Blog

09/05/22 Blog

Respirazione 4-7-8: una tecnica anti-stress per rilassarci

Se siamo spesso soggetti all’ansia e/o allo stress può essere il momento di allenarci per riportare la giusta serenità alla fine della nostra giornata. Gli eventi stressanti e la routine frenetica possono compromettere il nostro benessere, ma ci sono alcune pratiche che possono aiutarci. Ne è un esempio la respirazione 4-7-8. Scopriamo di che si tratta e come metterla in atto.

Lo stress e l’ansia sono due grandi nemici del nostro benessere psicofisico. A volte non occorrono eventi eclatanti, ma è la nostra stessa routine combinata alle nostre preoccupazioni a danneggiarci. Ecco perché può essere utile sperimentare alcune pratiche di rilassamento, training autogeno e/o meditazione.

Un esempio che risulta davvero consigliato è rappresentato dalla respirazione 4-7-8. Quest’ultima rientra fra le tecniche di rilassamento che possono favorire sia il recupero dello stato di calma sia il riposo in special modo notturno. Sono infatti molte le persone che hanno iniziato a sperimentarne i benefici allo scopo di velocizzare l’arrivo del sonno.

Perché provare le tecniche di rilassamento e respirazione?

Prima di vedere come esercitarci con la respirazione 4-7-8, vediamo insieme alcuni dei vantaggi che rendono consigliabile provare le tecniche di rilassamento. A tal proposito sono numerosi i benefici collegati all’utilizzo della respirazione, della meditazione o in generale delle pratiche di rilassamento. Nello specifico dunque è bene sapere che grazie a queste attività possiamo:

  • ridurre sensibilmente il livello di tensione che sperimentiamo;
  • rigenerarci e sostenere le nostre energie psico-fisiche:
  • allentare la pressione derivante da ansia e preoccupazioni;
  • ritrovare un buon livello di serenità e di calma;
  • favorire il riposo e il recupero psicofisico;
  • incrementare l’ossigenazione del sangue;
  • ridurre la percezione del dolore sia cronico sia temporaneo;
  • ridurre e limitare le risonanze emotive;
  • rafforzare la nostra capacità di risposta e di gestione degli eventi stressanti;
  • ritrovare il nostro equilibrio;
  • migliorare la nostra autoconsapevolezza e la conoscenza del momento che viviamo;
  • rafforzare la nostra salute e il benessere emotivo.

Praticare il rilassamento e le tecniche di respirazione ci permette quindi di prenderci cura di noi stessi in maniera completa. Grazie a queste possibilità abbiamo l’occasione di supportare le altre azioni che mettiamo in atto per stare bene. Possiamo infatti abbinare queste pratiche ai trattamenti medici come i percorsi di psicoterapia cognitivo-comportamentale e le cure tradizionali per favorire ulteriormente i risultati delle terapie.

Come eseguire la respirazione 4-7-8

Dopo esserci soffermati sui benefici del rilassamento profondo è il momento di vedere come possiamo praticare la respirazione 4-7-8. Questa è una tecnica ideata da Andrew Weil, medico statunitense. Il fulcro della pratica si lega al pranayama, un metodo orientale con cui ci si allena nel regolare il respiro.

In maniera similare la respirazione 4-7-8 ci aiuta a concentrare la nostra attenzione non più sul loop di pensieri negativi, ma sulla nostra respirazione. Agendo in questo modo allentiamo la tensione, favoriamo il rilassamento profondo e il riposo. Perché ciò sia possibile, dobbiamo passare attraverso quattro fasi. Per compiere la respirazione 4-7-8 dobbiamo dunque:

Photo by Motoki Tonn on Unsplash
  • eseguire un primo respiro profondo;
  • inspirare dal naso a bocca chiusa per 4 secondi;
  • trattenere il respiro rimanendo in apnea per 7 secondi;
  • espirare dalla bocca per 8 secondi.

Durante l’esercizio dobbiamo inoltre mantenere la lingua sulla parte alta del palato subito dietro ai denti incisivi. Implicando l’apnea è poi consigliabile ripetere la sequenza per un massimo di 4 cicli consecutivi, in special modo le prime volte che ci avviciniamo alla pratica. Se lo desideriamo possiamo infine sperimentare scegliendo una posizione distesa e supina qualora volessimo predisporci al sonno.

Un’ultima accortezza che dobbiamo considerare è collegata all’ambiente dove scegliamo di praticare la respirazione 4-7-8. Sotto questo profilo dobbiamo preferire stanze e momenti in cui possiamo rilassarsi senza timori e in libertà. Condizioni ideali queste per sperimentare appieno il rilassamento profondo di cui abbiamo bisogno.

Stai attraversando un periodo complicato? Provi ansia, demotivazione o stai vivendo quello che avverti come un blocco? Contattami e raccontami la tua esperienza. Lavoriamo insieme per ritrovare la serenità e rafforzare il tuo benessere.

0 likes no responses
02/05/22 Blog

Chi ha paura della creatività? Superiamo i falsi miti che ci limitano

Quando parliamo di creatività sono molte le obiezioni con cui possiamo scontrarci. Riflessioni e pregiudizi che hanno portato all’affermarsi dei falsi miti su questo talento. Riconoscerne alcune delle convinzioni che ci limitano allora può aiutarci a riappropriarci del nostro spirito creativo.

Iniziamo a interagire con la creatività e a ricercarla fin dalla più tenera età. Crescendo però potremmo sentirci distanti da questa possibilità. Influenze esterne, critiche o convinzioni personali possono infatti allontanarci dal sentirci creativi. Al contrario potremmo iniziare a credere a determinati pregiudizi che hanno portato nel tempo alla definizione di una serie di falsi miti.

Questi pensieri in realtà non hanno concretezza. Al contrario possono solo ulteriormente danneggiarci e impedirci di esprimere i nostri talenti innati. Alla lunga possiamo quindi smettere di darci la possibilità di ascoltare e di esplorare la nostra creatività. Per recuperare questa abilità così essenziale nella nostra quotidianità può essere utile rivedere alcuni dei falsi miti che rischiano di ingabbiarci.

I falsi miti sulla creatività che ci ingabbiano.

La creatività fa parte di tutti noi, eppure negli anni abbiamo interiorizzato alcuni preconcetti. Tra questi troviamo:

  • l’idea che la creatività sia un’abilità degli artisti e delle persone realmente “creative”;
  • il pensiero che la creatività sia legata a un colpo di genio o di fortuna;
  • la convinzione che lo stress o la paura stimolino la creatività;
  • l’idea che in un ambiente competitivo la creatività prosperi insieme alle sfide;
  • il pregiudizio che non possiamo allenarci o sviluppare il nostro lato creativo;
  • il pensiero che la creatività sia una qualità fissa, immutabile e legata a standard.

Sono queste convinzioni a essere diventate nel corso del tempo degli assiomi che rischiano di fatto di tarparci le ali. Nella realtà nulla di quanto appena affermato è vero. Ogni giorno, nelle situazioni più disparate, abbiamo la prova di quanto le cose siano diverse.

Il nostro stesso rapporto con la creatività è un qualcosa che cresce con noi e che è in costante divenire. Questo però solo se smettiamo di alimentare i falsi miti che circolano su questa nostra capacità.

Tutte le volte che ci parliamo in una certa maniera, che rimaniamo invischiati in certi pensieri o che diamo retta alle voci critiche ci allontaniamo dal poter esplorare altre vie. Limitiamo il nostro potenziale e il nostro stesso pensiero creativo che perde energia.

Sfatiamo le paure, recuperiamo il nostro talento creativo

Photo by Dragos Gontariu on Unsplash

I falsi miti sulla creatività a cui diamo credito ci dicono molto su quelle che possono essere state le nostre paure e sulle convinzioni che abbiamo sviluppato nel tempo. Possono essere state le critiche da bambini o da ragazzini o ancora sul luogo di lavoro ad averci spinto a credere a determinate affermazioni.

Possono essere stati gli imprevisti e le criticità con le quali ci siamo confrontati e che magari ci hanno portato a dubitare della nostra creatività. Questa però è un’abilità essenziale e benefica da utilizzare il più possibile nella nostra quotidianità. Motivo per cui se ci accorgiamo di non volervi fare più affidamento, se ci sentiamo bloccati in quel frangente è importante invertire la rotta.

Osserva ciò che ti preoccupa e poi sperimenta

Come fare in questi casi? Il punto di partenza è ammettere che c’è qualcosa che ci sta frenando e analizzare di che cosa si tratta. Di cosa abbiamo paura? Di essere giudicati strani e di non far parte di quel gruppo? Di non essere abbastanza e di essere inadeguati? Proviamo a scrivere su carta tutte le riflessioni e le intuizioni che emergono.

A seguire scriviamo anche che cosa faremmo se fossimo liberi dalla paura o dalla pressione. Quali azioni, quali sperimentazioni metteremmo in campo se seguissimo solo ciò che amiamo fare? Prendiamo tutte queste considerazioni e ricordiamoci che la creatività è da sempre parte di noi.

I falsi miti possono averci frenato, ma sono solo pregiudizi verso qualcosa di innato in tutti noi in quanto persone. Non ci resta che trovare il nostro modo di essere creativi e di vivere questa abilità. Per alcuni saranno le liste e la matematica, per altri dare vita a una soluzione inaspettata o a un metodo diverso. Per altri ancora saranno gli hobby o le discipline artistiche. Non ha importanza: l’essenziale è che ci diamo il permesso di fare.

0 likes no responses
25/04/22 Blog

Allenare la creatività con la mindfulness

La creatività è un’alleata preziosa all’interno delle nostre giornate. Chi più chi meno, abbiamo tutti bisogno di avvalerci di questo talento per far fronte alle situazioni più diverse. Sono la creatività e il pensiero creativo in generale a permetterci di trovare soluzioni inusuali e insperate. Qual è il suo legame con la mindfulness e come possiamo allenarci per espandere le nostre abilità? Scopriamolo insieme.

Tutti noi siamo esseri creativi. È un dato di fatto, la creatività ci aiuta in molti modi durante la quotidianità. Trovare una soluzione a un problema, creare un oggetto oppure dare vita a un progetto sono tutte azioni creative. Ogni volta abbiamo la possibilità di entrare in contatto con il nostro genio creativo.

La creatività è ormai riconosciuta come un talento strategico in qualsiasi ambito. Dal lavoro al privato difatti sono molteplici i momenti in cui noi beneficiamo di questa propensione. Lo stesso impiego del problem solving, altra abilità ricercata in epoca odierna, si collega al pensiero creativo.

Sotto questo profilo è allora interessante notare come siano emersi intrecci stretti tra la creatività e la mindfulness. Attraverso questo approccio abbiamo dunque l’occasione di riscoprire e allenare le nostre competenze.

Perché abbiamo bisogno della creatività?

Guardando più da vicino, è innegabile quanto sia importante la creatività nella vita di tutti i giorni. Questa considerazione viene avvalorata soprattutto se si osservano gli usi e le implicazioni di questa dote nella nostra esistenza. Grazie alla creatività possiamo:

  • Trovare soluzioni alternative e più funzionali a problemi irrisolti
  • Creare metodi diversi per rispondere ai bisogni con più efficacia
  • Allenare la nostra flessibilità e accogliere meglio i cambiamenti improvvisi
  • Sperimentare lo stato di flow focalizzandoci sul processo e sull’esperienza
  • Ridurre la pressione e praticare la connessione con noi stessi
  • Coltivare emozioni positive e sensazioni felici che ci nutrono
  • Ricaricarci in profondità dal punto di vista emotivo e mentale
  • Abbassare il volume del rumore esterno e rilassarci

Ciò è dovuto in special modo alle caratteristiche stesse dell’esperienza creativa che è nella maggior parte dei casi un’esperienza concreta. Quando creiamo, progettiamo, sperimentiamo il nostro corpo entra in azione.

Siamo del tutto assorbiti da quello che stiamo facendo e provando. Tutti i nostri sensi sono nell’azione stessa. Se vogliamo siamo alle prese con una pratica meditativa nella sua forma più potente e intuitiva. Sono questi aspetti a poter essere letti come un ponte naturale con la mindfulness. Adottare l’approccio meditativo può aiutarci allora nell’allenare la creatività stessa oltre che la consapevolezza del qui e ora.

Rafforza il tuo essere creativo. Prendi spunto dalla mindfulness.

Partendo dalla connessione implicita con la mindfulness abbiamo perciò la possibilità di ricavare spunti utili per allenare la creatività. A tal proposito la centralità del corpo e dell’esperienzialità è un fattore che dobbiamo tenere a mente. Il pensiero creativo si connette con facilità con la manualità, con il fare concreto.

Ecco perché è importante che ci ritagliamo alcuni momenti esclusivi da trascorrere in compagnia della nostra creatività. Le attività possono essere le più diverse, quel che conta è che le troviamo stimolanti e possibilmente appassionanti. Scrittura a mano, pittura, cucina, bricolage, ma anche giardinaggio sono ad esempio alcune delle possibilità che possono supportarci in questo senso.

Di certo quello da cui dobbiamo prendere le distanze è che la creatività sia per pochi eletti o per le persone artistiche. Tutti siamo creativi a modo nostro, dobbiamo solo darci tempo e spazio per sperimentarlo. Proseguendo quindi un consiglio che ci torna utile è quello di far uscire allo scoperto il nostro bambino interiore. Adottiamo poi lo sguardo entusiasta, innocente e curioso di chi è agli inizi.

Non poniamoci limiti o etichette, lasciamo andare il giudizio e le critiche mosse in passato. Siamo noi stessi, guardiamo con occhi nuovi la realtà e sperimentiamo. Non dobbiamo per forza eccellere o farne una professione: dobbiamo solo goderci il nostro momento creativo, assaporarlo in ogni cellula. Lasciamo che la creatività si espanda e si mostri per regalarci i suoi doni anche in ambiti molto distanti da quell’istante specifico.

0 likes no responses
17/03/22 Blog

Spunti per superare la paura del giudizio e vivere in libertà

La paura del giudizio può bloccarci. In alcuni casi può spingerci persino a rinunciare a ciò che amiamo o a modificare il nostro comportamento. Se ci accorgiamo di star dando troppo potere al pensiero altrui è il momento di intervenire sperimentando alcune strategie.

Vivere temendo il giudizio altrui può trasformarsi in una gabbia che ci toglie fiato e speranza. Come abbiamo visto in questo articolo sono diverse le motivazioni che possono portarci a dare peso all’opinione delle altre persone. Quando però ci concentriamo troppo su ciò che gli altri pensano o dicono di noi finiamo per perderci e per allontanarci dal nostro vero sé.

Una possibilità questa che alla lunga può danneggiarci a ogni livello: dal lavorativo al privato per non parlare di quello emotivo. Ecco perché una volta compreso quanto potere assegniamo alla paura del giudizio dobbiamo intervenire il prima possibile. A piccoli passi, ma con energia e costanza possiamo impegnarci a rimettere i giusti confini tra la nostra identità e quello che le persone possono pensare.

Lascia andare il giudizio. Accogli il lato umano della vita

Per andare oltre alla paura del giudizio possiamo allora mettere in atto alcune strategie che possono rivelarsi benefiche per riportare la giusta prospettiva. Innanzitutto cerchiamo di diventare sempre più consapevoli dei momenti in cui le paure prendono il sopravvento sulla nostra parte razionale.

Da questo punto di vista dunque se ci accorgiamo di star assegnando molta importanza all’opinione altrui fermiamoci. Ritagliamoci alcuni istanti in tranquillità per riflettere sulle nostre emozioni. Ragioniamo sul perché stiamo attribuendo così tanto significato a quello che potrebbero pensare le persone. Chiediamoci inoltre se è un fatto oggettivo che ci è stato detto o se è piuttosto un timore, un’obiezione che noi stessi ci stiamo facendo. Nel secondo caso cerchiamo di andare in profondità:

  • Qual è la paura che sta dietro questa convinzione che ci sta spaventando?
  • Quali aspettative abbiamo?
  • Cosa temiamo succeda o non succeda se dovesse avverarsi uno scenario del genere?

Ancoriamoci il più possibile alla realtà dei fatti e se lo riteniamo utile usiamo anche la scrittura per mettere nero su bianco le nostre impressioni. Scriviamo ciò che ci preoccupa e che ci sta bloccando. Una volta fatto questo rivediamo alcune delle nostre riflessioni e soffermiamoci su quanto è emerso.

Se ci sono delle obiezioni concrete o dei limiti oggettivi che ci stanno frenando pensiamo a come poterli superare. Concentriamoci quindi nell’elaborare un piano d’azione dettagliato. Potrebbe trattarsi di dedicare maggiore preparazione all’attività che vogliamo fare oppure potrebbe essere chiedere aiuto a una persona a noi vicina.

Concentriamoci sulla realizzazione del nostro percorso

Qualora le considerazioni fossero solo nostri timori infondati allora agiamo lungo due vie. Ricordiamoci che le persone hanno le loro vite da vivere e che non è detto che diano così tanta importanza a quello che facciamo o non facciamo. In special modo se è una cosa a cui teniamo e che non produce danni agli altri proseguiamo: ognuno ha la propria strada da percorrere.

Nel caso in cui la paura del giudizio continui a frenarci dedichiamoci a un piccolo, ma potente esercizio. Ripercorriamo le tappe salienti della nostra vita, gli eventi passati che ci hanno messi in crisi e soprattutto come li abbiamo vissuti/superati. Soffermiamoci poi sui nostri successi e sulle risorse che ci hanno permesso di ottenere quei risultati così soddisfacenti.

Il focus è su di noi, sulle nostre risorse, sui nostri obiettivi.

Scriviamo una lista delle nostre qualità e di quanto abbiamo imparato in questi anni. Saranno tutti elementi preziosi del nostro bagaglio che ci permetteranno di ricordare il nostro valore e come possiamo far fronte con positività agli eventi. Da ultimo quando vogliamo infonderci coraggio e motivazione contro la paura del giudizio focalizziamoci sui prossimi obiettivi che vogliamo raggiungere nel breve periodo.

Agiamo e restiamo concentrati sul fare, sull’andare verso ciò che desideriamo così via via daremo sempre meno peso a quello che gli altri diranno. Saremo troppo presi dal realizzare una vita che ci regali soddisfazione per stare ad ascoltare critiche, dubbi o prese in giro: nostre o altrui.

Hai letto l’articolo sulle strategie contro la paura del giudizio? Ti potrebbe interessare anche questo.

0 likes no responses
10/03/22 Blog

La paura del giudizio: cosa sapere e quando intervenire

Confrontarci con la realtà e con le persone è una possibilità che ci arricchisce in profondità. Cosa fare però se insieme a questi eventi appare anche la paura del giudizio? Ecco alcune considerazioni da tenere a mente per affrontare quei momenti con più serenità e meno ansia.

Capita a tutti, almeno una volta nella vita, di aver paura del giudizio delle altre persone. Può comparire per via di una scelta, di certe azioni o anche solo al pensiero di prendere parte a certe situazioni. Per poter ritrovare parte della propria serenità e proseguire con energia allora dobbiamo conoscere più in profondità perché questo avviene e quando intervenire.

Partiamo dall’inizio, ovvero dal soffermarci su alcuni aspetti che di solito tendiamo a trascurare quando parliamo di paura del giudizio e ansia sociale. Dopotutto questi meccanismi intervengono in un certo qual modo a difesa della nostra persona. Almeno all’inizio – e se non innescano un disagio forte o protratto nel tempo – essi compaiono con una funziona adattiva per l’essere umano.

Il filo rosso che ci lega tutti: l’appartenenza al gruppo

La paura del giudizio nella sua forma più pura è un meccanismo interno che ci spinge a ricercare l’uniformità con il gruppo cui sentiamo di appartenere. Attraverso questa dinamica difatti noi siamo spinti a “compiacere”, ad adeguarci agli standard della comunità. L’obiettivo in questo caso è assecondare quei modelli così da non rischiare l’isolamento che in passato poteva significare anche la morte dell’escluso.

Da questa prospettiva quindi il limite imposto dalla paura del giudizio altrui permetteva di aderire con più facilità alla massa e proteggeva la vita stessa della persona. Motivo per cui la dinamica può essere letta come una forma di strategia adattiva di sopravvivenza. Quando ci adeguiamo al gruppo difatti siamo implicitamente protetti dall’essere insieme ad altri e mai isolati. Se poi a questo ci aggiungiamo il fatto che l’essere umano ha un bisogno intrinseco di relazioni sociali comprendiamo quanto sia forte questa spinta all’uniformità.

È in questo scenario che possiamo però sperimentare gli effetti della paura del giudizio. Questa limita le nostre azioni, le nostre scelte orientando in parte i nostri comportamenti. Lo fa attraverso anche la comparsa della vergogna. Ecco perché quando noi percorriamo una strada diversa dalla massa o qualcosa non funziona come avremmo pensato in noi si attiva un certo dialogo mentale negativo. Abbiamo paura di essere giudicati sbagliati, incompetenti, inadeguati e di conseguenza di venire isolati dagli altri.

Photo by Simon Hurry on Unsplash

Quando la paura del giudizio può trasformarsi in un limite

Al giorno d’oggi e nella maggior parte dei contesti non siamo più nelle condizioni di rischiare conseguenze mortali se ci discostiamo dal volere altri. Tuttavia la pressione sociale e la paura del giudizio possiedono ancora un forte potere su di noi. Soprattutto in certi frangenti possiamo comunque venire frenati al solo pensiero di doverci confrontare con l’opinione altrui e con il senso di vergogna.

Una quantità contenuta di queste sensazioni può essere utile. Vi sono però dei segnali che possono indicare la necessità di un’inversione di rotta che riporti un maggiore equilibrio nella vita di tutti i giorni. Ad esempio:

  • Se ci accorgiamo di voler compiacere a ogni costo gli altri, anche quando questo ci può danneggiare o quando non è in linea con i nostri valori.
  • Quando proviamo una vergogna immotivata o talmente pervasiva da impedirci di vivere con serenità i nostri momenti di quotidianità.
  • Se iniziamo a evitare determinati eventi per paura di quello che potrebbe succedere e di cosa potrebbero pensare le persone.
  • Se ci interroghiamo in continuazione su come potremmo apparire o su quello che gli altri diranno di noi.
  • Quando scegliamo non in base a cosa vogliamo, ma sempre in base a un dovere o alla paura di come verremmo giudicati.
  • Se agiamo controvoglia e/o procrastiniamo solo per non irritare gli altri provando comunque tristezza, rabbia o risentimento.

In questi e in molti altri casi potremmo avere dato troppo peso e troppo potere alla paura del giudizio. Potremmo quindi aprire la via all’ansia sociale, alla frustrazione, all’insoddisfazione, al burn out o anche alla depressione.

Hai letto l’articolo sulla paura del giudizio? Ti potrebbe interessare anche questo.

0 likes no responses
03/03/22 Blog

Mindfulness e benessere psicofisico: un mix potente per tutti noi

Ne sentiamo parlare molto spesso, ma che cos’è la mindfulness e perché è così importante per il nostro benessere psicofisico? Rispondere a queste domande ci aiuta a riattivare quella connessione così preziosa con la realtà che viviamo. Una nuova consapevolezza che ci accompagna cambiando il nostro approccio agli eventi.

La mindfulness è una parola che possiamo incrociare in moltissimi ambiti e contesti. Quello che all’apparenza sembra un termine così lontano dalla nostra vita di tutti i giorni in realtà è un tesoro ricco di opportunità. Grazie a questa pratica difatti abbiamo l’occasione di cambiare come viviamo e come percepiamo le cose che ci accadono.

Perché ciò sia possibile e ci aiuti a perseguire il nostro benessere psicofisico è essenziale che facciamo nostra questa visione. Non basta infatti semplicemente conoscerla a livello teorico, ma è essenziale metterla in pratica rimanendo aperti agli eventi e alle emozioni.

Photo by Nick Page on Unsplash

Rientrare nel presente. Quella connessione che ci fa bene

Partiamo dall’inizio e soffermiamoci su che cos’è la mindfulness. Quando facciamo riferimento a questa espressione ci ricolleghiamo al concetto di consapevolezza. Nel concreto quando pratichiamo la mindfulness alleniamo la nostra capacità di diventare consapevoli di noi stessi e della realtà che ci circonda. Fenomeno questo che è sempre ancorato a un momento ben preciso: il qui e ora, il presente.

Praticando la mindfulness perciò noi ci impegniamo a portare la nostra attenzione agli istanti in cui siamo. In quelle frazioni di tempo il nostro scopo è quello di percepire intensamente e in profondità ciò che stiamo vivendo per come lo stiamo vivendo. Ci sono quindi diverse dimensioni che risultano preziose affinché possiamo parlare di mindfulness:

  • Il tempo, ovvero il qui e ora
  • L’emozione e la corporeità
  • La libertà dal giudizio
  • Il focus

Tutti questi elementi sono fondamentali quando decidiamo di allenarci con la mindfulness. Senza di essi difatti non stiamo mettendo in atto questa pratica. Avvicinarci alla mindfulness allora è proprio collegato al porci una serie di domande.

Per sperimentare dobbiamo chiederci: dov’è il mio focus in questo momento? Sono in connessione con la realtà circostante, con me stesso, nel presente? Cosa sento e cosa provo nel qui e ora?

Proseguendo una chiave essenziale della mindfulness è l’assenza di giudizio. Ecco perché in ogni momento dobbiamo ricordarci che tutte le emozioni così come le percezioni sono valide.

Meditare o sperimentare altre tecniche di mindfulness infatti non vuol dire arrivare a non essere più nel flusso dei pensieri né smettere di provare emozioni, preoccupazioni, ansia. Al contrario vuol dire accogliere in profondità e senza giudizi o accuse tutto il nostro essere, anche e soprattutto ciò che magari ci infastidisce o reputiamo sbagliato.

La mindfulness e i suoi benefici sono per tutti

Attraverso la mindfulness quindi abbiamo l’opportunità di imparare a lasciare andare il giudizio e a stare nel flusso così come siamo. Ci accogliamo con compassione, apertura e amore. Sviluppiamo la nostra connessione con quanto ci circonda e ritroviamo un modo più lento, più consapevole di stare nel tempo. Così facendo possiamo iniziare a sperimentare alcuni dei benefici della mindfulness. Tra questi possiamo di certo ricordare:

  • La riduzione dello stress
  • Una migliore gestione dell’ansia
  • Un incremento della qualità del sonno
  • Lo sviluppo dell’intelligenza emotiva
  • Una migliore regolazione emotiva
  • La prevenzione degli attacchi di panico e di episodi depressivi

Guardando a questi benefici è innegabile quanto possa essere utile introdurre nella nostra routine questa pratica. Una possibilità a cui possiamo avvicinarci tutti con tranquillità e in sicurezza fin dalla più tenera età. Motivo per cui sono stati proposti progetti con protocolli mirati per le scuole dell’infanzia.

Hai letto l’articolo sulla mindfulness e il benessere psicofisico? Ti potrebbe interessare anche questo.

0 likes no responses
23/02/22 Blog

La consapevolezza nel piatto: spunti di mindful eating

La routine sempre più frenetica può farci mettere il nostro benessere all’ultimo posto. Di frequente rimandiamo anche quei gesti semplicissimi che possono aiutarci nel quotidiano. A questo proposito un aspetto a cui dobbiamo prestare attenzione è collegato ai nostri pasti. In questo ci supporta la mindful eating.

Al giorno d’oggi siamo sempre più chiamati a incastrare numerosi impegni. Senza accorgerci tendiamo a correre e a ridurre anche quei momenti di pausa, essenziali al nostro benessere. Persino i pasti possono quindi trasformarsi in una corsa senza fine.

Per abitudine e per necessità potremmo allora trovarci a mangiare prestando attenzione alla televisione o al cellulare anziché al piatto. Oppure potremmo cercare di comprimere così tanto il tempo dedicato al pranzo o alla cena da non accorgerci di quello che stiamo mangiando.

Da questo punto di vista se ci accorgiamo di aver perso il gusto della lentezza possiamo scegliere di invertire la rotta. Una possibilità questa che possiamo perseguire attraverso i principi della mindful eating.

Fermati e centrati sul qui e ora

Portare consapevolezza nella nostra giornata è difatti un qualcosa che possiamo introdurre con semplicità in ogni fase della quotidianità, pasti compresi. Agire in questo modo attraverso la mindful eating ci consente così di riappropriarci del nostro tempo con tranquillità.

Farlo vuol dire innanzitutto focalizzarci sui momenti che viviamo. Troppo spesso difatti attraversiamo la vita quotidiana puntando sempre sull’attimo successivo. Il primo passo per recuperare la connessione con il qui e ora è quello di ricordarci di fare un’azione alla volta. Ciò equivale a dedicare minuti preziosi concentrandoci su quello che stiamo facendo in quel preciso istante.

Quando ci avviciniamo al pranzo o alla cena o anche uno spuntino dunque fermiamoci per un attimo. Guardiamoci intorno e osserviamo dove siamo. Osserviamo l’alimento che stiamo per gustare. Dedichiamo alcuni secondi alla respirazione. A occhi chiusi facciamo dei respiri profondi e facciamo spazio alla quiete.

Mettiamo da parte le notifiche dell’email e il cellulare. Spegniamo la musica o la televisione se la stiamo guardando in concomitanza. Eventualmente sediamoci al tavolo se siamo in piedi o in una posizione che ci fa sentire comunque in ansia.

Photo by Pablo Merchán Montes on Unsplash

Piccoli passi per momenti e pasti mindful

Proseguendo prima e durante il pasto ascoltiamo il nostro corpo, i suoi segnali. Percepiamo gli odori, i sapori, la consistenza degli alimenti. Lasciamo scorrere i pensieri, non soffermiamoci sulle solite preoccupazioni e non cerchiamo di anticipare ciò che verrà dopo. Prendiamoci tutto il tempo necessario. È il nostro momento per vivere il qui e ora. Torneremo dopo a preoccuparci delle richieste esterne.

Chiediamoci: cosa sento in questo momento? Mi piace quello che sto mangiando? Che emozioni mi attraversano in questo istante? Lasciamo andare il giudizio e accogliamo ogni indicazione, ogni percezione che arriva dal nostro corpo e dai nostri sensi. Anche questo è un modo per prenderci cura del nostro benessere.

La mindful eating inizia ancora prima del pasto. Possiamo infatti dedicarci a questa pratica a partire dal momento in cui pensiamo a quella necessità. Organizzare la cena o il pranzo, fare la spesa con consapevolezza scegliendo attentamente cosa mangiare sono già di per sé atti mindful. Dopotutto in quei momenti stiamo scegliendo come nutrire il nostro corpo e come dargli l’energia che poi ci consentirà di vivere tutto il resto della giornata.

Mettiamo amore e attenzione nella preparazione del nostro pasto ritrovando anche il gusto di cucinare alimenti che ci piacciono. Agiamo con lentezza voluta e focalizzandoci sui diversi passaggi. Non è tempo sprecato. Al contrario stiamo dedicando cure e nutrimento a noi stessi rendendo concreta la pratica della mindfulness.

Hai letto l’articolo sulla mindful eating? Ti potrebbe interessare anche questo.

0 likes no responses
14/02/22 Blog

6 Consigli per superare la procrastinazione e iniziare ad agire

Procrastinare può apparire nell’immediato come la soluzione corretta per recuperare un momento di serenità. Di frequente però così non è. Al contrario il continuare lungo questa strada ci porta a dubitare di noi stessi. Ecco perché può essere utile sperimentare alcuni suggerimenti che ci aiutino a rimetterci in azione.

La procrastinazione spesso nasce e viene immaginata come una strategia di gestione delle attività con un orizzonte temporale a breve termine. Procrastinare difatti ci fa pensare subito di aver recuperato un po’ di calma rimandando l’attività da svolgere e posticipando l’ansia relativa. La verità è che nel tempo più procrastiniamo più ci danneggiano dal momento che come conseguenza iniziamo a sentirci meno efficaci.

Nella pratica quindi sperimentiamo una riduzione dell’auto-efficacia e dell’autostima oltre a un incremento dei livelli di ansia. Questi sono dovuti in via principale alla tensione che avvertiamo in vista dell’avvicinarsi dell’evento che volevamo evitare e verso cui ci sentiamo sempre più impreparati. Partendo da queste considerazioni dunque possiamo leggere la procrastinazione come una strategia disfunzionale. Motivo per cui è bene che quanto prima proviamo a superare questo momento di difficoltà agendo.

Priorità, routine e piccoli passi per rimetterci in gioco

Osservando da questo punto di vista ci sono alcuni accorgimenti che possono essere estremamente utili per ripartire. Il primo passo per limitare il potere che la procrastinazione ha su di noi è quello di stilare una lista chiara dei nostri obiettivi. Cosa vogliamo davvero raggiungere? Perché desideriamo tanto quella specifica cosa? Partire da queste due domande ci aiuta a sgombrare il campo da tutte quelle attività che tendiamo a rimandare perché non siamo davvero motivati.

Dopo aver individuato i nostri obiettivi dobbiamo impegnarci a stabilire le giuste priorità. Il consiglio in questo senso è sempre quello di darci anche una scadenza, una data entro cui dobbiamo concludere quella operazione. A seguire e in modo collegato a questo aspetto diviene essenziale suddividere in tanti piccoli passaggi la nostra attività.

Ogni cosa da fare difatti è composta da micro step intermedi. Suddividere le fasi e affrontale una per volta ci aiuta quindi a ridurre l’ansia al pensiero di portare avanti la questione. In aggiunta a questo approccio dobbiamo inoltre programmare una routine sostenibile e mirata che includa le diverse attività da fare.

Stop alle distrazioni, sì ai premi per superare la procrastinazione

Quando pensiamo alla routine anti-procrastinazione e alle to-do-list spesso immaginiamo file interminabili di attività. In realtà è bene che ci muoviamo secondo uno schema che renda le giornate sì produttive ma non estenuanti.

La soluzione indicata perciò è quella di definire una lista di massimo tre attività di cui una particolarmente corposa e importante. Quel particolare compito sarà anche il primo che affronteremo in quella giornata così da eliminare subito una fonte di stress.

Allo stesso modo ci muoveremo accorpando insieme le micro attività come rispondere alle email destinando un tempo prestabilito a queste operazioni. Sotto questo profilo ci viene in aiuto la tecnica del batching di cui abbiamo parlato qui.

Per ottenere il massimo dalla nostra routine dovremo poi limitare al minimo le distrazioni. Ecco perché silenzieremo le notifiche dei diversi device, non guarderemo il cellulare e soprattutto metteremo da parte i social media. Agire in questo modo ci aiuterà a rimanere concentrati sulle attività e a non cedere alla tentazione di rimandare a più tardi.

Un’altra possibilità da sperimentare è quella di fissare in anticipo una ricompensa con cui ci gratificheremo per il successo delle nostre azioni. Ogni persona ha le sue tipicità e le sue strategie da mettere in campo. La cosa migliore è provare e alternare le possibilità che ispirano così da vedere all’atto pratico quali condizioni funzionano meglio per superare la procrastinazione.


Stai attraversando un periodo complicato? Stai vivendo quello che avverti come un blocco o ti senti in balia della demotivazione o dell’ansia? Contattami e raccontami la tua esperienza. Lavoriamo insieme per ritrovare la serenità e rafforzare il tuo benessere.

0 likes no responses
02/02/22 Blog # , , , , , ,

Conoscere i bisogni per comprendere l’innesco della motivazione

Alla base della motivazione si trovano i bisogni. Conoscere come questi si strutturano e quali sono le loro caratteristiche ci aiuta a chiarire il legame positivo che si innesca. Una possibilità questa che ci consente quindi di dare nuova energia alla nostra motivazione e di riflesso al percorso per il raggiungimento dei nostri obiettivi

La motivazione è un elemento importantissimo nella nostra vita. Se manca o è in costante diminuzione rischiamo infatti di bloccarci, di rimanere congelati in una fase di stallo. Un periodo questo in cui potremmo sperimentare sia apatia sia tristezza. Per andare oltre a questi stati può essere utile conoscere cosa c’è alla base di quella spinta così benefica che ci porta ad agire.

Dobbiamo allora sapere che un aspetto essenziale in questo processo è rappresentato dal concetto di bisogno. Sono infatti i bisogni, che noi in qualità di persone percepiamo, a darci la motivazione giusta per proseguire nel nostro cammino di vita.

Bisogni e motivazione: che legame c’è?

Quando ci occupiamo della motivazione potremmo avere difficoltà a inquadrare questo elemento che a volte appare così impalpabile. Può infatti apparirci difficile dire cosa ci spinga a perseguire un determinato obiettivo. Allo stesso tempo potremmo chiederci perché a volte questo meccanismo si accenda e funzioni alla perfezione, mentre in altri casi non troviamo l’energia necessaria. 

Da questo punto di vista perciò dobbiamo innanzitutto sapere che la spinta motivazionale si innesca quando avvertiamo intimamente un bisogno. È il bisogno a indirizzare verso un obiettivo e di conseguenza a far sì che ci impegniamo agendo in maniera proattiva. Ecco perché i bisogni e tutti gli stimoli che possono attivare uno di essi risultano così preziosi nella quotidianità.

A ben vedere noi percepiamo un bisogno quando ci accorgiamo della presenza di un disequilibrio in un ambito ben specifico della nostra vita. Nella pratica quindi possiamo dire che i bisogni nascono dalla discrepanza tra quella che è la realtà o lo stato che stiamo vivendo e quella che è la nostra immagine ideale. In quel momento nasce anche la nostra motivazione, ovvero la spinta ad agire per trasformare lo stato attuale. L’obiettivo a cui tendiamo è riuscire a essere in quello che percepiamo come lo stato di benessere a cui aspiriamo.

I diversi tipi di bisogni alla base della spinta personale

Tra i primi a parlare di questi meccanismi e dell’importanza dell’espressione dei nostri bisogni troviamo lo psicologo Abraham Maslow. Quest’ultimo ha dato vita a un modello che si fonda su un sistema di gerarchie delle aspirazioni. Il concetto alla base della struttura è che tutti noi siamo impegnati in processo di sviluppo che ci porta a cercare la strada per soddisfare richieste interne ed esterne. Una particolarità è che i bisogni in questo caso sono posti in successione. Per scalare la piramide infatti dobbiamo necessariamente aver soddisfatto e “risolto” le diverse aspirazioni poste lungo la scala.

Seguendo questo schema nella piramide motivazionale trovano spazio cinque diversi tipi di bisogni. Alla base abbiamo i bisogni primari connessi dunque alla sopravvivenza fisica. Sete, fame o sonno solo per citarne alcuni sono i primi a cui siamo chiamati a pensare. A seguire possiamo dedicarci ai bisogni di sicurezza come ad esempio individuare un luogo sicuro e tranquillo in cui poter vivere.

Proseguendo giungiamo al terzo livello in cui abbiamo a che fare con l’appartenenza a un gruppo. È qui che intervengono i bisogni legati al desiderio di essere amati, accolti, accettati. In questo caso siamo spinti a cercare di fare parte della società e a impegnarci nella costruzione delle nostre relazioni.

Alla cima della piramide possiamo invece annoverare i bisogni legati all’autostima prima e all’autorealizzazione poi. Questi ci portano a desiderare di essere riconosciuti e rispettati facendoci lavorare per espandere e dimostrare le nostre abilità, i nostri talenti, le competenze.


Non sai più quali siano i tuoi obiettivi? Ti sembra di essere in una fase di stallo o senza via di uscita? Contattami e raccontami la tua esperienza. Attraverso l’aiuto della psicoterapia cognitivo-comportamentale possiamo lavorare per riportare chiarezza e serenità.

0 likes no responses
26/01/22 Blog

La demotivazione: quando a vincere è la non voglia

Sappiamo bene quanto sia importante avere dei buoni obiettivi ben definiti. Cosa succede però se pur avendo determinato i risultati a cui tendere ci sentiamo demotivati? Che cosa interviene quando viviamo la demotivazione e perché nasce questo fenomeno? Conoscere di più circa questa dinamica ci aiuta a fare i primi passi per andare oltre.

Abbiamo già parlato ampiamente degli obiettivi e di quanto sia importante definirli correttamente. Se vuoi approfondire ecco un articolo utile. Ci sono però momenti in cui nonostante tutte le nostre considerazioni ci sentiamo senza voglia di fare. La motivazione a perseguire l’obiettivo, ad agire e a reagire è come se fosse scomparsa. Tutto quello che vogliamo è di frequente starcene per conto nostro a fare nulla nel pieno dell’apatia.

Ci sentiamo in colpa forse, ma non riusciamo a superare quel momento e ci accorgiamo di perdere un sacco di tempo senza sapere bene perché. Probabilmente ci stiamo confrontando con la demotivazione e con l’assenza di quella spinta così benefica che ci porta a muoverci. A fare, a organizzare, ad agire. Spesso la demotivazione va a braccetto con la procrastinazione, vi sono però diverse cause e connessioni che possono rafforzare questa dinamica. Indaghiamo meglio cosa la nutre e la sostiene così da iniziare a poter prenderne le distanze.

Motivazione vs demotivazione: quegli scopi che ci muovono

Quando parliamo di demotivazione è normale arrivare a chiederci: cos’è quella motivazione che sentiamo mancare? E ancora perché è un problema se non ci sentiamo motivati? Partiamo perciò dal definire a grandi linee queste due macro categorie. Possiamo intendere la motivazione come il nostro motore. A ben vedere essa è ciò che ci spinge a fare ciò che facciamo avendo inoltre ben chiaro il perché lo facciamo. La motivazione ci permette di mettere in campo tutte le nostre abilità per agire e raggiungere uno scopo definito.

Si collega in modo naturale a un altro grande concetto che tutti noi esseri umani conosciamo, ovvero il bisogno. Come i bisogni anche la motivazione si suddivide tra primaria e secondaria. Combinando queste prime informazioni arriviamo ad associare la motivazione al suo contrario: la demotivazione. Da questo punto di vista quindi quando siamo demotivati vuol dire che abbiamo perso o non sentiamo alcun legame con il nostro scopo.

Nella pratica è come se non vedessimo il motivo né l’urgenza per cui dovremmo metterci in moto, agire per raggiungere un determinato risultato. Ciò influisce di conseguenza anche sull’efficacia delle nostre azioni e sulla nostra abilità nel raggiungere la meta. Se non abbiamo interesse o motivo di impegnarci finiremo per stare fermi, per vivere in modo passivo. Le nostre stesse azioni saranno meno efficaci o condotte con così poca convinzione da produrre pochissimi se non nulli avanzamenti.

Il sistema inceppato: cosa vuol dirci la demotivazione?

Già da queste riflessioni capiamo bene quali possono essere le conseguenze negative della demotivazione a ogni livello. Non c’è infatti ambito o area al sicuro di fronte a questa dinamica. Dal lavoro al privato, dai rapporti interpersonali alla soddisfazione di noi come persone singole tutto può essere compromesso da questo fenomeno.

Dopotutto senza motivazione rischiamo di aprire la porta a un malessere globale e di entrare in un circolo negativo. C’è però un aspetto da non sottovalutare quando la demotivazione compare. Di frequente essa ha un messaggio per noi. Potrebbe portarci a riflettere sui nostri obiettivi e in generale su ciò che desideriamo davvero dalla vita.

Potrebbe darci la forza di mettere in discussione gli eventi che abbiamo vissuto o peggio abbiamo sentito di “subire”. Una possibilità questa che oltre ad aiutarci a cambiare prospettiva può supportarci nello scegliere di rimetterci al centro delle nostre scelte. Senza più demandare il nostro potere decisionale ad altri esterni a noi, senza più accettare aspettative che non sono nostre.

Stai attraversando un periodo complicato? Provi ansia, demotivazione o stai vivendo quello che avverti come un blocco? Contattami e raccontami la tua esperienza. Lavoriamo insieme per ritrovare la serenità e rafforzare il tuo benessere.

0 likes no responses
1 2 3 4 5 14