseguirsi incessante di preoccupazioni, tensioni, ansia e drammi, ma un luogo sereno, privato e accogliente. La mente si sbarazza delle angosce, il corpo si rilassa e una leggerezza nuova vibra in tutto il nostro essere. Ed è proprio in questa nuova dimensione che possiamo scegliere con gioia e in piena tranquillità la strada che risuona in noi al ritmo del nostro cuore, della nostra anima.

Una volta incanalati su questa nuova via grazie alla mindfulness, scopriamo che noi abitiamo il qui e ora: noi siamo il nostro momento e possiamo entrare in piena connessione con noi stessi. Le possibilità a questo punto ci appaiono luminose, semplici e alla nostra portata. Siamo finalmente coscienti di tutte le unicità e abilità che ci caratterizzano e che sono i nostri assi nella manica. Doni preziosi a cui attingere per individuare la soluzione migliore, abbracciare la nostra scelta personale e superare la fase di crisi.


Ti è piaciuto l’articolo? Leggi anche Accettare le emozioni negative per essere felici


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