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22/01/21 Blog

Rafforzare l’autostima: un percorso continuo per darsi luce e valore

L’autostima è una qualità preziosa che aiuta in ogni ambito. Senza quel tassello è quanto meno difficile – se non impossibile – stare bene con se stessi e a seguire con gli altri. Ecco perché è importante prenderci sempre cura anche di questo nostro aspetto. Come? Vediamo alcuni semplici spunti che possono aiutarci giorno dopo giorno


La nostra identità si compone di molteplici sfaccettature e abilità. Un ingrediente che non possiamo mai trascurare è però dettato dalla presenza di una buona autostima. È quest’ultima il collante speciale che rafforza ed esalta tutto il nostro essere. Grazie ai suoi influssi preziosi infatti siamo in grado di porci con sicurezza e tranquillità nei confronti del mondo e/o delle altre persone. L’autostima quando è al suo meglio ci aiuta a esprimere appieno noi stessi, senza rimanere in ombra e senza dall’altro lato attaccare gli altri.

La sua principale caratteristica allora è proprio il riportare equilibrio e serenità. Non più in ansia al pensiero di dover dimostrare il nostro valore, possiamo lasciare andare la vergogna che ci può far pensare di valere meno di altri. Al tempo stesso possiamo relazionarci con apertura e compassione. Questo proprio perché siamo stabili e sicuri della nostra luce.

Diventare sicuri: un impegno lungo che inizia dal piccolo.

Le credenze e le convinzioni che abbiamo accumulato nel corso del tempo potrebbero portarci fuori strada. Le disconferme ottenute potrebbero convincerci che non valiamo o che non siamo in grado. Pensare questo non equivale però a una condanna a vita. Non dovremo per forza dare credito all’infinito a questi pensieri negativi.

In qualsiasi momento, possiamo sempre allenare la nostra autostima. Sì perché non è una qualità fissa e data solo ad alcuni eletti. È un percorso in continua evoluzione, ma che vale di certo la pena di essere vissuto. Come possiamo fare per avanzare verso questa nuova versione di noi stessi?

Il primo passo fondamentale è partire dal piccolo. Non dobbiamo fare rivoluzioni enormi, all’inizio in special modo dobbiamo solo prendere consapevolezza che potrebbero essere attive in noi alcune di queste convinzioni limitanti. Ammettiamolo e iniziamo a osservare come queste ci bloccano o ci danneggiano nel quotidiano. Quali sono questi pensieri? Mettiamo tutto nero su bianco su un quaderno.  Proviamo a vedere quali sono le conseguenze e le connessioni che si aprono quando viviamo queste situazioni.

 

Il focus per l’autostima: partiamo da noi, non dagli altri.

Ben presto ci accorgeremo che di frequente quello che ci provoca fastidio o tristezza non è magari neanche causato dal commento dell’altra persona. Siamo noi i primi a pensarci e a giudicarci dando poco valore a chi siamo. Allora una volta che abbiamo visto quanto sia la nostra immagine mentale a essere bisognosa di nuova energia e prospettiva, proviamo a cambiare visione.

Individuiamo le frasi negative che ci ripetiamo più spesso e impegniamoci a modificarle. Se vediamo che il focus è sempre sui nostri difetti, andiamo oltre e imponiamoci di controbilanciare lodando e ringraziando i nostri pregi. Per ogni commento negativo che sentiamo di doverci dare, diamoci un feedback positivo per un qualcosa che abbiamo fatto o superato.

Tendiamo ad addossare le colpe agli altri, a volerli aggredire perché non hanno fatto come pensavamo fosse giusto? Guardiamo più in profondità per comprendere il reale motivo che ci fa comportare in questo modo e per capire se non stiamo in realtà dando addosso a noi stessi per quell’evento. Ricordiamoci sempre che non abbiamo potere su quello che gli altri dicono, pensano o su come agiscono. Abbiamo però il pieno controllo su come noi parliamo a noi stessi, su come agiamo e reagiamo a ciò che ci viene detto e soprattutto sull’immagine che abbiamo di noi stessi.


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12/01/21 Blog

Progetti e obiettivi S.M.A.R.T.: il primo passo è la giusta definizione.

Parliamo spesso di obiettivi e dei passi necessari per raggiungere un traguardo a cui teniamo. L’inizio dell’anno in particolare ci porta a ragionare su desideri, sogni e cambiamenti. Eppure perché la trasformazione desiderata possa divenire realtà concreta dobbiamo porre la giusta attenzione nella definizione dei nostri obiettivi. Un aiuto in questa fase è far passare a un vaglio obiettivo la nostra lista e verificare che ricomprenda obiettivi S.M.A.R.T.


Ogni volta che stiamo affrontando un periodo di cambiamento – o quando ci troviamo a vivere un nuovo anno – sentiamo la necessità e il desiderio di ripartire. Parliamo di propositi, abitudini da integrare o reinventare, di nuovi obiettivi che vogliamo darci. Non sempre però tutto fila esattamente come pensavamo e la procrastinazione o la demotivazione possono influire sui nostri progetti.

Per non vivere poi la frustrazione di aver rinunciato ai traguardi che desideravamo dobbiamo innanzitutto definire dove vogliamo arrivare in maniera corretta. Come possiamo operare questa selezione? Una delle possibilità che si è affermata per la sua utilità ed efficacia è legata alla creazione di quelli che sono conosciuti come obiettivi S.M.A.R.T. Sì, perché se all’apparenza tutti i buoni propositi e i risultati che ci prefissiamo si equivalgono a un’analisi più attenta non è proprio così.

Gli obiettivi falliscono perché sono troppo generici.

Quante volte ci è capitato di dire “da lunedì inizio a prendermi cura della mia persona, leggerò molto di più e mi impegnerò a praticare più sport”? Le prime settimane magari funziona, perché siamo sull’onda dell’entusiasmo e vogliamo credere che il nuovo anno voglia dire per forza di cose una nuova vita.

Magari cambiamo anche le nostre abitudini per un periodo, ma è quasi certo che sul lungo periodo siamo destinati a fallire. Al primo scoglio, al primo imprevisto o alla prima giornata no seminiamo i semi della nostra rinuncia. Iniziamo rimandando una volta l’incontro o la sessione di allenamento e ben presto siamo di nuovo nel flusso della nostra vecchia routine.

La particolarità è legata al fatto che qualsiasi progetto o cambiamento è dipendente da questa dinamica. A ben vedere infatti possiamo rintracciare lo stesso identico meccanismo che sembra volerci sabotare nel lavoro, nella vita personale, in un progetto creativo e nella routine per il nostro benessere.

Ripensiamo i traguardi con gli obiettivi SMART.

Per raggiungere il successo che tanto desideriamo, di qualunque genere sia, dobbiamo cambiare prospettiva. È proprio lavorando sul nostro approccio che il metodo S.M.A.R.T. si rivela efficace perché ci insegna a scegliere con cura gli obiettivi che diventano quindi intelligenti, smart. A cosa ci riferiamo con questo termine? L’acronimo S.M.A.R.T. rimanda ad alcune delle caratteristiche chiave che qualsiasi obiettivo deve dimostrare di possedere per essere davvero realizzabile e trasformativo.

Nella pratica l’obiettivo che ci prefiggiamo deve dunque essere:

  • Specifico
  • Misurabile
  • Accepted ovvero Riconosciuto
  • Realistico
  • Timely quindi con una scadenza ben definita

Utilizzando queste cinque lenti di ingrandimento, il nostro compito di analisi e di scelta degli obiettivi verso cui tenderemo risulterà estremamente più semplice. Questo perché come abbiamo visto in precedenza c’è una differenza enorme tra il mirare a qualcosa di astratto e il ricercare un risultato concreto nel tempo. La stessa differenza tra il “mi prendo cura di me” e lo stabilire un piano di azione dettagliato. In questo ultimo caso ad esempio potremmo “andare a camminare 2 volte a settimana, eliminare il dolce dopo pranzo per un mese, leggere 10 pagine ogni giorno prima di andare a dormire ecc.”

Analizzando nel dettaglio quel che ci può aiutare nel definire i nostri nuovi obiettivi SMART è quindi l’azione concreta, realistica e scadenzata. Per definirla possiamo allora partire chiedendoci che cosa vogliamo davvero realizzare quest’anno. Che cosa ci renderebbe soddisfatti più di ogni altro successo e perché sarebbe così importante? Con queste risposte nella mente allora possiamo poi proseguire vagliando ogni voce attraverso la luce di queste nuove categorie.


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06/01/21 Blog # , , , , ,

Esercizi mindfulness: sperimentare il qui e ora

La mindfulness è un’alleata preziosa nella quotidianità. Praticarla ci aiuta nel tempo a gestire meglio e con più serenità le nostre routine consuete. Ma quali esercizi mindfulness possiamo usare per allenarci? Quali spunti semplici possono tornare in nostro aiuto all’inizio, o più avanti nella pratica? Vediamone alcuni insieme.


Vivere con consapevolezza e portare intenzionalità nel presente è questione di allenamento, prima ancora che di teoria o conoscenza. Esistono alcuni semplici esercizi che ci possono aiutare a introdurre questa nuova e speciale prospettiva all’interno della nostra vita.

Piccole accortezze a cui possiamo rifarci in ogni momento per poter abbracciare il qui e ora con serenità riscoprendo i benefici di un’esistenza più tranquilla. Grazie a un allenamento costante allora impareremo via via a legare in profondità queste tecniche e la quotidianità. Ecco perciò un piccolo elenco di esercizi mindfulness che possiamo usare come spunto pratico.

Fare pratica con gli esercizi mindfulness.

·       Osserviamo con calma

Il primo esercizio a cui possiamo rifarci è l’osservazione consapevole. In qualsiasi momento e luogo in cui ci veniamo a trovare, possiamo scegliere di ritagliarci alcuni istanti per guardare alla nostra realtà con occhi nuovi. È l’intenzionalità che mettiamo in campo ad aiutarci attivamente trasformando il nostro sguardo. In quei brevi minuti concentriamoci sugli oggetti, sugli spazi che ci circondano. Eliminiamo il giudizio e semplicemente stiamo con loro osservando con attenzione come ci appaiono, cosa ci comunicano. Se abbiamo la possibilità, annotiamo su un foglio le nostre osservazioni mindful così da rendere ancora più concreta questa nostra attività.

·       Respiriamo per 5 minuti

Ogni giorno impegniamoci nella respirazione consapevole. Ritagliamoci almeno 5 minuti in cui tornare in noi stessi, al nostro centro e stare in serenità nel momento presente. Chiudiamo gli occhi e facendolo mettiamo una sorta di filtro sulla realtà. Al di fuori tutto scorre con i suoi ritmi forsennati e l’ansia continua a correre, non importa. Noi siamo nel nostro istante mindful, siamo al sicuro e respiriamo ascoltando le sensazioni che di volta in volta appaiono dentro di noi. Accogliamo e abbracciamo qualsiasi percezione arrivi e con il respiro espiriamo lasciando andare le preoccupazioni. Al secondo successivo inspiriamo la calma e la tranquillità, le immaginiamo proprio come un’onda lucente che entra in noi e ci accompagnerà per tutta la giornata.

Piccole azioni mindful, ogni giorno.

·       L’uvetta e i 5 sensi

I cinque sensi sono una porta essenziale che ci apre alle sensazioni e ci riconnette con il nostro corpo. Se abbiamo la possibilità procuriamoci un sacchetto di uvetta sultanina, prendiamone una in mano e iniziamo i nostri esercizi mindfulness con i sensi. Partiamo osservandone e descrivendone dettagliatamente l’aspetto. Tralasciamo i giudizi o i commenti soggettivi, cerchiamo di concentrarci sugli aspetti oggettivi. Proseguiamo passando al tatto, schiacciamola tra le dita e sentiamo la sua consistenza. Poi dedichiamoci all’udito e all’olfatto: che suoni emette? Cosa ci ricordano? Che profumi associamo a essa? Solo da ultimo, assaggiamola e percepiamone il gusto.

·       Ogni azione può essere mindful

L’operazione che abbiamo fatto con l’uvetta possiamo ripeterla con quasi ogni altro alimento. In particolare, nel tempo possiamo voler sperimentare questa speciale interazione con i nostri sensi all’interno di un pasto consapevole. Potrebbe essere la colazione, il pranzo o uno spuntino a diventare mindful.

Un’altra possibilità che si rivela benefica è sperimentare questo allenamento di consapevolezza con molte altre mansioni che svolgiamo nel nostro quotidiano. Che si tratti della doccia o del fare le pulizie casalinghe, nella realtà qualsiasi azione può essere collegata alla nostra pratica mindfulness se noi ci impegniamo in questo senso.

L’importante è eseguire queste attività con intenzionalità e cura, ritagliandoci il giusto momento lontano dallo stress e dai continui stimoli a cui siamo abituati. Ecco perché una delle regole principali quando scegliamo di dedicarci agli esercizi mindfulness è staccare o mettere in modalità aereo/silenzioso il cellulare. A questa poi è bene aggiungere l’eliminazione delle possibili distrazioni come la televisione, la musica.


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16/12/20 Blog

Natale mindful: vivere il qui e ora durante le feste

La mindfulness fa parte della nostra vita quotidiana. È un cambio di prospettiva e un abbracciare una nuova consapevolezza nel concreto. Ecco perché è una pratica che possiamo legare a ogni nostra routine, a maggior ragione in un periodo come le festività attuali. Alcune accortezze allora possono esserci di aiuto per vivere un Natale mindful. Scopriamo come fare.


Se pratichiamo la mindfulness già da un po’, o se abbiamo appena iniziato, possiamo interrogarci su come coniugare l’energia frenetica delle festività con questa consapevolezza. A ben vedere è solo una separazione apparente quella che ci fa credere che la meditazione e il tempo presente abbiano dei confini certi. Come abbiamo visto e come possiamo sperimentare, la nostra esistenza non è composta da compartimenti stagni.

In questa prospettiva allora possiamo vivere in serenità un Natale mindful. Cosa intendiamo però con questa espressione? Questi giorni di festa possono infatti farci dimenticare la pratica quotidiana. Per superare questa continua diatriba dobbiamo adottare un metodo speciale, ovvero far dialogare la nostra routine e la mindfulness. Sperimentare un Natale mindful perciò vuol dire semplicemente abbracciare la pratica anche durante i piccoli o grandi eventi delle festività.

Liberare spazio ed emozioni nel Natale mindful.

I primi passi da attuare sono legati alla nostra predisposizione verso queste giornate e al fare spazio alle emozioni. Non si può festeggiare e vivere con serenità le festività se si ha un carico pesante che ci preoccupa o ci intristisce, giusto? Ecco allora che le prime azioni da fare sono:  lasciare andare, perdonare e perdonarci.

Questo è stato un anno che ci ha messo particolarmente alla prova. Dobbiamo perciò accogliere un nuovo punto di vista prima di proseguire. Iniziamo facendo una lunga lista di tutto ciò che abbiamo vissuto e soffermiamoci con intenzione sugli incontri, sul buono e sul bello che abbiamo avuto in dono. Se guardiamo in profondità, emergeranno di certo anche alcuni elementi positivi. Ringraziamo e pratichiamo la gratitudine: facendolo, liberiamo spazio e ci prepariamo ad accogliere il nuovo che verrà.

Procediamo poi attraverso la pratica della compassion per abbracciare noi e chi è vicino in profondità. Accogliamo luci e ombre, pregi e difetti, se abbiamo sbagliato perdoniamoci e cerchiamo di rimediare. Se ci hanno ferito, perdoniamo gli autori dei gesti consapevoli che non vogliamo più farci appesantire da quelle emozioni che sono fardelli.

Abbracciamoci. Guardiamo con speranza, fiducia e apertura al presente. Riflettiamo sul significato profondo che vogliamo assegnare al nostro Natale. Quali sono le emozioni che vogliamo invitare nelle nostre case? Quali sono i regali essenziali che possono davvero arricchire la nostra persona e la nostra realtà?

A piccoli passi verso un qui e ora gioioso.

Riconosciamo quanto abbiamo già ricevuto e rallentiamo. Se di solito siamo sempre di corsa, cerchiamo almeno per qualche giorno di cambiare ritmo. Ritagliamoci il nostro tempo per stare nel qui e ora con consapevolezza, con intenzionalità. Ci sarà tempo per riprendere i soliti schemi di pensiero, adesso abbiamo l’occasione di celebrare e assaporare le feste con tranquillità.

Stiamo nel momento e gustiamoci le ore che possiamo trascorrere nella nostra casa, con coloro che amiamo e mettendo al primo posto le nostre nuove priorità. Abbelliamo casa creando con le nostre mani piccoli decori. Facciamolo tutti insieme trascorrendo qualche ora in compagnia, lontani dai cellulari o dai monitor, impegnandoci in attività creative e pratiche.

Prendiamoci cura del nostro corpo e delle nostre emozioni, assaporiamo i pasti con calma e guardando con occhi nuovi ogni aspetto della nostra realtà. Prendiamoci del tempo per scrivere una lettera d’amore a noi stessi e a coloro che amiamo per fissare ancora più a fondo il ricordo di questi giorni.

Scriviamo su un foglio le nostre intenzioni, le emozioni che vogliamo accogliere e ricercare nel nuovo anno. Scriviamo ciò che ci auguriamo e i nostri desideri profondi, facendolo sogniamo così da invitare una volta di più la speranza nella nostra casa. Respiriamo e meditiamo cercando di accogliere in noi tutta la luce, la quiete, la gioia di questo periodo.


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09/12/20 Blog

Body Scan e mindfulness: una pratica di consapevolezza per il corpo

La mindfulness è un’attività che è innanzitutto concreta e profondamente ancorata al corpo. Una delle prime pratiche che ci può essere di aiuto nella vita quotidiana prende il nome di Body Scan. Di cosa si tratta e perché ci può essere di aiuto? Vediamolo insieme in questo nuovo articolo.


Quando parliamo di mindfulness dobbiamo sempre ricordarci che ci vogliamo riferire a una pratica con risvolti concreti nel quotidiano. Meditare, portare consapevolezza, vivere il momento presente devono infatti tradursi in attività reali e non in semplici intuizioni o ipotesi. Come abbiamo visto in questo articolo esistono alcuni falsi miti che ci possono bloccare, una volta superati questi pregiudizi allora non resta che dedicarci con costanza alla pratica. Le possibilità sono numerose e flessibili, ma ne esiste una che fornisce la base e uno spunto di riflessione prezioso per il percorso.

In questo caso ci riferiamo al Body Scan, ovvero uno dei primi esercizi con cui possiamo confrontarci quando iniziamo a praticare la mindfulness. Utile per chi agli inizi, questa attività risulta benefica anche per chi è già a uno stadio avanzato di sperimentazione e conoscenza. Ecco perché può essere strategico soffermarsi un attimo sulla sua analisi.

Che cos’è il Body Scan?

Partiamo allora dal definire con cura le caratteristiche peculiari del Body Scan. Innanzitutto possiamo pensare a questa pratica come a un allenamento ben strutturato per rientrare a contatto con le percezioni corporee che ognuno di noi sperimenta. Noi esseri umani siamo connessi in profondità con il nostro corpo. L’evoluzione della società, dei ritmi e delle tecnologie ci ha portato a categorizzare questo legame come spezzato e non prioritario nelle nostre vite.

Photo by Jared Rice on Unsplash

Questo non solo è sbagliato, ma nel lungo termine può rivelarsi per noi deleterio perché finiamo per vivere molto più nella nostra mente e nel mondo delle idee che nella materia. Eppure il benessere psico-fisico non si compone di compartimenti stagni ed ecco perché ben presto possiamo sentirci troppo separati e divisi. Il Body Scan ci aiuta proprio a riconnetterci con il corpo e con le sensazioni che lo animano. Rientrare nel pieno della nostra completezza portando attenzione alle singole parti del fisico non è immediato, soprattutto se non siamo abituati.

Questo però non vuol essere la validazione del pensiero che non ci sia nulla da fare. No, al contrario è avendo chiara in mente questa premessa che possiamo approcciare la pratica con pazienza e costanza. All’inizio potremmo imbatterci in numerosi blocchi e la mente stessa potrebbe darci l’impressione di star ostacolando il processo di riconnessione. Non demordiamo, continuiamo a provare e soprattutto accogliamoci così come siamo senza giudizio anche quando arrivano i pensieri che ci distraggono.

Un allenamento costante per riconnetterci.

A questo punto la domanda che possiamo farci è come procedere per sperimentare il Body Scan a livello pratico. Alcune accortezze ci aiutano in questa fase. L’esercizio può variare in termini di tempo. L’essenziale è avere il tempo necessario per entrare nel giusto stato e avere la possibilità di portare ’attenzione su ogni singola parte. L’importante dunque è ritagliarsi un momento tutto per sé in uno spazio che sia tranquillo.

Il Body Scan va praticato da sdraiati, in questo caso se possibile sarebbe consigliabile allenarsi al mattino o al massimo nel primo pomeriggio per evitare di dover avere a che fare anche con tutta la stanchezza della giornata. La rilassatezza che interviene quando siamo nel Body Scan unita al peso del lavoro o delle attività svolte infatti potrebbe indurci ad addormentarci.

La condizione ideale sarebbe legata alla mattina anche per un altro discorso. Il Body Scan non nasce come tecnica di rilassamento. È invece una pratica che vuol attivare e portare attenzione sul corpo. Ci aiuta perciò a ritrovare equilibrio e nuove energie per affrontare gli eventi sapendo di esserci riconnessi in profondità con il nostro essere.


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30/11/20 Blog # , , , ,

Covid e Meditazione: la pratica oltre i falsi miti mindfulness

La meditazione e la mindfulness sono due alleati preziosi nella vita di tutti i giorni. Se questo è valido in generale ora con la presenza del Covid e le limitazioni imposte dal lockdown diventa ancora più vero. Il nostro benessere psicofisico è infatti messo a dura prova dalla situazione stressante che stiamo vivendo a ogni livello, privato e collettivo. A volte possiamo essere frenati dal praticare e dallo sperimentare a causa di alcuni preconcetti. Indagare i falsi miti mindfulness ci offre la possibilità di ribaltare la prospettiva.


L’anno che stiamo vivendo sta influendo sulle abitudini e sull’equilibrio psicofisico di tutti. Motivo per cui le persone stanno scoprendo o riscoprendo i benefici collegati alla mindfulness e alla meditazione provando a farli propri nella vita di ogni giorno. Il coronavirus e di riflesso il lockdown stanno infatti agendo su molteplici livelli sia individuali che di gruppo portando all’emergere di problematiche psicologiche. Non è un caso quindi che adulti e bambini mostrino malesseri collegati all’ansia, al panico o persino alla depressione.

Per cercare di ritrovare equilibrio può quindi essere utile sperimentare le pratiche di mindfulness e meditazione. Uno scoglio che può presentarsi in questi casi è dato dai preconcetti che potremmo avere al riguardo. Falsi miti mindfulness che rischiano di allontanarci dal ricercare questi cambiamenti così benefici.

Ognuno di noi, nel tempo, ha raccolto alcune informazioni che si sono poi combinate con le difficoltà e le emozioni che abbiamo incontrato lungo il percorso. È così che, nonostante l’interesso verso questa tematica, potremmo trovarci spaesati nel metterla in pratica. Le obiezioni più comuni ci aiutano però a fare luce sui meccanismi e a ribaltare la prospettiva.

Quei falsi miti mindfulness che ci frenano.

  1. Meditare è complicato e solo i grandi studiosi ci riescono.

La mindfulness e la meditazione possono apparire complessi, ma questo è dovuto innanzitutto alla prospettiva con cui ci approcciamo a queste pratiche. È vero occorre allenamento. Il punto fondamentale che ci aiuta è mettere da parte le nostre aspettative e semplicemente vivere il momento senza farci pressione e senza fare paragoni. Stiamo nel qui e ora della nostra pratica meditativa e osserviamo quel che succede senza giudizio.

  1. La mindfulness è una filosofia astratta che non ha a che vedere con quello che faccio ogni giorno.

Questo preconcetto ci assilla perché cerchiamo di tenere separate le nostre attività come se fossero dei compartimenti stagni. Vivere con consapevolezza e attenzione il presente vuol dire invece assaporare, sperimentare ogni istante della nostra routine anche il più piccolo. Dal fare il bucato all’andare a fare la spesa, dal camminare al respirare, passando per il mangiare o il bere il caffè nella pausa di lavoro: ogni evento può essere mindful se scegliamo di viverlo con intenzione.

  1. Non ho tempo per meditare, sono sempre di corsa e le pratiche sono troppo impegnative.

Alcune possibilità sono in effetti lunghe e articolate, pensiamo ad esempio al body scan però non è necessario iniziare subito quelle pratiche e non è detto che debbano essere messe in atto sempre. Dopotutto, chi inizia a correre lanciandosi subito in una maratona? O chi partecipa a una maratona ogni giorno della sua vita? Quello che dobbiamo ricordare è che la mindfulness è fluida e adattabile alla nostra esperienza. Il portare attenzione, il vivere con consapevolezza il momento è sempre correlato al nostro corpo. Di volta in volta allora possiamo valutare l’azione e l’interazione che sentiamo più congeniale per il nostro benessere emotivo e psicofisico.

Partiamo dal piccolo, dal facile, dalla vita di tutti i giorni.

Dai falsi miti mindfulness allora possiamo derivare una prospettiva differente e ricollegarsi a essa per delineare le nostre personali linee guida. Se vogliamo integrare la mindfulness, la meditazione o la respirazione consapevole nel nostro quotidiano possiamo perciò agire partendo da noi stessi.

Iniziamo con azioni semplici, piccole, pratiche: ritagliamoci 5 minuti la sera o la mattina per meditare, scegliamo di fare un pasto consapevole. Proviamo a concentrarci sull’attività che stiamo svolgendo in quel momento di qualunque genere si tratti. Posiamo e stacchiamo il cellulare per il nostro quarto d’ora mindful o scegliamo di dialogare con chi ci è vicino al posto di continuare a guardare il feed social.

Le possibilità sono infinite, la scelta è nostra. 3 minuti di respirazione, 5 minuti di silenzio senza la televisione , 2 minuti a osservare un oggetto. L’essenziale è che sia una azione fatta con intenzione.


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23/11/20 Blog # , , , ,

Conoscenza e accettazione: come la mindfulness supporta l’autostima.

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Una delle componenti più importanti per il nostro benessere psicofisico è avere una buona autostima. Non dobbiamo confondere la giusta stima di sé con l’arroganza o l’essere molto incentrati sui propri bisogni. Al contrario quando parliamo di autostima ci riferiamo a quella fiducia in noi stessi che ci permette di assegnarci il giusto valore senza screditare gli altri né svalutare noi stessi. Nel lungo percorso che porta alla costruzione o all’incremento di questo aspetto prezioso, possiamo utilizzare la mindfulness a nostro vantaggio.

Questa possibilità può stupirci. Dopotutto all’apparenza il connettersi con il presente e il darsi il giusto valore sembrano non avere nulla in comune. A ben vedere possiamo invece ricavare consigli e strumenti utili dalla mindfulness. Come può avvenire questo delicato processo? La meditazione, il tornare al proprio centro e il vivere nel qui e ora con consapevolezza permettono di approfondire due aspetti complementari alla stima di sé. In questo senso ci riferiamo alla conoscenza di noi stessi e dei nostri desideri da un lato, all’accettare e abbracciare il nostro io dall’altro.

Fare spazio al nostro sé: la mindfulness e l’autostima.

Nella pratica il benessere è strettamente collegato al riacquisire una maggiore consapevolezza di noi stessi e del tempo in cui siamo immersi. Seguendo la mindfulness noi impariamo, giorno dopo giorno, ad agire disinnescando il pilota automatico. Iniziamo a interrogarci in profondità su ciò che stiamo vivendo e sulle nostre emozioni. Non siamo più semplicemente travolti o sospinti dalla routine, ma rallentiamo e ci focalizziamo su ogni singola attività o sentimento.

Questo piccolo, ma potente cambio di passo ci apre al presente e alla conoscenza di noi stessi. Non subiamo più le possibilità e ci fermiamo a osservare semplicemente ciò che accade. Ci ritagliamo il nostro spazio di quiete e ci addentriamo nel nostro giardino interiore. Ci soffermiamo con consapevolezza sul qui e ora portando la nostra attenzione alla nostra persona, ringraziandoci del tempo che ci permettiamo di vivere. In breve, è come se attraverso la mindfulness interrompessimo per un istante il logorio continuo della quotidianità e ci dessimo il permesso di sentire in profondità.

È da questa trasformazione del nostro rapporto con la realtà che possiamo intravedere i benefici per la nostra autostima. Diventiamo improvvisamente liberi di darci tempo e spazio per interrogarci, per scoprire cosa desidera e avverte il nostro cuore.

La quiete e l’accettazione che aiutano nel quotidiano.

Ci riallineiamo al nostro sentire che è una percezione concreta, connessa al corpo. Smettiamo di vivere solo nella nostra mente, rimuginando o riflettendo in maniera ripetitiva sui nostri pensieri. Agendo in questo modo, connettendoci con il nostro corpo allora ci apriamo al cambiamento e acquisiamo una nuova e più profonda conoscenza di noi stessi. Uno dei tasselli essenziali per impegnarci a essere davvero chi desideriamo e di conseguenza la prima possibilità per migliorare l’autostima.

La mindfulness però non ci apre solo all’auto-conoscenza. No, al contrario ci insegna un altro meccanismo fondamentale per la stima del sé. Una parte strategica della pratica è infatti connessa all’accettarsi, all’abbracciare noi stessi in maniera totale. Pregi e difetti, successi e cadute, errori o rimpianti: abbracciamo ogni nostra parte con compassione.

Lasciamo andare il giudizio e il passato per accogliere il presente con consapevolezza. A ogni passo che compiamo lungo questo percorso entriamo più a contatto con il nostro vero io. Grazie alla self-compassion e alla mindfulness possiamo così migliorare la nostra autostima.


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14/11/20 Blog

Consapevolezza e mindful eating nel quotidiano.

Vivere la mindfulness non è un qualcosa di completamente separato dalle nostre abitudini quotidiane. Al contrario la pratica manifesta benefici ancora più grandi se scegliamo di inserire questi momenti nella vita di tutti i giorni e in ogni attività, anche la più piccola. Una testimonianza potente di questa prospettiva la ritroviamo nella mindful eating. Ma cosa vuol dire nel concreto mangiare con consapevolezza? Scopriamolo insieme

 


Abbiamo già parlato dell’approccio mindful eating e delle implicazioni della consapevolezza durante i pasti. Come puoi vedere in questo articolo, quando parliamo della pratica il focus ricade sull’attenzione che dedichiamo alla singola attività. Se a livello concettuale il tema appare chiaro, quasi banale nella sua semplicità, nella vita di tutti giorni come possiamo applicarlo effettivamente?

Il punto di partenza alla base della domanda è il desiderio di riscoprire nel quotidiano e a livello concreto la possibilità di vivere il momento presente. Una nuova prospettiva che mira a coinvolgere anche l’alimentazione e le fasi dedicate ai pasti. È così che la mindful eating diviene lo strumento per rappropriarsi del proprio tempo e di quegli aspetti che di frequente gestiamo con il pilota automatico.

In questo percorso di riscoperta ci accompagnano e ci sostengono i 5 sensi e il nostro corpo. Troppo spesso tendiamo a dimenticarci di queste connessioni e siamo portati a pensare che entrambi questi fattori siano solo dei mezzi. Tornare al nostro centro e mettere l’esperienza corporea in primo piano ci può quindi ricondurre al fare con consapevolezza. All’essere che abbiamo imparato a limitare e ignorare.

Quando parliamo di mindful eating la connessione naturale che dobbiamo instaurare è con il nostro corpo. Mangiare con consapevolezza vuol dire infatti innanzitutto sintonizzarsi con il nostro essere fisico e portare l’attenzione a ogni processo. Per farlo e perché questa dinamica sia davvero efficace occorre che diventiamo sempre più consapevoli dei nostri 5 sensi. Sono questi ultime le porte che ci permettono di raggiungere le nostre sensazioni, allontanare la mente dal continuo logorio quotidiano e rientrare in contatto con il presente. Il qui e ora che è l’unico momento di cui dobbiamo occuparci nel concreto.

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Il tuo momento mindful eating: a tu per tu con i 5 sensi.

Sembra impossibile, perché ormai non ci facciamo più caso, ma in ogni pasto sono coinvolti o possono esserlo tutti e 5 i sensi. Non solo il gusto e al massimo l’olfatto come spesso ci capita di immaginare. Quando scegliamo di praticare la mindful eating allora dobbiamo darci l’opportunità di concentrarci su ogni singolo stimolo sensoriale. Ecco allora che quando ci dedichiamo a questa attività iniziamo a osservare in tranquillità l’alimento che abbiamo di fronte: che aspetto ha? Senza giudizio e senza descrivere la nostra reazione a ciò che vediamo, cerchiamo di raccontarci come appare in maniera obiettiva. Semplicemente come è. Poi proseguiamo con il tatto, tocchiamo il cibo e pensiamo come lo avvertiamo. È soffice? È solido?

A seguire concentriamoci sull’udito. Quando lo tocchiamo o quando la forchetta si avvicina emette suoni? Succede qualcosa che ci colpisce? Ora è il momento dell’olfatto. Annusiamo l’alimento e l’aria intorno a noi. Notiamo qualcosa a cui non avevamo fatto caso in precedenza? Da ultimo portiamo la pietanza alla bocca, assaggiamolo e con movimenti lenti gustiamoci ogni attimo. Che sapore ha? Presenta un retrogusto? È morbido? Prendiamoci tutto il nostro tempo. Non esiste nient’altro che questo momento e noi lo stiamo vivendo in profondità. Ci dedicheremo dopo ad altre mille attività, ora è solo per noi e la nostra pratica di mindful eating.

Da queste semplici considerazioni appare subito chiaro quanto in realtà porre consapevolezza possa essere visto come una derivazione naturale delle attività che svolgiamo ogni giorno. Non è una filosofia astratta, fredda o distante da noi. Lo stesso pasto può tornare a essere un pasto consapevole se lo desideriamo e ci impegniamo dedicando la massima cura a questi momenti di vita. Mangiare consapevolmente è quindi infine la via ideale per ritrovare la serenità quotidiana che abbiamo via via dimenticato.


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28/10/20 Blog # , , , , , , ,

Mindful eating: anche mangiare richiede consapevolezza.

Parliamo spesso dell’importanza di porre attenzione alle semplici attività di ogni giorno. C’è però un aspetto che viene di frequente sottovalutato: come e in che modo mangiamo? Quanta consapevolezza abbiamo dei momenti dedicati al nostro nutrimento? L’approccio mindful eating vuol proprio aiutarci a notare le potenzialità di questi gesti innati, naturali e trascurati nella nostra società. Scopriamo di più.


Tra un lavoro e un altro, di corsa mentre andiamo a prendere i bambini o dobbiamo raggiungere un appuntamento. Davanti al pc scrivendo un’email o magari la sera di fronte alla televisione o ancora al ristorante mentre rispondiamo al cellullare. Queste sono solo alcune delle situazioni tipiche in cui troppo spesso ci ritroviamo a mangiare di fretta e senza attenzione. Sebbene siano azioni talmente piccole da apparire insignificanti, questi momenti in cui la nostra concentrazione si divide su mille fronti possono essere deleteri per il nostro benessere.

Non solo è importante nutrirsi con costanza, varietà e in modo salutare ma è altrettanto essenziale farlo con cura e con consapevolezza. Alla base di questa esigenza vi sono implicazioni fisiche e psicologiche che possono influire notevolmente anche sul resto della nostra routine. Scegliere di mangiare dandosi il giusto tempo e concentrandosi sulle sensazioni può infatti essere un altro modo di prendersi cura di se stessi. Ecco perché di frequente al giorno d’oggi parliamo di mindful eating.

La mindful eating e il quotidiano: il qui e ora nel piatto.

Partiamo dal definire cos’è e cosa non è la mindful eating. Innanzitutto possiamo affermare che questa è una pratica di consapevolezza che mira a fare luce sul nostro approccio al momento presente e all’atto del nutrirsi. Quello che ricerchiamo quindi è il poter vivere e assaporare ogni istante, ogni aspetto del piatto o dello snack che abbiamo di fronte. Senza fretta, senza ansia, ma con la mente ben centrata su ciò che abbiamo di fronte. Lasciamo da parte i giudizi, i dovrei o non dovrei, i pensieri intrusivi o ossessivi, i mille impegni che dobbiamo portare a termine. Per quelli, se vorremo, ci sarà tempo più tardi. Ora è il momento di mangiare presenti a quello che stiamo mangiando.

Non stiamo semplicemente introducendo cibo a caso per poter reggere le nostre giornate estenuanti. No, noi ci stiamo prendendo cura di noi stessi e lo facciamo con la massima attenzione. Mettiamo via il cellulare, spegniamo o ci allontaniamo dal computer, dalla televisione, da qualsiasi attività che ci può distogliere da quello che stiamo vivendo. Ci imponiamo di fermarci e, come per gli antichi, ritroviamo una certa sacralità degli istanti dedicati al mangiare.

Nutrirsi è un atto potente di condivisione, di cura. Un istante in cui possiamo davvero sperimentare la magia dell’essere qui e ora di cui tanto abbiamo detto parlando di mindfulness. La mindful eating è proprio questo: è uno degli esercizi che più ci permettono all’atto pratico di toccare con mano la riappropriazione del presente.

L’equilibrio che fa bene al cuore e al corpo.

Al tempo stesso possiamo affermare con forza cosa non è. Mangiare con consapevolezza non è una nuova dieta o un piano alimentare alternativo con l’obiettivo di perdere peso. Non è boicottare tutti i cibi che ci piacciono. Al contrario la mindful eating si compone di equilibrio e compassione, promuove l’accettazione totale del nostro corpo e dei nostri bisogni eliminando ogni forma di giudizio.

Corpo e mente sono legati in profondità così come il nutrirsi e la nostra emotività. Nella nostra società abbiamo dimenticato questa connessione e di frequente tendiamo a compensare alcune emozioni con altri surrogati più facilmente reperibili. Noia, tristezza, rabbia, rifiuto o abbandono divengono dunque le cause scatenanti per la nostra fame emotiva. Scegliere di praticare la mindful eating aiuta a spezzare questo legame e a ritrovare un rapporto più equilibrato con l’alimentazione.

Il primo e più prezioso punto da cui partire allora siamo noi. Fermiamoci e osserviamo la nostra interiorità e quel legame invisibile che unisce corpo, mente, cuore. Chiediamoci:

Photo by Ulvi Safari on Unsplash

  • Ho davvero fame?

  • È questo ciò che il mio corpo desidera?

  • E se sì, è proprio quel particolare alimento che mi sta chiamando?

Fatto questo ritagliamoci il nostro tempo, chiudiamo la porta a tutto il resto come se mettessimo un cartello fuori dalla nostra stanza. Non disturbare, mi sto prendendo cura di me. Sono a un appuntamento galante con il mio benessere.


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12/09/20 Blog

Genitori, ragazzi e scuola: affrontare l’ansia dei nuovi inizi.

Come ogni anno settembre ritorna con il suo carico di aspettative, ansie e impegni da incastrare. Una situazione comune a tutti, ma che è ancora più stressante per chi da genitore si trova a doversi confrontare con il nuovo anno scolastico. Se poi a tutto questo uniamo le conseguenze particolari lasciate dal Coronavirus è facilmente intuibile come questo periodo possa mettere alla prova il benessere di ciascuno. Scopriamo come supportarci in questa nuova normalità.


Il periodo stressante che abbiamo vissuto e stiamo vivendo ha lasciato profondi contraccolpi emotivi su tutti noi. Possiamo non esserne del tutto consapevoli, ma di certo l’emergenza Coronavirus e la successiva quarantena hanno portato alla luce grandi cambiamenti che ci hanno toccato oltre che a livello fisico anche sul piano emotivo e mentale. Ora con l’inizio delle scuole, sia che siamo genitori sia che siamo chiamati a vario titolo a prenderci cura della formazione dei ragazzi, abbiamo di fronte a noi una nova sfida.

L’ansia normale collegata a questo periodo si somma infatti ad altre paure, preoccupazioni e incertezze riconducibili alla pandemia e alle indicazioni a cui rifarsi. Nella nostra società si tende sempre a sottovalutare il risvolto emotivo e psichico degli eventi. Se questo già nella quotidianità può avere effetti negativi, ora più che mai diviene prioritario spostare il nostro focus. Non basta infatti essere preparati dal punto di vista “tecnico” sulle procedure da sostenere. No, al contrario è necessario dare spazio e modo alla nostra parte più emotiva di accogliere i cambiamenti senza ignorarla o silenziarla. Il rischio infatti è che senza questa possibilità si tenda una volta di più a boicottare e limitare il nostro benessere emotivo e psico-fisico.

Condividere per supportare: non siamo soli.

Un punto fondamentale a cui possiamo sempre tornare è l’importanza dell’ascolto di noi stessi e di chi amiamo. Troppo spesso siamo portati a credere che quello che stiamo vivendo sia una condizione unica, che nessuno comprende perché nessuno vive. Ecco, in questo caso, diviene prioritario fare un cambio completo di prospettiva. Come?

Aprendoci all’esterno e parlando di ciò che ci preoccupa, di ciò che ci spaventa, di ciò che ci fa arrabbiare o intristire. Insomma, l’essenziale è raccontare le nostre emozioni di qualsiasi genere siano senza censure e senza giudicarci.

Proviamo quello che proviamo, sentiamo quello che sentiamo e va bene così. Non c’è un’emozione giusta e una sbagliata davanti agli eventi e soprattutto ai nuovi inizi o agli stravolgimenti che possiamo trovare lungo la nostra strada. Condividere ci permette di togliere potere a quelle frasi e/o ossessioni che continuano a ripresentarsi sotto varie forme nella nostra mente. Un dialogo aperto e sincero illumina le zone d’ombra e ci restituisce energia e speranza perché avvertiamo che non siamo più soli di fronte alla realtà. Ci accogliamo in profondità accettando ogni nostra parte ed emozione e, da ultimo, ci rafforziamo perché sappiamo che non ricade tutto unicamente sulle nostre spalle. Nel farlo potremmo persino scoprire che anche chi è al nostro fianco prova le nostre stesse paure o ansie.

Parliamo e ascoltiamo: le emozioni hanno bisogno di essere vissute ed elaborate.

Sforziamoci di parlare e condividere il più possibile ciò che proviamo e prendiamoci il giusto tempo per ascoltare quello che gli altri hanno da dire. La comunicazione è ancora più benefica se è bidirezionale e se impariamo a interagire attivamente con l’altra persona. Lo stesso principio possiamo applicarlo a casa, in coppia e con i nostri figli.

È stato ed è un periodo pieno di incognite e di tensioni emotive per tutti. Ricerchiamo sempre il confronto con i ragazzi, chiediamo loro cosa provano, cosa sentono, cosa li preoccupa o li entusiasma. Non censuriamoli e avviamo un dialogo sincero con loro. Continuiamo a condividere tempo di qualità sia prima che dopo la scuola e facciamolo con costanza così da rafforzare una nuova routine ben definita.

Ricordiamo la gioia, le amicizie, le opportunità che possono arrivare dalla formazione. Chiediamo ai nostri figli che aspettative e sogni hanno per il futuro, vicino o lontano. Ritorniamo più volte sul tema per dare di nuovo spazio alle possibilità gioiose che la vita riserva così da non essere focalizzati solo sulle ansie del passato.

Attraverso una conversazione aperta e azioni costanti possiamo infine rafforzare le loro sicurezze. In questo modo i bambini avranno l’intima certezza di avere sempre un luogo sicuro a cui tornare. Una casa con persone che li amano, li aspettano e li accolgono con gioia qualunque evento succeda o vivano. Una famiglia con la quale potersi aprire e sentirsi pienamente supportati così come sono.


Un corso di Mindfulness potrebbe essere un valido supporto. Per informazioni:

 

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